Kendo nelle Marche

“L’Asageiko visto da un neofita” di Giuseppe Profiti

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credits - Uppsala KFUM Kendo Hokushinkan

credits – Uppsala KFUM Kendo Hokushinkan

Alla fine dell’estate ho contattato gli istruttori di Seishinkan Kendo Bologna per avere informazioni sui corsi. Ho 36 anni, lavoro tutto il giorno al computer, spesso fino a tardi, e non ho mai fatto sport seriamente. Visti alcuni eventi recenti nella mia vita ho deciso che fosse necessario da una parte verificare se fossi capace di dedicarmi in modo serio a un’attività fisicamente impegnativa e dall’altra applicarmi a una disciplina che potesse aiutarmi a trovare una nuova prospettiva. La scherma mi ha sempre affascinato, come anche il Giappone, e quindi il kendo è stata una scelta quasi obbligata.

Sono stato fortunato a trovare un ottimo ambiente nel dojo guidato da Stefano Betti e Gianandrea Maccaferri, sia grazie agli istruttori sia grazie agli altri Kendoka, con cui ci si allena due volte a settimana.

La scorsa settimana è stato organizzato l’asageiko: dalle sette alle otto del mattino. Mi è sembrata una buona occasione per verificare l’impegno nell’applicarmi ad imparare.
I primi due giorni sono stati fisicamente pesanti, anche per l’improvviso calo delle temperature. Inoltre non sapevo come tarare la colazione in modo da avere abbastanza energia, ma non essere troppo appesantito.
I riscaldamenti a base di yoko-men e Kirikaeshi sono stati utilissimi per sciogliere i muscoli, e già da mercoledì sia la sveglia sia l’allenamento non erano più pesanti come mi sembravano nelle prime settimane al dojo.
L’usuale allenamento del mercoledì sera mi è sembrato un naturale proseguimento di quello della mattina, come se non fossi neanche andato a lavorare.

Dati gli impegni di lavoro, il numero di partecipanti è stato variabile, con una flessione da giovedì in poi. Questo però ci ha permesso di ricevere suggerimenti e richiami mirati, che ci hanno aiutato a correggere alcuni errori o imprecisioni nei movimenti.

La vera svolta per me però è stata il venerdì. Avendo resistito tutta la settimana, pensavo di aver preso un buon ritmo. Fisicamente mi sentivo molto bene ed ero convinto di star facendo progressi. Il progresso che ho sentito maggiormente però è avvenuto proprio nell’ultimo quarto d’ora dell’ultimo giorno di asageiko, ed è stato il comprendere come il mio approccio mentale non fosse adeguato.
Nel praticare Jigeiko, qualcosa nell’atteggiamento mancava, e si rifletteva nel modo in cui colpivo. Grazie ai richiami e ai suggerimenti del maestro Betti ho realizzato come mi mancasse qualcosa, che però ritenevo di aver trovato proprio alla fine dell’asageiko.

La conferma è arrivata la sera stessa, all’usuale allenamento.

Nel Jigeiko, sono ricaduto nel mio precedente modo di pensare, ma fortunatamente gli altri mi hanno aiutato a rendermene conto di nuovo e a fissare meglio quanto imparato la mattina.

Durante mokuso, ripensando a quanto fatto, ho notato come prima le mie urla fossero scollegate rispetto al colpo o assenti, mentre adesso ho capito come sia necessario per me allenare anche il kiai.

Senza l’asageiko, probabilmente sarei arrivato alle stesse conclusioni, ma in molto più tempo.
Per quest’inverno non ce ne saranno altri, ma aspetto con impazienza la primavera, per avere occasione di imparare di più sul kendo e su me stesso grazie a questa pratica.

Giuseppe Profiti
Seishinkan Kendo Bologna
www.bolognakendo.it

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Autore: Ikendenshin - Kendo Pesaro

Scuola di Kendo a Pesaro (Pesaro Urbino) - www.kendopesaro.it

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