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Conferimento del premio Fighting Spirit, Mondiali 2009 Brasile
Non mi dilungherò nel presentare Fabrizio Mandia perchè non credo che ci sia un solo kendoka che non lo conosca. Per tutti coloro che non si sono ancora avvicinati al kendo, con la speranza che leggendo questa intervista lo facciano presto, posso dire che si tratta dell’emblema del kendo agonistico italiano, Campione Europeo 2004, pluri Campione Italiano (ultimo Campionato Italiano vinto nel 2009), punta di diamante della nostra Nazionale ai recenti Campionati del Mondo in Brasile occasione in cui gli è stato conferito il premio Fighting Spirit. Insomma…è l’uomo da battere, il punto di riferimento per tutti coloro che praticano kendo a livello agonistico.
ok partiamo:

In combattimento ai Mondiali Brasiliani
Il Kendo l’ho scoperto per puro caso, mio fratello aveva cominciato con l’Aikido e io a ruota dietro di lui. In Palestra terminata la lezione di aikido mi fermavo spesso a guardare affascinato la lezione successiva che era quella del kendo, e cosi decisi di provare…avevo 14 anni ora ne ho 27. All’inizio ero completamente NEGATO: disarmonico, scordinato, svogliato, ecc.ecc. ma poi con il tempo mi sono appassionato tantissimo ed oggi posso affermare con certezza che il kendo fa parte del mio essere. Credo che in Italia come in Europa non ci siano veri MAESTRI ma solo dei buoni istruttori .Il Maestro deve avere carisma. Egli non e’ solo una guida di kendo ma anche un punto di riferimento nella vita e nel sociale: insomma un “Maestro di vita” . Premesso ciò, ci sono, fortunatamente, pochissimi elementi che pensano di essere MAESTRI ed altri che con la loro umilta’ elevano il loro valore di uomo e di Kendoka. Il mio Istruttore Ferdinando Magarotto mi ha dato molto, mi ha fatto capire da bambino cosa significhi il sacrificio, la derminazione, la malizia, la voglia di vincere, ma devo dire grazie anche ad altre due persone che hanno contribuito alla mia crescita agonistica tipo LIVIO LANCINI – WALTER POMERO.

- Campione d’Europa
Rileggendo questa domanda mi viene in mente quando avevo appena iniziato a praticare Kendo e vedevo i big di questa disciplina: Pasquale Scarcella, Petri Matteo, Walter Pomero, Riccardo Costa , veramente irraggiungibili. Quando partecipavo alle prime gare ed uscivano le pool per le individuali ed a squadre incrociavo sempre le dita per non incontrarli. Ben presto ho però capito che l’importante era comunque battersi fino in fondo sempre, cercando di dare il meglio di sé stessi. Nel kendo la fortuna, l’esperienza e il talento giocano un ruolo fondamentale , l’importante è affrontare sempre tutti gli incontri con lo spirito giusto, lo spirito dell’atleta e dello sportivo…lo stesso spirito con il quale ho affrontato ai Campionati del Mondo di Kendo a S. Paolo UCHIMURA neo campione del Giappone ed ho vinto. Quindi mi sento di consigliare ai ragazzi che vogliono riuscire a emergere nel kendo agonistico, di non risparmiarsi mai e dare sempre il meglio di sé stessi e negli allenamenti e nelle competizioni.
Dicci la cosa che ricordi con più piacere del mondiale appena disputato.
Sicuramente un ricordo indelebile e memorabile sara’ sempre quello di aver battuto un professionista giapponese, nonche’ campione del Giappone in carica, nella competizione a squadre, non lo dimentichero’ mai! e poi l’affiatamento del Team Nazionale, semplicemente spettacolare : tutti in linea, nessun scostamento, tutti pronti e determinati ma sopratutto tantissimo amici!
Cosa hai pensato quando ai recenti Mondiali di Kendo in Brasile hai vinto il tuo shiai contro la squadra giapponese?
