Kendo nelle Marche


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Spingere, fino a che punto?

 

Agli ultimi Campionati Europei è accaduta una situazione che ha suscitato un forte dibattito tra gli appassionati di Kendo.

Stiamo parlando di spingere l’avversario fino a farlo cadere a terra.

Tutti Maestri che abbiamo incrociato nel nostro percorso hanno sempre ribadito l’importanza di una postura corretta durante tutta l’esecuzione del colpo, evitando quindi anche di alzare le braccia dopo l’impatto dello shiai sul bersaglio “men” portando conseguentemente il baricentro del nostro corpo sbilanciato verso l’alto.

Questa è la teoria, che è applicata alla lettera solo in rarissimi casi, a volte da shiasha di esperienza altre da Maestri con solidissime basi, sia fisiche che tecniche.

Nell’azione del video qui sopra possiamo vedere come l’atleta portoghese è caduto a terra per due ragioni: (1) aveva le braccia protese verso l’alto addirittura sopra la testa e (2) ha ricevuto una forte spinta dall’avversario che ha sfruttato la sua altezza.

Senza spaccare l’atomo su come devono essere posizionate le braccia, possiamo comunque prendere atto nuovamente che la pratica di spingere l’avversario è molto comune quando ci trova a bordo shiai-jo ed anche quando ci troviamo con un avversario con le braccia troppo verso il cielo.

Sicuramente non è stato un bello spettacolo ed ha preoccupato molto anche i presenti visto la mancanza di reazioni all’urto del portoghese dopo la caduta.

Dal punto di vista tecnico/arbitrale rimandiamo ad un interessante scambio di opinioni avuto sul gruppo Facebook “Kendo and Iaido in Italy” al quale hanno partecipato arbitri nazionali ed internazionali della Confederazione Italiana Kendo.

http://www.facebook.com/groups/kendoandiaidoinitaly/permalink/10158679867645704/

Anche voi avreste spinto per trarre vantaggio da una situazione del genere?