Kendo nelle Marche


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Intervista a Gianfranco Moretti – 2° ed ultima parte

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proseguiamo l’intervista con la 2° ed  ultima parte dell’intervista a Gianfranco Moretti, Presidente della Confederazione Italiana Kendo, iniziata qui.

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K.N.M.: Tra i pochi testi in lingua italiana sul kendo troviamo quello scritto da lei e pubblicato nel 1988. L’ha riletto recentemente? Cosa prova quando pensa al periodo in cui è stato scritto?

G.M.: Mi piacciono i disegni di Salvatore Bellisai e la foto in ultima pagina dove sono con gli amici (che ho rivisto lo scorso anno) della polizia di Kobe. Per il resto è un libro scolastico che allora andava bene perché quasi nessuno conosceva il kendo e , forse , poteva aiutare un minimo approccio. Sottoscrivo infine la mia pagina iniziale dove spiego sostanzialmente che il miglioramento della tecnica è direttamente proporzionale al numero di volte che si indossa il men come a dire che nessun libro di kendo ci può essere più utile di un buon allenamento nel dojo.

K.N.M.: Anche se non sono passati secoli ma solo pochissime decine d’anni, osservando video di Kendo di quel periodo notiamo che dal punto di vista tecnico sicuramente c’è stata un’evoluzione, o comunque un cambiamento. E’ stato perso qualcosa, tecnico e non, che secondo lei varrebbe la pena recuperare?

G.M.: Il mondo evolve e con lui , ovviamente anche il kendo. Quello che si è naturalmente perso è il legame diretto con i Maestri delle origini , quei noni e decimi dan che i nostri maestri attuali più anziani hanno avuto la fortuna di seguire direttamente ed erano ammantati di un’aura “marziale” che è quasi impossibile scovare oggi anche in Giappone.

K.N.M.: Ci parli dei suoi riferimenti, dei Maestri che l’hanno segnata maggiormente.

G.M.: Come ho detto ho iniziato con Kentaro Miyazaki e senza il primo mattone non si può costruire nulla. Tra l’altro vi comunico in anteprima che al prossimo Kyoto Taikai il mio Tachiai sarà proprio contro il mio primo Maestro (nessuno pensi che vi sia stata pressione sugli organizzatori…). (nd.r. qui il tachiai dello scorso anno)
Ho seguito poi Nobuo Hirakawa che è sempre stato con noi generosissimo di attenzioni ed insegnamenti.

Nei momenti comunque , soprattutto agli inizi , dove non vi erano Maestri giapponesi sempre mi era di grande aiuto l’insegnamento di Azeglio Babbini che forse anche voi avete potuto conoscere anche se ora è un po’ acciaccato.

credits – Shumpukan

Poi ho due cari amici delle cosiddette nuove generazioni che sono Masahiro Koyama e Kazuiko Tani : devo dire che sono molto fortunato nelle amicizie…
Come praticante, atleta della nazionale , responsabile tecnico federale e poi presidente ho comunque conosciuto, frequentato, apprezzato e stimato un innumerevole lotto di Maestri che qui non elenco ma con i quali ho rapporti di stima, spero reciproca, che vanno al di là della mera conoscenza e tutti mi hanno insegnato qualcosa perciò, quando li incontro, non manco mai di ringraziarli.

K.N.M.: Qual è tra tutti i Maestri di nuova generazione che più l’ha colpita e perché?

G.M.: Vi sono tantissimi giovani fenomeni soprattutto al top dell’agonismo in Giappone, passata una certa età alcuni un po’ si perdono ed altri, al contrario modellano le loro doti passando dall’essere un campione al diventare un Maestro: in generale ammiro chi riesce a fare questo passaggio che non è per niente facile e scontato.

K.N.M.: In rete abbiamo letto alcuni articoli e commenti su come manifestare la propria gioia a fine incontro in shiai, anche quando il risultato raggiunto è letteralmente storico come nel caso dell’Italia al 26° EKCQual è la sua opinione al riguardo?

G.M.: La Nazionale Italiana è universalmente riconosciuta tra le più rispettose dell’etichetta, fino all’ultimo chi era dietro alla squadra è stato composto. Quando abbiamo vinto hanno educatamente esultato considerando che, anche giustamente, erano sovrastati da un palazzetto in buona parte “casalingo”. Non vedo quindi nessun comportamento censurabile come non consono al nostro mondo.

credits – winnitravel

K.N.M.: L’Italia ha avuto l’onere o l’onore di ospitare la 15° edizione dei campionati mondiali: sono trascorsi quasi due anni e certe emozioni lasciano sicuramente spazio a maggior lucidità d’analisi. Cosa ha significato per lei quell’esperienza e che tipo di feedback a livello di crescita ha apportato alla nostra federazione quest’impegno di primissimo piano?

G.M.: Grazie anche a quell’evento che per noi organizzatori rimarrà come indelebile ricordo , la CIK gode ormai di un prestigio internazionale inattaccabile . Per quanto riguarda la crescita complessiva io mi auguro che l’aver potuto ospitare un campionato di quel calibro che, ricordo, ha avuto anche un record di presenze (leggi vendita di biglietti) sugli spalti abbia dato una nuova spinta di entusiasmo per chi tra i nostri associati desidera promuovere le nostre discipline.