La mia prima parola pronunciata a Walter Pomero in qualita’ di tecnico appena uscito dall’area di gara è stata ” MA…ALLORA E’ POSSIBILE!!!..MA ALLORA E’ POSSIBILE!!!” lo avrò ripetuto circa una decina di volte mentre mi toglievo il men…poi a caldo ho pensato e riflettuto sul mio combattimento e sono stato fiero e orgoglioso di essere riuscito in questa impresa. Credo di essere stato il primo europeo , nella Storia di un Campionato del Mondo di Kendo, a vincere un uncontro con un Giapponese Professionista.
C’è un grande divario, secondo te, tra il kendo giapponese e quello delle altre nazioni?
Assolutamente no, è vero che ci sono Nazionali che stanno ancora lavorando sul prorpio livello tecnico e di Kendo in generale ma ,visto il mio risultato agli ultimi mondiali, un grande divario direi prorpio di no.
L’Accademia Kodokan di Alessandria ha sfornato e sta sfornando un elevato numero di campioni (basti pensare al numero di atleti Kodokan presenti in Nazionale). Come si cresce un gruppo così? C’è uno studio particolare dello shiai? Una propensione maggiore all’aspetto agonistico del kendo?
La fortuna principale che abbiamo al Kodokan è sicuramente quella che oltre che atleti, siamo una squadra, un gruppo consolidato di amici anche fuori dalla palestra, siamo persone reduci da trasferte in Giappone e Corea. Tutto questo ci ha permesso di crescere insieme sia nel kendo che nel sociale.
Il fare gruppo e partire quasi tutti i week end per partecipare a gare in Francia, Germania, Svizzera, Inghilterra, ecc ecc non ha fatto altro che fortificare il Team, ormai consolidato, del Kodokan, che ha così raggiunto risultati importanti sia a livello Nazionale che Internazionale. Un’altro punto inportantissimo del Kodokan riguarda l’eta’ media dei principianti che si aggira intorno ai 20 anni, quindi gli allenamenti sono molto intensi, con un ritmo di esecuzione molto pesante sempre mirati quindi alla preparazione di competizioni varie o di esami per il passaggio di grado. Solo i risultati possono affermare se questa sia la strada giusta e finora non sono macati quindi perseveriamo su questa linea.
Veniamo alle cose più tecniche. Svelaci l’allenamento che trasforma in campioni. Qual è la tecnica o il tuo colpo preferito?
…..è un po’ come chiedere la ricetta segreta a Vissani…le porte di Kodokan sono aperte con piacere a tutti !! quindi venite di persona a vedere, basta armarsi di determinazione e un po’ di fiato giusto quello che serve per arrivare a fine lezione. colpo preferito !?…Kote-Men
Alcune testimonianze di Maestri giapponesi ci raccontano di allenamenti estenuanti e di pressioni altrettanto forti derivanti dalle grandi aspettative di vittoria. Il fatto di dover essere comunque sempre all’altezza delle aspettative ti crea pressioni particolari o nel tempo hai imparato a gestire queste situazioni?
Bella domanda…mi viene in mente l’anno dopo che vinsi il titolo Europeo nel 2004…ai Campionati Europei. Percepivo una pressione incredibile su di me…quasi dovessi dimostrare qualcosa a qualcuno e che tutti al di fuori erano pronti a giudicarmi a ogni mio minimo errore o colpo vincente, lo stesso accadeva l’anno dopo aver vinto un titolo italiano. Credo che tutto questo sia normalissimo. Sono io il primo che osserva in competizione coloro che sono forti, coloro che spiccano nel combattimento perchè anche cosi si impara a fare kendo. Ora le cose sono leggermente cambiate nel senso che a questo tipo di pressioni e stress reagisco in maniera molto piu’ naturale e quando entro in gioco penso solo ed eslusivamente a dare il meglio di me ed a divertirmi nel pieno rispetto delle regole e del mio avversario.
Abbiamo parlato molto di shiai, cambiando discorso ti chiederei che importanza ha , per te, la pratica dei kata e quanto tempo e attenzione dedichi al loro studio?
I Kata sono sempre stati il mio spauracchio..in tempo passato, rispolverati prima di un esame e poi riposti in ripostiglio fino all’esame successivo. Oggi li ho rivalutati molto, perche’ credo siano una parte importante del Kendo che permette di interpretare al meglio questa disciplina .
