Kendo nelle Marche


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Turchia

Durante la lezione speciale tenutasi a Fano qualche settimana nel nostro nuovo dojo Ikendenshin, abbiamo stretto con Mimi Erşen una bellissima collaborazione per il blog.

Come sicuramente molti di voi sapranno, visto che avete proprio con lei incrociate la shinai, Mimi ha visitato per oltre un mese una buona parte dei dojo di kendo italiani.

L’idea che intendiamo sviluppare con lei per questo progetto, consiste nel raccontare in una o più puntate il suo viaggio, tra kendo e amicizia.

Sarà sicuramente un bellissimo modo per vederci da fuori che darà a tutti noi degli spunti di riflessione, oltre che ovviamente rafforzare la collaborazione ed in taluni casi una sincera amicizia tra praticanti.

Tra poche ore avrà inizio il Kendo Summer Camp proprio in Turchia!

Cogliamo l’occasione per augurare a Livio, Tomaso, Bernardo, Christian e tutti i ragazzi turchi buon divertimento! 😉

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Singapore

Esordiamo questa rubrica chiamata DOJO con un report che viene dall’estero, da Singapore per l’esattezza.

L’ interessante serie d’informazioni che segue è frutto della collaborazione con Raffaele Calogero, un kendoka viaggiatore dello Shubukan diretto da Walter Pomero, che trova sempre il tempo di curare con molta attenzione il suo interessante  Kendomaniac Blog. Non appena abbiamo letto i suoi report, abbiamo pensato bene di proporgli l’iniziativa che avevamo nel cassetto da tempo e lui, con molta cordialità, ha stilato una serie di appunti molto utili per tutti coloro che si troveranno a Singapore per lavoro o per piacere.

Questa è la mia terza volta che mi reco a Singapore.

Come al solito è un viaggio di lavoro a cui sono riuscito ad inserire un paio di serate di keiko presso il Singapore Kendo Dojo.

Sono arrivato sabato 21 maggio e sono rimasto una settimana intera. L’arrivo di sabato è stato strategico per riuscire a compensare il jetlag (+8 ore).

Una combinazione di stanchezza e melatonina mi ha permesso di essere ragionevolmente funzionale il lunedì mattina.

Avevo in programma di fare keiko anche domenica a mezzogiorno ma purtroppo il dojo il 22 maggio era chiuso, peccato!  

Lunedi mattina ero piuttosto nervoso a causa dei miei primari impegni di lavoro. Fortunatamente è andato tutto bene. Questo mi ha permesso di gustare in tranquillità e rilassatezza due specialità di Singapore, il granchio al pepe ed al chili, che hanno rappresentato una parte nella cena con le mie amiche di Singapore.

Mercoledì pomeriggio dopo una lunga giornata di incontri e meeting finalmente è venuto il momento di andare al Singapore Kendo Dojo.

A Singapore c’è un solo club di Kendo che pero’ svolge una notevole mole di attività non solo nei due dojo aperti a tutti ma anche al politecnico ed in varie Università, dove gli allenamenti sono specificamente dedicati solo agli studenti.

L’allenamento del mercoledi sera è aperto a tutti e si tiene alla Scuola Giapponese Primaria “Changi Japanese School” che si trova al numero 11 di Upper Changi North Rd, la strada che porta all’aeroporto. Per raggiungere il dojo la cosa migliore è utilizzare un taxi. Il taxi è il mezzo di spostamento più utilizzato dopo la metropolitana a Singapore. I costi sono decisamente ragionevoli, anche grazie al cambio favorevole tra euro e dollaro di Singapore.  Se ci si trova nella zona centrale della città ci sono delle fermate specifiche per prendere il taxi. Al di fuori della zona centrale i taxi si fermano con un cenno della mano. L’altra possibilità è quella di chiamare la centrale taxi e farsi venire a prendere. Il servizio è decisamente efficiente.

Changi Japanese School

L’allenamento che si tiene alla Changi Japanese School avviene in contemporanea sia per i principianti senza armatura che per gli studenti con il bogu. Nelle tre volte che sono stato in questa palestra ho visto sempre un buon numero di partecipanti. Una cosa da non sottovalutare è il fatto che la palestra è climatizzata e questo è molto apprezzabile considerando che a Singapore la temperatura fluttua tra i 28 ed i 33 gradi con un tasso di umidità superiore al 80% !

E’ stato piacevole incontrare nuovamente Perklis un informatico che avevo incontrato al Kendo Club di Cambridge (UK) ) che si è spostato per lavoro a Singapore.

Durante le mie tre visite non ho mai incontrato gli stessi maestri e quest’anno è stato veramente piacevole incontrare Yeo sensei, una persona squisita che mi ha accolto con molto calore e che mi ha ufficialmente presentato come un ospite italiano.