K.N.M.: Qual è la sua opinione riguardo la possibilità che il Kendo diventi sport olimpico?

G.M.: Non credo che il kendo possa diventare disciplina olimpica e, onestamente, la cosa non mi preoccupa…

K.N.M.: Quale obiettivo si è dato come Presidente CIK e quale come kendoka?

G.M.: Come Presidente il mio obiettivo attuale è quello di lasciare la CIK in buone mani e quindi, insieme al Consiglio, dobbiamo sforzarci di creare una nuova e motivata classe dirigente che ci possa in fretta sostituire.

Come Kendoka mi piacerebbe sempre cercare di migliorare la tecnica e lo spirito ma il tempo passa inesorabile e questo obiettivo è sempre più difficile da perseguire.

Di sicuro almeno una volta proverò a fare l’esame per ottavo dan per poter raccontare ai nipoti di esserci stato.

K.N.M.: Chiudiamo con una curiosità prettamente tecnica di un nostro amico e collaboratore…
Dobari o Koto? E perché?!

G.M.: Dipende dalle tecniche che si prediligono , io uso Dobari , a Voi scoprire le mie tecniche.


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Intervista a Gianfranco Moretti – 1° parte

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Oggi abbiamo il piacere di ospitare su questo blog Gianfranco Moretti, attuale Presidente della nostra federazione, che ringraziamo sinceramente per la disponibilità dimostrataci.

Le domande che leggerete sono il frutto del nostro approccio al kendo ed alla sua divulgazione; abbiamo chiesto infatti ai nostri collaboratori quali curiosità volevano soddisfare grazie alla disponibilità del Presidente Moretti;  queste sono state raggruppate nella migliore sintesi possibile di un lavoro collettivo.

Grazie quindi a tutti voi che avete contribuito ;-).

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K.N.M.: Partiamo dal recentissimo successo degli Europei 2014! L’Italia non è nuova nel portare i suoi atleti in zona medaglie, soprattutto nell’ultimo decennio. Ma da quel che leggiamo nel’albo presente a questo link, non era mai successo di vincere la medaglia d’oro nella competizione a squadre. Ci siamo rifatti delle 25 edizioni passate “bissando” sia nel torneo maschile che femminile!

Qual è stato il suo primissimo pensiero da Presidente della Federazione quando abbiamo vinto la prima medaglia a squadre femminile e quale invece dopo il bis dei ragazzi?

G.M.: Quando un risultato si raggiunge per la prima volta come giustamente sottolineate, si può parlare effettivamente di “risultato storico” senza essere smentiti.
Eravamo partiti in sordina e, almeno con le femmine, non eravamo i favoriti, quindi alla prima vittoria, macinata con pazienza incontro dopo incontro, pur essendo consapevole della loro forza, oltre alla gioia vi è stato anche un piacevole senso di sorpresa come quando si riceve un regalo inaspettato. I giorni seguenti invece, forti proprio del risultato femminile e del riconoscimento del fighting spirit al nostro juniores, i risultati ci hanno fatto gioire ma eravamo più consapevoli di poterli raggiungere e quindi un piacere diverso, come quando ti arriva una ricompensa che tu giudichi giusta e meritata.

credits – CIK

K.N.M.: Quali sono stati gli ingredienti che hanno portato a questo successo e che in passato secondo lei sono mancati?

G.M.: Non vi sono mancanze passate o ingredienti misteriosi altrimenti sarebbe troppo semplice.
Le gare singolarmente si svolgono in una giornata, in questa giornata occorrono una serie di congiunzioni astrali che vanno dall’essere in perfetta forma fisica ad avere un buon sorteggio, ad essere ben arbitrato ecc. ecc. Altri anni siamo stati ad un passo dalla vittoria a squadre ma, evidentemente, qualche situazione non si era volta a nostro favore come spesso può capitare.

K.N.M.: In che misura ha contribuito al risultato dei 26° EKC il nuovo metodo di “scrematura” della rosa adottato nell’ultimo periodo?

G.M.: Credo che il nostro staff tecnico abbia lavorato al meglio, sulla scrematura non entrerei nel merito perché, in particolare quest’anno, ho potuto presenziare ad un solo allenamento, peraltro condotto oltre che da Walter Pomero anche dal maestro Masahiro Koyama, grande amico della CIK.
Certo sono sicuro che lo staff tecnico non si siederà sugli allori ma per il prossimo anno dei Campionati Mondiali a Tokyo sta già pensando a nuove tipologie di allenamento per raggiungere altri storici risultati . (durante gli europei l’Italia ha trovato il tempo di allenarsi anche con la squadra USA al completo che ormai, posso dire si è gemellata con noi)

credits - Fabrizio Mandia

credits – Fabrizio Mandia

K.N.M.: Scendiamo vertiginosamente dai Campionati Europei e caliamoci verso le piccole realtà di provincia. Che suggerimenti si sente di dare ai dojo, soprattutto quelli meno strutturati, per poter “capitalizzare” quest’importantissimo risultato ai Campionati Europei per avvicinare nuovi praticanti?

