Kendo nelle Marche


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Hagakure – La critica costruttiva

La stagione di pratica è ripresa praticamente in tutti i dojo sparsi nell’Italia del Kendo.

Ci è sembrato allora interessante andare a rileggere un testo che potrebbe essere utile a chi in qualità d’istruttore deve introdurre la nostra disciplina a nuovi appassionati.

“E’ importante rimproverare e correggere chi commette errori. Questo atto è la manifestazione della compassione e il primo dovere del samurai. 

Ma è necessario sforzarsi di farlo in modo corretto. In effetti è facile trovare qualità ed imperfezioni nella condotta di un’altra persona così come criticarla. Molti si immaginano che sia un atto di gentilezza dire agli altri ciò che non desiderano sentire e, se le critiche non sono ben accolte, li considerano irrecuperabili.

Un simile modo di ragionare è irragionevole e dà gli stessi risultati negativi che derivano dal mettere intenzionalmente qualcuno in imbarazzo o all’insultarlo.

Spesso è solo un cattivo modo di liberarsi la coscienza.

Prima di esprimere una critica si deve essere certi che la persona sia disposta ad accettarla, ed è necessario esserle diventati amici, aver condiviso i suoi interessi ed essersi comportati in un modo tale da ottenere la sua piena fiducia, così che presti fede alle nostre parole. Poi è necessario il tatto: bisogna scegliere il momento opportuno ed il modo appropriato per formulare la critica, magari con una lettera o dopo un incontro particolarmente piacevole, parlando prima dei propri difetti per condurre l’interlocutore a comprendere, senza sprecare più parole del necessario.

Occorre lodare i suoi meriti, sforzarsi di incoraggiarlo, fargli assumere l’umore giusto, renderlo desideroso di osservazioni come l’assetato lo è per l’acqua.

A quel punto bisogna correggere i suoi errori.

La critica costruttiva è una operazione delicata. So per esperienza che le cattive abitudini radicate sono difficili da estirpare.”

Accanto a questo bellissimo passaggio dell’ Hagakure segnaliamo l’interessante commento che siamo andati a rivedere nel sito “Ki on Line” scritto da Luigi Rigolio che trovate qui.

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“Tan Po Ki”

 

Tan Po Ki Rigolio Kendo Pesaro Urbino

Scrivo questa recensione dopo aver finito la mia sessione di esami universitari. Dopo l’ultimo mese e mezzo passato a consumare gli occhi si norme, casi giudiziari, sentenze e manuali finalmente posso tornare a dedicarmi alla lettura di quel cumulo di libri sul Kendo e il Giappone in generale che si sono ammassati sulla mia scrivania o nella cartella download del mio pc.

Freschissimo di stampa non ho aspettato neanche che mi arrivasse la copia cartacea e ho sfruttato la possibilità offertami da kataweb.it di poter leggere il libro in formato elettronico a patto di scrivere in tempi brevi una recensione (detto fatto).

Non si tratta di un saggio sulla tecnica (benchè siano presenti paragrafi in merito) o di un romanzo, ma di un diario di viaggio.

Ma anche definirlo diario di viaggio sarebbe riduttivo, infatti il lettore non troverà solo una narrazione dei fatti, dei luoghi e degli incontri fatti dall’autore, ma anche molti spaccati sulla storia, sulla cultura, sulla cucina e più in generale sulla vita di tutti i giorni del popolo del Sol Levante, tutto ciò senza la presunzione di diventare un libro etnografico (per quello io consiglio l’ormai storico “Ore Giapponesi” di Fosco Maraini), ma quello di essere una testimonianza di ricerca degli altri e di se stessi attraverso la pratica del Kendo.
La sensazione che traspare dalle righe è quella di chi torna in un luogo oramai familiare, nel quale ritrova vecchi amici e paesaggi conosciuti, ma che ogni volta trova qualcosa che lo sorprende e gli fa promettere di ritornare.

Questo è il quarto viaggio dell’autore, infatti non è nei contenuti e nei toni un diario di una “prima volta” in Giappone, non c’è lo stupore di chi, non conoscendola, si trova per la prima volta a contatto con la cultura Nipponica, ma la consapevolezza di chi ha imparato a comprendere (non senza una serie di gaffe e incomprensioni nel corso degli anni) il modo di vivere e fare di questo popolo così lontano nello spazio da noi.
Sono da ricordare tutti i consigli di Luigi sul comportamento da tenere nelle situazioni di interazione sociale, dalla famiglia, al dojo, alle ricorrenze speciali. E soprattutto come capire il rapporto dei Giapponesi con il “gruppo”, con i regali e con l’ospite.

