Kendo nelle Marche


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Stage femminile a Calcinato (BS)

Oggi pubblichiamo il report scritto per noi da Sarah Bertozzi del Heki Sui Kan di Rimini che, assieme ad Emanuela Muratore, ha partecipato alla tappa bresciana del “Progetto Nazionale Femminile Kendo”.

Il panorama del kendo offre tantissime occasioni di pratica in questo periodo, noi del dojo di Rimini abbiamo colto quella offerta dall’iniziativa del progetto di kendo femminile tenuta da Angela Papaccio a Calcinato il 3 e 4 Maggio.

credits – Sarah Bertozzi

E’ chiaro che non esiste un kendo femminile e maschile, il kendo non conosce differenze legate a genere, età e livello di pratica, ma noi donne spesso, nel nostro dojo e durante la partecipazione a seminari, ci troviamo a confrontarci con kendoka fisicamente più alti e muscolosi. Per questi motivi Angela ha voluto porre attenzione sulla valorizzazione di alcuni punti su cui lavorare per migliorare il nostro atteggiamento nella pratica quotidiana.

Durante la giornata di Sabato dopo il riscaldamento e vari esercizi a corpo libero volti a migliorare il controllo del corpo e dell’equilibrio, Angela ha proposto degli utilissimi e divertenti esercizi per migliorare il lavoro di braccia e gambe con l’ausilio di copertoni di bicicletta.

Terminato il riscaldamento, a coppie abbiamo fatto esercizi di suburi e kihon, utilizzando tecniche di oji-waza. Quello che Angela ha specificato più volte durante la pratica è che l’obiettivo del seminario non era quello di insegnare la corretta tecnica nel portare i colpi, lavoro che viene fatto quotidianamente nei nostri dojo, piuttosto quello di sviluppare quei colpi con unità di spirito, agilità nel movimento di gambe e bacino e velocità delle braccia.

Il pomeriggio è terminato con un mawarigeiko in cui eravamo suddivise per grado di esperienza e i motodachi potevano colpire solo con un colpo
prestabilito, ottima occasione per studiare le tecniche di oji-waza per chi era nel ruolo di kakarite e per concentrarsi nel trovare la giusta opportunità per attaccare per chi faceva il motodachi di turno.

credits – Sarah Bertozzi

Sarah Bertozzi  – Heki Sui Kan Rimini

kendorimini.wordpress.com

Il resto del diario lo trovate direttamente sul sito a questo link

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25° EKC – Daniel Turner

Con un pochino di ritardo, pubblichiamo il report scritto dal nostro amico Daniel Turner del Kendo CUS Verona che ha avuto la possiblità di vivere molto da vicino l’esperienza della nostra nazionale al 25° EKC di Germania 2013.

***

Di ritorno dal 25° Campionato Europeo di Kendo vorrei riportare le emozioni che questi tre giorni hanno scritto in maniera indelebile nel mio cuore.

I duri allenamenti, i ritiri, e la  pratica svolta ognuno all’interno del suo dojo, è ormai acqua passata, questo è il tempo della resa dei conti.

credits – CIK

Già durante la cerimonia di apertura si respira un clima di altissima attenzione, l’aria è frizzante, il freddo che aveva accolto i competitori all’esterno dell’imponente struttura sportiva è stato spazzato via dal calore dei loro cuori, pronti ad affrontarsi sugli shiai-jo. Inizia così la 25° edizione dei campionati Europei di Kendo.

I primi a solcare il parquette sono gli Juniores, un team formato da Antony Maio, Iuri Petralia e Irene Rizzo. Sin dal primo momento si capisce che la carica è alta, e la squadra inizia con il piede giusto. Immediatamente balza agli occhi l’intensità, la potenza e la luce degli ippon di Maio. Difficile veramente credere che l’impatto e la precisione siano di uno Juniores. Vinciamo la poule e si passa alle eliminazioni dirette, l’obbiettivo è il podio. Purtroppo la Romania che arriverà seconda classificata blocca il cammino dei giovani Azzurri. L’Italia degli under si classifica al 3° posto risultato storico per la nostra federazione.

credits – CIK

Agli individuali Juniores purtroppo il nostro cammino si interrompe troppo presto rispetto alle aspettative che avevano creato durante la competizione a squadre. Nonostante ciò il talento del giovane messinese Antony Maio emerge comunque portandolo al conseguimento del Fighting Spirit.

