Kendo nelle Marche


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Kendo no Kata: Il DNA del kendo

Il kendō è la “via della spada”, la cui pratica è il confronto oppositivo ed allo stesso tempo collaborativo tra due persone, ed in questo è profondamente diverso dalle discipline che NON prevedono una relazione dinamica tra due persone.

Il kendō no kata sottolinea gli aspetti elementari ed universali della comunicazione umana: salutarsi, domandare e rispondere, e la crescita della relazione che passa da uccidere l’avversario (ipponme) fino a camminare insieme (kodachi sanbonme). Sull’importanza dell’educazione sociale e sui comportamenti elementari, come il “salutare” si è soffermato anche il professor Sakudo in uno degli ultimi stage nazionali.

Un passaggio dall’interessante articolo scritto da Luigi Rigolio sui Kendo no Kata pubblicato sul nuovo sito davvero ben fatto della Confederazione Italiana Kendo.

http://confederazioneitalianakendo.it/kendo-no-kata/

 

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Fumikomi by The Kendo Show

 

“L’estate sta finendo” cantavano  i Righeira ed il Kendo, almeno per quelli che si son presi una pausa, sta tornando!

A Pesaro abbiamo ripreso lo scorso martedì 12 Settembre dopo una lunga pausa. C’è entusiasmo, voglia di sudare e di brindare terminato l’allenamento.

Il post di oggi vede l’ormai specialista Andy Fisher illustrare attraverso un tutorial come eseguire correttamente Fumikomi.

Questo video segue a quello realizzato da Sumi SenseiAlex Bennet e lo stesso Andy Fisher durante la sua esperienza in All Japan Budogu.

 

 

 

 


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Kitamoto 2017, “Andata e ritorno”

Kitamoto 2017, “Andata e ritorno”
(44th Foreign Kendo Leaders’ Summer Seminar 2017)

A seguito della presentazione di un curriculum accompagnato da una richiesta formale, mi sono visto recapitare un messaggio di posta elettronica dalla CIK che mi comunicava essere uno dei due fortunati prescelti che quest’anno avrebbero potuto prendere parte al seminario per istruttori stranieri di Kitamoto. Evento organizzato dall’International Kendo Federation (FIK), giunto alla sua quarantaquattresima edizione.

Mercoledì 19 luglio, nel primo meriggio, la partenza da Fiumicino con il solito scalcagnato aereo Alitalia; arrivo a Narita giovedì 20 a mattina. Mi trasferisco a Shinjuku dove dei vecchi amici sono ad attendermi. Noto piccoli cambiamenti in questi ultimi anni che sono mancato, addirittura un ristorante vegano nel cuore di Tokyo. Il cibo nemmeno troppo male. Seratona amarcord tra le mille luci della notte giapponese.

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新宿区の夜。

Il giorno dopo in mattinata mi incontro con l’altro fortunello italiano che, come me, potrà gioire di un’intera settimana passata a dormire per terra. Strada facendo raccattiamo un ragazzo di Macao e un russo stagionato che, appare evidente, non capisce una sola parola di inglese. Formata l’allegra armata brancaleone prendiamo il treno e arriviamo nella ridente Kitamoto. Seguiamo le dettagliatissime informazioni forniteci ed eccoci raggiungere finalmente il Gedatsu-kai Kenshū Center, la nostra prigione per i prossimi sette giorni. All’arrivo troviamo il gentilissimo staff della ZNKR che ci elargisce tutto il necessario per passare la settimana in allegria. Noi italiani veniamo assegnati alla stanza 301, in compagnia di due brasiliani, un cileno, un ecuadoregno, un dominicano, un maltese e un portoghese. Contando il maltese siamo ben tre persone a favellare la lingua «del bel paese là dove ‘l sì suona», il resto della stanza si divide invece equamente tra portoghese e spagnolo, ma la lingua franca, qui e ovunque durante la settimana, è l’inglese. Mi approprio del mio angoletto dove dispongo la mia stuoia, o futon che dir si voglia, e predispongo il fortino di cosemie intorno al giaciglio.

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L’allegra camerata.

Dopo poco ci si riunisce tutti in sala mensa, dove i maggiorenti del seminario ci declamano le regole da rispettare durante tutto l’evento. Nulla di troppo severo, so di carceri che tutto sommato forse se la passano peggio.

