Kendo nelle Marche


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Kitamoto 2017, “Andata e ritorno”

Kitamoto 2017, “Andata e ritorno”
(44th Foreign Kendo Leaders’ Summer Seminar 2017)

A seguito della presentazione di un curriculum accompagnato da una richiesta formale, mi sono visto recapitare un messaggio di posta elettronica dalla CIK che mi comunicava essere uno dei due fortunati prescelti che quest’anno avrebbero potuto prendere parte al seminario per istruttori stranieri di Kitamoto. Evento organizzato dall’International Kendo Federation (FIK), giunto alla sua quarantaquattresima edizione.

Mercoledì 19 luglio, nel primo meriggio, la partenza da Fiumicino con il solito scalcagnato aereo Alitalia; arrivo a Narita giovedì 20 a mattina. Mi trasferisco a Shinjuku dove dei vecchi amici sono ad attendermi. Noto piccoli cambiamenti in questi ultimi anni che sono mancato, addirittura un ristorante vegano nel cuore di Tokyo. Il cibo nemmeno troppo male. Seratona amarcord tra le mille luci della notte giapponese.

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新宿区の夜。

Il giorno dopo in mattinata mi incontro con l’altro fortunello italiano che, come me, potrà gioire di un’intera settimana passata a dormire per terra. Strada facendo raccattiamo un ragazzo di Macao e un russo stagionato che, appare evidente, non capisce una sola parola di inglese. Formata l’allegra armata brancaleone prendiamo il treno e arriviamo nella ridente Kitamoto. Seguiamo le dettagliatissime informazioni forniteci ed eccoci raggiungere finalmente il Gedatsu-kai Kenshū Center, la nostra prigione per i prossimi sette giorni. All’arrivo troviamo il gentilissimo staff della ZNKR che ci elargisce tutto il necessario per passare la settimana in allegria. Noi italiani veniamo assegnati alla stanza 301, in compagnia di due brasiliani, un cileno, un ecuadoregno, un dominicano, un maltese e un portoghese. Contando il maltese siamo ben tre persone a favellare la lingua «del bel paese là dove ‘l sì suona», il resto della stanza si divide invece equamente tra portoghese e spagnolo, ma la lingua franca, qui e ovunque durante la settimana, è l’inglese. Mi approprio del mio angoletto dove dispongo la mia stuoia, o futon che dir si voglia, e predispongo il fortino di cosemie intorno al giaciglio.

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L’allegra camerata.

Dopo poco ci si riunisce tutti in sala mensa, dove i maggiorenti del seminario ci declamano le regole da rispettare durante tutto l’evento. Nulla di troppo severo, so di carceri che tutto sommato forse se la passano peggio.

Nel pomeriggio è previsto un breve allenamento, più un riscaldamento che altro, a cui segue la cerimonia di apertura con la presentazione dei tanti importanti maestri presenti. Arriva per un saluto particolare anche il presidente della federazione giapponese, il maestro Fujio Cho. Il dojo è ovviamente maestoso, e da subito è facile vedere l’alta qualità sia degli insegnanti che dei praticanti accorsi.

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Andando al dojo.

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L’imponente dispiegamento di bevande (tè all’orzo, acqua e bevanda energetica) nel dojo.

La giornata si conclude con un festeggiamento di benvenuto, introdotto da lunghissime e, immagino, dottissime prolusioni, del sindaco di Kitamoto, di tutto un nugolo di autorità e da non so chi altri. Fame e stanchezza avevano ormai scavato in profondità nei corpi e negli animi dei presenti, la quasi totalità infatti, con istinto predatorio e bava alla bocca, guatava ipnoticamente le bevande e i cibi presenti sui tavoli imbanditi, in attesa solo del rompete le righe che avrebbe dato inizio al baccanale. Non essendoci praticamente quasi nulla di vegano in sala, al termine dei festeggiamenti inauguro la prima delle mie tante sortite notturne al kombini di zona, dove potrò pascermi di manicaretti tipo il panino di gomma alla soba o il mochi fritto con ripieno di sesamo. A onor del vero anche gli onigiri alla prugna sono andati forti. Il tutto innaffiato da copiose libagioni di pocari suetto e tōnyū fruttato (altre leccornie purtroppo non reperibili in Italia…).

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il mio cibo preferito in Giappone. Non da tutti.