E’ la volta delle ragazze, orfane delle blasonate Papaccio e Livolsi, la squadra presenta nuove forze all’esordio europeo.

credits – Eva Ricciuti

Sono Eva Ricciuti alla primissima presenza azzurra e Chiara Olivieri che nonostante la precedente convocazione ai campionati del mondo questa volta avrà la vera occasione di far vedere di che pasta è fatta. Le ragazze si presentano sullo shiai-jo per una poule formata da Svezia e Reppubblica Ceca. Il primo incontro è con la Svezia e da subito il team azzurro mette in luce le sue qualità migliori: grandissimo spirito di iniziativa, determinazione e volontà.

La Svezia come la Repubblica Ceca sono presto battute. La squadra dimostra maturità spirito di sacrificio e grande unione. E’ questa litalia che volevamo vedere e così arriviamo ai quarti dove ad attenderci c’è la Francia che seppur con un team rinnovato quasi per metà ha come capitano la campionessa europea 2011 Pauline  Stolarz. L’incontro è serratissimo è solo l’ultimo incontro a decidere la sorte delle nostre ragazze fermate da una Francia forte ma assolutamente alla loro portata.

Gli occhi delle ragazze all’uscita dello shiai-jo sono ancora pregni di energia e non rimanerne rapito è praticamente impossibile. Grandissima prestazione, bel kendo ma per questa volta l’avventura finisce prima del podio. Il riconoscimento del fighting spirit va a Serena Ricciuti interprete di una giornata pressochè perfetta. La prima giornata di gare volge al termine e tutti, competitori e spettatori siamo particolarmente provati.

Il giorno dopo è la volta della competizione a squadre maschile.

credits – CIK

L’Italia orfana del suo capitano, presenta due nuovi competitori all’esordio con la Nazionale maggiore Dario Baeli e Andrea Moretti. La poule vede il Belgio e la Lituania come i nostri prossimi avversari. Da subito si capisce che c’è qualcosa che non gira, nonostante l’ottimo livello della formazione Italiana, il Belgio ha la meglio e passa la poule come prima classificata spianandosi la strada verso il podio. L’italia passata come seconda invece si è resa la vita un po’ più difficile mettendo sul suo cammino Germania ed eventualmente la Francia.

Ma non importa i ragazzi sono già abituati a tutto e negl’occhi si intravede una grandissima determinazione. E’ la volta della Svezia.

 I ragazzi lottano con tutte le loro forze ma la giornata non sembra essere quella giusta per loro, Giuseppe Giannetto agguanta all’ultimo lo spareggio.

E’ Mandia l’uomo giusto per questo tipo di incombenze, freddo, potente ed assolutamente detterminato a proseguire il cammino. Il primo attacco è un esplosione un kote men (una delle sue specialità) che fa saltare il pubblico in piedi, ma gli arbitri non sono dello stesso parere.

E’ l’attacco successivo un debana kote a portarci all’incontro successivo! Grande Fabrizio!

Con la Germania torniamo subito sotto anche se la sensazione è che il nostro kendo non riesca ad essere apprezzato al 100% ma questi sono forse commenti da tifoso più che da praticante. La Germania per un solo ippon si disputerà l’incontro successivo con la Francia per gli accessi alle semifinali.

Grandissimo esordio per Dario Baeli che ha visto il giovane messinese protagonista di una giornata quasi perfetta. C’è il tempo di ammirare la finale tra Francia e Belgio che vedrà la Francia campionessa Europea a squadre.