Ma attenzione, tutte queste informazioni non vengono date al di fuori dello svolgimento dei fatti come un manuale di istruzioni da tenere in tasca, ma sono perfettamente calate nel contesto in cui si verificano, così da avere un quadro completo di ciò che stà succedendo ad ogni giro di pagina.

Detto questo, il libro copre uno spazio temporale di 16 giorni e si divide in due parti, una presso la prefettura di Gunma e l’altra a Tokio.

Per chi frequenta il seminario estivo di Bedollo ormai da qualche anno si troverà a proprio agio ad associare ai nomi, i visi dei maestri incontrati da Luigi nella prima parte del diario: Tani, Neghishi, Kasahara, i fratelli Ushioda, ecc. Senza dimenticare la descrizione dell’infernale Kangeiko della Saitama University. Mentre nel periodo di Tokio, si ha una bella finestra anche sulla pratica del Jodo (del quale Luigi è quinto Dan) oltre agli allenamenti di Kendo presso il Noma dojo.

Mi sento di consigliarlo a tutti i praticanti di Kendo, ma soprattutto a coloro che sono già stati in Giappone, perchè vi farà tornare alla mente tante piccole cose che si sono sicuramente depositate in fondo al vostro cuore, i cavi elettrici che corrono a vista per le strade, la sensazione del parquet (di QUEL parquet) di un dojo Giapponese sotto i piedi, il sapore del sakè buono e la botta alcolica del sochu, la yakisoba, gli okonomiyaki, “sumimasen, futatsu nama biru, okudasai”, lo skyline di Tokio, la tranquillità della campagna giapponese ecc ecc.

Buona lettura 🙂


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4° Trofeo Mugen

Purtroppo chi per motivi familiari, chi per motivi di lavoro od altri impegni vari, non abbiamo potuto presenziare a questo bellissimo evento organizzato dagli amici del Mugen Kendo Como. Vogliamo però in qualche modo abbracciarli virtualmente pubblicando uno scritto di Gianni Gaspa.

Oltre alla bella nota scritta da Gianni su facebook che ritrovate qui, ha scritto questo articolo per il blog che riportiamo integralmente.

 

4 trofeo mugen

Un evento fortemente voluto dal Maestro Salvatore Bellisai e oramai diventato un appuntamento consolidato nel tempo.

Nato qualche anno fa allo scopo di dare un’opportunità a noi nuove leve del Kendo Como per cimentarsi in quelle che volevano (ma ancora lo sono) le prime gare senza il “peso” della competizione e con la giusta tolleranza dei maestri che, nonostante il saluto non proprio conforme o il sonkyo traballante, chiudevano un occhio e sorridevano sotto i baffi.

Il Mugen nel frattempo è cresciuto, ma lo spirito della festa Mugen è rimasto tale, la condivisione di anni di sforzi, di passione, rabbia, gioia e sudore c’è ancora e ogni anno si rinnova.

Vedere così tanti amici presenti ed importanti per il kendo in Italia, ma soprattutto i nuovi arrivi, kendoka che per la prima volta indossano l’armatura, è come una bella storia che si rinnova ogni volta, e che fa credere ancora che questa pratica, quest’arte, è così importante da essere trasversale a ogni cosa.

Purtroppo non abbiamo nè la forza nè le capacità di organizzare un evento che non precluda gli inviti a pochi amici, perché significherebbe articolare l’evento su più giornate e una mole di lavoro che non ci consentirebbe di farlo con quel giusto clima di amicizia e qualità. Vedremo se nel futuro, con grande umiltà, si potrà crescere ancora.

La festa è stata anche l’occasione per un saluto commosso allo scomparso Maestro Leonardi, che poco tempo fa era presente nel nostro Dojo per una pratica e che non ha mai fatto mancare la sua presenza, i suoi consigli, i suoi insegnamenti e la sua umiltà hanno colpito tutti.