L’allenamento è iniziato come al solito con una breve serie di esercizi di stretching e del suburi di base, dopo di che abbiamo fatto il saluto e indossato il men. A questo punto è iniziato l’allenamento vero e proprio con alcuni giri di kirikaeshi. Successivamente, l’allenamento è stato focalizzato sull’uso di tecniche multiple.

Nel complesso l’allenamento ricordava molto quello che ho fatto durante la visita di Sumi sensei al nostro dojo in Aprile. A seguire abbiamo fatto alcuni giri di kakarigeiko e l’allenamento si è concluso con circa 30 minuti di jigeiko libero. Nelle mie visite ad altri dojo in giro per il mondo vedo di fare del mio meglio nella pratica del kion e del jigeiko ma tengo un profilo piuttosto basso. Tendenzialmente mi metto in fila per i combattimenti con i maestri e vedo di essere il piu’ pulito possibile nelle tecniche. Questa volta il jigeiko è stato veramente particolare. Dato che le code per il jigeiko con gli istruttori erano piuttosto lunghe ed era possibile incrociare lo shinai anche con altre persone ho invitato uno degli studenti che avevo conosciuto l’anno prima. Mentre facevamo jigeiko si è formata una fila di persone che aspettavano di fare jigeiko con me. La cosa mi ha fatto molto piacere anche se ero piuttosto preoccupato di non riuscire a sopravvivere ad un incessante numero di jigeiko consecutivi. Questa è stata la prima volta che ho fatto da motodachi durante il jigeiko ed è stata un’esperienza decisamente interessante. Ho provato a seguire i suggerimenti che Sumi sensei ha dato durante la sua ultima visita in Torino: “incalzare kakaritè con il corpo ma lasciarlo, allo stesso tempo, libero di esprimersi”. Ho fatto del mio meglio e spero che gli studenti siano stati contenti del jigeiko. Devo ammettere che è stato tutto molto piacevole, ma sono stato contento quando ad un certo punto è suonato il gong che indicava la fine dell’allenamento, ero completamente distrutto.

La serata è continuata dopo l’allenamento, dato che Yeo sensei mi ha chiesto di aggregarmi a lui ed agli altri studenti per mettere qualcosa sotto i denti e bere un paio di birre. Serata piacevolissima per la conversazione e per l’ottima birra di Singapore.

credits – Kendomaniac Blog

Ho nuovamente incontrato Jafar, la persona alla mia sinistra con la maglia bianca, che è il web manager del sito del dojo, e che è la persona che va contattata per organizzare una visita al dojo (enquiries@singaporekendo.org.sg). Ho anche avuto una piacevole conversazione con una giovane coreana, piuttosto brava nel jigeiko (maglia gialla affianco di Jafar). Ho scoperto parlando con Yeo sensei (seconda persona alla mia destra con la maglia scura e gli occhiali), che aveva combattuto con il mio maestro, Walter Pomero, durante il Kendo World Championship negli USA. Ho poi chiesto a Walter se si ricordava di Yeo e mi ha confermato di si dicendo che era un buon combattente. Yeo sensei è anche un caro amico di Lancini sensei di Brescia.

Ho anche detto a Yeo sensei che descrivo le mie esperienze di kendo in un blog e che, avendo una telecamera nel men, mi sarebbe piaciuto poter riprendere la pratica del giorno dopo. Sono stato molto contento quando ha accettato. Anzi era particolarmente curioso di vedere la mia piccola videocamera.

Prima di tornare in albergo ho confermato che ci saremmo visti il giorno dopo alla scuola elementare giapponese “The Japanese School” in 95 Clementi Rd.

Il keiko del giovedi è aperto solo agli studenti che abbiano almeno il grado di shodan. L’allenamento del giovedi è stato molto impegnativo anche perché la palestra è piccolina e non condizionata. E’ stata veramente dura! Alla fine dell’allenamento ero così sudato che sembrava che avessi immerso il keikoji in acqua. La cosa piacevole è che, avendo avuto il permesso di usare la telecamera, ho potuto fare un riassunto visivo della lezione che è molto più esplicativo di una breve descrizione scritta.

Essenzialmente l’allenamento è stato basato su kirikaeshi e oji-waza.

Dopo siamo passati la jigeiko con I maestri e, a causa del caldo terribile, sono riuscito a farne solo due, poi mi sono dedicato al mitorigeiko.

Non poteva mancare alla conclusione dell’allenamento un bella foto di gruppo!

credits – Kendomaniac Blog

Parlando con Yeo sensei gli ho anche strappato la promessa di cenare insieme e fargli visitare Torino dopo il prossimo 15° WKC che si terranno a Novara il prossimo anno.