Arriviamo così a domenica, la giornata conclusiva dei campionati. Gli atleti scelti per rappresentare l’Italia sono per la parte maschile:

Andrea Moretti neo 4° Dan che ha ben figurato nelle giornate precedenti, Demetrio Orlando Indiscusso senpo della formazione Italiana, Giacomo Pezzo a mio avviso una delle più belle espressioni del kendo Italiano per la sua età (giudizio ovviamente parte essendo io suo compagno di dojo 😉 ), Giuseppe Giannetto più volte Campione Italiano premiato con il Fighting Spirit all’ultimo Campionato Mondiale e  L’ex Campione Europeo Fabrizio Mandia attualmente campione Italiano in carica, intenzionato a riconfermare il titolo per la terza volta.

La compagine femminile è inceve composta da:

Chiara Olivieri nuovo acquisto della formazione Italiana, Laura Imperiale capitano della formazione femminile, Serena Ricciuti fighting spirit nella competizione a squadre, Chiara Bosetti terza classificata ai campionati Italiani e  Alessandra Orizio attuale Campionessa Italiana in carica. La giornata si presenta da subito ricca di emozioni e i continui salti da un seggiolino all’altro mi costeranno da li a poco una tibiata clamorosa! Sugli spalti ad incoraggiare i nostri, i ragazzi Juniores, i mitici fisioterapisti e tutto lo staff.

Incominciano le ragazze e purtroppo la giornata per le nostre non incomincia nei migliori dei modi. Laura, Serena e Chiara Bosetti vengono fermate nella poule nel nostro più completo stupore. Peccato sicuramente il loro valore è ben più alto, ma in competizioni come queste non sempre il talento e le capacità bastano.

Grandissima invece Chiara Olivieri che dopo aver superato la Poule si deve arrendere ad un avversario molto ostico. Brava comunque!

E’ presto la volta dei ragazzi in blu.

Anche per loro come per le ragazze a passare alla fase successiva sarà solo il primo classificato nella poule. La tensione è altissima basta una piccola sbavatura per compromettere gli sforzi fin qui fatti. Gli Italiani iniziano quasi contemporaneamente sui diversi shiai jo e seguirli tutti diventa veramente difficile. Purtroppo l’avventura di Andrea e Demetrio finisce presto, troppo presto, sugli spalti tanto stupore, i nostri meritavano sicuramente di più. Fabrizio Mandia, Giacomo Pezzo e Giuseppe Giannetto passano agevolmente la poule. Giusto il tempo di una fetta di strudel ed è la volta delle eliminatorie, Giacomo è già sullo shiai jo ed incontro dopo incontro ippon dopo ippon mette in luce tutta la bellezza e l’efficacia del suo kendo, un perfetto mix di tecnica sopraffina, consapevolezza del centro e velocità.

Intanto brutte notizie dallo shiai jo B, Fabrizio è stato eliminato da un avversario, il britannico Gibson, che si aggiudicherà il fighting spirit.

Restano ancora in gara Giacomo Pezzo e Giuseppe Giannetto, quest’ultimo nonostante alcuni problemi fisici (credetemi la faccia del fisioterapista alla mia domanda: “come stà il polpaccio di Giuseppe?” la diceva veramente lunga su quanto questo ragazzo sappia mettere cuore e testa oltre l’ostacolo) sta mostrando a tutti noi come da i momenti più difficili si possa trarre la chiave giusta per ribaltare le situazioni. Siamo ai quarti di finale, Giacomo incontra il fortissimo Attila Dubi un atleta pluripremiato della selezione Ungherese e dopo un bellissimo incontro deve cedere il passo all’esperienza di Dubi, mentre Giuseppe deve affrontare Oscar Kimura capitano della selezione Svizzera. L’incontro, serratissimo, è un perfetto concentrato del kendo di Giuseppe. Un esercizio mentale incredibile, volto a destabilizzare l’avversario per poi fulminarlo con un attacco precisissimo e risolutorio. Si va avanti! Quarti di finale, Giuseppe domina l’avversario con un sonoro 2 a 0. Semifinale il temuto (almeno per noi in tribuna) Dubi, già vincitore contro Giacomo è il prossimo avversario. Per nulla intimorito invece Giuseppe che inizia il suo duello mettendo immediatamente in crisi l’ungherese. Il tempo regolamentare non basta si va all’encho specialità per il nostro Giuseppe, che fulmina l’avversario con un bellissimo Men!

