Kendo nelle Marche


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Seminario ed esami Lucca 2018

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La palestra è ancora deserta, fuori il sole alto; la luce di una promettente primavera cerca di farsi strada all’interno. Presto questo silenzio cesserà, per lasciare il posto all’incessante battere dei piedi, alla concitazione degli incontri.
 
In avanscoperta, per l’Umi no Kenshi di Porto S. Giorgio, siamo Corinna ed io; Marco e Alessandro, pronto a sostenere l’esame di 1° kyu, ci raggiungeranno il giorno dopo. In poco tempo, i men allineati sono una lunga schiera che colora l’intera lunghezza della palestra.

Il clima è ovattato, di quella calma tesa di concentrazione in vista di una prova importante.

Dopo gli esercizi di riscaldamento e il saluto iniziale, il maestro Bolognesi ci riassume quello che sarà il programma dell’allenamento pomeridiano: tecniche base per prepararci a quanto ci verrà richiesto all’esame. Fare con calma, fare bene, queste le indicazioni. Prendersi tutto il tempo necessario per focalizzare e realizzare i movimenti nel modo più corretto e preciso possibile.
 
Indossato il bogu e divisi in due gruppi (1° kyu – shodan / nidan) i primi esercizi sono dedicati a men-uchi (grande e piccolo) e kote-uchi, analizzati nei singoli dettagli. Viene evidenziato il ruolo primario della mano sinistra che deve essere salda per imprimere la corretta direzione alla shinai; del piede sinistro che, in spinta continua, muove tutto il corpo e consente, nel momento in cui è richiamato, di effettuare tagli netti e precisi e ripartire in avanti.
Si ricorda che non è considerato ippon il colpo che finisce sul men-gane, per cui si richiedono profondità e braccia ben distese.
Una attenzione particolare è quindi dedicata alla ricerca della distanza funzionale all’attacco.
 
Si continua con una sequenza di oji-waza, tra cui: men-kaeshi-do, men-suriage-men, kote-nuki-men, evidenziando la necessaria continuità d’azione tra semé e waza, con fluidità di movimento, sempre proiettati in avanti, senza timore di essere colpiti (sutemi).
 
La pratica del kirikaeshi, prova d’esame per gli aspiranti 1° kyu e shodan, occupa buona parte dell’allenamento e viene proposta in due forme: nella prima, motodachi riceve senza parare; nella seconda (la corretta, viene specificato) motodachi para regolarmente. Si sottolinea come, in entrambe le versioni, kakarité deve andare sempre correttamente in sayu-men a bersaglio, senza lasciarsi condizionare dalla posizione della shinai dell’avversario. Si aggiunge che non è la forza, ma il movimento delle gambe a consentire tagli efficaci.
 
Tutte le indicazioni vengono sintetizzate nel mawarigeiko finale, che ci vede confrontare l’uno contro l’altro in jigeiko.
 
La stanchezza del viaggio e dell’allenamento si fanno sentire. La tensione per l’esame altrettanto, ma mai quanto il giorno dopo, quando, di prima mattina, ci ritroviamo in palestra per il keiko. Ora siamo molti di più, e ci avviciniamo tutti spalla a spalla dopo lo stretching per il saluto con il bokken. Che il momento della prova si stia avvicinando è evidente dai volti tirati di molti.
 
Il mio gruppo (1° kyu – shodan) è guidato da Papaccio e Brivio. Ci concentriamo sulla pratica delle prime tre forme dei kata che ci saranno poi richieste in sede d’esame. In particolare il terzo viene scomposto nei suoi principali passaggi. La buona notizia è che non siamo caduti nel tipico errore di uchitachi di andare indietro – dopo le parate – con il piede destro, piuttosto che con il sinistro. La cattiva è che i primi tsuki che uchitachi e shitachi si scambiano sono tutti troppo alti: non bisogna mirare alla gola ma piuttosto allo sterno/stomaco. Ci viene ricordato inoltre che, quando si para, il movimento parte dalle anche e le braccia seguono.
 
Si torna a kirikaeshi e vengono ribaditi i concetti già espressi nel pomeriggio precedente. Il tempo sembra scorrere improvvisamente più veloce e ci ritroviamo in un intenso mawarigeiko finale a cui i sensei si uniscono per fornire gli ultimi consigli prima dell’esame. Il jigeiko è stancante, il confronto con gli altri mette in luce altri dubbi e insicurezze, ma i movimenti a mano a mano si fanno più fluidi e l’esercizio scalda il corpo per prepararlo alla prova.
 
Congedati, nell’attesa di ricevere i numeri, tra gli esaminandi qualcuno mangia, altri sistemano il bogu e drappeggiano con cura l’hakama. C’è chi stempera l’agitazione chiacchierando o provando tecniche con i compagni. La macchinetta sforna caffé a ripetizione. Tutto poi accade velocemente; in breve ci ritroviamo allineati nelle rispettive pool, pronti a dare il nostro meglio. E così è stato.
 
