Kendo nelle Marche


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Esserci, innanzitutto

E’ importante vincere, ma per quel che ci riguarda viene molto prima l’esserci.

L’edizione numero otto del Trofeo dell’Adriatico è molto probabilmente la più riuscita sinora e di questo solo in parte è merito nostro che ne abbiamo curato l’organizzazione.

Chi viene a Gradara sa che la competizione di sabato pomeriggio è solo la ciliegia e non la torta intera.

Questo importante messaggio sta sempre più arrivando chiaro agli amici che vengono a trovarci, tant’è che sia il venerdì sera che la domenica mattina, sessioni in cui solitamente i presenti erano molto meno che il sabato, sono decisamente più frequentati che in passato.

Merito dei Maestri che curano gli stage, merito degli insegnanti ed arbitri, merito del sayonara party, ma soprattutto merito di chi prende parte e ne alimenta il clima.

“Se in un torneo ci sono 400 persone, c’è solo un vincitore.
Quindi, significa che ci sono 399 perdenti?
Nel Kendo/Budo, non credo valga questa chiave di lettura.”

Dall’intervista a Shozo Kato Sensei

Il risultato più grande che abbiamo registrato è l’aver trasmesso lo spirito con cui organizziamo quest’evento e vedere i partecipanti in piena sintonia, sia da dentro che fuori la competizione.

Abbiamo visto diverse persone che, dopo esser state eliminate dal torneo non sono andate sugli spalti, ma si sono messe a disposizione a bordo shiai-jo per supportare chi era ancora in gara. Dal semplice aiuto nel indossare i mejirushi piuttosto che incitare nel rispetto dell’etichetta chi si accingeva a competere per la primissima volta.

Ma com’è nata e come si è sviluppata quest’edizione?

Come molti di voi sapranno abbiamo deciso da un po’ di tempo a questa parte d’invitare Maestri sempre diversi ad ogni edizione, così da mostrare vari stili di Kendo ed allacciare nuovi rapporti di amicizia.

Otsubo Sensei è uno dei Maestri che accompagnano da diverso tempo la delegazione che Hirakawa Sensei guida nei suoi seminari in Europa.

Abbiamo avuto modo di conoscerlo molto da vicino a Bologna in occasione del bellissimo gemellaggio avvenuto tra il Sei Shin Kan di Bologna ed Rakushikan ben 6 anni fa! (qui il report di quell’esperienza).

Due anni fa gli amici di Bologna hanno ricambiato la visita ed assieme a loro c’era un pezzo del nostro dojo; Davide infatti prese parte al viaggio che raccontò in questo report.

Poco dopo la scorsa edizione, abbiamo iniziato a valutare assieme a Stefano Betti l’idea di portare una delegazione dal Giappone guidata da una persona che conoscevamo bene e la scelta è stata proprio per Otsubo Sensei ed i suoi diversi amici Maestri di Kendo. In un primo momento la lista dei Maestri era molto più nutrita ma alcuni problemi logistici ci hanno costretto a rivedere il progetto iniziale.

Assieme ad Otsubo Sensei abbiamo comunque avuto l’opportunità di ospitare Matsuzaki Fumio Sensei e sua figlia Fumie.

Persone semplicemente squisite.

Dopo aver mostrato le bellezze del territorio locale con visite a San Giovanni in Marignano e Montefiore Conca, abbiamo introdotto il weekend del Trofeo con un sano jigeiko il venerdì sera seguito da una pizza napoletana molto apprezzata dai presenti.

Montefiore kendo Gradara

Il sabato mattina, con la maggior parte dei partecipanti pronti per l’evento, prende inizio lo stage dove il M°Otsubo ha introdotto a piccoli passi le basi ponendo grande attenzione sulla postura.

Non sacrificare le basi per ottenere l’ippon a tutti i costi. Questo è stato il filo conduttore del seminario di tutto il weekend.

Stage Kendo Gradara 2016

Quindi kihon, uchikomi ed un bel jigeiko finale per concludere la mattinata ed immortalare a dovere quasi tutti i presenti.

Brevissima pausa e poi l’ormai tradizionale embu tra gli arbitri, momento sempre molto apprezzato dai presenti e dai Maestri che hanno riconosciuto in questa nostra idea, un buon riferimento per chi si appresta a gareggiare nel pomeriggio.