Nel pomeriggio è previsto un breve allenamento, più un riscaldamento che altro, a cui segue la cerimonia di apertura con la presentazione dei tanti importanti maestri presenti. Arriva per un saluto particolare anche il presidente della federazione giapponese, il maestro Fujio Cho. Il dojo è ovviamente maestoso, e da subito è facile vedere l’alta qualità sia degli insegnanti che dei praticanti accorsi.

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Andando al dojo.

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L’imponente dispiegamento di bevande (tè all’orzo, acqua e bevanda energetica) nel dojo.

La giornata si conclude con un festeggiamento di benvenuto, introdotto da lunghissime e, immagino, dottissime prolusioni, del sindaco di Kitamoto, di tutto un nugolo di autorità e da non so chi altri. Fame e stanchezza avevano ormai scavato in profondità nei corpi e negli animi dei presenti, la quasi totalità infatti, con istinto predatorio e bava alla bocca, guatava ipnoticamente le bevande e i cibi presenti sui tavoli imbanditi, in attesa solo del rompete le righe che avrebbe dato inizio al baccanale. Non essendoci praticamente quasi nulla di vegano in sala, al termine dei festeggiamenti inauguro la prima delle mie tante sortite notturne al kombini di zona, dove potrò pascermi di manicaretti tipo il panino di gomma alla soba o il mochi fritto con ripieno di sesamo. A onor del vero anche gli onigiri alla prugna sono andati forti. Il tutto innaffiato da copiose libagioni di pocari suetto e tōnyū fruttato (altre leccornie purtroppo non reperibili in Italia…).

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il mio cibo preferito in Giappone. Non da tutti.

Complici i precedenti giorni di sbattimento, e la disabitudine a dormire in una camerata tipo militare, riesco ad appisolarmi per ben due ore prima di alzarmi per l’asageiko mattutino delle 5:00. Allenamento non obbligatorio ma a cui quasi tutti presenziamo. Si va quindi nel dojo e ci si prende allegramente a mazzate, prima coi Maestri e poi tra di noi. Piccola pausa e alle 6:30 inizia il primo allenamento mattutino, che si protrarrà fino alle 7:30. Alle 8:10 la colazione. Puntuali in sala mensa, si attende l'”itadakimasu” del capo delegazione ZNKR per iniziare a desinare con malcelata voracità. Per me l’orario dei pasti sarà sempre un momento di (s)piacevoli scoperte, vista non solo l’abitudine locale di fare colazione con cose tipo merluzzo o puteolenti brodaglie varie al miso, ma anche per la scarsa propensione al veganesimo, che mi ha ogni volta portato a imbastire un do ut des barattifero nel tentativo di ottenere quanto più cibo edibile possibile. Ma a dispetto delle peculiari abitudini alimentari locali, grazie soprattutto agli Dèi orientali del Kombini: San Lawson, San SevenEleven, San FamilyMarto et alii, la sopravvivenza è comunque sempre stata assicurata dalle ampie scorte fatte nottetempo. Ancora oggi li ricordo nelle mie preghiere. Finita la colazione di pesce e alghe si torna in stanza a provare a sonnacchiare, ma per le 9:30 bisogna essere di nuovo al dojo per il secondo allenamento mattutino, che terminerà alle 11:40. Chi riesce a trovare il tempo si fa un bel bagno alla giapponese, sacrosanta abitudine che bisognerebbe in qualche maniera re-introdurre anche da noi, e alle 12:10 si pranza. Solito rituale con le stanze divise per tavoli e l’attesa del comando per iniziare a mangiare. A fine pasto c’è anche il programma della giornata. Poi a turno, tutte le stanze saranno di corvée per la pulizia della mensa, del dojo, dei bagni e dell’o-furo. Io, dall’alto delle mie due ore di sonno, barcollo fino alla mia stanza per assopirmi in un sonno profondissimo di una quarantina di minuti, dopodiché di corsa al dojo per l’allenamento pomeridiano 14:00-17:30. Terminato il quale trovo eroicamente il tempo per andarmene all’o-furo per un riposante bagno-sauna. Alle 18:30 cena e poi liberi. Alle 10:00 vengono spente le luci, ma c’è chi imperterrito continua a fare sbisboccia, soprattutto i maledetti caciaroni della stanza attigua… Con due sole ore di sonno delle ultime quarantotto, una volta arrivato sul futon crollo in un sonno senza sogni turbato solo dal cicalio dell’allarme che mi annuncia l’inizio delle ostilità mattutine, quindi asageiko allenamento colazione allenamento pranzo allenamento cena. Questa volta, e per le successive, ci terranno impegnati anche nel post-cena con seminari sul doping o la riparazione del bogu. Meditando vendetta sui chiassosi vicini caracollo sullo stuoino che qui in Giappone equiparano al letto e muoio di una dolce morte senza luci né suoni.