A questo punto sono rientrato in albergo e, dopo una doccia ritemprante, mi sono dedicato alla seconda attività principale preferita dai Singaporegni, trovare un bel posto per cenare. A Singapore c’è solo l’imbarazzo della scelta e, dato che ero un po’ stanco, alla fine ho optato per il bistrò del Mariott Hotel sulla via centrale dello shopping di Singapore, dove ho mangiato un tempura di ostriche ed un fantastico satay di pollo e manzo.

Se tutto va bene dovrei tornare a Singapore ad Ottobre per un altro meeting e per un po’ di altro keiko al Singapore Kendo Dojo.

Raffaele Calogero

Avete qualcosa da chiedere a Raffaele? 😉


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sen

Il primo stage tecnico-culturale della nostra federazione è stato superlativo. Cercherò di fare del mio meglio nel raccontarvelo, ma tenete presente che chi scrive non può aggiungere niente di suo, ma soltanto riferire (nel modo peggiore) ciò che Takuya Murata 6° dan e Livio lancini 7° dan renshi ci hanno trasmesso. L’atmosfera dello stage e la profondità delle cose dette (e non dette) ve la lascio immaginare.

Mentre provo a mettere in ordine le pagine dei miei appunti mi ritornano in mente le parole di Takuya Murata: “questi insegnamenti sono trasmissibili solo da Maestro ad allievo perché senza condivisione di esperienza non è possibile capire niente”. Leggendo l’articolo, quindi, non sarà possibile capire la pienezza degli insegnamenti di Takuya Murata. È proprio per questo che ad inizio stage è stato vietato di filmare la lezione esortando tutti i presenti ad assorbire in prima persona, attimo dopo attimo, gli insegnamenti offerti.

Il “sen”, cosa difficile da capire, impossibile da riferire.

Innanzitutto facciamo chiarezza sui termini usati. Molto spesso su tali concetti si crea non poca confusione. Questo è dovuto a diversi fattori. Due in particolare: l’uguaglianza fonetica di diversi ideogrammi giapponesi e le diverse sfumature di tale concetto via via prese in considerazione dai maestri giapponesi . Questi ultimi sottintendendo, a volte, una quantità enorme di concetti (oserei dire di natura filosofica),  rendono difficile, a chi non ha dimestichezza con tali concetti, orientarsi agevolmente attorno al significato del termine “SEN”.

Innanzitutto bisogna capire cosa esprime il concetto di SEN (che letteralmente significa “essere antecedente a”). Si potrebbe definire come la tecnica per compiere il nostro colpo decisivo prima del colpo decisivo del nostro avversario. Esistono naturalmente diversi modi e tempi per attuare il SEN.

Per capire le diverse tipologie di sen dobbiamo rifarci alla terminologia della Ono-ha Itto-ryu, la base culturale e tecnica del kendo moderno.

Per questa antica scuola di spada esistono 3 tipologie di sen:

1. SEN SEN -no SEN

2. SEN ZEN _no SEN

3. SEN GO -no SEN

In ogni espressione il primo “sen” si riferisce al nostro avversario mentre l’ultimo si riferisce a noi stessi. Il termine “no” indica “appartenenza”. Il secondo termine di ogni espressione, invece, indica la proprietà che cambia il nostro SEN rispetto a quello dell’avversario.

Dobbiamo sempre tener presente che anche il nostro avversario attuerà un suo SEN allo scopo di prevalere.

Per il momento ci soffermiamo sulle prime due tipologie di sen, SEN SEN -no SEN  e SEN ZEN -no SEN.

I due termini che specificano la tipologia di SEN sono rispettivamente SEN e ZEN. In questo caso SEN indica una causa non immediata e ZEN una causa diretta immediata. L’esempio fatto da Takuya Murata è questo: una palla che tirata a caso nella stanza, dopo aver rimbalzato diverse volte, rovescia la pentola piena d’acqua è SEN. Una palla tirata volutamente sulla pentola per farla rovesciare è ZEN.

Questi concetti si traducono in una precisa scansione temporale, in una linea spazio-tempo. Nelle arti marziali spazio e tempo coincidono. Se ho tempo ho anche spazio e se ho spazio ho anche tempo.

Da A  a B  c’è la preparazione al colpo, da B a C il caricamento, D e E il colpo. In particolare B rappresenta il momento in cui dopo la preparazione al colpo (A) iniziamo a muoverci per il caricamento (C) e D il momento in cui finito il caricamento  decidiamo di abbassare la shinai per colpire (E).

SEN SEN -no SEN comprende il periodo A, quello della preparazione al colpo.

SEN ZEN -no SEN  comprende i periodi B e C. Appena iniziamo a muoverci per caricare è possibile attuare SEN ZEN -no SEN.

Non abbiamo finora parlato della terza tipologia di SEN, SEN GO -no SEN. Questo tipo di SEN viene attivato per rompere l’attacco di un avversario e poi colpire. Comprende i periodi D e E della linea spazio/tempo.