G.M.: Come Federazione cercheremo di dare il maggior risalto mediatico possibile a questo evento anche se, come sappiamo, gli sport più in voga sono altri…
Quello che può forse interessare ed attrarre i praticanti è il sapere che la CIKè un’eccellenza europea in termini di organizzazione, di tecnica e soprattutto di “cuore.”

K.N.M.: L’Italia è tra le prime nazioni in Europa e non solo dal punto di vista agonistico. Nonostante ciò, il livello di visibilità sui media tradizionali e non, è abbastanza limitato. E’ una scelta voluta quella di non “confondersi” con sport più popolari così da mantenere un approccio più marziale possibile alla disciplina?

G.M.: Abbiamo da poco rinnovato il contratto con Rai Sport ed anche loro ci chiedono meno agonismo e più arte marziale intesa come filosofia e cultura: vedremo di accontentarli. Come primo appuntamento li porteremo direttamente al Kyoto Taikai per realizzare un importante e, speriamo , interessantissimo “speciale”.

K.N.M.: Nel nostro piccolo, come dojo privato, abbiamo cercato di allacciare rapporti con alcune strutture scolastiche ma l’impresa è davvero ardua. Le Scuole oltre ad avere risorse ridottissime, spesso privilegiano sport di massa, o comunque più conosciuti. Crede che un coordinamento a livello nazionale, se non addirittura un progetto mirato per promuovere il Kendo negli istituti scolastici, possa essere un veicolo efficace per divulgare la nostra amata arte marziale?

G.M.: Abbiamo persone che al nostro interno cercano di portare avanti un progetto scuola che possa essere poi utilizzato da tutti i dojo interessati, appena ci saranno notizie le divulgheremo.

K.N.M.: Usciamo un attimo dal ruolo federale che ricopre per trattare il suo rapporto con il Kendo. Quando ha iniziato ad avvicinarsi a questa disciplina e cosa l’ha spinta ad impugnare la shinai?

G.M.: Ero un judoka fin dalla tenera età e nel 1978 ho iniziato a praticare con il Maestro Kentaro Miyazaki all’epoca quinto dan; da allora non ho più smesso.

8 wkc kendo 1991 italy

K.N.M.: Com’è cambiato il suo approccio al Kendo nel corso degli anni?

G.M.: Vi sono state tante evoluzioni, al momento sto cercando di studiare il kendo delle persone anziane anche perché comincia a riguardare anche me. Sono molto interessato a conoscere i segreti di questi Maestri che anche in età pensionabile continuano a praticare con intensità ed efficacia straordinarie anche con la normale ed irreversibile diminuzione della forza fisica.
E’ su questo punto , credo , che si delinea più chiaramente la demarcazione tra sport ed arte marziale.

Rimanete sintonizzati per la 2° parte


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Gianfranco Moretti al 109° Kyoto Taikai

Il Presidente Moretti con suo figlio Andrea agli EKC in Polonia
credits – Le Donne del Kendo

Dopo aver pubblicato il video del Responsabile della Nazionale W.Pomero, ora tocca al Presidente Gianfranco Moretti, anch’egli presente all’ultimo Taikai tenutosi a Kyoto.


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Walter Pomero al 109° Kyoto Taikai

credits – Genova Kendo

Piano piano spuntano video sempre più interessanti… Ringraziamo Andrea che ci ha segnalato questo video di Walter Pomero all’ultimo Kyoto Taikai. http://www.flickr.com/photos/kendodigitalbeta/8744451466/ Fonte: kendo digital


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25° EKC – Daniel Turner

Con un pochino di ritardo, pubblichiamo il report scritto dal nostro amico Daniel Turner del Kendo CUS Verona che ha avuto la possiblità di vivere molto da vicino l’esperienza della nostra nazionale al 25° EKC di Germania 2013.

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Di ritorno dal 25° Campionato Europeo di Kendo vorrei riportare le emozioni che questi tre giorni hanno scritto in maniera indelebile nel mio cuore.

I duri allenamenti, i ritiri, e la  pratica svolta ognuno all’interno del suo dojo, è ormai acqua passata, questo è il tempo della resa dei conti.

credits – CIK

Già durante la cerimonia di apertura si respira un clima di altissima attenzione, l’aria è frizzante, il freddo che aveva accolto i competitori all’esterno dell’imponente struttura sportiva è stato spazzato via dal calore dei loro cuori, pronti ad affrontarsi sugli shiai-jo. Inizia così la 25° edizione dei campionati Europei di Kendo.