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Sensei-gata ni rei.

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Il mio momento preferito della giornata: i kata.

Domenica 23 luglio la giornata è meno impegnativa, ci portano a Tokyo, al Budokan, al tempio delle arti marziali e, specificamente, del kendo, a vedere i campionati nazionali giapponesi dei bambini, gli Zen Nippon Shōnen Shōjo Budō Kendō Rensei Taikai. L’impressione è veramente imponente. Arriviamo nel mentre del riscaldamento, con una pipinara di diverse migliaia di bambini urlanti che fanno kirikaeshi o uchikomigeiko. Dopo poco inizia la cerimonia di apertura, un’unica lunga processione di bambini che durante una mezz’oretta sfilano compatti al suono di una marcia dal sapore militare, assiepando l’arena in ogni ordine di posti.

Si prosegue con la solita prolissa cerimonia che, tra una chiacchiera e una premiazione, si protrae per almeno un’altra ora. C’è anche un saluto ufficiale verso di noi, i gaijin buffi che provano a fare le cose da giapponesi. Partita la competizione mi faccio un giro del posto e compro qualche regalino da portare in Italia. Dopo poco veniamo riacciuffati e riportati a Kitamoto. Pranzo, allenamento e seminario serale.

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In tribuna d’onore.

Diciamo che i restanti giorni si susseguiranno grossomodo alla stessa maniera. Per una persona mediamente allenata è un’esperienza fattibile, non sarebbe d’altronde possibile pretendere di fare tre/quattro allenamenti a cannone al giorno; quello che veramente debilita è il ritmo. In tutta la settimana di Kitamoto si ha infatti ben poco tempo per fare altro che non sia kendo, tanto sono ravvicinati i tempi dei vari appuntamenti, tutti intervallati da massimo un’oretta. Ritmo che anch’io, che mi considero tra i mediamente allenati, ho pesantemente subito. Tanto da iniziare a mettere le tacche sul calendario per contare i giorni all’alba.

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La mitica stanza 301, regno dell’ordine maniacale e della disciplina più ferrea.

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Il lazzaretto manzoniano presente nella nostra stanza.

Riguardo ai temi toccati durante il seminario, sono stati molti e varii. Mitsuru Hamasaki sensei si è occupato di sviscerare nei minimi particolari sia i kendo no kata, che i Kata Bokuto ni yoru Kendo kihon waza keiko ho, a cui giornalmente dedicavamo almeno un’ora, coadiuvato in questo da Hiroaki Tanaka sensei. Susumu Nagao sensei invece è stato a capo dell’insegnamento del kendo in bogu, quindi kirikaeshi, kakarigeiko, uchikomigeiko e quant’altro. Grande attenzione è stata anche dedicata al modo corretto di fare suburi. Si sono guardati in particolare anche aspetti solitamente trascurati come il riscaldamento o l’atteggiamento da tenere nel dojo. A ciò vanno aggiunte lezioni sull’arbitraggio, di solito appannaggio di Koji Kasamura sensei, e simulazioni di gara. Durante il seminario è stato un continuo viavai di ottavi dan, sovente hanshi, e settimi dan, che si alternavano o davano insegnamenti su temi specifici. Il penultimo giorno c’è stata anche una piccola gara tra stanze. Il nostro gruppo europeo/sudamericano è andato avanti fino alla semifinale, cedendo il passo ai chiassosi della stanza 302, sconfitti a loro volta in finale dalla stanza 306.

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Ogni occasione è buona per del buon(?) jodan no kamae.

L’ultimo giorno ci siamo allenati come solito la mattina e nel primo pomeriggio, per poi lasciare spazio alla cerimonia di chiusura, con consegna di diplomi e attestati varii. La sera sayonara party con ogni stanza che ha improvvisato uno spettacolino comico. Pure noi. Divertentissimo e professionale il siparietto offerto dai nostri babelici vicini della stanza 302, che infatti hanno vinto il premio come migliore rappresentazione della serata.

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La stanza 301 al completo.

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Nuovi amici, Soleiman dall’Iran. Decisamente sorpreso nel sapermi ammiratore della figura dello shah di Persia Reza Pahlavi, e da sempre amico del popolo iraniano.

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Nuovi amici, Dimitris dalla Grecia.