Siamo alla finale, è un atleta Francese, Nakabayashi Koichi, l’avversario di Giuseppe.

L’incontro inizia, e per noi è apnea! Il francese attacca, doppia incalza, ma per toccare Giuseppe oggi serve ben altro, l’immagine è quella di un cobra che studia la sua preda, che sa aspettare, sa far “sfogare” l’avversario, pronto in qualsiasi momento a sferrare l’attacco decisivo.

Passano quasi 20 minuti di encho ma credetemi, oggi mi sembrano istanti, poi come il più letale dei predatori Giuseppe esplode un men di rara bellezza! La “curva” esplode in un urlo di gioia, il palazzetto è tutto per lui!!

Daniel Turner


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Edizione n°5 del Trofeo

Mi sembra ieri, il primo “Trofeo Dell’ Adriatico” così come lo battezzò il nostro amico Salvatore Bellisai, eravamo una trentina di persone, ospiti Stefano Betti e Dorian Pungetti, uno stage tra amici con una piccola gara arbitrata da un singolo arbitro, chi lo avrebbe mai detto che saremmo arrivati a una quinta edizione con oltre 100 e lo ripeto, CENTO presenze?

Non voglio tediarvi, con la logistica e i preparativi che hanno impegnato tutti i ragazzi dell’ Associazione Shingen da mesi a questa parte, il nostro grandioso week-end comincia Venerdi sera presso il nostro Dojo di Fano, coi Maestri Stefano Betti e Arialdo Bolognesi, quest’ ultimo per la prima volta nostro ospite, sarà una serata breve ma intensa, siamo in pochi e ci godiamo una breve ma intensa ora di jigeiko, ovviamente il tutto finisce a tavola come nella migliore tradizione di Kendo Nelle Marche, nel frattempo ci raggiungono Boscarol e la sua compagna, una cenetta leggera senza alzare troppo il gomito, ci aspetta una lunga giornata.

Il mattino successivo arrivo sul posto con un ora è mezzo di anticipo, per svolgere quel che mi competeva con tutta calma, incredibilmente il palazzetto è già gremito di kendoka, fortunatamente c’è già Alessio che ha messo in moto il coordinamento e Roberto operativo alla cassa, ci sono tante cose da fare, ma siamo ben organizzati e si arriva al mokuso senza nessun intoppo.

credits – Laura Mecozzi

credits – Laura Mecozzi

Al centro del kamiza Stefano Betti, che terrà lo stage coaudiuvato da ben 8 prestigiose presenze: Arialdo Bolognesi, Angela Papaccio, Fabio di Chio, Tomaso Boscarol, Bernardo Cipollaro,  Leonardo Brivio, Dorian Pungetti,  Enrico Monaco.

credits – Laura Mecozzi

Data la numerosa partecipazione, veniamo divisi per gradi, di modo che ognuno possa praticare coi giusti motodachi e attentamente seguito dai Maestri per una corretta pratica,

credits – Laura Mecozzi

credits – Laura Mecozzi

l’allenamento è dinamico e propedeutico allo shiai, in attesa del Trofeo del pomeriggio, dopo i canonici 5 minuti di pausa,  Stefano con fischietto alla mano inizia farci scaldare sul serio con rapidi scambi di tecniche al suon del suo fischietto e alla fine quando tutti eravamo pronti per il canonico mawari geiko, arriva la sorpresa a mio avviso più divertente di questo stage mattutino, il “Sekigahara” oserei definirlo un jigeiko epico, dove tutti veniamo disposti in ordine sparso per la palestra, si parte contro il primo motodachi che abbiamo di fronte cercando l’ ippon e al fischio di Stefano, si cambia col prossimo avversario che ci si ritrova di fronte, spasso assicurato! Come tutte le cose belle, si ha la sensazione che duri solo pochi minuti ed è la fine di questa intensa mattinata.