Grazie quindi a Boscarol, Cipollaro, Filippi, Katsukawa, Martin, Mellone, Monaco e Scacheri a nome di tutti i presenti!

Terminato l’embu, una pausa per ristorarci…

Avevamo qualche defezione importante tra i nostri soci e dobbiamo confessarvi che una delle preoccupazioni di quest’anno era il buffet.

Abbiamo deciso di adottare la formula di un sano “ognuno porta qualcosa”, ed assieme a pizzette e panini, gli amici ospiti del Trofeo hanno avuto modo di apprezzare dolci e torte salate fatte esclusivamente in casa (di kendoka!).

Relax, battute tra amici, organizzazione delle terne arbitrali e la competizione ha inizio alle 14.30!

Un paio di poule finiscono in perfetta parità e ci costringono alla ripetizione di tutti gli incontri, che ricordiamo esser strutturati sull’ippon shobu.

Tra gli iscritti vi erano diversi under 18, ed avevamo qualche perplessità nel metterli in mischia assieme agli adulti.

Pochi scambi durante le varie shiai e tutti i presenti hanno capito che i trofei dovevano passare sulla “pelle” di giovani kendoka agguerriti e per nulla intimoriti dalla carta d’identità dei loro avversari!

Una di loro, Sofia Niba per l’esattezza, è stata difatti premiata con il Fighting Spirit!

Qui i risultati del Trofeo.

Il torneo finisce in perfetto orario e senz’alcun affanno troviamo il tempo per jigeiko libero.

Affamati, ci dirigiamo al Park Hotel, dove ci aspetta il sayonara party a base di pesce.

Siamo sereni ed appagati dall’aver portato a termine una bellissima giornata. I Maestri si congratulano più volte con noi, ma ribadiamo anche a loro che il merito è in larga misura di chi ha preso parte alla manifestazione.

Otsubo Sensei decide a metà sayonara di suonarci una canzone con lo Shakuhachi, un tipico flauto giapponese. Il Maestro è emozionato e noi con lui.

La serata termina nel bar dell’hotel tra gag e riprese video, ma non vogliamo svelarvi troppo…

Sigari e drink sono la degna chiusura degli irriducibili.

Sayonara party Kendo Gradara

Domenica mattina ci ritroviamo al Palazzetto di Gradara e siamo ancora tanti.

Otsubo Sensei nell’osservare le competizioni del giorno precedente ha notato un certo timore tra i kenshi che dovevano affrontare il nito o jodan, ed ha voluto così illustrare alcune tecniche su come gestire questo tipo di guardie.

Senza soffermarsi troppo sugli aspetti tecnici, desideriamo evidenziare invece un aspetto importante soprattutto a livello psicologico che riportiamo:

“Per fare jodan o nito, occorre prima imparare il chudan, quindi è molto probabile che il vostro kendo in chudan sia più forte ed efficace del jodan o nito del vostro avversario. Abbiate quindi sempre fiducia in voi stessi!”

Con queste parole ci accingiamo quindi ad un jigeiko finale, con cuore pieno e spirito forte!

Il weekend di Kendo termina qui, ma noi di Ikendenshin sfruttiamo l’ultimo giorno della permanenza dei Maestri per mostrare le bellezze di Urbino assieme agli amici Stefano e Satomi.

Kendo Urbino Stage Gradara

Tutti noi di Ikendenshin ci guardiamo negli occhi, con soddisfazione e senza nascondere l’emozione conserveremo nei nostri cuori questo bellissimo weekend, consapevoli che l’importante è “esserci, innanzitutto”.

Rimanete sintonizzati, perché grazie ad alcune collaborazioni avremo a breve diverso materiale video e fotografico per rivivere i momenti intensi vissuti assieme a tutti voi.

Grazie davvero a tutti voi!

IKENDENSHIN A.S.D.

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Kihon Kendo Kata (non-ZNKR) – Hirakawa Sensei

Pochi giorni fa Serge Hendrickx ha pubblicato un video molto interessante datato 2002 registrato al Winter Seminar che vede protagonista Hirakawa Nobuo Sensei (Kendo 8° kyoshi) e Otsubo Hisashi Sensei (Kendo 7°dan kyoshi), l’ospite del prossimo Trofeo dell’Adriatico in programma per il 20 e 21 Febbraio 2016.