(ndr)… Invito tutti quelli che abbiano curiosità di vario genere o vogliano fare ulteriori domande di utilizzare i “commenti” come strumento attivo. Sarebbe bello poter continuare la discussione tra noi Fabrizio e tutti coloro che volessero entrare nel gioco.
Forse è un argomento che non è particolarmente legato al kendo, ma mi sono sempre chiesto cosa fossero quelle strutture, spesso posizionate dentro l’acqua o all’ingresso di aree sacre.

Leggendo questo articolo, ho scoperto che queste enormi strutture hanno un valore simbolico molto profondo. Esse sono infatti porte che introducono ad una zona sacra, quasi sempre ad un santuario shintoista.
Ve ne sono di varie forme…

La sua struttura classica è solitamente costituita da sette elementi architettonici principali:
- lo Shimaki, la parte superiore della trave posta tra le due colonne
- il Kasagi, la parte inferiore della stessa
- il Gakusoku, l’iscrizione situata tra l’asse trasversale principale e il Nuki
- il Nuki, trave secondaria più semplice sotto Shimaki, Kasagi e Gakusoku
- gli Hashira, le colonne cilindriche che sostengono la costruzione
- i Taiwa, i capitelli delle colonne
- i Kifuku, le basi di quest’ultime
Le origini del Torii non sono pero perfettamente chiare nemmeno agli stessi giapponesi i quali nutrono delle perplessità.
Alcuni riportano che il Torii fosse anticamente un trespolo su cui riposavano i galli sacri dalla lunga coda. In effetti, Torii significa gallo e dalle ricerche fatte in rete sembra che sia la radice del verbo essere/stare.
In alcuni casi e possibile trovare molti piu torii in successione, dove la purificazione dev-essere più profonda ed avvernire in più stadi.

Qui di seguito il Torii di Tokyo, in onore dell-imperatore Mejii

Archiviato in: eventi, kendo, video | Tag: 57 All Japan Kendo Championship, shiai, taikai, Teramoto, Uchimura Ryouichi, zen nippon kendo senshuken taikai
Dopo una doverosa parentesi intimista torniamo a pubblicare notizie di attualità.
Come ogni anno il 3 novembre si è svolto al Nippon Budokan di Tōkyō lo “Zen Nippon Kendō Senshuken Taikai”. Come saprete si tratta della competizione più importante e prestigiosa del Giappone che consacra il kendoka più forte della nazione.
Al via sono stati ammessi 64 kenshi di età compresa tra i 23 e i 43 anni che in rappresentanza delle diverse prefetture si sono affrontati in scontri ad eliminazione diretta.
Dei 64 partecipanti 55 fanno parte dei gruppi della polizia. Per il resto si sono qualificati 4 insegnanti, 2 impiegati d’azienda, un assistente sociale, un dottore e una guardia carceraria…come dire…fare kendo a quel livello con un lavoro “normale” sembra alquanto difficile. (fonte Kendo-world)
Ecco i risultati:
1st – Uchimura Ryoichi (29 anni, godan, Tōkyō)
2nd – Takahashi Hidehito (29 anni, godan, Tōkyō)
3rd – Teramoto Shoji (34 anni, renshi rokudan, Ōsaka)
3rd – Takasaka Yusuke (29 anni, yondan, Shizuoka)
Ecco il filmato dell’encho che consegna la vittoria a Uchimura. Da notare che Uchimura è stato battuto dal nostro Fabrizio Mandia ai recenti campionati mondiali in Brasile!!
Uchimura Ryouichi (rosso) vs Takahashi Hidehito (bianco). Entrambi di 29 anni, 5° dan e ufficiali della polizia di Tokyo.
qui lo slow motion del punto della vittoria
Per tutti quelli che volessero info più dettagliate consiglio di visitare il blog dell’Accademia Romana Kendo in cui troverete diversi dettagliati articoli sull’argomento. Ve ne segnalo uno: http://romakendo.wordpress.com/
Inizio la pratica del kendo, anche se sono abbastanza “anziano” per cominciare. trovo sulla mia strada persone fantastiche con le quali condivido ore di allenamento, chilometri in macchina, tensioni, risate. pratico, pratico appena possibile, cercando di non risparmiarmi. vesciche sotto i piedi, male alle ginocchia, qualche livido dovuto a colpi andati fuori bersaglio. però mi piace. quando indosso hakama e kendogi mi sento un’altra persona; quando indosso l’armatura mi trasformo, al punto che un giorno – durante una seduta di scatti fotografici – in una mia foto appaiono dietro l’armatura degli occhi che faccio fatica a riconoscere, quasi che ci fosse un’altra persona al mio posto. dopo un anno i miei amici di pratica mi dicono che sono pronto per il primo esame importante. io non lo so, non mi sembra di esprimermi come vorrei, avrei bisogno di conferme. ma ho anche voglia di accompagnare Alessio, Giulio e Gabriele nel loro esame. non so. anzi meglio di no, meglio lasciar perdere.
