Kendo nelle Marche


Shojitsu Kenri Katachi Ryu (1646) la via della spada indossando l’armatura.

Interessante dimostrazione alla 30° Nippon Kobudo Enbu  di Shojitsu Kenri Katachi Ryu, scuola di spada con l’armatura. L’ultima tecnica presentata mostra come scovare nemici nascosti nel buio. 0_0



L’esame di 8° dan
11 Dicembre 2009, 12:53 am
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Con quest’articolo parliamo di qualcosa di cui pochissimi in Europa riescono a capire la portata, ovvero l’esame per conseguire l’8°dan di Kendo, l’esame degl’esami.

Quello che abbiamo postato è un documentario realizzato da National Geographic che per qualche strano motivo era presente solo con sottotitoli in una lingua orientale (non so bene quale).

Abbiamo scovato nei meandri della rete questa versione dove la traduzione in lingua inglese è sopra le altre quindi più facile da capire.

Visto che concettualmente non siamo in grado di capire in toto la profondità di tale grado, parliamo di numeri, molto più congeniali ai noi occidentali.
L’esame in questione è il più selettivo del Giappone in senso assoluto.
Tra i professionisti del Kendo solo 1 su 5000 è un’8°dan.
Meno dell’1% degl’esaminati avrà l’onore e l’onore d’essere un 8°dan.
Il 90% viene bocciato la prima volta in base ad un esame di 120 secondi su 2 step.
La 1° giuria che svolge un compito fondamentale non è da meno, essa è infatti composta da 8°dan con almeno 15 anni d’esperienza. Occorre convincere almeno 5 membri su 7 nella prima sessione e 10 su 14 nella seconda ed ultima sessione!

Sono numeri che non sono lasciati al caso. Qui il caso non esiste.

Sono persone che praticano Kendo tutti i giorni, da quando andavano all’elementari, ma questo non basta, qui si deve dimostrare molto di più. Noi poveri kendoka normali non lo sappiamo, ma nel video forse capirete di più dall’approccio del simpaticissimo settantottenne (si avete letto bene…) che si propone all’esame per 24 volte di fila, o l’Amore del 48ne Ichida che vince i Campionati Giapponesi per il piccolo figlio malato di cancro.

Andate a vedere com’è andata a finire questa sessione…

Vi riportiamo solo il 1° dei video per non darvi l’opportunità di saltare qualche pezzo :-)

“Il risultato non è importante, non ho più niente. Ho dato tutto quello che potevo”.

Dietro a questa semplice frase pronunciata con il sorriso in volto, al termine dell’ultima sessione dell’esame, ma a risultato ancora sconosciuto, il M°Ichida ci ha regalato l’essenza del kendo, quella che serve per fare d’ognuno di noi un uomo costantemente migliore.

Buona visione



Dove va il kendo
29 Novembre 2009, 12:10 pm
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Questo post, forse provocatorio e ingenuo, ha fondamentalmente lo scopo di avere delle risposte da chi ne sa molto più di me.  La speranza è di trovare delle risposte attraverso il confronto con gli altri.

Il percorso logico delle mie riflessioni in breve è questo. Nel corso del tempo ho ascoltato e osservato le indicazioni di alcuni istruttori e Maestri, letto manuali didattici e visto  esami di ogni livello e grado. Allo stesso tempo ho iniziato a fare qualche gara, a partecipare a qualche Campionato Italiano etc etc…

Per quanto poca sia la mia esperienza non ho potuto non notare l’esistenza di due modalità di fare kendo, una modalità propria degli esami e una modalità propria della gara.

Sembra che in gara le regole base di un kendo “corretto” (corretto a detta di tutti: Federazione, Arbitri, Maestri….) possano essere dimenticate. E non mi riferisco ad ambienti marginali o pionieristici di un kendo improvvisato, sarebbe troppo facile, ma vorrei prenderò come esempio il kendo giapponese.

La mia riflessione è veramente priva di ogni doppio senso (chi mi conosce sa quanto mi piacciono le gare!! quindi mi schiero direttamente pro-gare). La conclusione a cui vorrei arrivare è in sostanza una domanda:  avere la consapevolezza che di fatto esistono due modalità di fare kendo utilizzabili a seconda del contesto non ci permetterebbe di allenarli entrambi in modo migliore?

Le domande che mi pongo sono queste: Perchè esiste così tanta differenza tra il kendo da gara e il kendo da esame? Tra il dire e il fare? Tra le indicazioni dei maestri e delle federazioni sugli elementi di una pratica corretta e la loro applicazione (guardate i filmati didattici della All Japan Kendo Federation)?