Una sequenza di Kata differente dai tradizionali Bokuto Ni Yoru Kendo Kihon-waza Keiko-ho che potete rivedere qui, qui o qui.

I kata che potete apprezzare nel seguente video sono così suddivisi:

  1. Shikake waza: men, do
  2. Shikake waza: kote-men, men-do
  3. Shikake waza: harai men (omote), harai kote (ura)
  4. Oji waza: men suriage men (omote), kote suriage kote (ura)
  5. Oji waza: do uchi-otoshi men (ura), tsuki suriage men (omote)
  6. Oji waza: men oji-gaeshi do (omote), koteoji-gaeshi kote (ura)
  7. Nuki waza: men nuki do – kote nuki men
  8. Kirikaeshi (sequenza differente dalla tradizionale)

Hirakawa Nobuo video kendo

 


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“Seishinkan – Rakushikan” in visita ad Ogori

credits - Ogori

credits – Ogori

Dal Giappone continuano a giungerci messaggi entusiasti riguardo il viaggio del Seishinkan di Bologna.

Dopo una lezione sui kata all’interno del fantastico dojo del Rakushikan, il gruppo guidato da Stefano Betti è stato accolto addirittura dal Sindaco di Ogori!

credits - Ogori

credits – Ogori

credits - Ogori

credits – Ogori

Il gemellaggio tra il dojo Seishinkan e Rakushinkan ha trovato spazio anche nel sito della città di Ogori.

Cliccate nelle immagine sottostante per apprezzare altre foto della giornata.

credits - Ogori

credits – Ogori

 


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“Seishinkan – Rakushikan” su Nishinippon Shimbun

  English version

La scuola di Kendo Seishinkan di Bologna guidata da Stefano Betti sta rendendo omaggio in questi giorni al gemellaggio con il dojo del M°Otsubo Hisashi.

Questa bellissima iniziativa è stata ripresa dal giornale “Nishinippon Shimbun” con l’articolo qui sotto!

Seishinkan rakushikan


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Rakushikan

Una foto direttamente dal profilo facebook di Otsubo Sensei assieme a Stefano Betti e tutti i kendoka del Rakushikan.

https://kendonellemarche.wordpress.com/2010/09/24/dentro-un-gemellaggio-di-kendo/

credits – Hisashi Otsubo


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ABKF – 21° Winter Seminar 2011

Prima di tutto devo ringraziare mia moglie se posso raccontarvi com’è andata. Senza questo suo regalo di compleanno non avrei potuto confermare quanto i miei compagni Giulio e Davide mi dicono da ormai un anno: “il seminario è molto bello, si respira una bellissima atmosfera ed il tuo kendo ne giova moltissimo”.

Il fatto che il seminario organizzato dall’ABKF sia abbastanza lontano, duri quasi una settimana e sia poco prima le ferie di Natale (periodo in cui nel lavoro fortunatamente ancora c’è da fare), non ha aiutato ad organizzarsi. Ma la voglia era davvero tanta. I racconti, gli aneddoti, la qualità del Kendo hanno spinto la nostra truppa a non mancare. Battendo la rete come cani da caccia, troviamo un volo a meno di €100 per Bruxelles. A questi vanno aggiunti 70 euro per l’extra bagaglio shinai/bokken. L’unica pecca l’orario, ma possiamo dire che ormai ci siamo abituati. Sveglia alle 3 di notte per ritrovarci al casello di Pesaro alle 3.30. Il pilota Roberto, che come me è nuovo a questo seminario, tarda un po’ ma non viene compromessa la puntualità per il volo da Venezia.

Facciamo check-in, saliamo a bordo e sveniamo nei sedili dell’aereo.

Arrivati a Bruxelles,in circa 1 ora e mezza, usando un treno ed una metro raggiungiamo il bellissimo e grandissimo centro sportivo ADEPS. E’ mercoledì e c’è già stato il primo allenamento, l’asageiko delle 6.30. Noi arriviamo, pranziamo nel bar del centro sportivo e poi ci piazziamo in camera. Roberto è l’addetto alla spesa e torna con baguette, affettati e bibite. La nostra camera inizia lentamente a trasformarsi in un pub irlandese con l’aggiunta di shinai, bokken e pezzi di bogu sparsi per la camera…

Vediamo che tra i corridoi della zona in cui sono situate le camere c’è chi ha posizionato i bogu per non morire nel sonno dal classico puzzo post allenamento. Ci adeguiamo e ci prendiamo il nostro posticino.