Complici i precedenti giorni di sbattimento, e la disabitudine a dormire in una camerata tipo militare, riesco ad appisolarmi per ben due ore prima di alzarmi per l’asageiko mattutino delle 5:00. Allenamento non obbligatorio ma a cui quasi tutti presenziamo. Si va quindi nel dojo e ci si prende allegramente a mazzate, prima coi Maestri e poi tra di noi. Piccola pausa e alle 6:30 inizia il primo allenamento mattutino, che si protrarrà fino alle 7:30. Alle 8:10 la colazione. Puntuali in sala mensa, si attende l'”itadakimasu” del capo delegazione ZNKR per iniziare a desinare con malcelata voracità. Per me l’orario dei pasti sarà sempre un momento di (s)piacevoli scoperte, vista non solo l’abitudine locale di fare colazione con cose tipo merluzzo o puteolenti brodaglie varie al miso, ma anche per la scarsa propensione al veganesimo, che mi ha ogni volta portato a imbastire un do ut des barattifero nel tentativo di ottenere quanto più cibo edibile possibile. Ma a dispetto delle peculiari abitudini alimentari locali, grazie soprattutto agli Dèi orientali del Kombini: San Lawson, San SevenEleven, San FamilyMarto et alii, la sopravvivenza è comunque sempre stata assicurata dalle ampie scorte fatte nottetempo. Ancora oggi li ricordo nelle mie preghiere. Finita la colazione di pesce e alghe si torna in stanza a provare a sonnacchiare, ma per le 9:30 bisogna essere di nuovo al dojo per il secondo allenamento mattutino, che terminerà alle 11:40. Chi riesce a trovare il tempo si fa un bel bagno alla giapponese, sacrosanta abitudine che bisognerebbe in qualche maniera re-introdurre anche da noi, e alle 12:10 si pranza. Solito rituale con le stanze divise per tavoli e l’attesa del comando per iniziare a mangiare. A fine pasto c’è anche il programma della giornata. Poi a turno, tutte le stanze saranno di corvée per la pulizia della mensa, del dojo, dei bagni e dell’o-furo. Io, dall’alto delle mie due ore di sonno, barcollo fino alla mia stanza per assopirmi in un sonno profondissimo di una quarantina di minuti, dopodiché di corsa al dojo per l’allenamento pomeridiano 14:00-17:30. Terminato il quale trovo eroicamente il tempo per andarmene all’o-furo per un riposante bagno-sauna. Alle 18:30 cena e poi liberi. Alle 10:00 vengono spente le luci, ma c’è chi imperterrito continua a fare sbisboccia, soprattutto i maledetti caciaroni della stanza attigua… Con due sole ore di sonno delle ultime quarantotto, una volta arrivato sul futon crollo in un sonno senza sogni turbato solo dal cicalio dell’allarme che mi annuncia l’inizio delle ostilità mattutine, quindi asageiko allenamento colazione allenamento pranzo allenamento cena. Questa volta, e per le successive, ci terranno impegnati anche nel post-cena con seminari sul doping o la riparazione del bogu. Meditando vendetta sui chiassosi vicini caracollo sullo stuoino che qui in Giappone equiparano al letto e muoio di una dolce morte senza luci né suoni.

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Sensei-gata ni rei.

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Il mio momento preferito della giornata: i kata.

Domenica 23 luglio la giornata è meno impegnativa, ci portano a Tokyo, al Budokan, al tempio delle arti marziali e, specificamente, del kendo, a vedere i campionati nazionali giapponesi dei bambini, gli Zen Nippon Shōnen Shōjo Budō Kendō Rensei Taikai. L’impressione è veramente imponente. Arriviamo nel mentre del riscaldamento, con una pipinara di diverse migliaia di bambini urlanti che fanno kirikaeshi o uchikomigeiko. Dopo poco inizia la cerimonia di apertura, un’unica lunga processione di bambini che durante una mezz’oretta sfilano compatti al suono di una marcia dal sapore militare, assiepando l’arena in ogni ordine di posti.

Si prosegue con la solita prolissa cerimonia che, tra una chiacchiera e una premiazione, si protrae per almeno un’altra ora. C’è anche un saluto ufficiale verso di noi, i gaijin buffi che provano a fare le cose da giapponesi. Partita la competizione mi faccio un giro del posto e compro qualche regalino da portare in Italia. Dopo poco veniamo riacciuffati e riportati a Kitamoto. Pranzo, allenamento e seminario serale.

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In tribuna d’onore.

Diciamo che i restanti giorni si susseguiranno grossomodo alla stessa maniera. Per una persona mediamente allenata è un’esperienza fattibile, non sarebbe d’altronde possibile pretendere di fare tre/quattro allenamenti a cannone al giorno; quello che veramente debilita è il ritmo. In tutta la settimana di Kitamoto si ha infatti ben poco tempo per fare altro che non sia kendo, tanto sono ravvicinati i tempi dei vari appuntamenti, tutti intervallati da massimo un’oretta. Ritmo che anch’io, che mi considero tra i mediamente allenati, ho pesantemente subito. Tanto da iniziare a mettere le tacche sul calendario per contare i giorni all’alba.

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La mitica stanza 301, regno dell’ordine maniacale e della disciplina più ferrea.

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Il lazzaretto manzoniano presente nella nostra stanza.