Tutti i Maestri che ho avuto l’onore di osservare e ascoltare (dall’ 8 dan in giù), tutti (e dico tutti) hanno espresso delle idee di base comuni sugli elementi più importanti nella pratica del kendo. Postura corretta, kiai, ki-ken-tai, zanshin, creare e cogliere l’opportunità, spostamento del corpo etc etc……senza questi elementi di base non siamo in presenza del kendo.  La mancanza di tali presupposti determina (o dovrebbe determinare) la mancata concessione dell’ippon.

Per scrupolo mi vado a rileggere gli elementi necessari per l’assegnazione di yuko datotsu (colpo corretto) che sono i seguenti:

Elementi  CHE CONCORRONO a determinare yuko-datotsu

  • shisei = postura
  • ki-sei, hassei = forte e corretto ki-ai
  • ma-ai = distanza, timing
  • tai-sabaki = spostamento del corpo
  • ki-kai = giusta opportunità, i momenti migliori per attaccare sono quando l’avversario inizia il suo attacco, quando blocchiamo il suo attacco, quando termina l’attacco e quando indietreggia.
  • te-no-uchi = corretta impugnatura ed uso corretto di polsi e braccia (tomete, uchi-te)

Elementi NECESSARI a determinare yuko-datotsu

  • datotsu-bui = obbiettivo
  • datotsu-bu = parte corretta della shinai, mono-uchi
  • hasuji = corretta inclinazione della lama, corretta perpendicolare al piano di taglio
  • adeguata forza di impatto

ZANSHIN-KAMAE

  • ki-gamae = spirito attivo, stato in cui spirito e corpo sono pronti a reagire immediatamente al movimento dell’avversario, è anche lo stato mentale che precede l’attacco.
  • mi-gamae = attenzione fisica, postura corretta dopo l’attacco con il proprio corpo pronto a rispondere al movimento dell’avversario.

la cosa mi conforta…allora avevo capito bene, il kendo è proprio questo, mi dico!!

Pochi giorni fa vedo con piacere che la più importante istituzione del kendo giapponese  (la Zen Nippon Kendo Renmei, cioè la Federazione giapponese di kendo) pubblica alcuni video relativi agli ultimi campionati nazionali (anche questa una delle più importanti competizioni al mondo) e penso…si tratta di gente super allenata, di grado abbastanza elevato che vive di kendo e per il kendo…i loro colpi saranno perfetti… saranno video che la Zen Nippon Kendo Renmei considera debbano essere presi  ad esempio, colpi da emulare etc etc…

ve ne mostro alcuni senza alcuna presunzione, ma con la volontà di capire qualcosa attraverso dei commenti che sono (e forse avrebbero dovuto restare) personali.

Questa è la classica postura assunta dalla maggior parte dei kendoka dopo aver fatto un kote: testa piegata ad evitare il colpo, braccia piegate vicino al corpo con la shinai rivolta indietro, uscita alla sinistra dell’avversario.  L’autore del colpo è Higashinaga Yukihiro 6° dan di  Saitama. Mi chiedo (e vi chiedo) avrebbe superato l’esame di 6° dan con un kote così?

Osservate la postura di Fujii (rosso) mentre colpisce men (quel modo di fare fumikomi è un modo che la stessa All Japan Kendo Federation considera un “errore classico”). Il do assegnato a Uchimura viene terminato usando una sola mano. In Italia non ho visto nessun do dato (o insegnato) in quel modo.

Il men di Takanabe Susumu, 6° dan Renshi, anch’esso ricade sotto gli errori più frequenti segnalati dalla All Japan Kendo Federation. Fumikomi con il piede destro molto alto, il sinistro che non viene richiamati, ma si alza in modo scorretto, la postura talmente sbilanciata che l’atleta rischia di cadere. Avrebbe superato l’esame di 6° dan con questo colpo?

La lista di episodi tratti dall’ultimo All Japan Kendo Championship potrebbe continuare (vi consiglio questo bel riassunto di slow motion). E badate bene che conosco perfettamente e so che conoscete anche voi il livello dei kendoka nei filmati che rimane assolutamente fuori discussione.

le mie considerazioni sono: è evidente che in gara ci sono delle deroghe rispetto all’impostazione “corretta” correntemente insegnata.

