Kendo nelle Marche


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“Come on again!”

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Credits – Raffaele Calogero

Vi chiederete se vi trovate in un blog di cinema e lo comprendiamo.

In realtà questa battuta è stata il leitmotiv del seminario tenuto da Sumi Sensei a Torino lo scorso weekend.

I più attenti lettori del blog ricorderanno il post “Sumi Masatake – «se vuoi attaccare, vieni pure quando vuoi!»” ed è proprio a quel tipo di approccio che Sumi ha fatto riferimento.

Eseguire la tecnica e non appena terminata essere comunque pronti, mentalmente e fisicamente, pronunciando per l’appunto “come on again”.

Attorno a questo filo conduttore si sono avvolti aspetti tecnici molto interessanti.

Il primo è mantenere la postura corretta eseguendo da fermo le tecniche con fumikomi senza aggiungere neanche un piccolo passo dopo il colpo. Zero inerzia. Un passo, il colpo e stop. Esercizio dopo esercizio si poteva percepire concretamente il consolidamento della postura.

Un altro spunto interessante è stato il seme-ashi. Attraverso un passo lungo, generoso, con il piede destro nell’avanzare verso il compagno da toma si riesce ad evitare che il busto fletta in avanti.

Non è poi mancata una parte di allenamento fisico espressa durante uchikomi geiko e kakari geiko.

Nel kakarigeiko Sumi Sensei ha chiesto a kakarite di esercitare molta pressione per pochi attimi prima di attaccare e non di esplodere azioni a ripetizione come usualmente viene fatto in questo esercizio.

Ci sarebbe tanto altro da dire, ma non renderebbe giustizia al lavoro svolto dai Maestri Sumi e Tashiro oltre all’organizzazione dello Shubukan Torino.

Ci vediamo il prossimo stage?


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7° Seminario del Chianti

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Recarsi nel Chianti è sempre un gran piacere, è indiscutibilmente uno dei luoghi più belli d’Italia.

Se poi ci si abbina un bel “Weekendo”, non si può chiedere effettivamente di più.

E’ così che andata quindi per la 7° edizione del Seminario condotto dal M°Ishiyama che anche quest’anno è stato affiancato dal M° Yoneyama.

Sessione del sabato particolarmente intensa (o forse è così che l’ho sentita per le pochissime ore di sonno…), con molto dinamismo per portare a termine sia uchikomi geiko che kakari-geiko oltre ad un bel mawari-geiko.

Ottima soluzione per il pranzo quella studiata da Dado e compagni, pietanze giapponesi al di fuori del famoso sushi o sashimi direttamente dal ristorante Terravia.

Nella ripresa pomeridiana è stata poi data la possibilità a tutti di praticare shiai geiko, sia come shiasha che come shinpan.

La disponibilità dei Maestri nell’osservare, correggere ed ascoltare è un tesoro di un valore molto importante.

Un allenamento  ricco di spunti dalle Scuole di Polizia nutrono di curiosità i partecipanti e mantengono alta l’attenzione.

Dopo tanto sudore in questo pomeriggio di fine Maggio raggiungiamo il B&B dentro Colle Val d’Elsa. Qualche minuto di riposo per poi recarsi al Cresta Rossa, location del sayonara party.

Ottimo cibo in mezzo al verde ed un clima di festa davvero unico.

Decine di brindisi per l’ormai famoso Bicchi hanno stimolato la fantasia e la simpatia di Yoneyama Sensei che ha preparato un siparietto memorabile per dare il via poi ad una performance canora di gruppo che rimarrà negli annali dei sayonara party…

Portata a casa la pelle dopo una lunghissima giornata piena di keiko e festeggiamenti, ci prepariamo mentalmente alla domenica.

Kata, Ittoryu, Uchikomi e prove d’esame per tutti!

Eh si, nel pomeriggio tutti i presenti hanno avuto modo di provare davanti a due Maestri di altissimo livello il proprio esame ed avere immediatamente dopo una spiegazione su dove migliorare per superarlo al meglio. Occasione davvero unica!

Questo seminario ci lascia sempre dei preziosi doni nella valigia del ritorno. Amici, Kendo di qualità, Spirito e voglia di crescere assieme.

Alla prossima e grazie agli amici dell’Ittoryukai Valdelsa ed Ittoryukai Firenze per aver organizzato questo bellissimo seminario!

 


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Lo stage di Miyato Sensei

Dopo molto tempo torniamo con un report di stage sul campo!