credits – Laura Mecozzi

E quest’ anno per la pausa pranzo una novità, avremo anche un’ottima palestra con un parquet strepitoso, però da un punto di vista logistico pecca del fatto che non ci siano ristoranti a portata di mano, per sfamarsi e riprendere per tempo l’ allenamento, gli anni scorsi siamo sempre arrivati al secondo, così quest’anno abbiamo avuto la brillante idea di organizzare un buffet, rigorosamente compreso nel costo dello stage direttamente sul posto, ricco di prelibatezze e tradizione, per ovvi motivi mancava solo il sangiovese, con l’ aiuto di mogli, fidanzate e genitori abbiamo messo insieme un buffet per oltre 100 persone, purtroppo tutto ha un costo, questo vi spiega il perché quest’ anno non vi abbiamo regalato l’ esclusiva spilletta, vi promettiamo che nella sesta edizione avrete entrambe le cose!

credits – Davide Delise

La scelta si è rivelata vincente, abbiamo tutti pranzato in kendogi e soprattutto in relax, in gogliardia e ottima compagnia.
Nel frattempo la macchina organizzativa era già in moto con la preparazione degli shiai-jo e relativi tavoli della giuria, le squadre quest’ anno sono davvero tante, lo schieramento quasi riempie l’intera lunghezza della palestra.

credits – Laura Mecozzi

Ogni anno che passa il trofeo si fa sempre più emozionante, grazie a nuovi partecipanti e soprattuto alla formula ippon shobu, dove tutto diventa possibile, non è novità di vedere kyu superare incontri contro dan elevati, quindi i risultati non sono sempre prevedibilissimi.

I risultati li trovate a questo link

http://trofeodelladriatico.wordpress.com/2013/02/18/risultati/

Complimenti agi amici di Verona che hanno fatto il pienone!! 😉

credits – Laura Mecozzi

La giornata si conclude col consueto Sayonara Party, quest’ anno siamo al ristorante la Gradarina, siamo tutti molto stanchi, più che la baldoria prevale la voglia di stare seduti e rilassati, facendo conversazione con la gradevole compagnia, personalmente romperò le righe prima del previsto, il mattino dopo bisogna alzarsi presto.

credits – Gianni Gaspa

Allo stage della domenica mattina sono tutti puntuali e più numerosi del previsto, la lezione è tenuta dal Maestro Bolognesi, dopo un buon riscaldamento a cura di Giacomo Pezzo del Cus Verona, veniamo divisi per pratica a coppie, per concludere con un energico jigeiko finale.

credits – Gianni Gaspa

Non che gli altri anni ci sia stato da lamentarsi, ma quest’ anno lo stage è riuscito veramente bene, merito di diversi fattori, in primis dell’ esperienza accumulata in questi 5 anni, all’ ispirazione fornitaci da altri prestigiosi eventi, ma soprattutto grazie a un sinergico impegno da parte della nostra Associazione e dei suoi praticanti.
Concludiamo con un augurio e un saluto al nostro amico Salvatore Bellisai, il quale avrebbe dovuto tenere lo stage di quest’anno, e purtroppo per colpa di qualche acciacco non ha potuto presenziare.

Per il prossimo anno vi garantiamo al momento solo una cosa: sarà meglio del precedente.

Le foto che abbiamo selezionato per voi sono al seguente link

https://www.facebook.com/media/set/?set=a.10151413743688847.506212.351507113846&type=1&l=1a7b3558ce


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Intervista ad Angela Papaccio

  English version

Con questo post  iniziamo (almeno questa è la nostra intenzione) la pubblicazione di una serie di interviste a personaggi di spicco del kendo italiano. Ci sembra una cosa positiva e nuova provare a far conoscere il kendo  attraverso le esperienze, i racconti e gli insegnamenti di coloro che ne rappresentano l’esempio più alto in Italia.