Le alternative a questo stato di cose  sono due:

1. Se questo modo di fare kendo è riconosciuto come “corretto” perchè negare l’evidenza e non dichiarare chiaramente l’esistenza di due “modalità” in modo da poterle allenare in modo migliore evitando confusione e ambiguità?

2. Se questa modalità va contro i principi del kendo “corretto” perchè gli arbitri giudicano validi i colpi così portati e la federazione internazionale non interviene in qualche modo?

Il discorso potrebbe essere anche capovolto: se la federazione giudica corretto questo modo di combattere, se gli arbitri concedono gli ippon fatti con determinati movimenti, sarà concepibile che tutti si conformeranno a questo modo di combattere (sicuramente più efficace, almeno fino al raggiungimento di un livello molto alto). é impensabile sperare in un cambiamento “dal basso”. Ciò che viene tollerato viene fatto.



Quando a fine allenamento siete stanchi…
20 Novembre 2009, 3:34 pm
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venite a vedervi quest’articolo!

Si tratta di Mr Henry Smalls, un ragazzo che, senza gambe ma con un enorme determinazione, pratica il Kendo oltre ad altre arte arti marziali con ottimi risultati!

 

Henry Smalls Kendo

 

 

 

 

Qui lo si può vedere in azione durante uno shiai

Henry Small, un esempio per tutti.

Nessuno escluso.

 



Kendo No Kata – Ippon me – 10°dan
16 Novembre 2009, 11:32 am
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Il documento in questione è in rete da parecchio tempo, quindi non è una novità, ma è sicuramente un filmato di una valore storico molto importante per il Kendo.

I due kendoka (Uchidachi – Goro SAIMURA e Shitachi Moriji MOCHIDA) sono 10°dan Hanshi, il massimo livello per una kendoka.

Possono essere tranquillamente considerate delle Guide.

Come molti di voi noteranno parte della forma è cambiata, ed anche altri punti del kata sono stati modificati, ma devo confessare che provo comunque una certa emozione nel vedere questo video…

Nei prossimi articoli faremo un pò di chiarezza nella storia di Moriji MOCHIDA.



Intervista a Fabrizio Mandia
10 Novembre 2009, 2:01 pm
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Conferimento del premio Fighting Spirit, Mondiali 2009 Brasile, foto di Luca Navaglia

Non mi dilungherò nel presentare Fabrizio Mandia perchè non credo che ci sia un solo kendoka che non lo conosca. Per tutti coloro che non si sono ancora avvicinati al kendo, con la speranza che leggendo questa intervista lo facciano presto, posso dire che si tratta dell’emblema del kendo agonistico italiano, Campione Europeo 2004, pluri Campione Italiano (ultimo Campionato Italiano vinto nel 2009), punta di diamante della nostra Nazionale ai recenti Campionati del Mondo in Brasile occasione in cui gli è stato conferito il premio  Fighting Spirit. Insomma…è l’uomo da battere, il punto di riferimento per tutti coloro che praticano kendo a livello agonistico.

ok partiamo:

In combattimento ai Mondiali Brasiliani, foto di Luca Navaglia

Il Kendo l’ho scoperto per puro caso, mio fratello aveva cominciato con l’Aikido e io a ruota dietro di lui. In Palestra terminata la lezione di aikido mi fermavo spesso a guardare affascinato la lezione successiva che era quella del kendo, e cosi decisi di provare…avevo 14 anni ora ne ho 27. All’inizio ero completamente NEGATO: disarmonico, scordinato, svogliato, ecc.ecc. ma poi con il tempo mi sono appassionato tantissimo ed oggi posso affermare con certezza che il kendo fa parte del mio essere.  Credo che in Italia come in Europa non ci siano  veri MAESTRI ma solo dei buoni istruttori .Il Maestro  deve avere carisma. Egli non e’ solo una guida di kendo ma anche un punto  di riferimento nella vita  e nel sociale: insomma un “Maestro di vita” . Premesso  ciò, ci sono,  fortunatamente,  pochissimi elementi che pensano di essere MAESTRI  ed  altri che con la loro umilta’ elevano il loro valore  di uomo  e  di Kendoka. Il mio Istruttore Ferdinando Magarotto mi ha dato molto, mi ha fatto capire da bambino cosa significhi il sacrificio, la derminazione, la malizia, la voglia di vincere, ma devo dire grazie anche ad altre due persone che hanno contribuito alla mia crescita agonistica tipo LIVIO LANCINI – WALTER POMERO.

