Kendo nelle Marche


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Sumi, Chiba, Fujiwara, Shinozuka

Dei veri e propri colossi del kendo el video che vi proponiamo oggi!

Purtroppo il video è in giapponese e senza sottotitoli ma osservando i gesti dei Maestri è comunque comprensibile la gran parte delle correzioni e suggerimenti forniti per superare l’esame da 4°dan.

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Seminario ed esami primaverili CIK 2017

Partiamo dai momenti finali di Domenica 11/06/2017.
Io, Paolo, Laura (Uminokenshi, Porto San Giorgio) e Diego (ATM Hagakure, Chiaravalle) abbiamo montato un tavolinetto nell’aiuola vicino al parcheggio, ci godiamo sole, pasta e formaggi.

Rara foto di kendoka gitani

Tra scherzi, pettegolezzi e cibo, questa famigliola bucolica è disturbata dal buon Alexandro. La prima cosa che dava all’occhio era l’eleganza della sua camicia bianca su pantalone nero che cozzava con il nostro pantaloncino corto su infradito da bagnante. La seconda era che sventolava un numero (309) mentre noi armeggiavamo con le posate. La terza è che alla nostra flemma si contrapponeva il suo “Diego, ma dove *€$§%% sei?!”. Già, scherzi a parte, il ringraziamento alla premura di Alexandro è doveroso (testimonianza nella foto), perchè mentre nel palazzetto avveniva la consegna dei numeri per l’imminente esame, noi probabilmente stavamo salando la pasta. Dimentichi del resto.

Effusioni

C’è di che vergognarsi, lo ammetto, ma il motivo per cui non abbiamo tentato di archiviare questa nostra noncuranza nel dimenticatoio è proprio per mettere in risalto la tranquillità con cui il buon Diego si è sottoposto all’esame. Se ripenso alla mia prova, ricordo un Sabato in costante agitazione, Domenica non ho pranzato, ero pronto sul posto un’ora prima, ingannavo l’attesa con suburi, ashi-sabaki, sfodero/rinfodero, un fumikomi ogni tanto “giusto per”. Insomma, tutti i sintomi dell’ansia che conosciamo bene. Il nostro campione invece pasteggiava allegramente.
L’esisto sono stati due ottimi tachiai ed il kendo sandan!

Come si ottiene quella calma? Tralasciando misticismo e pratiche esoteriche varie, il segreto è il percorso. Ne abbiamo parlato altre volte, è la ricchezza del bagaglio costruito grazie a delle prove negative. Una reazione intelligente costringe a lavorare in maniera differente, a cercare il dettaglio, a rincorrere l’errore. Se questo viene fatto, il successo è già raggiunto e al momento del nuke-to difronte alla commissione, hai già vinto o hai già perso. A prescindere dall’esito dell’esame.

Ora torniamo all’inizio. Siamo allo stage primaverile del 2017 della Confederazione Italiana Kendo. L’affluenza è sempre impressionante, tanto che il mio gruppo di pratica deve lavorare a gruppi da tre e non con le solite coppie, per ovviare ai problemi di spazio. La pratica è differenziata per mudan, kyusha e shodan (con i maestri Lancini Bolognesi), nidan e sandan (con i maestri Pomero, Papaccio e Moretti), yondan godan e rokudan (con i maestri Zago e Murata). Durante le due giornate ci sono stati due momenti dedicati allo studio dei kendo-no-kata, la pratica specifica del gruppo, due jigeiko liberi a conclusione di ogni giornata.

Da praticante nel gruppo “intermedio” posso raccontare il senso del nostro seminario: un lavoro tutto incentrato nell’attenzione e nel controllo dell’avversario, nel tenere sempre la concentrazione, nel sapere cosa sta accadendo per dar senso ai propri tagli e allo zanshin. Un aneddoto personale: dopo tutto questo lavoro, facendo Jigeiko con Dado la scena è stata questa: saluto, sonkio, nuke-to, mi stampa un men prima che io capissi dov’ero. Morto, finito, posso rinfoderare. Insomma, il lavoro precedente mi insegnava “cosa fare”, Dado mi ha spiegato “perchè farlo”. Ovviamente sono riconoscente ad entrambi e questo basterebbe a dar senso alla frequenza al seminario.

Non conosco il lavoro fatto dagli altri gruppi, se non che so che il gruppo dei mudan-kiusha-shodan è arrivato boccheggiante a fine stage e che sentivamo costantemente i kiai, l’intensità ed il fragore della loro pratica. Certamente appagante.