L’occasione è delle più ghiotte e nonostante la distanza abbiamo potuto presenziare ad un bellissimo seminario tenuto da una bellissima persona oltre ad un Kendoka molto forte.
Stiamo parlando di Miyato Nobuyuki (Kyoshi 8°dan) venuto in Italia assieme Koyama Sensei nel 2013 e poi invitato varie volte da diversi club italiani per poterne apprezzare pienamente l’efficacia della sua didattica.

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credits – Raffaele Calogero

Assieme A Manuela e Maria Costanza di Rimini, ho intrapreso venerdì sera il lungo viaggio verso il Dynamic Dojo di La Loggia, storico dojo di arti marziali e
sede del Seminario in questione organizzato dallo Shubukan Torino e l’ASD Shisei.

Arriviamo in serata e troviamo una bella tavolata di kendoka impegnati tra pizza e birra.

La gentilissima Laura Imperiale ci accompagna al dojo dove pernotterò assieme ad altri kendoka.

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credits – Raffaele Calogero

La mattina seguente si parte ed il Maestro illustra quello che sarà il tema di tutto il seminario: la mano sinistra.

Come ovvio che sia per chi pratica Kendo da ormai diverso tempo, certi concetti sono ampiamente noti ma sappiamo altrettanto bene che il “come” vengono comunicati può “accendere lampadine” per progredire nello studio di tutti i giorni nei propri dojo.

Andiamo quindi dritti ai punti che sono, almeno per me, stati illuminanti.

La mano sinistra è quella che ha il compito di muovere lo shinai, sia nel caricamento che nella discesa dello shinai verso l’obiettivo.
Il Maestro ha evidenziato quanto sia importante che il fulcro del movimento sia posizionato proprio nella mano sinistra e non a metà tsuka o sotto la tsuba, sulla mano destra.

La mobilità che il polso sinistro deve avere può essere accomunata a quella che occorre per poter palleggiare un pallone da basket.
Se il polso è bloccato il pallone non rimbalza. Se è rilassato possiamo controllarne i movimenti e fare un buon tenouchi.

Un ulteriore punto su cui Miyato sensei ha posto l’accento è stato il modo d’impugnare lo shinai con la mano destra.
Alcuni praticanti credono che la mano destra molto rilassata li porti a non eccedere in forza durante tutte le fasi del colpo,
Ma nel fare tenouchi vi è il rischio di stringere troppo lo shinai irrigidendo tutta la parte destra, sia il polso che il braccio ma soprattutto la spalla.
Quindi, mano destra rilassata ma non in modo esagerato. Con questo approccio ci si deve aspettare anche la correzione relativo alla testa che si sposta all’indietro al momento dell’impatto nel bersaglio.

Altrettanto importante è concentrarsi sul monomi affinché la postura rimanga corretta ed invariata durante tutta l’azione.
Qualunque cosa accada i nostri occhi devono guardare attraverso il monomi.

Il Maestro tra un esercizio e l’altro ha poi fatto un passaggio sulla respirazione che secondo noi merita di essere riportato.
Come essere umani possiamo inspirare sia dalla bocca che dal naso, ma l’effetto che si ha con l’uno o l’altro modo è differente nella pratica.
Respirare con la bocca permette sì di far entrare più aria nei polmoni, ma aumenta anche il rischio di irrigidimento della parte superiore del corpo (vedi spalle), pertanto è preferibile respirare col naso prima dell’esecuzione del colpo.

Il programma del weekend a La Loggia prevedeva anche l’allenamento della Nazionale Italia che ha avuto luogo in modo specifico nella mattinata di domenica.

Chi come noi non era coinvolto da quella sessione ha potuto apprezzare la lezione di Livio Lancini che ha proseguito il lavoro sui polsi applicandolo al do, in particolar modo sulla costruzione del Men Kaeshi Do.

Gli spunti su cui riflettere sono tanti ed occorreranno anni per vederne i risultati a seguito di tanto sudore ma le parole del Maestro a fine stage devono darci energia per proseguire con impegno sulla Via della Spada.

“Posso insegnarvi la tecnica, ma la crescita nel Kendo dipende solo da voi”.

Inutile dire che ai prossimi Campionati per 8°dan che si terranno tra poco meno di un mese, Miyato Sensei sarà uno tra quelli per cui tiferemo!