la riflessione dura qualche giorno, poi mi dico che solo il nostro maestro può decidere se sono pronto o meno. per cause impreviste non posso partecipare allo stage, quindi perdo l’opportunità di farmi vedere. rinuncio… però mi sento pronto… parlo con il maestro Bellisai e gli esprimo i miei pensieri. mi invita ad una sessione di allenamento a Como, durante la quale mi dirà se sono idoneo o meno. durante l’allenamento mi sento male, mi manca il respiro, sto per svenire. il maestro mi sprona a continuare. ho la bocca impastata, non riesco a respirare, lui mi incita, io non capisco più niente. braccia e gambe e resto del corpo se ne vanno per conto loro. se svengo mi raccoglieranno. oltrepasso senza saperlo i miei limiti, entrando in zone di sopravvivenza che non avevo mai toccato prima. non so da dove venga l’energia che mi fa stare in piedi, ma c’è. alla fine il maestro mi dà l’ok, dicendomi che in quei frangenti mi ha visto usare lo spirito: “hai fatto kendo con lo spirito, sei pronto”. durante il ritorno a casa ripenso alle sue parole… lo spirito… vuoi vedere che al momento opportuno, quando stava per morire, il guerriero ha tirato fuori tutte le sue energie? non solo quelle del fisico, ma – soprattutto – quelle del cuore e dell’anima?
una settimana dopo parto insieme al maestro, a Giulio, Gabriele e Alessio alla volta di Roma. un veloce allenamento e poi 400 km. da percorrere nel più breve tempo possibile. durante il viaggio parlo poco, concentrato come sono alla guida, e penso a come sia cambiato il mio kendo da quando ho scoperto che lo spirito è fondamentale. Bellisai lo ripete spesso: usate lo spirito e tutto andrà bene, siete pronti. non dice di fare questo o quello, non dice di fare men, kote, ma dice di metterci lo spirito, fare un kiai forte e andare. la notte non dormo; mi fa male la gamba e il letto corto non aiuta di certo a riposare. mi dico che l’importante è arrivare a domani, poco prima dell’esame, lì dovrò veramente fare affidamento sul cuore, sulla forza di volontà, sullo spirito per riuscire a fare bene. lo stage del mattino è una tortura: la gamba fa male, sono teso, troppo teso. mi sciolgo solo quando inizio a fare jigeiko con Salvatore: mi dice che sono pronto. vedo il livello degli altri e mi sembrano alla mia portata. lo stage finisce, facciamo una breve pausa, giusto il tempo di mangiare e bere qualcosa. mi sento pronto, piano piano mi rassereno, mi calmo. è giunta l’ora di liberare lo spirito del kendoka. mi chiedo cosa possono aver provato i samurai prima di un combattimento, che sensazione possono aver vissuto. è come quando devi affrontare un intervento chirurgico: prima una gran fifa, poi subentra una calma irreale. succeda quel che deve succedere, sono pronto. mi conforta ulteriormente un piccolo gioco di numeri: è l’esame per 1° kyu, si tiene il 1 novembre, del 2009 e se sommo 2 e 9 ottengo 11, sono il numero 1 della lista di iscritti, mi viene affidato il numero 11 per l’esame. l’1 è presente ovunque; coincidenza, un segnale, non so… ma mi piace. controllo l’armatura, stringo il men, aspetto il mio turno in seiza. sono pronto, anzi non vedo l’ora. è ora di mettermi alla prova, è ora di liberare lo spirito del guerriero. saluto il mio avversario e mi metto in guardia davanti a lui. dal mio stomaco parte il kiai e parte il mio corpo, la mia shinai, il mio spirito. non esiste più nessuno attorno, solo io e lui.