Come ad ogni appuntamento, si torna a casa con tanto da lavorare. Vuoi per nuovi spunti e nuove intuizioni, vuoi per delle lacune emerse… c’è sempre molto da fare.
Ancora congratulazioni a Diego per aver regalato un altro sandan al kendo Marchigiano (si cresce). Ed ora… godiamoci l’estate!

 

 


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Spingere, fino a che punto?

 

Agli ultimi Campionati Europei è accaduta una situazione che ha suscitato un forte dibattito tra gli appassionati di Kendo.

Stiamo parlando di spingere l’avversario fino a farlo cadere a terra.

Tutti Maestri che abbiamo incrociato nel nostro percorso hanno sempre ribadito l’importanza di una postura corretta durante tutta l’esecuzione del colpo, evitando quindi anche di alzare le braccia dopo l’impatto dello shiai sul bersaglio “men” portando conseguentemente il baricentro del nostro corpo sbilanciato verso l’alto.

Questa è la teoria, che è applicata alla lettera solo in rarissimi casi, a volte da shiasha di esperienza altre da Maestri con solidissime basi, sia fisiche che tecniche.

Nell’azione del video qui sopra possiamo vedere come l’atleta portoghese è caduto a terra per due ragioni: (1) aveva le braccia protese verso l’alto addirittura sopra la testa e (2) ha ricevuto una forte spinta dall’avversario che ha sfruttato la sua altezza.

Senza spaccare l’atomo su come devono essere posizionate le braccia, possiamo comunque prendere atto nuovamente che la pratica di spingere l’avversario è molto comune quando ci trova a bordo shiai-jo ed anche quando ci troviamo con un avversario con le braccia troppo verso il cielo.

Sicuramente non è stato un bello spettacolo ed ha preoccupato molto anche i presenti visto la mancanza di reazioni all’urto del portoghese dopo la caduta.

Dal punto di vista tecnico/arbitrale rimandiamo ad un interessante scambio di opinioni avuto sul gruppo Facebook “Kendo and Iaido in Italy” al quale hanno partecipato arbitri nazionali ed internazionali della Confederazione Italiana Kendo.

http://www.facebook.com/groups/kendoandiaidoinitaly/permalink/10158679867645704/

Anche voi avreste spinto per trarre vantaggio da una situazione del genere?


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Esami Kyusha Maggio 2017

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Il 18 Maggio 2017 i dojo Ikendenshin di Pesaro e Uminokenshi di Porto San Giorgio hanno condiviso una sessione d’esame rivolta ai kyusha.
Questa data si aggiunge ad un lungo elenco che testimonia come nell’ultimo decennio nelle Marche sia viva l’usanza di svolgere gli “esami interni”… all’esterno! Al piacere di incrociare lo shinai con vecchi amici e nuovi kendoka questo aggiunge degli elementi importanti e propri del kendo.

L’esaminando deve mostrare la qualità del proprio kendo in poco tempo a degli esaminatori che non lo conoscono. Prende vita lo slogan del Trofeo dell’Adriatico: “Tutto in un solo colpo”.

I praticanti vengono a contatto con l’aspetto “sociale” del kendo. Il loro è un percorso comune che più volte si incrocerà e si affiancherà a quello dei ragazzi e delle ragazze con coi hanno condiviso i primi esami. In futuro avranno altre occasioni per misurarsi, dovranno di certo sostenersi nei momenti più delicati, stimolarsi, mettersi in competizione, trarre ispirazione gli uni dagli altri, “invidiarsi” e, non meno importante, condividere le spese dei vari spostamenti in giro per l’Italia con gli shiai in spalla!

Vi è inoltre un’espressione di grande umiltà nell’accettare di essere giudicato/valutato/misurato da sconosciuti. Sarà certamente capitato e certamente capiterà che il risultato non sia in accordo con le aspettative o con la realtà, ma è la bandierina che si alza per un ippon che giudichiamo inesistente, è il contendente con cui non riesci ad esprimere il tuo valore, è il praticante che si allena meno e che riesce ad ottenere risultati migliori dei tuoi, è la vita. This is Kendo!

Infine c’è il daini dojo!

I nostri 6 eroi si sono comportati egregiamente, distribuendosi i gradi di 4° e 3° kyu. Ora si torna in palestra dove, poco importa il grado, c’è sempre da indossare il men e toglierselo solo quand’è grondante di sudore!