Ecco la scheda del Maestro sulla pagina del 16° Torneo per 8°dan dal sito della federazione giapponese.

http://www.kendo.or.jp/competition/senbatsu-8dan/16th/playerlist/7386.html

Qui di seguito il video dello stage tenutosi lo scorso anno:


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Stage invernale CIK – EKF 2017

Siamo al Seminario autunnale di Kendo con esami CIK da 3 a 5 dan ed esami EKF di 6 e 7 dan. Evento condotto condotto da una delegazione ZNKR coadiuvata da 7° dan italiani.
I maestri giapponesi, componenti della delegazione sono: Saburo IwatateHanshi 8 Dan, Takao Fujiwara, Hanshi 8 Dan, Tatsuaki Kosaka, Hanshi 8 Dan.

E’ difficile scrivere un resoconto di uno stage di questo livello vista la quantità di elementi che hanno composto quella mistura di competenze, esperienze, sensazioni a cui i partecipanti potevano attingere.

Cominciamo da ciò che era più evidente. Il seminario, frutto di una collaborazione tra la Confederazione Italiana Kendo e la European Kendo Federation, ha registrato la massima affluenza tra tutti gli eventi mai organizzati dalla CIK. Oltre al numero, impressionante, saltava all’occhio anche l’internazionalità dei partecipanti. Ricordo di aver visto zekken con la bandiera Italiana, Giapponese, Francese, Svizzera, Finlandese, Danese, Spagnola, Turca, Croata ed Uruguaiana (e magari qualcuno mi è sfuggito). Alla luce di ciò, sono certo che chi ha preso parte all’evento abbia avuto la sensazione, come me, di far parte di qualcosa di grande.

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I partecipanti al seminario. Foto di Tugce Belin.

Per centrare il cuore del seminario, gli insegnamenti dei maestri, andiamo a Domenica mattina, quando Kosaka sensei (con un intervento di Fujiwara sensei) ci ha guidato in un intenso e poetico viaggio attraverso i valori e la visione della pratica del Kendo. E’ stato encomiabile il lavoro di Murata sensei e di Leonardo Brivio nel tradurre le parole dei maestri in Italiano ed in Inglese. Sono certo quindi di non render merito agli insegnamenti dei maestri ed al lavoro di traduzione andando a cercare di riassumere (a parole mie) l’insegnamento ricevuto. Vogliano e vogliate scusarmi se nel rendicontare quanto detto confondo qualche termine o commetto qualche imprecisione.

Murata sensei durante la spiegazione delle parole del Maestro.

Le prime osservazioni sono state in merito al termine “On” tradotto come riconoscenza e, altrove, come obbligo nei confronti di qualcuno.
Gli “On” evidenziati dal maestro sono stati: quello verso i nostri genitori (oya on), quello verso la patria, o meglio, verso il contesto sociale e culturale in cui viviamo, quello verso nostri insegnanti (shi no on) e quello verso i nostri compagni di pratica.

Esiste qualcuno che ci ha generati, una società che ci permette di intraprendere un cammino, degli insegnanti che tramandano un sapere e dei compagni indispensabili per poter praticare questa disciplina. Prenderne atto, essere riconoscenti con tutti loro, è alla base di tutto, è una condizione affinché possiamo dare il giusto valore a quel che stiamo facendo.

Per tradurre questa riconoscenza in realtà, ci sono stati proposti due motti:

“Siate la fonte della felicità degli altri”

“Siate fonte d’aiuto per gli altri”

Due espressioni estremamente semplici per chiarezza e, al contempo, drasticamente difficili da attuare.

Questa è predisposizione interiore alla pratica, lo spirito con il quale bisogna affrontare il lavoro quotidiano nel dojo.
Quest’altra semplice espressione:

“Praticare pienamente per tutta la vita”

Introduce la modalità con cui pensare allo shugyo: un impegno che non si protrae per la durata di un corso, per una fase della vita o fino al conseguimento di un traguardo. Piuttosto una costante nella nostra esistenza. Il Maestro ha indugiato a lungo su quel “pienamente” che sottolinea come la costanza della pratica deve avere anche una caratteristica qualitativa che sia di massimo coinvolgimento, partecipazione ed attenzione. Non basta esserci, bisogna esserci pienamente.
Questa pienezza, questa serietà deve avere anche delle connotazioni di obiettività. Quando veniamo colpiti, praticare con pienezza vuol dire chiedersi: “Cos’ha permesso al mio opponente di colpirmi? Dove ho avuto una lacuna?”. Allo stesso modo, quando mettiamo a segno un colpo, è necessario metter da parte l’entusiasmo e chiedersi: “Cosa manca a questo colpo per essere perfetto?” – perché perfetto non può essere – “Come sono riuscito a costruirlo?”