Al termine delle prove, il maestro Bolognesi ha elogiato l’impegno di tutti; un appunto è stato fatto sui kata, di cui ha riconosciuto la necessità di un maggiore studio, e sul kiai, da potenziare. Ha quindi invitato a non considerare l’esito negativo come un fallimento ma piuttosto come una preziosa occasione di riflessione, incoraggiando invece i promossi a impegnarsi per consolidare da questo momento in avanti il grado raggiunto.
 

Personalmente, vedere e conoscere tanti kendoka da città diverse, ognuno con la propria storia e motivazione, così impegnati nella pratica, è sempre un motivo di forte emozione. Ho apprezzato inoltre molto la capacità dei sensei di trasmettere tranquillità e al tempo stesso grinta per disporci all’esame con la massima serenità possibile, senza perdere mai di vista l’obiettivo principale: imparare.

 

Davvero grazie a tutti quelli che hanno condiviso con me questa esperienza e con i quali mi sono confrontata; a tutti i compagni del dojo Umi no Kenshi che, in modi diversi – ognuno di loro sa come – mi hanno incoraggiato in vista dell’esame di shodan.
Grazie, infine, con il cuore a chi mi ha detto parole che mi hanno permesso di superarmi.

 
Ed ora, festa!
Michela Sbaffo
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Esami Kyusha Maggio 2017

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Il 18 Maggio 2017 i dojo Ikendenshin di Pesaro e Uminokenshi di Porto San Giorgio hanno condiviso una sessione d’esame rivolta ai kyusha.
Questa data si aggiunge ad un lungo elenco che testimonia come nell’ultimo decennio nelle Marche sia viva l’usanza di svolgere gli “esami interni”… all’esterno! Al piacere di incrociare lo shinai con vecchi amici e nuovi kendoka questo aggiunge degli elementi importanti e propri del kendo.

L’esaminando deve mostrare la qualità del proprio kendo in poco tempo a degli esaminatori che non lo conoscono. Prende vita lo slogan del Trofeo dell’Adriatico: “Tutto in un solo colpo”.

I praticanti vengono a contatto con l’aspetto “sociale” del kendo. Il loro è un percorso comune che più volte si incrocerà e si affiancherà a quello dei ragazzi e delle ragazze con coi hanno condiviso i primi esami. In futuro avranno altre occasioni per misurarsi, dovranno di certo sostenersi nei momenti più delicati, stimolarsi, mettersi in competizione, trarre ispirazione gli uni dagli altri, “invidiarsi” e, non meno importante, condividere le spese dei vari spostamenti in giro per l’Italia con gli shiai in spalla!

Vi è inoltre un’espressione di grande umiltà nell’accettare di essere giudicato/valutato/misurato da sconosciuti. Sarà certamente capitato e certamente capiterà che il risultato non sia in accordo con le aspettative o con la realtà, ma è la bandierina che si alza per un ippon che giudichiamo inesistente, è il contendente con cui non riesci ad esprimere il tuo valore, è il praticante che si allena meno e che riesce ad ottenere risultati migliori dei tuoi, è la vita. This is Kendo!

Infine c’è il daini dojo!

I nostri 6 eroi si sono comportati egregiamente, distribuendosi i gradi di 4° e 3° kyu. Ora si torna in palestra dove, poco importa il grado, c’è sempre da indossare il men e toglierselo solo quand’è grondante di sudore!


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Esame 8°dan, c’è anche la CIK

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Quella di oggi è una tappa storica della nostra federazione e soprattutto dei protagonisti della foto.

Come avevamo promesso qui, il M° Moretti ha iniziato quel percorso terribilmente difficile per ottenere l’8°dan. Assieme a lui anche Livio Lancini nella prima sessione di Kyoto che ha visto solo 8 promossi su 875 (0,9%…).

Non è andata bene, ma considerato l’eccezionale livello di selezione, è naturale considerare del tutto normale l’esito.

Bravissimi comunque!


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Uchimura 7° dan!

Lo scorso 23 Novembre a Tokyo si è tenuta una sessione d’esami per 7°dan e tra i vari shinsa abbiamo trovato Ryoichi Uchimura che sotto gli occhi di Furukawa Sensei ha superato brillantemente la prova!

Questo bellissimo risultato raggiunto a 36 anni si aggiunge ai tantissimi risultati agonistici che abbiamo elencato qui.

 

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La lista completa dei promossi la trovate al seguente link.

http://www.kendo.or.jp/examination/docs/20161123_tokyo-k7.pdf

 

 

Grazie mille al caro amico Dado per il supporto 😉

 


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Matsudo Sensei reportage

Il post di oggi riguarda un video pubblicato da un figlio.

Proprio così!

Un 7°dan di 91 anni si sottopone all’esame più difficile del Giappone ed il figlio fa un breve reportage della giornata con tanto di commenti sui vari momenti dell’esperienza.

 

Nel video ritroverete Matsudo Sensei nei due jigeiko d’esame della prima sessione e poi il secondo test.