I primi a solcare il parquette sono gli Juniores, un team formato da Antony Maio, Iuri Petralia e Irene Rizzo. Sin dal primo momento si capisce che la carica è alta, e la squadra inizia con il piede giusto. Immediatamente balza agli occhi l’intensità, la potenza e la luce degli ippon di Maio. Difficile veramente credere che l’impatto e la precisione siano di uno Juniores. Vinciamo la poule e si passa alle eliminazioni dirette, l’obbiettivo è il podio. Purtroppo la Romania che arriverà seconda classificata blocca il cammino dei giovani Azzurri. L’Italia degli under si classifica al 3° posto risultato storico per la nostra federazione.

credits – CIK

Agli individuali Juniores purtroppo il nostro cammino si interrompe troppo presto rispetto alle aspettative che avevano creato durante la competizione a squadre. Nonostante ciò il talento del giovane messinese Antony Maio emerge comunque portandolo al conseguimento del Fighting Spirit.

E’ la volta delle ragazze, orfane delle blasonate Papaccio e Livolsi, la squadra presenta nuove forze all’esordio europeo.

credits – Eva Ricciuti

Sono Eva Ricciuti alla primissima presenza azzurra e Chiara Olivieri che nonostante la precedente convocazione ai campionati del mondo questa volta avrà la vera occasione di far vedere di che pasta è fatta. Le ragazze si presentano sullo shiai-jo per una poule formata da Svezia e Reppubblica Ceca. Il primo incontro è con la Svezia e da subito il team azzurro mette in luce le sue qualità migliori: grandissimo spirito di iniziativa, determinazione e volontà.

La Svezia come la Repubblica Ceca sono presto battute. La squadra dimostra maturità spirito di sacrificio e grande unione. E’ questa litalia che volevamo vedere e così arriviamo ai quarti dove ad attenderci c’è la Francia che seppur con un team rinnovato quasi per metà ha come capitano la campionessa europea 2011 Pauline  Stolarz. L’incontro è serratissimo è solo l’ultimo incontro a decidere la sorte delle nostre ragazze fermate da una Francia forte ma assolutamente alla loro portata.

Gli occhi delle ragazze all’uscita dello shiai-jo sono ancora pregni di energia e non rimanerne rapito è praticamente impossibile. Grandissima prestazione, bel kendo ma per questa volta l’avventura finisce prima del podio. Il riconoscimento del fighting spirit va a Serena Ricciuti interprete di una giornata pressochè perfetta. La prima giornata di gare volge al termine e tutti, competitori e spettatori siamo particolarmente provati.

Il giorno dopo è la volta della competizione a squadre maschile.

credits – CIK

L’Italia orfana del suo capitano, presenta due nuovi competitori all’esordio con la Nazionale maggiore Dario Baeli e Andrea Moretti. La poule vede il Belgio e la Lituania come i nostri prossimi avversari. Da subito si capisce che c’è qualcosa che non gira, nonostante l’ottimo livello della formazione Italiana, il Belgio ha la meglio e passa la poule come prima classificata spianandosi la strada verso il podio. L’italia passata come seconda invece si è resa la vita un po’ più difficile mettendo sul suo cammino Germania ed eventualmente la Francia.

Ma non importa i ragazzi sono già abituati a tutto e negl’occhi si intravede una grandissima determinazione. E’ la volta della Svezia.

 I ragazzi lottano con tutte le loro forze ma la giornata non sembra essere quella giusta per loro, Giuseppe Giannetto agguanta all’ultimo lo spareggio.

E’ Mandia l’uomo giusto per questo tipo di incombenze, freddo, potente ed assolutamente detterminato a proseguire il cammino. Il primo attacco è un esplosione un kote men (una delle sue specialità) che fa saltare il pubblico in piedi, ma gli arbitri non sono dello stesso parere.

E’ l’attacco successivo un debana kote a portarci all’incontro successivo! Grande Fabrizio!

Con la Germania torniamo subito sotto anche se la sensazione è che il nostro kendo non riesca ad essere apprezzato al 100% ma questi sono forse commenti da tifoso più che da praticante. La Germania per un solo ippon si disputerà l’incontro successivo con la Francia per gli accessi alle semifinali.

Grandissimo esordio per Dario Baeli che ha visto il giovane messinese protagonista di una giornata quasi perfetta. C’è il tempo di ammirare la finale tra Francia e Belgio che vedrà la Francia campionessa Europea a squadre.

Arriviamo così a domenica, la giornata conclusiva dei campionati. Gli atleti scelti per rappresentare l’Italia sono per la parte maschile:

Andrea Moretti neo 4° Dan che ha ben figurato nelle giornate precedenti, Demetrio Orlando Indiscusso senpo della formazione Italiana, Giacomo Pezzo a mio avviso una delle più belle espressioni del kendo Italiano per la sua età (giudizio ovviamente parte essendo io suo compagno di dojo 😉 ), Giuseppe Giannetto più volte Campione Italiano premiato con il Fighting Spirit all’ultimo Campionato Mondiale e  L’ex Campione Europeo Fabrizio Mandia attualmente campione Italiano in carica, intenzionato a riconfermare il titolo per la terza volta.