“Nessuno può sapere se alla fine del nostro percorso incontreremo il Satori (l’illuminazione) o se avremo solo tanti dubbi.
Quel che conta è non guardare indietro ma andare avanti e continuare a praticare”

Con questa massima, scritta con la metrica propria delle poesie, insisteva sul concetto di Shugyo per tutta la vita, pur senza sapere se si va incontro al Satori o solamente a tanti dubbi.

Il maestro conclude quest’interessantissima lezione con un’ulteriore visione secondo la quale la pratica del kendo corrisponde a “tante montagne, tante nuvole”.
L’immagine disegnata da questo motto è quella di una montagna dietro l’altra. Una volta raggiunta, probabilmente con difficoltà, la cima della prima montagna, si scorge una seconda ancora più alta. Scalata la vetta della seconda, ecco una terza più maestosa. E così via.
Se ciò non bastasse, tra una montagna e l’altra ci sono banchi di nuvole che ci fanno rischiare di perdere la strada.
Ecco a cosa corrisponde la pratica del Kendo: ad una serie di difficoltà da affrontare sempre maggiori (montagne), in un contesto colmo di insidie (nuvole).

Proprio grazie a questo concetto mi è facile tornare all’allenamento del Sabato mattina, basato sullo studio dei “Bokuto ni yoru kendo kihon waza keiko ho”.
“Niente di complicato” penseranno i più. Ho avuto la fortuna però di poterli studiare proprio nelle vicinanze di uno dei nanadan europei che coadiuvavano i maestri durante il seminario.
Probabilmente la mia supponenza nel “conoscere” questi kata consisteva nell’aver scalato la prima montagna, la più bassa. E’ stato scioccante scoprire che davanti c’era una montagna ben più grande: persino il primo men del primo kata era difettoso.
Bisognava ricominciare tutto da capo.

Lo studio di questi kata si colloca in una didattica che passa per queste tre fasi:

Bokuto ni yoru kendo kihon waza keiko ho
Nihon kendo no kata
– Pratica con lo shinai

Il senso di questo percorso è quello di costruire una consapevolezza della spada prima di iniziare a scambiare colpi con uno shinai.
Lo stesso percorso è stato quello proposto dai Maestri. Lo studio dei Bokuto ni yoru kendo kihon waza keiko ho ha infatti preceduto la ripetizione delle stesse tecniche con shinai e bogu.
L’obiettivo è quello di attuare un colpo tecnicamente corretto con “ki ken tai no ichi” nel preciso istante in cui l’occasione, il suki (debolezza di spirito, della tecnica o della guardia dell’avversario) si palesa.
Questo tempismo è detto “ichi bioshi” (un sol respiro o un sol battito) ed è realizzabile solo grazie ad una pratica instancabile, continua e corretta.

Come spesso accade l’attenzione dei Maestri era più rivolta alla postura, alla posizione della testa, dei piedi, delle spalle che non alla velocità o la forza con la quale viene portato un colpo.
Anche questo si rispecchia nel percorso citato che vuole che innanzi tutto si curi la forma e la consapevolezza che quel che maneggiamo non è un manufatto di bamboo, ma una spada.

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Embu dei Kata Bokuto ni yoru Kendo kihon waza keiko ho. Al termine il Maestro si è complimentato con Angela Papaccio per aver vissuto il momento con tanta intensità (pienezza) da esser arrivata con il fiato corto al termine del nono kata.

Durante il seminario ci sono stati due momenti per il jigeiko: un lunghissimo mawarigeiko (un’ora circa) al termine di Sabato pomeriggio ed un jigeiko libero al termine di Domenica mattina.

Infine giungiamo alle sessioni d’esame dal 3° dan al 7° dan. Non essendo coinvolto negli esami non posso che unirmi alle congratulazioni rivolte sia a chi ha sostenuto con esito positivo la prova che a chi, con forse meno soddisfazione, ha comunque accettato di porre il suo operato (ed il suo cammino) al giudizio altrui affinché ne fosse valutata la qualità.

Spero di esser riuscito a trasmettere in queste poche e confuse righe lo spessore di quest’evento. Se ho imparato qualcosa è mio dovere ora rispettare l’on verso i maestri europei e giapponesi che hanno messo il loro sapere a nostra disposizione; l’on verso la patria che tramite le istituzioni CIK e EKF hanno reso possibile quest’evento affinché i praticanti europei possano vivere esperienze di questo livello; l’on verso i miei compagni di pratica: Paolo, Laura e Michela che hanno condiviso con me la trasferta a Modena e tutti gli altri con i quali, nel dojo, cercheremo di mettere a frutto quanto appreso. Per l’on verso i miei genitori, me la vedrò privatamente… 😉

Grazie a tutti.