Riguardo ai temi toccati durante il seminario, sono stati molti e varii. Mitsuru Hamasaki sensei si è occupato di sviscerare nei minimi particolari sia i kendo no kata, che i Kata Bokuto ni yoru Kendo kihon waza keiko ho, a cui giornalmente dedicavamo almeno un’ora, coadiuvato in questo da Hiroaki Tanaka sensei. Susumu Nagao sensei invece è stato a capo dell’insegnamento del kendo in bogu, quindi kirikaeshi, kakarigeiko, uchikomigeiko e quant’altro. Grande attenzione è stata anche dedicata al modo corretto di fare suburi. Si sono guardati in particolare anche aspetti solitamente trascurati come il riscaldamento o l’atteggiamento da tenere nel dojo. A ciò vanno aggiunte lezioni sull’arbitraggio, di solito appannaggio di Koji Kasamura sensei, e simulazioni di gara. Durante il seminario è stato un continuo viavai di ottavi dan, sovente hanshi, e settimi dan, che si alternavano o davano insegnamenti su temi specifici. Il penultimo giorno c’è stata anche una piccola gara tra stanze. Il nostro gruppo europeo/sudamericano è andato avanti fino alla semifinale, cedendo il passo ai chiassosi della stanza 302, sconfitti a loro volta in finale dalla stanza 306.

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Ogni occasione è buona per del buon(?) jodan no kamae.

L’ultimo giorno ci siamo allenati come solito la mattina e nel primo pomeriggio, per poi lasciare spazio alla cerimonia di chiusura, con consegna di diplomi e attestati varii. La sera sayonara party con ogni stanza che ha improvvisato uno spettacolino comico. Pure noi. Divertentissimo e professionale il siparietto offerto dai nostri babelici vicini della stanza 302, che infatti hanno vinto il premio come migliore rappresentazione della serata.

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La stanza 301 al completo.

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Nuovi amici, Soleiman dall’Iran. Decisamente sorpreso nel sapermi ammiratore della figura dello shah di Persia Reza Pahlavi, e da sempre amico del popolo iraniano.

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Nuovi amici, Dimitris dalla Grecia.

La mattina di venerdì 28 luglio si tolgono le tende. Rimane chi deve dare l’esame. Saluto i tanti nuovi amici con cui per una settimana ho condiviso asprezze e risate e mi accomiato con la promessa di incrociare nuovamente quanto prima gli shinai.

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Si lasciano le stanze, gli erranti – che, ricordiamo sempre, NON sono perduti – si rimettono nuovamente in cammino per le strade del mondo.

Torno a Shinjuku, ho altri amici da salutare prima che torni in Italia.

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Compere importantissime a Tokyo.

Sabato ho un’occorrenza per me molto importante. Esattamente dieci anni fa iniziai il mio studio del kendo sotto la direzione del Maestro Masashi Chiba. Andai a trovarlo dove al tempo insegnava, l’università Hitotsubashi di Tokyo, dove negli anni sono spesso tornato. Purtroppo l’anno scorso il Maestro ci ha lasciati, e dopo il funerale avevo promesso alla signora Chiba che sarei passato quanto prima a trovarla. L’appuntamento è nella tarda mattinata, la signora arriva in bicicletta, energica come sempre, cosa che non sorprende chi sa che è stata una fortissima pallavolista, membro della squadra che vinse l’oro alle olimpiadi di Tokyo del 1964. Passiamo prima per una visita al cimitero e poi a casa della signora, che come nelle occasioni scorse non manca di preparare un pasto 100% vegano per lo scrivente.

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Vegano e tradizionale giapponese, si può.

Ritorno nella stanza dei trofei di casa Chiba e noto una nuova onorificenza, conferita post mortem dall’imperatore, unica nel suo genere mi dice la signora. Il tempo vola tra i ricordi e lo scambio di regali e sono nuovamente sul treno per tornare a Shinjuku. In serata altri amici da andare a trovare e regali da dare. Domenica mattina si conclude questa mia ennesima esperienza nipponica, il volo Alitalia mi riporta verso casa e, dopo una settimana di risi&bisi e zuppette al miso, anche verso l’agognato momento in cui potrò nuovamente riassaporare del vero e sano cibo italico.

Altre foto ai seguenti link:

https://www.kendo-fik.org/english-page/english-page2/kendo-summer-seminar.htm
https://www.kendo-fik.org/english-page/Summer-Seminar2017-Pictures.html

Maurizio Ricci

Presidente del “Kendo Roma Hic Sunt Leones”

Dojo sito in Lungotevere Dante 313 a Roma.

Contatti:
www.facebook.com/kendoromahsl
www.kendo-roma.it

Orari:
martedì e giovedì 20:30 – 22:30;

sabato 16:30 – 18:30 bambini;

sovente seminari nel fine settimana.

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Seminario ed esami primaverili CIK 2017

Partiamo dai momenti finali di Domenica 11/06/2017.
Io, Paolo, Laura (Uminokenshi, Porto San Giorgio) e Diego (ATM Hagakure, Chiaravalle) abbiamo montato un tavolinetto nell’aiuola vicino al parcheggio, ci godiamo sole, pasta e formaggi.