La compagine femminile è inceve composta da:

Chiara Olivieri nuovo acquisto della formazione Italiana, Laura Imperiale capitano della formazione femminile, Serena Ricciuti fighting spirit nella competizione a squadre, Chiara Bosetti terza classificata ai campionati Italiani e  Alessandra Orizio attuale Campionessa Italiana in carica. La giornata si presenta da subito ricca di emozioni e i continui salti da un seggiolino all’altro mi costeranno da li a poco una tibiata clamorosa! Sugli spalti ad incoraggiare i nostri, i ragazzi Juniores, i mitici fisioterapisti e tutto lo staff.

Incominciano le ragazze e purtroppo la giornata per le nostre non incomincia nei migliori dei modi. Laura, Serena e Chiara Bosetti vengono fermate nella poule nel nostro più completo stupore. Peccato sicuramente il loro valore è ben più alto, ma in competizioni come queste non sempre il talento e le capacità bastano.

Grandissima invece Chiara Olivieri che dopo aver superato la Poule si deve arrendere ad un avversario molto ostico. Brava comunque!

E’ presto la volta dei ragazzi in blu.

Anche per loro come per le ragazze a passare alla fase successiva sarà solo il primo classificato nella poule. La tensione è altissima basta una piccola sbavatura per compromettere gli sforzi fin qui fatti. Gli Italiani iniziano quasi contemporaneamente sui diversi shiai jo e seguirli tutti diventa veramente difficile. Purtroppo l’avventura di Andrea e Demetrio finisce presto, troppo presto, sugli spalti tanto stupore, i nostri meritavano sicuramente di più. Fabrizio Mandia, Giacomo Pezzo e Giuseppe Giannetto passano agevolmente la poule. Giusto il tempo di una fetta di strudel ed è la volta delle eliminatorie, Giacomo è già sullo shiai jo ed incontro dopo incontro ippon dopo ippon mette in luce tutta la bellezza e l’efficacia del suo kendo, un perfetto mix di tecnica sopraffina, consapevolezza del centro e velocità.

Intanto brutte notizie dallo shiai jo B, Fabrizio è stato eliminato da un avversario, il britannico Gibson, che si aggiudicherà il fighting spirit.

Restano ancora in gara Giacomo Pezzo e Giuseppe Giannetto, quest’ultimo nonostante alcuni problemi fisici (credetemi la faccia del fisioterapista alla mia domanda: “come stà il polpaccio di Giuseppe?” la diceva veramente lunga su quanto questo ragazzo sappia mettere cuore e testa oltre l’ostacolo) sta mostrando a tutti noi come da i momenti più difficili si possa trarre la chiave giusta per ribaltare le situazioni. Siamo ai quarti di finale, Giacomo incontra il fortissimo Attila Dubi un atleta pluripremiato della selezione Ungherese e dopo un bellissimo incontro deve cedere il passo all’esperienza di Dubi, mentre Giuseppe deve affrontare Oscar Kimura capitano della selezione Svizzera. L’incontro, serratissimo, è un perfetto concentrato del kendo di Giuseppe. Un esercizio mentale incredibile, volto a destabilizzare l’avversario per poi fulminarlo con un attacco precisissimo e risolutorio. Si va avanti! Quarti di finale, Giuseppe domina l’avversario con un sonoro 2 a 0. Semifinale il temuto (almeno per noi in tribuna) Dubi, già vincitore contro Giacomo è il prossimo avversario. Per nulla intimorito invece Giuseppe che inizia il suo duello mettendo immediatamente in crisi l’ungherese. Il tempo regolamentare non basta si va all’encho specialità per il nostro Giuseppe, che fulmina l’avversario con un bellissimo Men!

Siamo alla finale, è un atleta Francese, Nakabayashi Koichi, l’avversario di Giuseppe.

L’incontro inizia, e per noi è apnea! Il francese attacca, doppia incalza, ma per toccare Giuseppe oggi serve ben altro, l’immagine è quella di un cobra che studia la sua preda, che sa aspettare, sa far “sfogare” l’avversario, pronto in qualsiasi momento a sferrare l’attacco decisivo.

Passano quasi 20 minuti di encho ma credetemi, oggi mi sembrano istanti, poi come il più letale dei predatori Giuseppe esplode un men di rara bellezza! La “curva” esplode in un urlo di gioia, il palazzetto è tutto per lui!!

Daniel Turner


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15° WKC, i risultati!

Nei vari social network, tra pagine, gruppi o profili privati è stato già pubblicato di tutto, da foto caratteristiche come la mano tesa di Park nell’aiutare Shodai a rialzarsi che ha fatto notizia (il che dovrebbe far riflettere…) ai replay o incontri interi di qualità video più e meno buona. Noi quindi ci limitiamo a fare un po’ di ordine tra tutti questi video, dando la possibilità a chi non c’era di rivederseli con calma.

Dopo la tradizionale dimostrazione dei Kendo no Kata ha preso il via il campionato individuale maschile che ha visto il Giappone vittorioso con Takanabe Susumu.

Il tabellone diviso in due lo trovate a questo link 1 in cui vediamo la pool di Drago (Ita-6) negli incontri con HatakeyamaAuvert, quello di Mandia (Ita-2) con Brown e Allouche. In questa parte del tabellone Drago, dopo aver battuto Kang si è fermato con Bertout.  Mandia, appena superata la pool, ha dovuto affrontare Kim uscendo comunque a testa alta.