Fabrizio mandiacampione d'europa
Campione d’Europa
Sei indubbiamente la punta di diamante dell’Italia per quanto riguarda il kendo di livello agonistico. In quanto tale rappresenti un punto di riferimento per i giovani che vedono in te un esempio da emulare e, se possibile da superare. Cosa consiglieresti ad un giovane kendoka che volesse intraprendere questa strada?

Rileggendo questa domanda mi viene in mente quando avevo appena iniziato a praticare Kendo e vedevo i big di questa disciplina: Pasquale Scarcella, Petri Matteo, Walter Pomero, Riccardo Costa ,  veramente irraggiungibili. Quando partecipavo alle  prime gare ed uscivano le pool per le individuali ed a squadre incrociavo sempre le dita per non incontrarli. Ben presto ho però capito che l’importante era comunque battersi fino in fondo sempre, cercando di dare il meglio di sé stessi. Nel kendo la fortuna, l’esperienza e il talento giocano un ruolo fondamentale , l’importante è affrontare sempre tutti  gli incontri con  lo spirito  giusto, lo spirito dell’atleta e dello sportivo…lo stesso spirito con il quale ho affrontato ai Campionati del Mondo di Kendo a S. Paolo UCHIMURA neo campione del Giappone ed  ho vinto. Quindi mi sento di consigliare ai ragazzi che vogliono riuscire a emergere nel kendo agonistico, di non risparmiarsi mai e dare sempre  il meglio di sé stessi e negli allenamenti e nelle competizioni.

Dicci la cosa che ricordi con più piacere del mondiale appena disputato.

Sicuramente un ricordo indelebile e memorabile sara’ sempre quello di aver battuto un professionista giapponese, nonche’ campione del Giappone in carica, nella competizione a squadre, non lo dimentichero’ mai! e poi l’affiatamento del Team Nazionale, semplicemente spettacolare :  tutti in linea, nessun scostamento, tutti pronti e determinati ma sopratutto tantissimo amici!

Cosa hai pensato quando ai recenti Mondiali di Kendo in Brasile hai vinto il tuo shiai contro la squadra giapponese?

La mia prima parola pronunciata a Walter Pomero in qualita’ di tecnico appena uscito dall’area di gara è stata ” MA…ALLORA E’ POSSIBILE!!!..MA ALLORA E’ POSSIBILE!!!” lo avrò ripetuto circa una decina di volte mentre mi toglievo il men…poi a caldo  ho pensato e riflettuto sul mio combattimento e  sono stato fiero e orgoglioso di essere  riuscito in questa impresa. Credo  di essere stato il primo europeo ,  nella Storia di un Campionato del  Mondo di Kendo, a vincere  un uncontro con un Giapponese Professionista.

C’è un grande divario, secondo te, tra il kendo giapponese e quello delle altre nazioni?

Assolutamente no, è vero che ci sono Nazionali che stanno ancora lavorando sul prorpio livello tecnico e di Kendo in  generale ma  ,visto il mio risultato agli ultimi mondiali, un grande divario direi prorpio di no.

L’Accademia Kodokan di Alessandria ha sfornato e sta sfornando un elevato numero di campioni (basti pensare al numero di atleti Kodokan presenti in Nazionale). Come si cresce un gruppo così? C’è uno studio particolare dello shiai? Una propensione maggiore all’aspetto agonistico del kendo?

La fortuna principale che abbiamo al Kodokan è sicuramente quella che oltre che atleti, siamo una squadra, un gruppo consolidato di amici anche fuori dalla palestra, siamo persone reduci da trasferte in Giappone e Corea. Tutto questo ci ha permesso di crescere insieme sia nel kendo che nel sociale.

Il fare  gruppo e partire quasi tutti i week end per  partecipare a gare in Francia, Germania, Svizzera, Inghilterra, ecc ecc non ha fatto altro che fortificare il Team, ormai consolidato, del Kodokan, che ha  così  raggiunto risultati importanti sia a livello Nazionale che Internazionale. Un’altro punto inportantissimo del Kodokan riguarda l’eta’ media dei principianti che si aggira intorno ai 20 anni, quindi gli allenamenti sono molto intensi, con un ritmo di esecuzione molto pesante  sempre mirati quindi alla preparazione di competizioni varie o di esami per il passaggio di grado.  Solo i risultati possono affermare se questa sia la strada giusta e finora non sono macati quindi perseveriamo su questa linea.