Rara foto di kendoka gitani

Tra scherzi, pettegolezzi e cibo, questa famigliola bucolica è disturbata dal buon Alexandro. La prima cosa che dava all’occhio era l’eleganza della sua camicia bianca su pantalone nero che cozzava con il nostro pantaloncino corto su infradito da bagnante. La seconda era che sventolava un numero (309) mentre noi armeggiavamo con le posate. La terza è che alla nostra flemma si contrapponeva il suo “Diego, ma dove *€$§%% sei?!”. Già, scherzi a parte, il ringraziamento alla premura di Alexandro è doveroso (testimonianza nella foto), perchè mentre nel palazzetto avveniva la consegna dei numeri per l’imminente esame, noi probabilmente stavamo salando la pasta. Dimentichi del resto.

Effusioni

C’è di che vergognarsi, lo ammetto, ma il motivo per cui non abbiamo tentato di archiviare questa nostra noncuranza nel dimenticatoio è proprio per mettere in risalto la tranquillità con cui il buon Diego si è sottoposto all’esame. Se ripenso alla mia prova, ricordo un Sabato in costante agitazione, Domenica non ho pranzato, ero pronto sul posto un’ora prima, ingannavo l’attesa con suburi, ashi-sabaki, sfodero/rinfodero, un fumikomi ogni tanto “giusto per”. Insomma, tutti i sintomi dell’ansia che conosciamo bene. Il nostro campione invece pasteggiava allegramente.
L’esisto sono stati due ottimi tachiai ed il kendo sandan!

Come si ottiene quella calma? Tralasciando misticismo e pratiche esoteriche varie, il segreto è il percorso. Ne abbiamo parlato altre volte, è la ricchezza del bagaglio costruito grazie a delle prove negative. Una reazione intelligente costringe a lavorare in maniera differente, a cercare il dettaglio, a rincorrere l’errore. Se questo viene fatto, il successo è già raggiunto e al momento del nuke-to difronte alla commissione, hai già vinto o hai già perso. A prescindere dall’esito dell’esame.

Ora torniamo all’inizio. Siamo allo stage primaverile del 2017 della Confederazione Italiana Kendo. L’affluenza è sempre impressionante, tanto che il mio gruppo di pratica deve lavorare a gruppi da tre e non con le solite coppie, per ovviare ai problemi di spazio. La pratica è differenziata per mudan, kyusha e shodan (con i maestri Lancini Bolognesi), nidan e sandan (con i maestri Pomero, Papaccio e Moretti), yondan godan e rokudan (con i maestri Zago e Murata). Durante le due giornate ci sono stati due momenti dedicati allo studio dei kendo-no-kata, la pratica specifica del gruppo, due jigeiko liberi a conclusione di ogni giornata.

Da praticante nel gruppo “intermedio” posso raccontare il senso del nostro seminario: un lavoro tutto incentrato nell’attenzione e nel controllo dell’avversario, nel tenere sempre la concentrazione, nel sapere cosa sta accadendo per dar senso ai propri tagli e allo zanshin. Un aneddoto personale: dopo tutto questo lavoro, facendo Jigeiko con Dado la scena è stata questa: saluto, sonkio, nuke-to, mi stampa un men prima che io capissi dov’ero. Morto, finito, posso rinfoderare. Insomma, il lavoro precedente mi insegnava “cosa fare”, Dado mi ha spiegato “perchè farlo”. Ovviamente sono riconoscente ad entrambi e questo basterebbe a dar senso alla frequenza al seminario.

Non conosco il lavoro fatto dagli altri gruppi, se non che so che il gruppo dei mudan-kiusha-shodan è arrivato boccheggiante a fine stage e che sentivamo costantemente i kiai, l’intensità ed il fragore della loro pratica. Certamente appagante.

Come ad ogni appuntamento, si torna a casa con tanto da lavorare. Vuoi per nuovi spunti e nuove intuizioni, vuoi per delle lacune emerse… c’è sempre molto da fare.
Ancora congratulazioni a Diego per aver regalato un altro sandan al kendo Marchigiano (si cresce). Ed ora… godiamoci l’estate!

 

 


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Stage femminile di Kendo a Bologna (30 aprile 2017)

La scorsa domenica Raffaella ed io, iscritta al dojo Ikendenshin di Pesaro da pochi mesi, ci siamo alzate di buon’ora e abbiamo raggiunto il dojo Musokan di Bologna per partecipare al secondo appuntamento degli stage femminili di Kendo organizzati dalla CIK.

Una delle prime cose che ho notato una volta arrivate è stato il numero di donne partecipanti che, rispetto al primo incontro di Firenze, era nettamente inferiore. Questo fatto, tuttavia, ha contribuito a rendere l’allenamento più efficace e personalizzato, grazie alle preziose dritte date dalle maestre Ma e Livolsi.