Nella parte bassa del tabellone troviamo Giannetto (Ita-4) e Pezzo (Ita-7). Giannetto che, dopo aver superato la pool con Minchenkov e Hickey, supera le eliminatorie con Sanchez e Karnadi e fermandosi con il giapponese Hatakenaka. Pezzo ha anch’egli superato la pool con Kindzulis e Bremer fermandosi poi con Yamada.

Come dicevamo il materiale è davvero tanto quindi vi consigliamo di fare una ricerca in rete se volete approfondire ulteriormente tutte le fasi. Noi vi lasciamo comunque qui di seguito l’intensissima finale tra Takanabe e Kim vinta dal giapponese con un bellissimo tsuki che tanto ricorda quello storico di Eiga che tra l’altro abbiamo ovviamente visto tra il pubblico assieme a tanti altri big del Kendo mondiale…

 Ed ora le nostre ragazze che hanno difeso a denti stretti la nostra bandiera! Ricciuti (Ita-4) ha superato la pool con Bellivier e Wragg per poi uscire poi con Lee. Stessa cosa per Orizio che si è dovuta arrendere a Blanchard dopo aver superato la pool con Romeral e Lee. Papaccio e Imperiale invece non sono riuscite a superare la pool rispettivamente con Rincon e Lyu, e Ling e Yung.

La finalissima individuale femminile tutta made in Japan tra Kurokawa e Sakuma la trovate nel seguente video.

Chi ha potuto ammirare dal vivo la “giornata femminile” del torneo ci ha riportato che è stata molto intensa e in generale molto bella.

La fase a squadre femminile ci ha fatto tremare i polsi, ma ripercorriamo i passi di questa traversata.

La pool 8 era durissima ma le ragazze sono state superdeterminate come vedete nei video a questo link e si sono “arrese” solo alle brasiliane ai sedicesimi.

Al seguente link la finale tra Korea e Giappone vinta da quest’ultime.

Noi di Shingen siamo riusciti ad assistere ai mondiali solo domenica per le competizione a squadre maschili…ma ce la siamo goduta a palla!

Partenza alle 6.30 per essere in tempo a Novara, ma durante il viaggio scopriamo che  qualcuno sposta questa città sempre più a nord ed arriviamo un po’ tardi. Entriamo subito in clima mondiale rivedendo vecchi amici e conoscendo fisicamente alcuni che sentivamo solo attraverso il web.

Bellissimo! Palazzetto sold out e noi abbiamo i biglietti. Osserviamo tutte le gare ed attendiamo la nostra nazionale. Scopriamo poi che seguire le gare di kendo su 4 shiai-jo fa venire il mal di testa 😀

L’italia supera la pool con Irlanda ed Argentina e deve confrontarsi con gli Stati Uniti. Attendiamo.

All’improvviso escono i nostri ragazzi, chi con le cuffie chi in disparte, iniziano a fare un po’ riscaldamento e stretching. Le ragazze che hanno combattuto il giorno prima sono a appena fuori dall’area di gara a fare il tifo. Dobbiamo incontrare gli USA che a guardarli di americano hanno ben poco, forse qualcuno solo la stazza 🙂

Ci vengono consegnate delle bandierine per supportare i nostri atleti. Ci Siamo.

Orlando, Filippi, Mandia, Soldati, Giannetto.

Arriviamo con il cuore  che sta per esplodere. Orlando, per noi che non lo conoscevamo è stata una piacevolissima sorpresa. Al secondo men di Soldati sembra che venga giù tutta Novara! Quando Soldati esce vincente dallo shia-jo il nostro coach Walter Pomero lo abbraccia come se fosse tornato vivo da una guerra. Bellissimo. Tocca a Giannetto, uno dei protagonisti di questo mondiale. Il suo avversario è maledettamente forte, quel forte che non è solo rapido, ma una forza che lo salda a terra quasi fosse avvitato. Siamo in parità e ci tocca l’encho. Tocca sempre a loro due. Lo sguardo da lupo affamato di Pomero verso Giannetto prima di rientrare nello shiai-jo fa venire i brividi solo a ripensarci. Quell’encho ci deve 10 anni di vita. Usciamo per un maledetto men, ma con la testa più che alta. Gli americani sono molto forti e lo dimostreanno anche ai koreani che hanno rischiato grosso con loro.