l’esame finisce, provo un senso di appagamento. l’ho passato? non l’ho passato? non mi interessa. so solo che mi sono sentito come non mai. so che ero puro spirito. la tecnica ancora non c’è e ci vorrà tempo per tirarla fuori. ma lo spirito – lo spirito del guerriero, lo spirito del kendo – l’ho trovato.
ps: un doveroso ringraziamento a Salvatore Bellisai, Maestro che mi ha consentito di scoprire lo spirito del kendo, agli amici di avventura Alessio, Giulio e Gabriele, a tutti i ragazzi e le ragazze del dojo Shingen, insostituibili compagni di pratica. Alessandro estratto da “Lo spirito” http://alessandrobarulli.wordpress.com/2009/11/04/lo-spirito/
Il viaggio passa tranquillo e sereno perche’ il destino, sapendo, ha voluto compensare i momenti che avremmo passato da li a poco nell’ HOTEL CONVENZIONATO (non facciamo nomi).
Sembrava di entrare in un villaggio fantasma in un bosco stregato di qualche film horror americano. Casette / bungalow isolate da mondo esterno e sommerse da quella vegetazione fatta di imponenti alberi le cui ombre coprivano come artigli le nostre abitazione. Cielo nerissimo, senza nuvole, e una luna tonda e luminosa che ci osservava dall’alto ma non riusciva ad illuminare la strada che dall’ingresso ci portava alle nostre dimore.
Le stanze erano spartane, fredde ed i letti corti. L’esame era gia’ iniziato!
Fortunatamente abbiamo trovato un ristorante dentro questo villaggio turistico deserto e io ho osato ordinare una bistecca di manzo che, gli altri della combriccola, insistevano nel dire, sentento l’odore, che apparteneva a qualche altro tipo di animale… forse roba canina o peggio. Allora ho preferito disimpegnarmi su degli ottimi grissini!
Dopo una notte abbastanza insonne (la mia McGayverata di tenere la luce accesa per evitare che uscissero gli scarafaggi dalle numerose fessure della casetta in legno non ha giovato al mio sonno) ci siamo svegliati e alle 7:30 ci siamo incontrati fuori dai nostri bungalow. La notte non era passata cosi’ male come pensavo : eravano ancora tutti e 5!
Dormito male, stanchezza, fame…. finalmente era ora della colazione dei campioni! Ma anche questa era il linea con il Quality of Service scelto dal management aziendale ma l’abbiamo presa con filosofia e ci siamo divertiti a giocare con le tazze incollate ai piatti e osservando dei quadri di limoni sparsi in tutta la sala del ristorante. Limoni ovunque… forse era la versione romana del (cit.) ”…il mattino ha l’oro in bocca…”. Bho..
Finalmente arriviamo prima dei primi alla palestra Gymseng di Roma e parteciapiamo allo stage condotto dal M° Lancini, coadiuvato dai M° Bellisai e M° Di Pietro, che ci spiega le basi del kendo con una chiarezza e semplicità disarmanti.
Dopo lo stage abbiamo fatto una mezzoretta di Gigeiko e poi abbiamo assistito ad un gigeiko fra i dan dal 4° in su. Molto costruttivo.
Finalmente siamo al clou dell’avventura. Verso le 14:30 si inizia la sessione di esami. Non siamo tanti, circa una trentina: Alessandro Barulli per il 1° kyu. Io, Alessio e Giulio per il 1° DAN.
Bhe, ormai i giochi sono fatti… non c’e’ piu’ da giudare ma spingere solo sull’accelleratore. Fai quello che sai. Fai quello che il tuo corpo ha assimilato nei tanti allenamenti fatti.
Complimenti a Alessandro, Giulio ed Alessio per aver esperesso un kendo al livello richiesto dalla commissione. Purtroppo io non sono passato.
Perche’? Riprendedo il paragone dell’automobile, penso che non abbia spinto abbastanza sull’acceleratore oppure il motore non era abbastanza grintoso. Non e’ stato una carenza tecnica ma una carenza nello spirito.
Cosa significa “non avevi abbastanza spirito”?