Dopo un pisolino ci prepariamo per il nostro primo allenamento. La palestra è grande ed il fondo perfetto per far suonare come si deve un fumikomi. No excuse!

Hirakawa Sensei è sempre lo stesso. Con qualche acciacco (che non da a vedere) è sempre pronto ad un saluto con un gran sorrisso per tutti. Facciamo il saluto e come da prassi parte subito la pratica in bogu. Dopo aver visto la struttura dei suoi allenamenti in Slovenia ed in passato, non mi meraviglia il fatto che chiami subito il men-o-tsuke. Leggo in questa cosa un solo messaggio: con una delegazione così piena di Maestri usiamo il tempo a nostra disposizione per praticare Kendo. Il riscaldamento e lo stretching fatelo prima del saluto.

Come dicevo, gli allenamenti si basano su una prima parte di tecniche mirate ad acquisire la scioltezza necessaria ad eseguire tecniche molto complesse. Si segue poi con jigeiko e l’accoppiata micidiale kakarigeiko/haya-suburi.

Credits Dany Delepière

Torniamo in camera, doccia rigenerante per poi sbranare come lupi la spesa fatta nel pomeriggio. Crolliamo come pere nei rispettivi letti. Ci sarebbe molto da dire riguardo la bagarre che regna nella camera ma meglio sorvolare :D.

La mattina seguente dobbiamo affrontare l’asageiko. Sveglia alle 6, ci vestiamo e poi c’incamminiamo nel lungo percorso che porta all’apposita palestra, un pochino più intima ma con la medesima qualità di parquet. Raggiungere quella palestra è come scendere verso gli inferi. E’ una metafora che calza a pennello. E’ buio profondo, lo scopriamo dal tunnel di vetro che collega due edifici. Lo attraversiamo, scendiamo le scale e percorriamo lunghissimi corridoi. Non ci credete, guardate questo video…

Arriviamo 10 minuti prima dell’inizio dell’allenamento ed i maestri sono lì pronti. Loro sono tutti, noi no. Alcuni presenti ieri sera, stamattina hanno disertato e ci ritroviamo in un rapporto di circa un maestro per 3/4 praticanti. Vi lasciamo immaginare il ritmo del kakarigeiko finale…

Ma veniamo a questa ora di fuoco. Siamo a pancia vuota, ma ancora la fame non si fa sentire. Hirakawa Sensei che guida come sempre tutti gli allenamenti del seminario, inizia con la tecnica che però dura un po’ meno del solito a favore di un allenamento molto pesante sul Kirikaeshi. Richiede di fare piccoli saltelli durante il caricamento di ogni yoko-men. Peccato che questi non siano i canoninici 9 + 9 ma bensì ad oltranza fino al suo fischio. Saltellare mentre si carica significa aumentare il ritmo tra un men e l’altro cercando di mantenere la scioltezza delle braccia. Molto facile a parole, ma molto dispendioso in termini di energie. Sopravviviamo, a questo allenamento, ma non sappiamo dire come.

Doccia e poi dritti al bar per una super colazione. Personalmente polverizzo cioccolata da spalmare in un modo imbarazzante… gli altri si fanno comunque rispettare dedicandosi con cura a prosciutto e formaggio.

Andiamo a letto per riposarci un po’ prima di muoverci verso il centro di Bruxelles, città che personalmente non ho mai visitato. E’ bella e sotto il periodo natalizio è accogliente. Fredda ma comunque viva. Una rapida visita del centro per poi imbucarci nel ristorante già testato l’anno scorso da Davide e Giulio, il caratteristico T Kelderke situato nella bellissima Gran Place. Non credo serva aggiungere altro…

Siamo nella terra del cioccolato e non possiamo tornare a casa senza aver comprato qualcosa negli appositi negozi che sembrano quasi delle boutique di alta moda, per la bellezza e la cura dei dettagli.