Veniamo alle cose più tecniche. Svelaci l’allenamento che trasforma in campioni. Qual è la tecnica o il tuo colpo preferito?

…..è un po’ come chiedere  la ricetta segreta a Vissani…le porte di Kodokan sono aperte con piacere a tutti !! quindi venite di persona a vedere, basta armarsi di determinazione e un po’ di fiato giusto quello che serve per arrivare a fine lezione. colpo preferito !?…Kote-Men

Alcune testimonianze di Maestri giapponesi ci raccontano di allenamenti estenuanti e di pressioni altrettanto forti derivanti dalle grandi aspettative di vittoria. Il fatto di dover essere comunque sempre all’altezza delle aspettative ti crea pressioni particolari o nel tempo hai imparato a gestire queste situazioni?

Bella domanda…mi viene in mente l’anno dopo che vinsi il titolo Europeo nel 2004…ai Campionati Europei. Percepivo una pressione incredibile su di me…quasi dovessi dimostrare qualcosa a qualcuno e che tutti al di fuori erano pronti a giudicarmi a ogni mio minimo errore o colpo vincente, lo stesso accadeva l’anno dopo aver vinto un titolo italiano. Credo che tutto questo sia normalissimo. Sono io il primo che osserva in competizione coloro che sono forti, coloro che spiccano nel combattimento perchè anche cosi si impara a fare kendo. Ora le cose sono leggermente cambiate nel senso che a questo tipo di pressioni e stress reagisco in maniera molto piu’ naturale e quando entro in gioco penso solo ed eslusivamente a dare il meglio di me ed a divertirmi nel pieno rispetto delle regole e del mio avversario.

Abbiamo parlato molto di shiai, cambiando discorso ti chiederei che importanza ha , per te, la pratica dei kata e quanto tempo e attenzione dedichi al loro studio?

I Kata sono sempre stati il mio spauracchio..in tempo passato, rispolverati prima di un esame e poi riposti in ripostiglio fino all’esame successivo.  Oggi li ho rivalutati molto, perche’ credo siano una parte importante del Kendo che permette di interpretare al meglio questa disciplina .

(ndr)… Invito tutti quelli che abbiano curiosità di vario genere o vogliano fare ulteriori domande di utilizzare i “commenti” come strumento attivo. Sarebbe bello poter continuare la discussione tra noi Fabrizio e tutti coloro che volessero entrare nel gioco.


Torii, non solo semplice architettura
9 Novembre 2009, 12:23 pm
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Forse è un argomento che non è particolarmente legato al kendo, ma mi sono sempre chiesto cosa fossero quelle strutture, spesso posizionate dentro l’acqua o all’ingresso di aree sacre.

Leggendo questo articolo, ho scoperto che queste enormi strutture hanno un valore simbolico molto profondo. Esse sono infatti porte che introducono ad una zona sacra, quasi sempre ad un santuario shintoista.

Ve ne sono di varie forme…

La sua struttura classica è solitamente costituita da sette elementi architettonici principali:

  • lo Shimaki, la parte superiore della trave posta tra le due colonne
  • il Kasagi, la parte inferiore della stessa
  • il Gakusoku, l’iscrizione situata tra l’asse trasversale principale e il Nuki
  • il Nuki, trave secondaria più semplice sotto Shimaki, Kasagi e Gakusoku
  • gli Hashira, le colonne cilindriche che sostengono la costruzione
  • i Taiwa, i capitelli delle colonne
  • i Kifuku, le basi di quest’ultime

Le origini del Torii non sono pero  perfettamente chiare nemmeno agli stessi giapponesi i quali nutrono delle perplessità.

Alcuni riportano che il Torii fosse anticamente un trespolo su cui riposavano i galli sacri dalla lunga coda. In effetti, Torii significa gallo e dalle ricerche fatte in rete sembra che sia la radice del verbo essere/stare.

In ogni jinja (tempio shintoista), i Torii sono di regola tre, a volte due, ma uno non manca mai, e passarvi sotto è una forma di purificazione. Difatti, la stessa credenza popolare associa i tre torii ai tre canti del gallo annunciatori dell’alba, e recita “come il gallo ci ricorda l’avvento del giorno, il torii prepara il cuore del fedele all’apparizione purificata davanti la divinità “.

In alcuni casi e possibile trovare molti piu torii in successione, dove la purificazione dev-essere più profonda ed avvernire in più stadi.