Purtroppo non ci sono video in rete, troppo presi dalla gara 😀

La competizione scorre e vediamo all’opera il Giappone che dimostra fino alla finale grande tecnica e grande potenza. La squadra coreana non è da meno e per dìcerti versi propone un kendo meno “sporco” di quel che si vede in rete e si sente dire in giro. Sappiamo ahinoi com’è la shiai, quindi non possiamo aspettarci un kendo a mo’ di kata…

Bella sorpresa anche l’Ungheria che riesce a portare un pezzo d’Europa raggiungendo il podio 😀

Finite le semifinali c’è una dimostrazione di Iaido da parte della squadra italiana guidata dal M°Amoruso. Piano piano tutte le macchine fotografiche e gli assistenti si avvicinano ai bordi dello shiai-jo B. Korea e Giappone, eternamente rivali, si confrontano in 5 incontri che di Kendo come gli stessi maestri coreani e giapponesi ci insegnano hanno ben poco. Ostruzionismo, spintoni,  posture completamente squilibrate, mancanza di rispetto verso gli arbitri e chi più ne ha più ne metta. Una grossa delusione. L’arbitraggio ci lascia perplessi ed il Giappone vince i mondiali. Approfondiremo però l’argomento in un post apposito.

I video della finale li trovate nel canale youtube di Kendo World al link http://www.youtube.com/user/KendoWorld

Fa un certo effetto vedere il pubblico applaudire la squadra coreana quando perdente va negli spogliatoi…

A noi però ci piace ricordare questo mondiale con una delle tante e belle foto del nostro amico Antonio Amendola. Grazie ragazzi!


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Singapore

Esordiamo questa rubrica chiamata DOJO con un report che viene dall’estero, da Singapore per l’esattezza.

L’ interessante serie d’informazioni che segue è frutto della collaborazione con Raffaele Calogero, un kendoka viaggiatore dello Shubukan diretto da Walter Pomero, che trova sempre il tempo di curare con molta attenzione il suo interessante  Kendomaniac Blog. Non appena abbiamo letto i suoi report, abbiamo pensato bene di proporgli l’iniziativa che avevamo nel cassetto da tempo e lui, con molta cordialità, ha stilato una serie di appunti molto utili per tutti coloro che si troveranno a Singapore per lavoro o per piacere.

Questa è la mia terza volta che mi reco a Singapore.

Come al solito è un viaggio di lavoro a cui sono riuscito ad inserire un paio di serate di keiko presso il Singapore Kendo Dojo.

Sono arrivato sabato 21 maggio e sono rimasto una settimana intera. L’arrivo di sabato è stato strategico per riuscire a compensare il jetlag (+8 ore).

Una combinazione di stanchezza e melatonina mi ha permesso di essere ragionevolmente funzionale il lunedì mattina.

Avevo in programma di fare keiko anche domenica a mezzogiorno ma purtroppo il dojo il 22 maggio era chiuso, peccato!  

Lunedi mattina ero piuttosto nervoso a causa dei miei primari impegni di lavoro. Fortunatamente è andato tutto bene. Questo mi ha permesso di gustare in tranquillità e rilassatezza due specialità di Singapore, il granchio al pepe ed al chili, che hanno rappresentato una parte nella cena con le mie amiche di Singapore.

Mercoledì pomeriggio dopo una lunga giornata di incontri e meeting finalmente è venuto il momento di andare al Singapore Kendo Dojo.

A Singapore c’è un solo club di Kendo che pero’ svolge una notevole mole di attività non solo nei due dojo aperti a tutti ma anche al politecnico ed in varie Università, dove gli allenamenti sono specificamente dedicati solo agli studenti.

L’allenamento del mercoledi sera è aperto a tutti e si tiene alla Scuola Giapponese Primaria “Changi Japanese School” che si trova al numero 11 di Upper Changi North Rd, la strada che porta all’aeroporto. Per raggiungere il dojo la cosa migliore è utilizzare un taxi. Il taxi è il mezzo di spostamento più utilizzato dopo la metropolitana a Singapore. I costi sono decisamente ragionevoli, anche grazie al cambio favorevole tra euro e dollaro di Singapore.  Se ci si trova nella zona centrale della città ci sono delle fermate specifiche per prendere il taxi. Al di fuori della zona centrale i taxi si fermano con un cenno della mano. L’altra possibilità è quella di chiamare la centrale taxi e farsi venire a prendere. Il servizio è decisamente efficiente.

Changi Japanese School

L’allenamento che si tiene alla Changi Japanese School avviene in contemporanea sia per i principianti senza armatura che per gli studenti con il bogu. Nelle tre volte che sono stato in questa palestra ho visto sempre un buon numero di partecipanti. Una cosa da non sottovalutare è il fatto che la palestra è climatizzata e questo è molto apprezzabile considerando che a Singapore la temperatura fluttua tra i 28 ed i 33 gradi con un tasso di umidità superiore al 80% !

E’ stato piacevole incontrare nuovamente Perklis un informatico che avevo incontrato al Kendo Club di Cambridge (UK) ) che si è spostato per lavoro a Singapore.

Durante le mie tre visite non ho mai incontrato gli stessi maestri e quest’anno è stato veramente piacevole incontrare Yeo sensei, una persona squisita che mi ha accolto con molto calore e che mi ha ufficialmente presentato come un ospite italiano.

L’allenamento è iniziato come al solito con una breve serie di esercizi di stretching e del suburi di base, dopo di che abbiamo fatto il saluto e indossato il men. A questo punto è iniziato l’allenamento vero e proprio con alcuni giri di kirikaeshi. Successivamente, l’allenamento è stato focalizzato sull’uso di tecniche multiple.