Ricordiamo infatti che per superare l’esame per l’8°dan ci sono due passaggi di due jigeiko ciascuno.

A margine v’informiamo che nella sessione della giornata del 22 Novembre i promossi ad 8°dan di Kendo sono stati 7 su 1007…

http://www.kendo.or.jp/examination/kendo-8dan/20161122-tokyo/result/


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Esami Roma Ottobre 2016

img_9780Siamo a Roma, via Tripolitania 34, in casa A.R.K.

L’occasione è quella degli esami delle Confederazione Italiana Kendo per i gradi Ikkyu, Shodan e Nidan. L’affluenza è notevole, qualche addetto ai lavori parla di record. Nel saluto ci disponiamo su tre file ed io, in colpevole ritardo, non trovo quasi posto. Do ragione all’addetto ai lavori, ci sono veramente tanti kendoka! (Solo dalla costa adriatica sono confluiti a Roma quasi 20 kenshi!)

Il seminario che precede gli esami è condotto da Zago Sensei (Kendo Nanadan Kyoshi), il presidente della commissione d’esame, che è composta anche da: Fabio di Chio (Kendo Godan), Angela Papaccio (Kendo Rokudan Renshi), Alessandro Molinari (Kendo Rokudan), Andrea Li Causi (Kendo Godan).
Il programma della mattina è pensato per gli esaminandi e prevede: studio dei kata, pratica del kirikaeshi, kihon uchi, renzoku waza, mawarigeiko. Il tempo a nostra disposizione vola e siamo già al jigeiko. I praticanti sono tanti ed i kodansha chiedono ai sandan di unirsi ai motodachi per consentire a tutti più di un confronto.
Personalmente ricevo preziosi consigli sull’utilizzo della mano sinistra e sul mio modo di fare zanshin. Quanto basta per ripagare la trasferta 😉

E’ l’ora dell’esame. Tra i nostri c’è Daniele Onori alla sua prima esperienza e Paolo Verolini che si candida al nidan. Con me, a rilassarsi in tribuna, Laura Mecozzi.
L’esame è preceduto da una dimostrazione di Jodo a cura del Kiryoku di Roma, nelle persone di Margherita Carratu (jodo godan) e Roberto Milana (jodo yondan).

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Ammetto di conoscere veramente poco questa disciplina e di essere stato colpito, se non meravigliato, dai ritmi e dal dinamismo dei kata mostrati da questi due grandi praticanti. Appena un’ora dopo avrò l’occasione di complimentarmi con Roberto e di farmi tentare da questa disciplina. Conveniamo inseme che il tempo è tiranno, quasi ci impedisce di dedicarci ad una disciplina, figuriamoci a due. Però… Sappiamo tutti che la passione trova sempre una strada!

Terminati gli esami, come spesso accade, ci sono volti sorridenti e visi cupi.
Ogni Kendoka sa che si cresce di più attraverso le sconfitte che non grazie alle vittorie. Ce lo ricordano le parole di Asami sensei (riportate qui) e scherzosamente quest’immagine pubblicata qualche tempo fa:

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Di certo un passaggio importante affinché un risultato, quale esso sia, diventi utile alla nostra pratica è individuarne le cause. Per questo l’emozione del momento, specie la delusione (se non addirittura la rabbia), va subito messa da parte per dar spazio all’analisi dell’accaduto, forti dell’umiltà di chiedere laddove non si riesce a comprendere. La cosa fondamentale è che terminato un esame ognuno torni a casa con qualcosa su cui lavorare, con degli obiettivi chiari.
Questo è l’augurio che facciamo al nostro Daniele, neo ikkiu, insieme a quanti hanno superato il loro esame e a quelli che, come il nostro Paolo, hanno scoperto di avere ancora qualcosa da affinare per poter affrontare con successo la loro prova. Le congratulazioni vanno a fatte a tutti, perché questo è fare kendo.

Marco Papetti

Umi No Kenshi – Porto San Giorgio

 

 


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Slowmotion Esame 8°dan Ryoichi Fujii Sensei

Torniamo all’esame di Fujii Sensei sostanzialmente per due ragioni.

La prima è che non è consueto veder superare questo difficilissimo esame praticando in Nito.

La seconda è la possibilità di rivedere nel dettaglio tutti i jigeiko, che ricordiamo essere quattro per l’esame in questione, suddivisi in due sessioni.

Il canale Youtube di Hiroyuki Danno si concentra spesso nella pratica in Nito ed in questo caso non s’è fatto certo sfuggire la possibilità di inserire replay delle varie azioni dell’esame.

Nonostante chi vi scrive non sia un profondo appassionato di questo tipo di guardia (è già difficilissimo per me praticare in chudan…) questi video mettono in mostra un kendo molto potente e particolarmente bello.

Cogliamo l’occasione di ricordare che qui sono raccolti tutti gli esami da 8°dan pubblicati nel blog.

1° sessione

2° sessione