Qui di seguito il Torii di Tokyo, in onore dell-imperatore Mejii



57° All Japan Kendo Championship

57° all japan kendo championshipDopo una doverosa parentesi intimista torniamo a pubblicare notizie di attualità.

Come ogni anno il 3 novembre si è svolto al Nippon Budokan di Tōkyō lo “Zen Nippon Kendō Senshuken Taikai”. Come saprete si tratta della competizione più importante e prestigiosa del Giappone che consacra il kendoka più forte della nazione.

Al via sono stati ammessi 64 kenshi di età compresa tra i 23 e i 43 anni che in rappresentanza delle diverse prefetture si sono affrontati in scontri ad eliminazione diretta.

Dei 64 partecipanti 55 fanno parte dei gruppi della polizia. Per il resto si sono qualificati 4  insegnanti, 2 impiegati d’azienda, un assistente sociale, un dottore e una guardia carceraria…come dire…fare kendo a quel livello con un lavoro “normale” sembra alquanto difficile. (fonte Kendo-world)

Ecco i risultati:

1st – Uchimura Ryoichi  (29 anni, godan, Tōkyō)
2nd – Takahashi Hidehito (29 anni, godan, Tōkyō)
3rd – Teramoto Shoji (34 anni, renshi rokudan, Ōsaka)
3rd – Takasaka Yusuke (29 anni, yondan, Shizuoka)

Ecco il filmato dell’encho che consegna la vittoria a Uchimura. Da notare che Uchimura è stato battuto dal nostro Fabrizio Mandia ai recenti campionati mondiali in Brasile!!

Uchimura Ryouichi (rosso) vs Takahashi Hidehito (bianco). Entrambi di 29 anni, 5° dan e ufficiali della polizia di Tokyo.

qui lo slow motion del punto della vittoria

Per tutti quelli che volessero info più dettagliate consiglio di visitare il blog dell’Accademia Romana Kendo in cui troverete diversi dettagliati articoli sull’argomento. Ve ne segnalo uno: http://romakendo.wordpress.com/



Lo spirito
5 Novembre 2009, 11:47 am
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Inizio la pratica del kendo, anche se sono abbastanza “anziano” per cominciare.
trovo sulla mia strada persone fantastiche con le quali condivido ore di allenamento, chilometri in macchina, tensioni, risate.
pratico, pratico appena possibile, cercando di non risparmiarmi.
vesciche sotto i piedi, male alle ginocchia, qualche livido dovuto a colpi andati fuori bersaglio.
però mi piace.
quando indosso hakama e kendogi mi sento un’altra persona; quando indosso l’armatura mi trasformo, al punto che un giorno – durante una seduta di scatti fotografici – in una mia foto appaiono dietro l’armatura degli occhi che faccio fatica a riconoscere, quasi che ci fosse un’altra persona al mio posto.
dopo un anno i miei amici di pratica mi dicono che sono pronto per il primo esame importante.
io non lo so, non mi sembra di esprimermi come vorrei, avrei bisogno di conferme.
ma ho anche voglia di accompagnare Alessio, Giulio e Gabriele nel loro esame.
non so.
anzi meglio di no, meglio lasciar perdere.

 

la riflessione dura qualche giorno, poi mi dico che solo il nostro maestro può decidere se sono pronto o meno.
per cause impreviste non posso partecipare allo stage, quindi perdo l’opportunità di farmi vedere.
rinuncio… però mi sento pronto…
parlo con il maestro Bellisai e gli esprimo i miei pensieri.
mi invita ad una sessione di allenamento a Como, durante la quale mi dirà se sono idoneo o meno.
durante l’allenamento mi sento male, mi manca il respiro, sto per svenire.
il maestro mi sprona a continuare.
ho la bocca impastata, non riesco a respirare, lui mi incita, io non capisco più niente.
braccia e gambe e resto del corpo se ne vanno per conto loro.
se svengo mi raccoglieranno.
oltrepasso senza saperlo i miei limiti, entrando in zone di sopravvivenza che non avevo mai toccato prima.
non so da dove venga l’energia che mi fa stare in piedi, ma c’è.
alla fine il maestro mi dà l’ok, dicendomi che in quei frangenti mi ha visto usare lo spirito: “hai fatto kendo con lo spirito, sei pronto”.
durante il ritorno a casa ripenso alle sue parole…
lo spirito…
vuoi vedere che al momento opportuno, quando stava per morire, il guerriero ha tirato fuori tutte le sue energie?
non solo quelle del fisico, ma – soprattutto – quelle del cuore e dell’anima?

