Kendo nelle Marche


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“Tan Po Ki”

 

Tan Po Ki Rigolio Kendo Pesaro Urbino

Scrivo questa recensione dopo aver finito la mia sessione di esami universitari. Dopo l’ultimo mese e mezzo passato a consumare gli occhi si norme, casi giudiziari, sentenze e manuali finalmente posso tornare a dedicarmi alla lettura di quel cumulo di libri sul Kendo e il Giappone in generale che si sono ammassati sulla mia scrivania o nella cartella download del mio pc.

Freschissimo di stampa non ho aspettato neanche che mi arrivasse la copia cartacea e ho sfruttato la possibilità offertami da kataweb.it di poter leggere il libro in formato elettronico a patto di scrivere in tempi brevi una recensione (detto fatto).

Non si tratta di un saggio sulla tecnica (benchè siano presenti paragrafi in merito) o di un romanzo, ma di un diario di viaggio.

Ma anche definirlo diario di viaggio sarebbe riduttivo, infatti il lettore non troverà solo una narrazione dei fatti, dei luoghi e degli incontri fatti dall’autore, ma anche molti spaccati sulla storia, sulla cultura, sulla cucina e più in generale sulla vita di tutti i giorni del popolo del Sol Levante, tutto ciò senza la presunzione di diventare un libro etnografico (per quello io consiglio l’ormai storico “Ore Giapponesi” di Fosco Maraini), ma quello di essere una testimonianza di ricerca degli altri e di se stessi attraverso la pratica del Kendo.
La sensazione che traspare dalle righe è quella di chi torna in un luogo oramai familiare, nel quale ritrova vecchi amici e paesaggi conosciuti, ma che ogni volta trova qualcosa che lo sorprende e gli fa promettere di ritornare.

Questo è il quarto viaggio dell’autore, infatti non è nei contenuti e nei toni un diario di una “prima volta” in Giappone, non c’è lo stupore di chi, non conoscendola, si trova per la prima volta a contatto con la cultura Nipponica, ma la consapevolezza di chi ha imparato a comprendere (non senza una serie di gaffe e incomprensioni nel corso degli anni) il modo di vivere e fare di questo popolo così lontano nello spazio da noi.
Sono da ricordare tutti i consigli di Luigi sul comportamento da tenere nelle situazioni di interazione sociale, dalla famiglia, al dojo, alle ricorrenze speciali. E soprattutto come capire il rapporto dei Giapponesi con il “gruppo”, con i regali e con l’ospite.

Ma attenzione, tutte queste informazioni non vengono date al di fuori dello svolgimento dei fatti come un manuale di istruzioni da tenere in tasca, ma sono perfettamente calate nel contesto in cui si verificano, così da avere un quadro completo di ciò che stà succedendo ad ogni giro di pagina.

Detto questo, il libro copre uno spazio temporale di 16 giorni e si divide in due parti, una presso la prefettura di Gunma e l’altra a Tokio.

Per chi frequenta il seminario estivo di Bedollo ormai da qualche anno si troverà a proprio agio ad associare ai nomi, i visi dei maestri incontrati da Luigi nella prima parte del diario: Tani, Neghishi, Kasahara, i fratelli Ushioda, ecc. Senza dimenticare la descrizione dell’infernale Kangeiko della Saitama University. Mentre nel periodo di Tokio, si ha una bella finestra anche sulla pratica del Jodo (del quale Luigi è quinto Dan) oltre agli allenamenti di Kendo presso il Noma dojo.

Mi sento di consigliarlo a tutti i praticanti di Kendo, ma soprattutto a coloro che sono già stati in Giappone, perchè vi farà tornare alla mente tante piccole cose che si sono sicuramente depositate in fondo al vostro cuore, i cavi elettrici che corrono a vista per le strade, la sensazione del parquet (di QUEL parquet) di un dojo Giapponese sotto i piedi, il sapore del sakè buono e la botta alcolica del sochu, la yakisoba, gli okonomiyaki, “sumimasen, futatsu nama biru, okudasai”, lo skyline di Tokio, la tranquillità della campagna giapponese ecc ecc.

Buona lettura 🙂

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