Il 4° torneo Mugen, se l’è aggiudicato il MumuKwan di Borghetto Lodigiano, la cui presenza di veterani ha fatto la differenza e ha avuto la meglio nella finale con il Mugen

Como di Galli, Gaspa e Gabaglio!

Onore anche ai terzi a pari merito, la squadra mista del Ken Yu Kai Novara con Umberto Leonardi, del mitico Paolo Bocchetti (jmmi) e di Chiara Beretta del Kenzan Gallarate che, tra l’altro, si è aggiudicata anche il Fighting Spirit e del Kyūshin-ryū di Varese con Malato di Kendo.

Una bellissima nota, il premio per il miglior ippon della manifestazione conferito dal Maestro Rigolio a Nariaki Ito.

Non si possono non citare i Maestri, Azeglio Babbini, Leonardo Amoruso, Stefano Betti, Franco Sarra, Luigi Rigolio, Tomaso Boscarol, Giancarlo Smurra, Enrico Monaco, Gabriele Martin, Serafino Mellone, Stefano Cortellezzi, Fulvio Gallesi, Vito Pappalepore, ed i componenti delle giurie presenti per tutto l’aiuto e il supporto dimostrato a cominciare da Claudio Savoia, Satomi Yanagibashi, Manenti e tanti altri.

Gianni Gaspa – Mugen Kendo Como

www.kendocomo.com


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IL MIO I° DAN

Oggi pubblichiamo il diario di una giornata molto intensa. Anzi, oseremmo dire mesi…

Da queste parti consideriamo il raggiungimento di un risultato, sia esso un esame superato che una vittoria in un trofeo, come risultato di un gruppo, oltre ovviamente del singolo. Nel kendo si cresce assieme agli altri, mai da soli.

Ma concedeteci di dire che per Filippo, la parte individuale ha una componente particolarmente importante. Solo chi l’ha visto allenarsi negli ultimi mesi, sa quanta dedizione ha avuto alla preparazione di quest’esame.

E’ il primo esaminando da quando ci pratichiamo sotto l’insegna IKENDENSHIN e non possiamo che essere particolarmente felici.

*** *** ***

L’attimo in cui sono entrato in macchina, alle 04:00 di domenica mattina, ho pensato a quando cominciai a praticare Kendo tre anni fa: provai per caso, trascinato da un amico in comune con il mio sempai Alessio, e adesso mi trovavo ad andare a Roma per sostenere l’esame da primo dan. Questione di un attimo e svaniscono i ricordi, giro di chiave e si parte.

Il viaggio dura circa 4 ore e alle 08:10 sono posteggiato in una via del quartiere Trieste a Roma, a poca distanza dal dojo dell’ARK (Accademia Romana Kendo) che ospita la sessione di esami. Considerato l’ampio anticipo (l’inzio delle operazioni di registrazione sarebbe cominciata alla 10:30) mi concedo una colazione in un bar, godendomi lo spettacolo di un mausoleo romano del II sec.d.C. che si ergeva solenne e solitario tra una selva di palazzoni moderni: Roma, come al solito, non ha mancato di stupirmi!

Mi avvio quindi verso il dojo e alle 09:10 entro, rassegnato ad attendere un ora in perfetta solitudine, quando invece alle 09:20 vedo spuntare i visi familiari di Raffaele Venturini e Massimo Cicchetti, amici del dojo di Rimini, che mi comunicano un fuori programma deciso la sera precedente: dalle 09:30 alle 10:30 ci sarebbe stata un’ora di allenamento focalizzata sui kata. L’anticipo che pareva destinato ad un lungo tempo morto si era trasformato in una inaspettata occasione!

Cominciamo quindi l’allenamento sui kata guidati dal M°Rigolio il quale, complice il numero ridotto di praticanti, ha la possibilità di seguire abbastanza agevolmente le varie coppie uchitachi/shitachi; al sottoscritto, non saprei se per simpatia o per disperazione, dedica qualche attenzione in più, correggendomi spesso e insistendo sulla corretta sequenza piedi/braccia nell’esecuzione del terzo kata. L’ora passa veloce ed è già tempo di procedere alla registrazione all’esame e alla consegna dei compiti scritti per poi subito cominciare le due ore di allenamento pre-esame. L’allenamento, sempre condotto dal M°Rigolio è tecnico, ripassa i fondamentali, mostra cose nuove e corregge gesti che parevano ormai acquisiti e consolidati, a perfetta dimostrazione di quanto nel Kendo si possa e si debba costantemente migliorare ogni più piccolo gesto. Ho Apprezzato il modo di condurre del M°Rigolio, sempre calmo, chiaro e comprensibile.