 

una settimana dopo parto insieme al maestro, a Giulio, Gabriele e Alessio alla volta di Roma.
un veloce allenamento e poi 400 km. da percorrere nel più breve tempo possibile.
durante il viaggio parlo poco, concentrato come sono alla guida, e penso a come sia cambiato il mio kendo da quando ho scoperto che lo spirito è fondamentale.
Bellisai lo ripete spesso: usate lo spirito e tutto andrà bene, siete pronti.
non dice di fare questo o quello, non dice di fare men, kote, ma dice di metterci lo spirito, fare un kiai forte e andare.
la notte non dormo; mi fa male la gamba e il letto corto non aiuta di certo a riposare.
mi dico che l’importante è arrivare a domani, poco prima dell’esame, lì dovrò veramente fare affidamento sul cuore, sulla forza di volontà, sullo spirito per riuscire a fare bene.
lo stage del mattino è una tortura: la gamba fa male, sono teso, troppo teso.
mi sciolgo solo quando inizio a fare jigeiko con Salvatore: mi dice che sono pronto.
vedo il livello degli altri e mi sembrano alla mia portata.
lo stage finisce, facciamo una breve pausa, giusto il tempo di mangiare e bere qualcosa.
mi sento pronto, piano piano mi rassereno, mi calmo.
è giunta l’ora di liberare lo spirito del kendoka.
mi chiedo cosa possono aver provato i samurai prima di un combattimento, che sensazione possono aver vissuto.
è come quando devi affrontare un intervento chirurgico: prima una gran fifa, poi subentra una calma irreale.
succeda quel che deve succedere, sono pronto.
mi conforta ulteriormente un piccolo gioco di numeri: è l’esame per 1° kyu, si tiene il 1 novembre, del 2009 e se sommo 2 e 9 ottengo 11, sono il numero 1 della lista di iscritti, mi viene affidato il numero 11 per l’esame.
l’1 è presente ovunque; coincidenza, un segnale, non so… ma mi piace.
controllo l’armatura, stringo il men, aspetto il mio turno in seiza.
sono pronto, anzi non vedo l’ora.
è ora di mettermi alla prova, è ora di liberare lo spirito del guerriero.
saluto il mio avversario e mi metto in guardia davanti a lui.
dal mio stomaco parte il kiai e parte il mio corpo, la mia shinai, il mio spirito.
non esiste più nessuno attorno, solo io e lui.

 

l’esame finisce, provo un senso di appagamento.
l’ho passato? non l’ho passato?
non mi interessa.
so solo che mi sono sentito come non mai.
so che ero puro spirito.
la tecnica ancora non c’è e ci vorrà tempo per tirarla fuori.
ma lo spirito – lo spirito del guerriero, lo spirito del kendo – l’ho trovato.

 

ps: un doveroso ringraziamento a Salvatore Bellisai, Maestro che mi ha consentito di scoprire lo spirito del kendo, agli amici di avventura Alessio, Giulio e Gabriele, a tutti i ragazzi e le ragazze del dojo Shingen, insostituibili compagni di pratica.
Alessandro
estratto da “Lo spirito” http://alessandrobarulli.wordpress.com/2009/11/04/lo-spirito/