Torniamo in albergo per recuperare un po’ le forze in vista del secondo allenamento della giornata, chiedendoci come arriveremo alla fine. Dopo questa veloce riflessione capiamo che è meglio riposarci un pochino. Alle 19.30 entriamo in palestra e la vediamo un po’ più popolata di ieri. Incontriamo Stefano Betti che partecipa da 26 anni a questo evento. Credo d’aver capito il perché, ma mi riservo di dirlo solo a fine seminario. Assieme a lui c’è sua moglie Satomi. C’è anche Salvatore Bellisai. Rivediamo tutti con moltissimo piacere. Noi dobbiamo andare in palestra. Esercizio dopo esercizio notiamo che non ci viene riservato alcun trattamento particolare dovuto all’asageiko di poche ore prima.

Accusiamo un po’ la stanchezza, ma la voglia di passare una bella serata non manca. Andiamo in un ristorante Au Diable Vauvert dove con 20€ mangiamo molto bene e ci divertiamo un sacco grazie alla compagnia di Satomi, Stefano e Salvatore. La stanchezza si dimentica, torniamo all’Adeps e ci dilettiamo in chiacchiere fino a tardi. Il giorno dopo niente asageiko. Io, Giulio e Roberto sfruttiamo il giorno libero per andare nella bellissima Bruges mentre Davide si riposa in camera per riprendersi da un po’ da qualche problema fisico. Raggiungere Bruges è abbastanza semplice, metro fino alla stazione centrale e poi un treno che in meno di un’ora raggiunge la destinazione. Il clima non è dalla nostra parte, piove e quindi non possiamo apprezzare al meglio la città, ma ne cogliamo comunque la bellezza cristallina.

Nella meravigliosa piazza Markt incontriamo di nuovo Stefano e Satomi che assieme a Maccaferri e sua moglie visitano anche loro la città. Entriamo nel Le panier d’or per poi continuare la vista della città.

Rientriamo alla base e rubiamo una mezz’oretta per riposarci in vista dell’allenamento di venerdì sera. Il M°Hirakawa insiste sulla scioltezza attraverso esercizi in cui le linee disegnate dai piedi sono complesse e lontane dalle classiche basi del Kihon. Si usa hiraki-ashi, tsugi-ashi applicate a tecniche su men, kote e do. Interessantissimo.

Credits Dany Delepière

Sopravviviamo anche questa volta all’intenso allenamento, corriamo a farci una doccia e mangiare un boccone al bar.

Se nell’allenamento del venerdì sera avevamo notato una maggior affluenza, il sabato mattina la quantità di praticanti era assolutamente importante.

Disposti su ben 4 file molto strette iniziamo questa giornata molto intensa dove la delegazione Shingen, oltre a partecipare al seminario, doveva tenere alto l’onore con Davide e Roberto pronti per essere valutati dalla commissione d’esami per conseguirei rispettivamente il 2° e 1° dan.

Il tema della giornata è stato in gran parte lo stesso visto da chi ha partecipato al Kangeiko di sabato 10 a Novara. Molto taisabaki, tecnica ed ancora tecnica. Subito dopo la pausa pranzo è prevista una dimostrazione dei Nihon kendo no Kata con Tahara Sensei e Shinosuka Sensei. Bello assistere a due hanshi 8°dan che ci mostrano la bellezza dei kata. Ancor più bello vedere che due kendoka di questo spessore li riprovino nel corridoio della palestra mentre noi sudiamo a forza di men :D.

credits – Meishinkan

Ci spiegano nei dettagli tutti e dieci i kata e poi tocca a noi. Con uno spazio minuscolo tra noi praticanti eseguiamo i kata senza farci miracolosamente male. Nel pomeriggio riprendiamo la tecnica per immergere anima e corpo allo spirito dell’ippon shobu visto che il giorno seguente è prevista la Nakakura Cup. E poi, per terminare, jigeiko e tanto kakarigeiko.

Con il senno di poi tutti noi cogliamo un fattore molto importante nel kakarigeiko; la bravura di motodachi nel tirar fuori il meglio da kakarite è gran parte del risultato. Non chiedetemi come si fa, forse ci vuole esperienza, forse occorre fare dei gran sorrisi per rilassare al meglio chi si trova a fare dei grandi men quando la forza ed il fiato sono ormai finiti. Resta il fatto che mentre attaccavo mi sentivo libero. Una bellissima sensazione. Inesorabili però arrivavano quei “maledetti” 100 choyakumen finali che ti spaccavano definitivamente in due, giusto in tempo per dirti che hai dato veramente tutto.