Non so se significa solamente “fiato” o “allenamento”. Queste sono peculiarità del fisico/corpo (TAI).
Ma non e’ nemmeno questione di spada/taglio (KEN).
Quindi lo spirito al quale il M° Bellisai si riferiva è il KI. L’intenzione, la volontà, la grinta, il mordente, la sicurezza… ((“L’avversario me lo devo magna’ “))
Ora inizia un nuovo cammino, forse piu’ complicato di quello dello “stare in forma”. E’ quello di “stare in spirito”. E’ un lavoro interno, profondo e personale che è legato a doppio nodo con i sentimenti, le attitudini mentali e gli stati d’animo. Un cammino che non e’ legato allo shinai o alla pratica nel dojo ma è trasversale ad ogni attività quotidiana. E’ una bella sfida e mi meraviglio che il Kendo, a cui ho riposto molte mie fiducie, mi stia regalando delle verità cosi’ profonde.
Mi ricordo che alcuni anni fa il M° Bellisai disse approposito di un suo amico che aveva appena superato un periodo difficile della sua vita : – “Ora si che darai dei bei MEN!”
Io non avevo capito bene cosa voleva dire… ora invece inizio a capire che quello che hai dentro lo trasmetti sul tuo Kendo. Se dentro “non sei al 100%”, io tuo Kendo non puo’ essere al 100%.
Ad oggi non ho alcuna idea su come migliorae il mio KI (e non penso proprio che basti urlare piu’ forte!) ma sono sicuro che la pratica costante (e piu’ assidua, eh!) mi illumini la strada. Una cosa l’ho avuta sempre chiara : le cose piu’ interne si smuovono stimolando quelle piu’ esterne. Quindi praticare, praticare e praticare….
Gabriele
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Archiviato in: kendo | Tag: 1° Dan kendo, dan, esami, Roma 2009, Salvatore Bellisai
Stamattina mi sveglio e sono 1° dan di Kendo. Mi chiedo:” Cosa vuol dire?”
Non cerco la risposta nella rete o su qualche libro. La cerco dentro di me e quello che trovo è un senso di gratitudine nei confronti del mio Maestro Salvatore Bellisai che mi ha seguito come un leone fa con i suoi cuccioli prima di lasciarli andare per la loro strada nella foresta. Immediatamente dopo, penso alla gratitudine verso i miei compagni di pratica, vicini e lontani, perché non si raggiunge mai un risultato da soli.
Essere un 1° dan per me vuol dire prendere coscienza che si è al centro di un ponte, dove da un lato vi è la strada dalla quale si proviene e dall’altro quella dove si è naturalmente diretti. Non ha senso stare fermi, si può tornare indietro verso strade già note oppure volgere il proprio sguardo alla ricerca di nuove esperienze.
Per quel che riguarda la mia piccola storia è incredibilmente strano come il senso d’appagamento sia decisamemte in secondo piano e come la voglia di migliorarsi sia molto più grande del compiacersi per il risultato raggiunto.
E allora mi trovo incosciamente nell’altra sponda del ponte con un mano in avanti a cercare il mio maestro e tutti coloro che avranno la disponibilità nel farmi crescere e l’altra mano verso quelli che sono ancora nell’altro lato del ponte e che hanno voglia come me d’attraversarlo.
Alessio
A breve pubblicheremo il diario di questa meravigliosa avventura in casa Shingen. Rimanete sintonizzati!
Archiviato in: kendo, video | Tag: kendo japan, kendo police, Osaka Police, shiai, Teramoto
Ecco due recentissimi incontri del neo-campione mondiale Teramoto sensei al Campionato Nazionale dei gruppi sportivi di kendo della Polizia Giapponese.
Il men del primo incontro è talmente rapido che praticamente non si vede o_O
Ozeki (Tokyo) vs Teramoto ( Osaka)
Nel secondo incontro Teramoto alle prese con la guardia Jodan
Archiviato in: Foto, eventi, kendo | Tag: Bellisai, esami, fano, porto san giorgio, Shingen, stage
Partiamo da dov’eravamo.
Gl’esami dello scorso Marzo, anche se con molti promossi, avevano lasciato un po’ d’amaro in bocca al nostro Direttore Tecnico S.Bellisai ed ai Senpai, che tanto avevano puntato su questi esami.