Diario esami del 1° Novembre 2009 (Roma)
4 Novembre 2009, 12:12 pm
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Inizio dell’avventura Sabato pomeriggio dopo una lezione di preparazione agli esami tenuta dal M° Bellisai, nostro mentore di Kendo. Siamo partiti da Gradara sicuri di dare il massimo per la sessione di esami di Roma : Alessandro Barulli alla guida disinvolta, Salvatore Bellisai davanti ed io, Giulio e Alessio dietro. Nel bagagliaio delle inquietanti sacche nere che avrebbero vinto ogni tipo di sfida contro il migliore Arbre Magique.
Il viaggio passa tranquillo e sereno perche’ il destino, sapendo, ha voluto compensare i momenti che avremmo passato da li a poco nell’ HOTEL CONVENZIONATO (non facciamo nomi).
Sembrava di entrare in un villaggio fantasma in un bosco stregato di qualche film horror americano. Casette / bungalow isolate da mondo esterno e sommerse da quella vegetazione fatta di imponenti alberi le cui ombre coprivano come artigli le nostre abitazione. Cielo nerissimo, senza nuvole, e una luna tonda e luminosa che ci osservava dall’alto ma non riusciva ad illuminare la strada che dall’ingresso ci portava alle nostre dimore.
esami kendo 1° dan roma 2009
Le stanze erano spartane, fredde ed i letti corti. L’esame era gia’ iniziato!
Fortunatamente abbiamo trovato un ristorante dentro questo villaggio turistico deserto e io ho osato ordinare una bistecca di manzo che, gli altri della combriccola, insistevano nel dire, sentento l’odore, che apparteneva a qualche altro tipo di animale… forse roba canina o peggio. Allora ho preferito disimpegnarmi su degli ottimi grissini!
Dopo una notte abbastanza insonne (la mia McGayverata di tenere la luce accesa per evitare che uscissero gli scarafaggi dalle numerose fessure della casetta in legno non ha giovato al mio sonno) ci siamo svegliati e alle 7:30 ci siamo incontrati fuori dai nostri bungalow. La notte non era passata cosi’ male come pensavo : eravano ancora tutti e 5!
Dormito male, stanchezza, fame…. finalmente era ora della colazione dei campioni! Ma anche questa era il linea con il Quality of Service scelto dal management aziendale ma l’abbiamo presa con filosofia e ci siamo divertiti a giocare con le tazze incollate ai piatti e osservando dei quadri di limoni sparsi in tutta la sala del ristorante. Limoni ovunque… forse era la versione romana del (cit.) ”…il mattino ha l’oro in bocca…”. Bho..
Finalmente arriviamo prima dei primi alla palestra Gymseng di Roma e parteciapiamo allo stage condotto dal M° Lancini, coadiuvato dai M° Bellisai e M° Di Pietro, che ci spiega le basi del kendo con una chiarezza e semplicità disarmanti.
Dopo lo stage abbiamo fatto una mezzoretta di Gigeiko e poi abbiamo assistito ad un gigeiko fra i dan dal 4° in su. Molto costruttivo.
Finalmente siamo al clou dell’avventura. Verso le 14:30 si inizia la sessione di esami. Non siamo tanti, circa una trentina: Alessandro Barulli per il 1° kyu. Io, Alessio e Giulio per il 1° DAN.
Bhe, ormai i giochi sono fatti… non c’e’ piu’ da giudare ma spingere solo sull’accelleratore. Fai quello che sai. Fai quello che il tuo corpo ha assimilato nei tanti allenamenti fatti.
Complimenti a Alessandro, Giulio ed Alessio per aver esperesso un kendo al livello richiesto dalla commissione. Purtroppo io non sono passato.
Perche’? Riprendedo il paragone dell’automobile, penso che non abbia spinto abbastanza sull’acceleratore oppure il motore non era abbastanza grintoso. Non e’ stato una carenza tecnica ma una carenza nello spirito.
Cosa significa “non avevi abbastanza spirito”?
Non so se significa solamente “fiato” o “allenamento”. Queste sono peculiarità del fisico/corpo (TAI).
Ma non e’ nemmeno questione di spada/taglio (KEN).
Quindi lo spirito al quale il M° Bellisai si riferiva è il KI. L’intenzione, la volontà, la grinta, il mordente, la sicurezza…  ((“L’avversario me lo devo magna’ “))
Ora inizia un nuovo cammino, forse piu’ complicato di quello dello “stare in forma”. E’ quello di “stare in spirito”. E’ un lavoro interno, profondo e personale che è legato a doppio nodo con i sentimenti, le attitudini mentali e gli stati d’animo. Un cammino che non e’ legato allo shinai o alla pratica nel dojo ma è trasversale ad ogni attività quotidiana. E’ una bella sfida e mi meraviglio che il Kendo, a cui ho riposto molte mie fiducie, mi stia regalando delle verità cosi’ profonde.
Mi ricordo che alcuni anni fa il M° Bellisai disse approposito di un suo amico che aveva appena superato un periodo difficile della sua vita : – “Ora si che darai dei bei MEN!”
Io non avevo capito bene cosa voleva dire… ora invece inizio a capire che quello che hai dentro lo trasmetti sul tuo Kendo. Se dentro “non sei al 100%”, io tuo Kendo non puo’ essere al 100%.
Ad oggi non ho alcuna idea su come migliorae il mio KI (e non penso proprio che basti urlare piu’ forte!) ma sono sicuro che la pratica costante (e piu’ assidua, eh!) mi illumini la strada. Una cosa l’ho avuta sempre chiara : le cose piu’ interne si smuovono stimolando quelle piu’ esterne. Quindi praticare, praticare e praticare….
Gabriele