Kendo nelle Marche

“Le responsabilità dell’istruttore: gestione della pratica ed insegnamento”

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Diversi anni fa, uno dei miei primi insegnanti mi disse: “Dopo alcuni mesi di pratica noterai che Il Kendo ha una sua applicazione anche nella vita di tutti i giorni”.

In quel periodo poi, un professionista che praticava con me, con tono scherzoso lanciò un’idea sull’uso del budo applicato alla vita lavorativa, manageriale e non solo.

L’idea era sì estroversa, ma se è vero che il kendo ha tra i suoi scopi quello di migliorarci come persone, un progetto di quel tipo aveva una sua ragion d’essere.

Quando qualche mese fa, venni a conoscenza del fatto che la nostra federazione aveva inserito all’interno del corso insegnanti di quest’anno una parte curata da Luigi Rigolio, non solo in qualità di vice responsabile tecnico della federazione, ma da professionista della consulenza aziendale e di formazione, m’incuriosii molto.

Alcuni cenni li apprezzai in occasione di Budogallia, l’incontro avuto luogo a Senigallia lo scorso aprile organizzato dagli amici dell’ATM Hagakure di Chiaravalle, al quale parteciparono le altre scuole di Kendo marchigiane e non solo.

Il Kendo è una disciplina per certi versi molto ostica, soprattutto nel primo periodo, quando per comprendere ed assimilare i movimenti base si corre il rischio di annoiarsi.

Vedevo quindi con particolare favore l’introduzione di questa sessione riservata agli insegnanti.

Il tutto ha avuto luogo lo scorso sabato, nella prima giornata del corso del istruttori 2014. Questo è un percorso formativo, non solo riservato ad atleti della Confederazione Italiana Kendo, ma vede la partecipazione di istruttori di altre discipline, marziali e non.

Questo appuntamento ha visto l’introduzione di Manuela Claysset di UISP Emilia Romagna, per descrivere il mondo UISP, la storia dello sport in Italia ed altri aspetti che tratteremo eventualmente in un altro articolo ad hoc.

Dopo questo primo intervento, noi iscritti alla CIK ci siamo diretti in un’altra sala dove ci aspettava appunto Luigi con il suo laptop ed uno schermo dove proiettare le varie slide e presentazioni.

Un contesto sicuramente nuovo per un kendoka.

L’idea d’inserire questa parte rientra in un progetto CIK ben più ampio relativo alla gestione di un’associazione; un progetto che abbraccia diverse aree, non solo quindi quella relativa alla pratica ed alla pianificazione curata dagli istruttori.

Ma veniamo al corso di sabato…

Cosa fa di un 3° dan (ed oltre) un buon istruttore?

Domanda difficile alla quale ogni associazione, ogni scuola di kendo/iaido/jodo, darà forse una risposta diversa.

Ecco quindi la prima sorpresa! L’istruttore ha il compito di prendersi in carico gli obiettivi della scuola, che gli affida la gestione di un gruppo di pratica, e che deve portare a compimento il progetto sulla base di un programma.

Programma, quindi pianificare sulla base di obiettivi.

Un’associazione che fa della competizione uno degli obiettivi principali, avrà un programma di allenamenti diverso da quella che invece desidera approfondire ad esempio prevalentemente la tecnica o lo studio della disciplina per fini culturali.

E’ altresì vero che l’una non esclude l’altra.

Un concetto però dev’essere chiaro. Non c’è un “giusto” o “sbagliato”.

Pianificare, significa in fondo anche scegliere su cosa lavorare maggiormente.

Altro concetto importante da tenere a mente è che l’istruttore non deve necessariamente concentrare su di sè tutte le altre attività di un’associazione.

Non deve quindi ricoprire per forza ruoli amministrativi, gestionali, etc.

Può, ma non rientra nelle capacità per far bene il suo compito.

E’ il responsabile della pratica. Deve avere la capacità e la sensibilità di gestire un gruppo, che in molti casi è composto da persone con esperienza tecnica, età, etc completamente diverse.

A tal fine Luigi Rigolio ci ha sottoposto degli esercizi proprio per stimolare un’analisi in situazioni limite, dove gli elementi del gruppo da gestire avevano appunto caratteristiche diverse.

Un altro punto molto importante nella gestione della pratica è l’accoglienza di neofiti e la correzione degli errori.

Spesso con atteggiamento benevolo, tendiamo a correggere i nostri allievi su dettagli che potrebbero scoraggiare più che stimolare. Dettagli quindi e non “visione d’insieme”, ciò che invece deve avere un insegnante che organizza una pratica di gruppo.

Questo modo di prendersi cura dei principianti deriva fondamentalmente dal fatto che non ricordiamo i nostri primi passi, di quanto erano effettivamente difficili certi movimenti alle nostre primissime armi.

Ovviamente nella giornata trascorsa assieme a Luigi gli elementi di riflessione e le nozioni apprese sono state tantissime e non sono facilmente illustrabili.

Tutti coloro che hanno partecipato a questa giornata hanno concordato sul fatto che è stata sicuramente un’interessantissima esperienza, che tornerà sicuramente utile nella pratica di tutti i giorni, e nel porci domande che non rientravano nel modo di approcciarsi ai nostri vari gruppi ed all’interno di programmi per le associazioni di cui facciamo parte.

Istruttori-kendo-marche-pesaro-cik.jpg

Per tale motivo desidero ringraziare sia Luigi Rigolio che la Confederazione Italiana Kendo per aver pensato e realizzato questo progetto.

Una federazione si misura anche per il grado di preparazione dei suoi istruttori.

Faremo di tutto per essere all’altezza!

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