Kendo nelle Marche


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SUBURITO home-made

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Stanotte lavoro e chissene frega? Avendo la mattinata libera invece di cucinare crostacei come a mio solito e invece di restaurare il bokuto di Gabriele, ho egoisticamente deciso di creare qualcosa: un suburito! Come avrete dedotto dal titolo.
Per mia fortuna, mio padre è sempre stato un appassionato di fai da tè, quindi non manca a casa la scelta del legname, ho optato per dell’ abete, facile da lavorare e con quella deliziosa fragranza di resina che emana ad ogni raspata. Il pezzo di abete era uno di quei rulli su cui vengono avvolte le serrande, un bel palo di legno a sezione tonda con un diametro di 60mm circa, a essere pignoli, abete invecchiato del 1965 circa dato che so per certo da dove proveniva.
Troppo preso dall’ entusiasmo della creazione, mi son dimenticato di fare foto passo-passo della lavorazione che vi descriverò nel modo più breve e chiaro possibile:

1kg x 115cm di Abete

Come prima cosa ho provveduto a portare il grezzo a una lunghezza di 115cm con la sega circolare, sempre con essa a 26cm dal bordo ho ricavato il limite dello tsuka con una scanalatura profonda appena 0.5cm  per poi sgrossarne dal verticale con martello e un vecchio coltello e cominciare a vedere la forma dello tsuka, senza andare troppo a fondo, ho proseguito con raspa da legno e levigatrice elettrica a nastro con carta da 40, il tutto mentre mi estasiavo col profumo di resina! Sempre con la levigatrice a nastro ho ripulito la “lama” del suburi, un legno di quasi 50 anni, era annerito assai, per il resto non ne ho voluto alterare la forma, l’ abete è già leggero di suo, ne avrebbe sicuramente guadagnato in estetica ma non in praticità, poi se lo facevo a forma di remo avrei dovuto pagare i diritti a Musashi, metti poi che mi sfidava a duello!?!?

Particolare dello tsuka, rifinito ma non lucidato col flatting per un miglior grip.

Passiamo alla finitura, carta da 80 per togliere gli ultimi segni, gli spigoli e qualche scheggia di troppo, carta da 120 per la fina e infine una bella passata di flatting al nitro, ma non sullo tsuka, lì non la tollero proprio, riposato qualche ora, un altra passata con la carta da 120 e ultima mano di flat. Ed ora, GANRYU FATTI SOTTO!!!

ICHI! MEN! NI! MEN! SAN! MEN!…

Come prima creazione mi ritengo soddisfatto, in casa ho dell’ altro bel legno per crearne di più pesanti, ma per ora, sfasciamoci con questo!
PS: Si Gabriele, ho restaurato anche il tuo bokuto, scherzavo a inizio testo 😛