La mattina di venerdì 28 luglio si tolgono le tende. Rimane chi deve dare l’esame. Saluto i tanti nuovi amici con cui per una settimana ho condiviso asprezze e risate e mi accomiato con la promessa di incrociare nuovamente quanto prima gli shinai.

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Si lasciano le stanze, gli erranti – che, ricordiamo sempre, NON sono perduti – si rimettono nuovamente in cammino per le strade del mondo.

Torno a Shinjuku, ho altri amici da salutare prima che torni in Italia.

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Compere importantissime a Tokyo.

Sabato ho un’occorrenza per me molto importante. Esattamente dieci anni fa iniziai il mio studio del kendo sotto la direzione del Maestro Masashi Chiba. Andai a trovarlo dove al tempo insegnava, l’università Hitotsubashi di Tokyo, dove negli anni sono spesso tornato. Purtroppo l’anno scorso il Maestro ci ha lasciati, e dopo il funerale avevo promesso alla signora Chiba che sarei passato quanto prima a trovarla. L’appuntamento è nella tarda mattinata, la signora arriva in bicicletta, energica come sempre, cosa che non sorprende chi sa che è stata una fortissima pallavolista, membro della squadra che vinse l’oro alle olimpiadi di Tokyo del 1964. Passiamo prima per una visita al cimitero e poi a casa della signora, che come nelle occasioni scorse non manca di preparare un pasto 100% vegano per lo scrivente.

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Vegano e tradizionale giapponese, si può.

Ritorno nella stanza dei trofei di casa Chiba e noto una nuova onorificenza, conferita post mortem dall’imperatore, unica nel suo genere mi dice la signora. Il tempo vola tra i ricordi e lo scambio di regali e sono nuovamente sul treno per tornare a Shinjuku. In serata altri amici da andare a trovare e regali da dare. Domenica mattina si conclude questa mia ennesima esperienza nipponica, il volo Alitalia mi riporta verso casa e, dopo una settimana di risi&bisi e zuppette al miso, anche verso l’agognato momento in cui potrò nuovamente riassaporare del vero e sano cibo italico.

Altre foto ai seguenti link:

https://www.kendo-fik.org/english-page/english-page2/kendo-summer-seminar.htm
https://www.kendo-fik.org/english-page/Summer-Seminar2017-Pictures.html

Maurizio Ricci

Presidente del “Kendo Roma Hic Sunt Leones”

Dojo sito in Lungotevere Dante 313 a Roma.

Contatti:
www.facebook.com/kendoromahsl
www.kendo-roma.it

Orari:
martedì e giovedì 20:30 – 22:30;

sabato 16:30 – 18:30 bambini;

sovente seminari nel fine settimana.


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Furukawa Sensei – Kata!

Il video che vi proponiamo oggi non è particolarmente buono in termine di qualità di ripresa ma è interessante in quanto vede protagonista niente meno che Furukawa Sensei nei Nihon Kendo no Kata.

Cogliamo l’occasione per informarvi che il corso di Kendo a Pesaro riprenderà il prossimo 12 Settembre.

Luoghi ed orari rimangono invariati e sono disponibili qui.


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Buon viaggio M°Kim

Kim Kendo CIK

Come avrete notato ci siamo presi una pausa estiva per ricaricare le batterie a dovere in vista della prossima ripresa dei corsi e delle varie attività di divulgazione del Kendo attraverso articoli e contenuti di varia natura.

Facciamo però un’eccezione per salutare con affetto il M°Kim che ci ha lasciato il 1 Agosto.

Non conoscevamo bene il Maestro a tal punto da raccontare chissà quale aneddoto, ma ci piace associare e ricordare uno dei primissimi eventi CIK al suo saluto nella cerimonia d’apertura.

8 Marzo 2009, Roma.

Eravamo lì per la prima nostra competizione federale ed il M° Kim fece un breve intervento su come esprimere zanshin ponendo l’accento sull’energia da applicare e prese come esempio un kote del giorno precedente di Angela Papaccio (vincitrice del torneo femminile).

Buon viaggio M°Kim


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Takenouchi tutorial

Anche il giovanissimo Takenouchi Yuya si cimenta nel settore dei video tutorial.

Il Vincitore dei 62° AJKC e vice campione del mondo ai 16 WKC è protagonista di un lungo video dimostrativo in cui lo vediamo in azione dai fondamentali alla pratica del karaigeiko passando per svariate tecniche o esercizi base.

Fateci avere la vostra opinione!