Io e Giulio, che non dobbiamo fare l’esame corriamo a fare la doccia per poter assistere all’esame di Davide (2°dan), Roberto (1°dan) e Macca (4°dan). Arriviamo giusto in tempo. Hanno i loro numeri nel tare e sono in fila, nell’attesa del loro turno cercando di mantenere la calma. Tutti e tre si comportano alla grande, ma prima di esprimere giudizi affrettati aspettiamo che le 3 commissioni (1° dan, 2 e 3° dan e 4° e 5° dan) si esprimano con i classici tabelloni. I nostri 3 amici sono tutti promossi, grande soddisfazione, anche di Stefano Betti, che in palestra a Bologna ma anche come Tutor nel nostro dojo, c’insegna con tanta tanta pazienza. E’ il minimo che possiamo fare per ringraziarlo.

Pacche sulle spalle e grandi sorrisi! 😀 ora ci aspetta il sayonara party che per questa edizione è fuori dal centro ADEPS. E’ vicino e lo raggiungiamo a piedi. La location è la sala di un oratorio con lunghe tavolate pronte ad accoglierci. Stefano ci presenta a chiunque facendo sapere cosa abbiamo in programma per il weekend del 18 e 19 Febbrario assieme allo stage che sta organizzando a Bologna e gli allenamenti infrasettimanali a cura del Kendo Como. Troviamo molto interesse, questo da un lato ci fa piacere e dall’altro ci responsabilizza ulteriormente per l’organizzazione della 4° edizione del Trofeo dell’Adriatico.

L’atmosfera è serena, forse troppo per i nostri standard ed allora prendiamo in mano la situazione rompendo il ghiaccio (e non solo :-)). La truppa Shingen assieme a Stefano e Salvatore e Satomi in qualità di reporter si aggira tra i tavoli seminando prima il panico e poi il divertimento totale.

Anche i Maestri mettono da parte la loro esemplare formalità per concederci allegramente brindisi all’urlo di BANZAIIII!!!

Se i Maestri si sciolgono, vi lasciamo immaginare come si siano “rilassati” i 4 giovani moschettieri giapponesi della delegazione.

Ad ogni incrocio di sguardi scatta il brindisi.

Ed allora inizia anche il loro valzer di campai. Si allontanano dal tavolo e noi 4 occupiamo i loro posti di nascosto. Quando tornano al tavolo altro Kampai/Banzai. Le risate distruggono gli ultimi muscoli non ancora indolenziti, quelli delle guancie.

Bellissima serata!!

Torniamo al centro sportivo e nel percorso si sprecano le risate, ma preferiamo tenere questi intimi aneddoti per chi c’era…

La mattina seguente c’è la coppa ma gli orari del volo di rientro non ci consentono di partecipare. Rimaniamo comunque ad ammirare alcuni incontri e studiare il collaudatissimo sistema organizzativo della Nakakura Cup. Ve l’avevamo detto, vero? Il 18 e 19 Febbraio v’aspettiamo per il 4° Trofeo dell’Adriatico. Rimanete sintonizzati, a breve daremo news al riguardo…

Ora vi lasciamo con il tradizionale messaggio del M° Hirakawa durante il mokuso di chiusura allenamento.

Shisei o tadashite (postura corretta)
Kokyu o tadashite (respirazione corretta)
Kokoro o tadashite (animo corretto)


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Kangeiko 2011

  English version

Dopo il bellissimo feedback di Davide e Giulio riguardo il Winter Seminar, il programma per questo fine 2011 non poteva che prevedere la replica con l’aggiunta mia (Alessio) e di Roberto.

Questo non ci ha concesso di poter partecipare al Kangeiko di quest’anno dove la stessa delegazione dellABKF – Winter Seminar 2011 faceva tappa. Quindi, la nostra assenza è stata colmata dal reportage ricevuto da Francesco Paterlini, già nostro fido collaboratore.