Questo soprattutto a causa di un atteggiamento teso al “risparmio”, a colpire con la sola spada ed a non farsi colpire, tralasciando una se non La componente fondamentale, lo Zanshin (a tal proposito, vi preannuncio che a breve pubblicheremo un articolo in merito). Il risultato fu una serie di jigeiko in esame più da gladiatori romani che da kendoka.
L’analisi post esame fu dura, critica, ma costruttiva.
In alcuni di noi toccò l’orgoglio, in altri l’autocritica, ma comunque segnò la volontà di dimostrare che quel giorno fu quasi solo l’emozione ha trarci in inganno.
Mesi di pratica, di gare, di cene dove fare kendo era conoscerci, darci consigli criticarsi a vicenda e sfottendoci come fanno gl’amici veri.
Ed ecco il diario Shingen di questi tre gironi di kendo passati assieme a tutti i kendoka marchigiani ed il M° Bellisai con i suoi e nostri compagni d’avventura Marco e Lara.
Venerdì sera dobbiamo essere rapidi, non abbiamo molto tempo, solo un’ora, quanto basta per fare tecniche base ed entrare in clima stage.
Il M° Bellisai vede subito dei miglioramenti, c’illumina su come costruire il DO e molti di noi rimangono stupiti da quanto sia semplice eseguirlo seguendo queste basiche indicazioni.
Il tempo è maledettamente ladro! L’ora a disposizione termina, ci taglia miseramente a metà una considerazione del M° Salvatore sui ns kote.
Ok, sarà per domani, ma ci rode…
A tavola non ci risparmiamo, anche questo è Kendo
, e ce la spassiamo tra una battuta e l’altra…
Forza! Andiamo a nanna, domani c’è il Trofeo Wayukan organizzato da Roberto Cittadini a Porto San Giorgio, riservato ai kyusha della Shingen.
Ahimè, io andrò a letto tardi…e si vedrà il giorno seguente!!
Arriviamo a P.S.G. (che non sta per Paris Saint Germain
) e troviamo la palestra addobbata con scritte WayuKan ovunque, Roberto tiene molto alla sua storia e ce lo fa notare anche attraverso la cura organizzativa.




La presenza di Lara e Marco ci gratifica molto, sono a loro modo Shingen e quindi Lara parteciperà al Trofeo e Marco sarà tra gl’arbitri assieme a Salvatore e Roberto.
La mattina è intensa, un allenamento tipo, molti tecniche base assieme ad altre più avanzate.
La sessione è ottima, lunga il giusto ed intensa quanto quasta per portarci a tavola con la fame degna di chi si è concesso senza risparmiarsi.
Il pranzo è ottimo ma calma, il pomeriggio è full immersion in shiai!!
I partecipanti sono tanti e le squadre sono cariche come molle!
Gl’incontri vengono analizzati e spiegati da Salvatore per chiarire bene cos’è richiesto per ottenere un ippon.
Tra meravigliosi di Do e kiai degni di battaglie d’altri tempi (qualcuno si è guadagnato il sprannome di Bufalo!:-) si giunge al verdetto finale.
Shingen Fano costituita da Giulio e Marco, e con l’ausilio di Claudio di P.S.G. subentrasto a causa di un infortunio accaduto a Lara, s’impone sugl’altri. Il Trofeo è loro! Bravissimi!

A questo va affiancato un doppio trofeo assegnato al mitico Diego che s’aggiudica sia il Fighting Spirit che il trofeo per Kyusha (1°kyu esclusi). Qui il confronto tra Salvatore e Roberto per l’assegnazione.


E’ bellissimo vedere gli sguardi spossati dal sudore ma tremendamente felici.




Un piccolo ritardo nell’inizio dell’allenamento di domenica mattina ci carica per la sessione che prevede sia un l’allenamento che gl’esami fino a 2° kyu.


Le correzioni fatte nei 2 giorni seguenti sono state efficaci, e nelle sessioni ci sono pochissime sbavature. Ottimo risultato!!