In occasione dell’imminente inizio del 14° campionato mondiale di kendo (domani iniziano gli individuali maschili), come augurio e stimolo, ci è sembrato giusto iniziare con un’intervista ad Angela Papaccio. Per chi si interessa un po’ di kendo è superfluo dire chi è e che cosa rappresenta Angela Papaccio in Italia, per tutti gli altri posso dire che si tratta di uno dei personaggi più significativi (e simpatici) del kendo moderno in Italia. Sei volte campionessa Italiana (di cui 5 negli ultimi sei anni), atleta di punta della nazionale italiana femminile, il presente e il futuro del kendo in Italia.

angela papaccio

Ci puoi raccontare il tuo primo approccio al kendo? Quando hai iniziato e cos’è che ti ha spinta a praticare questa arte?

Ho iniziato a praticare kendo a 22 anni dopo tanti anni di soli sport occidentali a livello agonistico ed in particolare mi ha spinta l’idea che oltre l’aspetto puramente sportivo dietro alla pratica di una disciplina così antica vi fosse una ricerca interiore e culturale, insomma un approccio totalmente nuovo al modo di fare “sport”. Il mio primo incontro vero e proprio con la pratica è stato abbastanza sconvolgente… devo dire che mi ha colpita in particolar modo la “ristrutturazione fisica” cui un corpo allenato ai nostri sport deve sottostare: imparare a camminare (nel vero senso della parola), l’utilizzo della muscolatura ed infine il modo di relazionarsi in palestra tra i praticanti. Fin dalla prima lezione ho percepito che sarebbe stata un’impresa ardua e questo mi ha stimolata moltissimo.

Quali sono stati nel tempo e quali sono ora i tuoi Maestri, i tuoi punti di riferimento?

Certamente il mio primo insegnante, Paolo Vanelli di Bologna insieme al collega Arturo Tagliavini di Carpi meritano una menzione speciale, loro mi hanno insegnato proprio i primi passi. Però, senza nulla togliere all loro impegno, i miei riferimenti sono due: il mio primo Maestro giapponese, Nishino Goro 8°dan di Kochi ed il mio attuale Maestro e riferimento principale, Sumi Masatake 8°dan di Fukuoka. A loro devo tutto anche il mio spirito!

Dal passato al presente. Quante volte a settimana ti alleni? Puoi illustrarci un tuo allenamento standard? In occasione di gare fai una preparazione particolare? C’è differenza tra un allenamento classico e un allenamento finalizzato alle gare?

Mi alleno tre volte la settimana, di recente sono arrivata a 4 con l’apertura di un nuovo corso fuori Firenze, ma poiché il livello del nuovo corso è base diciamo 3 volte.

Un allenamento standard nel nostro club inizia con il riscaldamento circa 8 minuti, facciamo subito il saluto e poi suburi per circa 20 minuti. Poi mettiamo il bogu e facciamo kihon tecniche singole e doppie con grande caricamento e poi ripetiamo con caricamento piccolo. Infine kirigaeshi e/o Uchikomi geiko. Generalmente finiamo con 20 minuti di jigeiko. Ovviamente all’interno del kihon a seconda dei livelli dei praticanti presenti si studia le varie tecniche Ohji waza, hiki waza etc., ma idealmente se i praticanti sono costanti il kihon evolve con loro.

Per le gare non cambio molto, inserisco un lavoro più atletico e un maggior carico di esercizi “faticosi”, piccole variazioni su kirigaeshi e kakarigeiko con lo scopo di lavorare sull’elasticità del movimento e sciogliere bene la muscolatura. Soprattutto lavoro sulla testa e la corretta mentalità necessaria per affrontare una competizione. Ovviamente inserisco qualche shiai al posto di jigeiko, ma solo poco prima della competizione.

Differenza tra allenamento classico o da gare? Nella pratica vera e propria non molta, quel che deve invece cambiare è la mentalità, lo spirito e la concentrazione. Durante l’anno si pratica tanto e spesso ci sono le serate dove ci pare di fare tutto male, diciamo che la preparazione ad una gara è una scusa per arrivare in palestra con lo scopo di sconfiggere per primi noi stessi anche in quelle serate storte.

Ci puoi raccontare uno degli allenamenti che la nazionale sta facendo in questo periodo di preparazione ai mondiali?