Ecco il suo racconto…

Kangeiko di kendo Novara 9-10-11 dicembre 2011

Passo a prendere Chiara e Jacopo alle 7:30 di questo venerdì mattina tardo autunnale con la città che sonnecchia per il ponte dell’8 dicembre, sullo stereo della macchina gira un compilation fatta apposta per l’occasione: Janis Joplin, Hendrix, qualche pezzo dei Prodigy e degli Stooges per svegliarci un po’ e caricarci in vista di una due giorni che già dalla lista dei maestri presenti si preannuncia moolto intensa…

L’autostrada è sgombra e anche Milano si fa aggirare senza problemi, la nebbia che c’era ormai si è diradata completamente e dirigiamo a velocità sostenuta verso Novara. Arriviamo al palazzetto in orario per vedere gli ultimi kata dei ragazzi dello iaido. Prima nota positiva: la temperatura nel palazzetto è molto alta, ricordando che Hirakawa praticamente non fa fare riscaldamento durante i suoi stage è un sollievo sapere che non dovremo appoggiare i piedi su un parquet freddo.

credits – Cecilia Malacarne

Seconda nota positiva: tantissimi praticanti già dal venerdì mattina, con due file ci disponiamo per tutta la lunghezza dell’area di pratica, seiza, mokuso, rei, men-tsuke! Partiamo subito!

Iniziamo con varie serie di kirikaeshi grandi e poi vari esercizi sul taisabaki nella stessa esecuzione del kirikaeshi, spostare il corpo mantenendo sempre il centro con la punta e con la mano sinistra. Passiamo poi allo studio di molteplici semè da ura, da omotè, particolare attenzione viene posta sul riuscire a colpire utilizzando yoko-men sia uscendo a destra sia uscendo a sinistra. Altri esercizi poi riguardanti il “cambio” di ritmo nel combattimento, alternare semè morbidi a spazzate (arai) sullo shinai per destabilizzare motodachi e prendergli il centro, seguiti da esercizi sul suriage men. Hirakawa si è molto soffermato sul fatto di aspettare la risposta del motodachi al nostro semè e di lanciarsi nel punto in cui si crea Suki (apertura) essere sempre dinamici ed avere una strategia di attacco modificabile fino ad un attimo prima del colpo, in poche parole, avere il controllo della situazione, del proprio corpo e così dei nostri movimenti. Una buona mezzoretta di Jigaeko per file e poi 50 chaiaku men per concludere la mattinata. Nel pomeriggio si continua sullo stesso percorso: semè da urà e da omote per arrivare a colpire do, kote o kote-men, kote-do. Punti chiave, tenouchi molto morbido e attenzione nel mantenere sempre il centro. La seconda ora è dedicata all’uchikomi, al kakarigaeko con i vari maestri come motodachi. Concludiamo sempre con venti minuti di jigaeko per file e i 50 chaikumen al ritmo del fischietto di Hirakawa. Fine del primo giorno

Secondo giorno: “ragazzi qui non c’è spazio per fare do” tanta, tantissima gente, addirittura quattro file per il saluto. Negli esercizi si riprendono i concetti del taisabaki espressi il giorno prima, dai kirikaeshi agli yoko-men. Con i maestri e i loro allievi disposti per uno strano esercizio composito: Jigaeko con spirito di “san-bon shobu” kakarigeiko e kirikaeshi. Finale con jigeiko e choyaku-men. Pomeriggio dedicato quasi esclusivamente al jigeiko e allo shiai con motodachi i ragazzi della nazionale maschile e femminile.

Jigeiko libero nell’ultima mezz’ora. 

In conclusione: bellissimo Kangeiko (per me il terzo, mentre per i due ragazzi che mi hanno accompagnato il primo) partecipazione elevata, così come il livello generale. Grande mole di esercizi sul semè che (almeno per il sottoscritto) sono stati utilissimi per cavarsela nei jigaeko durante i due giorni. Sono un po’ dispiaciuto che non si sia dedicato un po’ di tempo ai kata visto la massiccia presenza di alti gradi giapponesi che potevano seguire bene i vari gruppi di lavoro e così soffermarsi su una parte del kendo che viene approfondita poco e rispolverata spesso e volentieri solo in occasione degli esami, ma questa ci tengo a precisarlo è la mia personalissima opinione. 

Per quanto riguarda gli esami c’è stata una buona percentuale dei promossi al terzo dan, mentre dei quarti dan solo uno è riuscito ad avere l’ok dalla commissione Giapponese e paradossalmente ci sono stati più promossi per il grado di godan (3).

Francesco Paterlini