L’allenamento procede e dopo un giro finale di ji-geiko con i vari maestri presenti facciamo una pausa per poi entrare direttamente nel clima pre-esame.

Sono una persona emotiva e  pensavo che avrei temuto il  momento, ma, forse complice la stanchezza della levataccia mattutina, mi sento stranamente calmo e rilassato , faccio battute con i compagni di pratica e ho modo di salutare a nome di tutto il dojo Ikendenshin l’amico Dado Brivio, che mi tranquillizza ulteriormente dandomi alcuni consigli.

Ok, mi hanno dato il numero, numero 110, sono nella penultima pull, si comincia. Guardo scorrere le numerose sessioni di esame per il I kyu e quando l’ultima ha ancora luogo, noi esaminandi per il I dan riceviamo l’ordine di indossare il men. Vedo attraverso il men gane gli esami dei miei compagni ed all’interno del men mi sento completamente solo, percepisco forte il sibilo del mio respiro mentre i kiai che si susseguono mi giungono come suoni ovattati; il men è un ambiente intimo, una stanza dove raccogliere i pensieri, una finestra da dove poi guardare solo avanti; da qui, rilassato, assisto e attendo. “110 preparati!”  Ok, si va.

Saluto, sonkyo e si parte con kirikaeshi con me come motodachi. Dopo i primi 4 yoko-men il mio primo compagno si fa sopraffare dall’emozione e si blocca; rimaniamo così immobili per un tempo che sembra infinito, poi cerco di spezzare la situazione dicendogli attraverso il men: “cinque indietro” e riesco nell’intento facendogli completare l’esercizio. Dopo ji-geiko cambio di compagno e ora è il mio turno. Valutare la propria prestazione è sempre difficile, ma posso dire che non mi sentivo completamente soddisfatto, tanto che al momento dell’esposizione dei candidati promossi ho esitato alcuni minuti prima di risolvermi ad andare a vedere. Questo è stato il momento più duro: tra me e un foglio appeso alla parete c’erano le ore di allenamento, le parole, i consigli e le facce di chi mi ha sostenuto; c’erano le ore tolte alla famiglia, c’erano tutti i sacrifici e le ore di viaggio. Era tutto lì, ma mi decido e scorro i numeri: 110, 110, 110…c’è! Nessuna emozione, primo pensiero i kata, tanto che non riesco a godermi appieno gli esami per II dan che stanno avendo luogo in quegli istanti.

A differenza degli esami con armatura i kata sono rapidissimi e in rapida sequenza li eseguiamo e li eseguiamo tutti bene visto che alla fine risulteremo tutti promossi!

Non appena terminati gli esami ci comunicano che la palestra deve essere liberata entro un’ora, i tempi quindi si accelerano, le persone corrono qua e là, molti vanno subito a fare la doccia. Io rimango alcuni istanti seduto con il bokken fra le mani e non riesco bene a realizzare che da oggi sono I dan di Kendo: cerco di ricordare quando ho cominciato, perché l’ho fatto, cerco di rammentare tutte le sere passate al dojo e tutte le persone che hanno praticato con me, gli esami kyu, cerco di mettere insieme tre anni di pratica per poter comprendere cosa sono da oggi, ma riesco solo a sorridere, di quei sorrisi stanchi che si fanno dopo un lavoro venuto bene. Shinai a posto, bokken a posto, armatura a posto: domani si ricomincia.

Filippo Tonelli

…ed allora abbiamo festeggiato a dovere! 😉

http://ikendenshin.wordpress.com/2013/10/28/filippo-promosso/

PS:  a distanza di tempo è bello rileggere anche queste due riflessioni scritte anni fa da Alessio e Giulio

https://kendonellemarche.wordpress.com/2009/11/03/lessenza-del-1%C2%B0-dan-di-kendo/

https://kendonellemarche.wordpress.com/2009/11/03/lessenza-del-1%C2%B0-dan-di-kendo-2/