Durante la mattinata Yun-sook ha tenuto la lezione e, dopo un necessario riscaldamento a corpo libero per risvegliare ed attivare i muscoli, ci ha fatto fare degli esercizi di suburi in cui dovevamo portare lo shinai fino ad un’altezza inferiore a quella delle spalle, per scoraggiare la cattiva abitudine di richiamare lo shinai troppo presto, che spesso si prende nel tentativo di svolgere l’esercizio più velocemente, ma in modo sbagliato. Per sottolineare l’importanza della gamba sinistra, sempre nell’esercizio di suburi, abbiamo svolto diverse serie usando solo la gamba sinistra, cioè “saltellando” avanti e indietro su un solo piede. All’inizio mi sembrava un movimento davvero difficile, che richiedeva non solo forza ma anche tanto equilibrio, ma poi gradualmente sono riuscita a muovermi più velocemente ed ho capito il senso di questo esercizio; non bisogna cioè trascurare il ruolo della gamba sinistra. Un altro esercizio interessante è stato quello della serie di colpi men, do e kote eseguiti impugnando ben due shinai a testa avanzando lungo il perimetro della palestra. Dopo due serie da venti di questi colpi, equivalenti a due o tre giri della palestra, si era in grado di impugnare un solo shinai con estrema facilità e leggerezza.

In seguito siamo passate allo studio del kirikaeshi, esercizio fondamentale nella pratica del Kendo anche a livello di principianti. Secondo le indicazioni di Yun-sook abbiamo lavorato sul respiro, effettuando la pratica possibilmente solo con due respirazioni e abituandoci a colpire il nostro motodachi in modo corretto, avanzando e indietreggiando con yoko-men. L’alternanza delle parate del nostro motodachi ci ha permesso di studiare bene i colpi e di portarli a termine in maniera efficace. A fine mattinata, poi, c’è stato un mawarigeiko in cui abbiamo avuto occasione di mettere insieme tutti gli insegnamenti ricevuti e di confrontarci con tutti i gradi presenti.

Nel pomeriggio, Mirial ha iniziato la lezione con un riscaldamento utile e divertente, soprattutto nella parte dedicata al miglioramento del fumikomi. Questa serie di esercizi, pur essendo propedeutici, uniti ad un grande spirito ci hanno fatto capire come il nostro atteggiamento debba essere sempre quello di avanzare verso l’avversario, concentrando il fulcro della nostra spinta sulla parte bassa del nostro corpo, ovvero sul piede sinistro, sulle gambe e sulle anche. L’obiettivo finale è stato quello di concentrare tutta l’energia e la forza mentale in un ippon ben riuscito. Nella seconda parte del pomeriggio abbiamo studiato delle tecniche di debana molto difficili e complesse, ma utili per anticipare l’avversario nella sua azione di attacco. Queste tecniche, come ha detto bene Mirial, sono tecniche di coraggio poiché appena si percepisce l’attacco del nostro avversario bisogna essere veloci nell’anticiparlo avanzando verso di lui, quindi sono necessarie velocità, concentrazione e, per l’appunto, tanto coraggio. Tra le tecniche esercitate abbiamo visto debana men e debana do su attacco men, su attacco kote invece abbiamo visto tecniche kote nuki men, debana kote e ancora suriage waza su attacco men e kote. Tante sono state le domande e le perplessità su tecniche tanto avanzate e complesse, che speriamo di continuare a studiare con Miarial e Yun sook nel prossimo incontro previsto a ottobre.

Infine abbiamo cercato ancora una volta di mettere tutto in pratica nel mawarigeiko finale che Mirial ha introdotto per gradi, un esercizio che ho apprezzato molto. Inizialmente gli attacchi erano limitati a solo men, con l’obiettivo per entrambe le parti di fare punto per prime. Poi, una parte poteva fare solo men e l’altra anche le altre tecniche studiate, infine entrambe le parti potevano eseguire tutti i colpi che volevano, arrivando a fare un jigeiko vero e proprio, sempre confrontandosi con tutti i gradi presenti.

Da principiante del Kendo sono stata molto contenta di queste lezioni perché mi hanno permesso di crescere e imparare cose nuove, facendomi anche capire che per migliorare c’è molto lavoro da fare ma che con impegno e perseveranza è possibile. Ringrazio in particolare le insegnanti per l’entusiasmo che mi hanno trasmesso, e tutte le partecipanti dello stage per avermi dato l’opportunità di praticare con kendoka provenienti da così tante realtà diverse.

(In questa foto scherzosa scattata a fine lezione, si può vedere come io e Raffaella siamo state colte di sorpresa, decisamente frastornate dal jigeiko finale!!)