Nel complesso l’allenamento ricordava molto quello che ho fatto durante la visita di Sumi sensei al nostro dojo in Aprile. A seguire abbiamo fatto alcuni giri di kakarigeiko e l’allenamento si è concluso con circa 30 minuti di jigeiko libero. Nelle mie visite ad altri dojo in giro per il mondo vedo di fare del mio meglio nella pratica del kion e del jigeiko ma tengo un profilo piuttosto basso. Tendenzialmente mi metto in fila per i combattimenti con i maestri e vedo di essere il piu’ pulito possibile nelle tecniche. Questa volta il jigeiko è stato veramente particolare. Dato che le code per il jigeiko con gli istruttori erano piuttosto lunghe ed era possibile incrociare lo shinai anche con altre persone ho invitato uno degli studenti che avevo conosciuto l’anno prima. Mentre facevamo jigeiko si è formata una fila di persone che aspettavano di fare jigeiko con me. La cosa mi ha fatto molto piacere anche se ero piuttosto preoccupato di non riuscire a sopravvivere ad un incessante numero di jigeiko consecutivi. Questa è stata la prima volta che ho fatto da motodachi durante il jigeiko ed è stata un’esperienza decisamente interessante. Ho provato a seguire i suggerimenti che Sumi sensei ha dato durante la sua ultima visita in Torino: “incalzare kakaritè con il corpo ma lasciarlo, allo stesso tempo, libero di esprimersi”. Ho fatto del mio meglio e spero che gli studenti siano stati contenti del jigeiko. Devo ammettere che è stato tutto molto piacevole, ma sono stato contento quando ad un certo punto è suonato il gong che indicava la fine dell’allenamento, ero completamente distrutto.

La serata è continuata dopo l’allenamento, dato che Yeo sensei mi ha chiesto di aggregarmi a lui ed agli altri studenti per mettere qualcosa sotto i denti e bere un paio di birre. Serata piacevolissima per la conversazione e per l’ottima birra di Singapore.

credits – Kendomaniac Blog

Ho nuovamente incontrato Jafar, la persona alla mia sinistra con la maglia bianca, che è il web manager del sito del dojo, e che è la persona che va contattata per organizzare una visita al dojo (enquiries@singaporekendo.org.sg). Ho anche avuto una piacevole conversazione con una giovane coreana, piuttosto brava nel jigeiko (maglia gialla affianco di Jafar). Ho scoperto parlando con Yeo sensei (seconda persona alla mia destra con la maglia scura e gli occhiali), che aveva combattuto con il mio maestro, Walter Pomero, durante il Kendo World Championship negli USA. Ho poi chiesto a Walter se si ricordava di Yeo e mi ha confermato di si dicendo che era un buon combattente. Yeo sensei è anche un caro amico di Lancini sensei di Brescia.

Ho anche detto a Yeo sensei che descrivo le mie esperienze di kendo in un blog e che, avendo una telecamera nel men, mi sarebbe piaciuto poter riprendere la pratica del giorno dopo. Sono stato molto contento quando ha accettato. Anzi era particolarmente curioso di vedere la mia piccola videocamera.

Prima di tornare in albergo ho confermato che ci saremmo visti il giorno dopo alla scuola elementare giapponese “The Japanese School” in 95 Clementi Rd.

Il keiko del giovedi è aperto solo agli studenti che abbiano almeno il grado di shodan. L’allenamento del giovedi è stato molto impegnativo anche perché la palestra è piccolina e non condizionata. E’ stata veramente dura! Alla fine dell’allenamento ero così sudato che sembrava che avessi immerso il keikoji in acqua. La cosa piacevole è che, avendo avuto il permesso di usare la telecamera, ho potuto fare un riassunto visivo della lezione che è molto più esplicativo di una breve descrizione scritta.

Essenzialmente l’allenamento è stato basato su kirikaeshi e oji-waza.

Dopo siamo passati la jigeiko con I maestri e, a causa del caldo terribile, sono riuscito a farne solo due, poi mi sono dedicato al mitorigeiko.

Non poteva mancare alla conclusione dell’allenamento un bella foto di gruppo!

credits – Kendomaniac Blog

Parlando con Yeo sensei gli ho anche strappato la promessa di cenare insieme e fargli visitare Torino dopo il prossimo 15° WKC che si terranno a Novara il prossimo anno.

A questo punto sono rientrato in albergo e, dopo una doccia ritemprante, mi sono dedicato alla seconda attività principale preferita dai Singaporegni, trovare un bel posto per cenare. A Singapore c’è solo l’imbarazzo della scelta e, dato che ero un po’ stanco, alla fine ho optato per il bistrò del Mariott Hotel sulla via centrale dello shopping di Singapore, dove ho mangiato un tempura di ostriche ed un fantastico satay di pollo e manzo.

Se tutto va bene dovrei tornare a Singapore ad Ottobre per un altro meeting e per un po’ di altro keiko al Singapore Kendo Dojo.

Raffaele Calogero

Avete qualcosa da chiedere a Raffaele? 😉