Oddio! Sto male al pensiero… Dunque, il riscaldamento già è parecchio intenso circa 15/20 minuti tra corsa, saltelli e allunghi. Il suburi dipende da chi lo conduce, proprio di recente il nostro Coach Pomero ha inserito un suburi estremamente duro per velocità e tecnica. Poi mettiamo il men e qui inizia il kirigaeshi: infinite serie di kirigaeshi con varianti men/men-do/do e tsuki do/do-do/do. Poi kihon varie tecniche singole e doppie con grande e piccolo caricamento, fino ad arrivare alle ohji waza a piacere anche qua in lunghissime successioni – la difficoltà dell’allenamento, oltre l’oggettivo sforzo fisico, nasce dall’esigenza di esercitare sempre e correttamente yuko-datotsu – a questo punto è passata circa 1 ora e mezzo e facciamo un piccolo break. In quest’ultimo anno abbiamo poi inserito moltissimo jigeiko, spesso con motodachi prestabiliti dal coach che dovevano tener testa a tutti i selezionati senza sosta (di norma circa 30 minuti) ed infine divisi in gruppi abbiamo fatto shiai ippon shobu, chi vince rimane in posizione e cerca di resistere il più a lungo possibile battendo tutti gli avversari. In generale le cose che facciamo sono poi sempre le stesse il coach di volta in volta cambia il metodo di esecuzione per finalizzare il lavoro in modo diverso. In chiusura facciamo una sorta di tutti contro tutti mischiando uomini e donne, sempre a coppie e sempre ippon shobu, finché non ne restano solo due che si affrontano per la vittoria finale.

Spesso si sente parlare di kendo “da gara” in modo spregiativo. Come se l’arte del kendo potesse essere intaccata da un estremo agonismo. Per altri versi il kendo è, ancora, una disciplina in cui l’aspetto sportivo è subordinato all’arte (basti guardare i requisiti per yuko datotsu). Che ne pensi?

Ho due risposte, una politicamente corretta ed una personale… scegli tu quale pubblicare o se vuoi entrambe.

La mia risposta personale: il kendo da gara NON esiste esistono solo persone che fanno kendo e vincono anche le gare e coloro che non vincendo mai una gara si chiedono se stanno davvero facendo kendo e poiché non gradiscono che questa domanda gli “picchi” in testa decidono di porsi il problema di questa differenza per cercarsi un alibi.

La risposta politicamente corretta: i giapponesi vivono un dilemma in questi ultimi anni, come incentivare i praticanti di kendo quando sono in costante competizione con sport più alla moda e popolari? La risposta più facile è stata stimolare i giovani con le gare che uniscono i praticanti come squadra e fortificano il carattere per l’intensità emotiva che richiedono. D’altra parte questo ha portato ad una naturale involuzione estetica a favore del risultato ed all’abbandono di molti praticanti in età post universitaria. Da qui, dunque, se vogliamo, la nascita della dicotomia kendo e kendo “da gara” che in quest’ottica ha tutta un’altra valenza. Infatti come mi ha ben fatto capire il mio Maestro, sta all’insegnante insegnare il miglior kendo possibile, che comprende anche le competizioni, senza le quali la crescita caratteriale di un individuo è incompleta, così come il suo kendo. La competizione è quell’unico attimo cruciale nell’esperienza di un kendoka dove si percepisce la paura della morte, della sconfitta, che altrimenti ristretta al solo jigeiko sarebbe un vaghissimo sentire destinato ad estinguersi nel mero gesto estetico.

A che livello è, secondo te, il kendo Italiano in ambito internazionale? Quali sono le differenze rispetto alle nazioni più forti?

Il livello medio è piuttosto interessante, abbiamo ottimi sesti e settimi dan che già da tempo sono invitati in giro per l’Europa ad insegnare il loro kendo e quindi il kendo italiano, possiamo essere sereni sulle potenzialità ulteriori del nostro sviluppo interno. Non credo che siano tante le nazioni più forti di noi, forse nazionali più forti ma nazioni non ne vedo tante che sanno fare quel che la CIK ha fatto in questi anni… ma anche sulle nazionali più forti di noi avrei da dirne… grazie mille

Angela Papaccio