Giulia Galeazzi


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Stage Tecnico-Culturale di Kendo condotto da Takuya Murata Castenaso (BO), 19 febbraio 2017

 

credits – Kendo Emilia Romagna

Alcuni giorni dopo la pubblicazione del breve report di Alan sull’interessantissimo seminario di Castenaso dello scorso 19 Febbraio, siamo stati contattati dal M°Murata che molto cortesemente ci ha offerto il suo contributo affinché alcune imprecisioni riscontrate nel nostro scritto fossero corrette ed a proporci un riassunto di suo pugno riguardo la giornata da divulgare alla comunità di kendoka che segue il nostro blog.

Impossibile rifiutare una proposta di questo tipo!

Il M°Murata Takuya (Kendo Kyoshi 7°dan e Jodo Renshi 6°dan), al quale inviamo a nome di tutti i nostri lettori un sentito ringraziamento, ha redatto questo scritto che pubblichiamo testualmente.

 

Tema 1 ASHISABAKI

A. Okuri-ashi in avanti (Riassunto dell’anno scorso)

Differenza fra Yori-ashi e Okuri-ashi

Caratteristiche principali dell’Okuri-ashi in avanti

  • Gestire il peso del corpo costantemente con il secondo piede
  • Tempo di esecuzione in un unico tempo (Icibyoushi)

Suggerimenti:

Si spinge col piede posteriore e il piede posteriore rientra.

Non appoggiare il piede anteriore prima e poi richiamare il piede posteriore. Diventa un passo che consuma due tempi (Yori-ashi).

Invece di mandare in avanti il piede anteriore mandare in avanti il ginocchio anteriore.

Ricordarsi del cigno che avanza sulla superficie d’acqua.

(Sopra le anche non si muove e il Kamae dev’essere immutato di postura e alimentato di dinamica nello spostamento.)

B. Okuri-ashi indietro

  • Ricordarsi sempre che si tratta di un passo d’attacco e non di fuga.
  • Le angolazioni tra il ginocchio anteriore e il collo del piede anteriore vengono mantenute. (Mantenere e gestire il baricentro in avanti mentre si indietreggia.)
  • Come nel caso dell’Okuri-ashi in avanti, mantenere sempre il peso del corpo nel piede posteriore.

<Dimostrazione: Esempio dell’Okuri-ashi indietro>

Nihon Kendo Katà Ippomme: lo spostamento dello Shitaci quando schiva il colpo dell’Ucitaci.

<Esercizio: Okuri-ashi indietro>

<Dimostrazione: Degashira-wazà o Debanà-wazà con l’uso corretto degli Okuri-ashi>

Importanza di mantenere e gestire il peso del corpo costantemente col piede posteriore.

<Esercizio: Uso corretto degli Okuri-ashi>

Ucitaci: 3 Okuri-ashi indietro – Motodaci: 3 Okuri-ashi in avanti

<Esercizio: Debanà-men con l’uso corretto dell’Okuri-ashi – prima parte>

Ucitaci: All’inizio del terzo Okuri-ashi del Motodaci, eseguire il Colpo di Men in avanti

Motodaci: 3 Okuri-ashi in avanti

<Esercizio: Debanà-men con l’uso corretto dell’Okuri-ashi – seconda parte>

Ucitaci: Al tempo del terzo Okuri-ashi del Motodaci; Colpo di Men in avanti

Motodaci: Un istante prima del Men di Ucitaci eseguire Debanà-men al posto del terzo passo

<Esercizio: Generare il Debanà-men dall’Okuri-ashi>

A coppie, muoversi liberamente ma, ad ogni passo, adoperare in maniera corretta gli Okuri-ashi.

Appena si ode il fischio, da dove ci si trova in quel momento, eseguire direttamente il colpo di Men veloce.

Al fischio, Motodaci esegue un mezzo passo in avanti. All’inizio dell’avanzamento del Motodaci, l’Ucitaci esegue Debanà-men.

*Importante: Gestire costantemente il peso del corpo col piede posteriore.

C. Humikomi-ashi

<Spiegazione e dimostrazione del Humikomi-ashi>

Humikiri-Humikomi-ashi

I componenti immancabili in una mossa di un colpo eseguito col Humikomi-ashi

  • Humikiri-ashi (Forza esplosiva)
  • Humikomi-ashi (Peso corporeo e potenza)
  • Tsuké-ashi (Forza del lato sinistro del corpo)
  • Okuri-ashi (Potenza dell’intero corpo)

<Esercizio: Senza lo Shinai, provare ad attivare ogni singolo componente portandosi verso il corpo del Motodaci>

D. Hiraki-ashi

<Spiegazione e dimostrazione del Hiraki-ashi>

Esempio dell’esercizio di Hiraki-ashi eseguibile da solo

Verso sinistra, usare il Kae-ashi (cambio del piede)

  • Non modificare i Maai col Motodaci
  • Gestire e mantenere sempre il peso del corpo col piede posteriore

(Non lasciare una parte del corpo sulla traiettoria del movimento della spada e del corpo del Motodaci.)