Complimenti quindi a:
Caterina Delvecchio – 5° kyu
Fabrizio Marras – 5° kyu
Luigi Di Luca – 4° kyu
Desiree Basili – 3° kyu
Diego Breccia – 3° kyu
Marco D’Agnolo – 3° kyu
Paolo Polidori – 3° kyu
Claudio Sonaglioni – 3°kyu
Moreno Bracciotti – 3° kyu
Davide Delise – 2 kyu
Tra meno di una settimana c’aspettano gl’esami di 1°kyu per Alessandro (che non ha potuto partecipare in toto allo stage ma che ha colmato alla grande questa sua assenza) e di 1° dan per Lara, Gabriele, Giulio ed io. Facciamo una simulazione ma per scaramanzia c’asteniamo i fare commenti…

Questi 3 giorni segnano l’ennesima tappa per un gruppo che sta costruendo qualcosa d’importante, con piccoli passi ma sempre avanti.
Un pensiero da parte di tutti i presenti allo stage lo voglio lanciare a Lara che durante le shiai di sabato s’è infortunata costringendola a rimandare il suo esame.
Rimettiti presto!!
Archiviato in: kendo, video | Tag: 3 dan kendo, esami 3 dan kendo, esami sportilia 2009, gigeiko, Marco Ghidoni, Sportilia 3 dan kendo
Per continuare il discorso sugli esami di Sportilia 2009 aperto con l’articolo di Paolo Grosso (http://kendonellemarche.wordpress.com/2009/08/11/riflessioni-sugli-esami-di-sportilia-2009-di-p-grosso/) posto i video e il commento dell’esame di terzo dan di Marco Ghidoni cui siamo legati da amicizia e riconoscenza profonda per tutto ciò che fa ogni volta che abbiamo occasione di incontrarci.
Credo sia molto utile alla discussione poter condividere un’esperienza diretta di quei giorni soprattutto alla luce dell’esito positivo del suo esame.
Posto integralmente i commenti e le notazioni che Marco mi ha inviato assieme ai video.
“ecco qua i due video dei due gigeiko fatti a sportilia.
Nel primo (sono quello di spalle) parto con men e nel tornare riesco in un Kote-Men. Gli altri colpi sono sostanzialmente nulli.
Da notare che Takashi vedendo il filmato già al primo men ha detto “qua eri già passato” perchè il primo colpo che si porta è importantissimo e se questo primo colpo è un men che va a segno sei praticamente a posto. Poi il kote-men ha completato l’opera.
Da notare che fino a quando non ho visto sui tabelloni il mio numero con scritto sopra “passati” temevo di essere stato bocciato perchè proprio non avevo coscenza di ciò che avevo fatto. Questo è stato anche un bene, perchè ho agito senza pensare, lasciando fluire quel che il corpo e la mente già sapevano fare senza ingarbugliarmi in tecniche o pensieri che rallentano l’agire.
Ps: quello che ha combattuto con me non è passato.
Nel secondo Gigeiko son sempre quello di spalle e tranne forse per un colpo nel finale ha sempre avuto l’iniziativa il compagno di esame.
Passati entrambi.
Comunque lo stage è stato davvero utile anche perchè oltre all’allenamento, nella simulazione degli esami hanno spiegato quello che si aspettavano da ogni grado.
Un errore generico per tutti, dicevano, era il fatto che quando partiamo per attaccare non lo facciamo perchè abbiamo colto una debolezza nell’avversario, ma perchè abbiamo semplicemente deciso di partire con un determinato colpo senza cogliere una vera opportunità.
Al terzo dan chiedevano colpi singoli o al limite tecniche doppie, ma sempre pulite, kyai forte, vincere il centro e attaccare.
Sto sicuramente dimenticando qualcosa ma la vecchiaia colpisce anche me
(anche i men in testa, ma quella è un’altra storia).

Vi metto anche una foto della famosa commissione guidata da Asano Sensei, capace di citare una donna (in un ambiente popolato da uomini e un po maschilista) giapponese (Mizuki Noguchi, medaglia d’oro nella maratona di atene) come esempio di attitudine all’allenamento. Mizuki intervistata sui metodi di allenamento rispose che lei praticava in ogni momento, trasformando i gesti quotidiani in un allenamento continuo.
Pare sia proprio questo a fare la differenza, fare sempre kendo, anche quando non lo si pratica”.