A questo punto sarà bene ritornare alle questioni terminologiche. Finora per indicare le diverse tipologie di SEN abbiamo utilizzato una terminologia specifica della Ono-ha Itto-ryu. Questa terminologia è stata assimilata e modificata in parte dalla Zen Nippon Kendo Renmei pur mantenendo la tripartizione e il suo significato.

I termini utilizzati dalla Zen Nippon Kendo Renmei costituiscono la terminologia ufficiale da utilizzarsi in tutti gli stage e le occasioni formali.

Ora il problema fondamentale diventa la scelta di una tipologia di SEN e la sua efficacia. Come facciamo ad applicare il SEN e portare il nostro colpo definitivo prima di quello del nostro avversario? Per iniziare a comprendere questo punto è necessario tener a mente diversi elementi.

Per spiegarci questo concetto Takuya Murata chiede a Livio Lancini di prestarsi ad una dimostrazione. Murata colpirà men mentre Lancini dovrà soltanto parare i suoi colpi. Chiaramente Lancini para tutti i men di Murata (tranne il primo ;)). A questo punto Takuya Murata chiede a Livio Lancini di colpire men, mentre Takuya Murata farà la stessa cosa. A quel punto il men di Murata inizia a “filtrare” nella guardia di Lancini.

La lezione: il cervello umano, da un punto di vista biologico non può gestire allo stesso tempo due azioni contrapposte. È molto facile parare un colpo, ma è molto difficile gestire qualsiasi altra cosa nell’istante preciso in cui decidiamo di colpire. In quel momento noi siamo come accecati. Entra in campo il concetto di KYOJITSU. La natura umana è  caratterizzata da successioni di kyo e di jitsu. Sono due termini che possono essere tradotti con termini diversi e che indicano concetti contrapposti. Jitsu può significare vero, pieno, consistente, mentre kyo,  falso, vuoto, inconsistente etc etc… Nella vita come nel kendo è preferibile emanare più Jitsu che Kyo, ma in quanto esseri umani non possiamo essere sempre attenti e vigili. A momenti di pienezza succedono inevitabilmente momenti di vuoto. “Quando siamo pieni, realizzati è lì che inizia la lacuna”. Nel momento esatto in cui sono nel pieno della mia intenzione di colpire (jitsu) sono accecato da questa pienezza e non riesco a vedere altro (kyo).

Dobbiamo cercare di sfruttare i momenti di kyo del nostro avversario, come ad esempio il momento di attivazione del movimento. L’esempio classico che ci è stato mostrato è il debana.

3 sono i momenti di kyo fondamentali da poter sfruttare, “tre momenti da non perdonare” o Mittsu-no Yurusanu Tokoro

1. Degashira (Debana)

2. Uketometa Tokoro (quando un avversario para il nostro colpo)

3. Waza-no Tsukita Tokoro (quando una serie di waza si esaurisce)

a questi tre se ne aggiungono altri due

4. Hiita Tokoro (quando l’avversario sta per indietreggiare)

5. Itsuita Tokoro (quando l’avversario si arresta)

Come sfruttare questi momenti di kyo? Attraverso quello che viene chiamato KAN KEN -no MESTUKE. Tale concetto rappresenta la fusione di “vedere” e “sentire” e consente di percepire una cosa prima che essa accada. Guardare fisicamente un’azione è una cosa necessaria, ma da sola non basta. Nel momento in cui io aspetto di vedere un momento di kyo, questo è già passato. Guardare significa essere passivi nei confronti dell’evento. Non bisogna assistere all’evento, ma bisogna partecipare all’evento. Questo è possibile perché colui che compie l’azione è un “uomo vivo” con cui posso entrare in contatto. Posso partecipare a ciò che lui sta per fare osservando la sua intenzione.

I momenti di Kyo possono essere determinati da diverse cause. Esistono diversi tipi di SUKI (letteralmente, lacuna, fessura).

1. KOKORO -no SUKI. Lacuna psicologica

2. WAZA-no SUKI. Lacuna tecnica (i colpi non vengono portati correttamente, la shinai non viene impugnata nel modo giusto etc etc)

3. KARADA-no SUKI. Lacuna di impostazione del corpo (postura, passi etc etc)

Con l’espressione KOKORO_no SHIKAI si intendono i 4 stati di KOKORO (la parte dell’anima animata da sentimento) da evitare nella pratica del kendo.

1. KYO: spavento, paura o condizionamento dovuto alle situazioni visibili (l’avversario, il contesto etc etc)

2. KU: la paura intrinseca dovuta ad uno stato mentale proprio

3. GI: il dubbio riguardo agli accadimenti. (C(men!!)osa sta succedendo??

4. WAKU: sottovalutare il proprio avversario

SEN SEN-no SEN colpisce questi 4 stati dell’animo.

Grazie a Takuya Murata e Livio Lancini. Veramente uno stage superlativo!!