*Esempio del Hiraki-ashi che avanza (Hiraki-ashi dell’attacco)

(Nihon Kendo Kata – Kotaci Ipponme, Kotaci Nihonme)

<Esercizio: Attivazione di: Humikiri, Humikomi, Tsuké (Hikitsuké) e Okuri-ashi finale per un colpo di Men>

  • Colpo di Men potente e veloce con l’attivazione dei 4 componenti essenziali
  • Debana-men che distrugge Debana-goté

Dopo il colpo, coll’Okuri-ashi finale, andare via velocemente come un soffio forte di vento

Tema 2 TENOUCI

<Spiegazione del “Te-no Uci”>

I Tenouci ai vari livelli e in diverse dimensioni

Alcuni punti importanti nell’impugnatura dello Tsukà e nella postura del colpo

Prendere lo Tsukà dello Shinai dall’alto (e non dal lato)

Le valli fra i pollici e gli indici sono in linea con il dorso della spada

Non stringere mai lo Tsukà e non chiudere il dito indice e il pollice di entrambe le mani

Abbassare le spalle

Non aprire i gomiti

Quando si carica lo Shinai non lasciare lo spazio fra il dito mignolo e lo Tsukà

Non ruotare, nel momento del colpo, né verso l’esterno né verso l’interno, i gomiti

Pareggiare le altezze di entrambe le spalle nel momento del colpo

<Attivazione del Tenouci>

*Tenere lo Tsukà impugnandolo gradualmente dal dito mignolo di entrambe le mani

*Colmare ogni spazio fra il palmo di entrambe le mani e lo Tsukà

*Elasticità dentro entrambe le mani, sempre

*Mai stringere con la forza lo Tsukà

*Mai usare la chiusura delle dita indice e pollice

*La direzione del colpo viene decisa dal corpo e dal Seichùsen del corpo non dalle braccia o dalle mani

*Ogni colpo viene realizzato con la chiusura graduale dal dito mignolo al dito medio di entrambe le mani

*Lo Tsukà va avvolto nelle mani. Non stretto dalle mani.

Spiegazione: “Chakin-shibori”

Spiegazione: “Saé”

Spiegazione: “Kànkyu”

<Dimostrazione: la mano che lancia lontano un sasso>

<Dimostrazione: il Tenouci del rebound>

*Recuperare dentro le mani il rimbalzo dello Shinai immediatamente dopo il colpo

<Spiegazione: un’altra importanza della pratica di Kirikaeshi>

*Tenouci degli Uké

*Applicazione del Tenouci dell’Uké agli Wazà come Suriaghe e Kaeshi

<Dimostrazione: Koté-Suriaghe-goté, Koté-Kaeshi-men, Men-Kaeshi-doh, Men-Suriaghe-men>

<Esercizio: Acquisizione del Tenouci col Hayasuburi con il Suri-ashi (applicare il Tenouci morbido e leggero)>

<Esercizio: Colpi di Men con il Tenouci>

<Esercizio: Acquisizione del Tenouci in Nidan-wazà (Importanza del Tenouci nel primo colpo)>

Takuya Murata – Kendo Kyoshi 7°dan e Jodo Renshi 6°dan


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Stage CIK – Cava dei Tirreni

Con gli imminenti esami, competizioni federali etc, pensavamo che a questo stage il Maestro Lancini ci avrebbe torchiato come da buona consuetudine nel Kendo, ma ci sbagliavamo, o per meglio dire mi sbagliavo!
Tutto portava alla mia mente il keiko fatto a Bari nel 2015, tanto sudore, kiai e divertimento.
Ma Livio (scusate la confidenza) sa sempre come stupir(mi) ed ha presentato una maniera diversa ma molto attinente allo spirito del Kendo di approccio alla pratica,sia per i neofiti che per gli avanzati.

Il tutto contornato dagli amici di sempre, Napoli, Gaeta, Taranto, Roma, Cava, Salerno e con qualche nuovo gruppo, ampliando la comunità di persone con cui crescere e rapportarsi.

(altri video disponibili nel canale youtube “marioambrogi”)

Lo stage è partito con un’introduzione sull’approccio da utilizzare con chi si avvicina alla pratica, componendo in un secondo momento un allenamento che prepara il neofita ai primi concetti di timing tramite alcuni esercizi a corpo libero (senza shinai/bokuto) .

Questi esercizi sono stati poi introdutti gradualmente per poter svolgere correttamente uchikomi, inteso come primordiale movimento di colpo, concludendo la serata con un jigeiko libero.

Nella seconda giornata il M° Lancini ha mostrato la sua metodologia di warm-up, poi si è passati ad un primo momento formativo teorico/tecnico che raggruppava una serie di esercizi base per constatare il livello dei presenti correggendo man mano che si avanzava di complessità esercizio dopo esercizio.

Nella seconda parte abbiamo affrontato una serie di concetti ed esercizi che hanno fatto sia divertire ma anche impegnare per via della complessità che noi kendoka ben conosciamo.

Non mi sono soffermato molto sugli esercizi nello specifico perché la cosa che mi ha colpito di più e che ha scalfito il mio modo di fare Kendo e di pensarlo, è stato il senso insito che il Maestro ha voluto condividere sull’approccio da avere con tutti i tipi di principianti.

Il Kendo è una via dura da affrontare e quando abbiamo di fronte una ragazza/o per la prima volta non dobbiamo mostrare solo la durezza, perché il Kendo è piacere di pratica (anche se sappiamo quanto sia tosta!!!) e quindi partire in maniera soft, perché il primo passo è far avvicinare il praticante gradualmente e senza “traumi”.

La comprensione di quel che si sta facendo matura lentamente dentro di noi, assieme alla forza e tenacia per continuare il percorso di crescita personale.

Voglio ringraziare calorosamente la nostra Confederazione Italiana Kedo che ha scelto tra i migliori maestri per comporre lo stage svolto magistralmente dal Maestro Livio Lancini VII Dan Kyoshi e l’amico Alessio per lo spazio che mi concede.

N. Stringano (Seishinkan Bari)

http://www.facebook.com/KendoinPuglia/

Qui di seguito l’intervista realizzata dalla TV locale RTC Quarta Rete al M°Lancini


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Kamei & Furukawa

Oggi ci trasferiamo virtualmente in Australia dove l’UTS Kendo Club di Sidney ha organizzato un evento di altissimi livello.

Dal 26 al 29 Gennaio ha difatti avuto luogo la “2017 UTS Kendo Seminar and Open Shield” che ha visto come ospiti due giganti del Kendo moderno, Kamei Toru Sensei e Furukawa Kazuo Sensei.

Il video della prima giornata che abbiamo trovato ritrae un bel clima di collaborazione e simpatia tra i due Maestri.
Inutile dirvi che ci sono diversi spunti interessanti da portare negli allenamenti di tutti i giorni 😉

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Informazioni sullo Stage dell’Adriatico di Gradara al seguente link:

https://kendonellemarche.wordpress.com/2016/12/11/lo-stage-delladriatico-2526-febbraio-2017/

 

 


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Shiai geiko chiama, Perugia risponde!

credits - Shudokan Roma

credits – Shudokan Roma

Il progetto “Shiai geiko” curato da Paolo Molinaro in qualità di coordinatore dell’area Marche/Umbria con la supervisione tecnica del M°Stefano Betti è partito… ed è partito molto bene!

Oltre a Stefano abbiamo potuto contare sulla preziosa presenza di Bernardo Cipollaro (nominato da poco “Assistente Commissione Sviluppo Tecnico Kendo) e Fabio Di Chio dello Shudokan Roma.

Mantenendo fermo il nostro approccio al Kendo che vede la pratica aperta a chiunque voglia sudare un po’ a suon di men, abbiamo avuto quindi l’occasione di vedere assieme a noi marchigiani ed umbri anche amici dalla Toscana e Lazio rendendo il gruppo di lavoro abbastanza ampio per riempire di energia l’ottimo parquet del Palazzetto di Perugia.

La mattinata è iniziata subito con bogu addosso e tecniche base al fine di costruire i colpi correttamente senza perdere la corretta postura.

Dopo una serie di esercizi in suriashi abbiamo poi studiato tecniche piccole con taiatari facendo attenzione alla posizione delle braccia in tsubazeriai ed alla gamba destra per assorbire l’energia di kakarite al momento dell’impatto.

Molto interessante il lavoro fatto sulla distanza partendo da chika maai e poi issoku itto no maai.

A seguire abbiamo poi studiato debana waza con kote debana men concentrando l’attenzione al leggero ma fondamentale spostamento del corpo verso sinistra usando il piede destro e conseguentemente le anche mantenendo il nostro sguardo rivolto sempre verso il compagno.

Terminata la parte di tecnica, il M°Betti ha suddiviso i presenti in tre gruppi dove a rotazione ognuno combatteva in shiai con i restanti del gruppo.

Ognuno aveva quindi circa 6 combattimenti consecutivi con formula ippon shobu!

Durante gli incontri tutti e tre i Maestri hanno sfruttato i vari ippon assegnati e non per spiegare ai presenti quali fossero le ragioni per cui un punto veniva assegnato o meno.

Queste breve interruzioni sono state di altissima utilità per comprendere anche nel jigeiko finale come valutare i propri colpi e sapendo chiaramente quando una tecnica era stata portata correttamente.

Bellissimo il clima di collaborazione e di amicizia che si è instaurato in questa prima tappa di 3 ore avuta luogo a Perugia.

Grazie a tutti i presenti vicini e lontani che hanno arricchito in modo significativo la pratica!

Ci vediamo a Gradara per continuare il lavoro svolto…