Kendo nelle Marche


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1991 – 8° WKC in Canada

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E’ ormai un annetto che circola su Youtube questo incontro tra Giappone e Italia ma nessuno ha mai chiarito chi fossero quei 3 kendoka che ci rappresentavano nel 1991!

Grazie ad una chiacchierata su Facebook è stato svelato l’arcano ed ecco gli incontri!

Senpo: Pomero vs Takahashi

Jiho: Zago vs Myazaki

Chuken: Moretti vs Ishida

Ci permettiamo di sottolineare inoltre anche gli avversari…leggete attentamente i loro nomi… 😉


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sen

Il primo stage tecnico-culturale della nostra federazione è stato superlativo. Cercherò di fare del mio meglio nel raccontarvelo, ma tenete presente che chi scrive non può aggiungere niente di suo, ma soltanto riferire (nel modo peggiore) ciò che Takuya Murata 6° dan e Livio lancini 7° dan renshi ci hanno trasmesso. L’atmosfera dello stage e la profondità delle cose dette (e non dette) ve la lascio immaginare.

Mentre provo a mettere in ordine le pagine dei miei appunti mi ritornano in mente le parole di Takuya Murata: “questi insegnamenti sono trasmissibili solo da Maestro ad allievo perché senza condivisione di esperienza non è possibile capire niente”. Leggendo l’articolo, quindi, non sarà possibile capire la pienezza degli insegnamenti di Takuya Murata. È proprio per questo che ad inizio stage è stato vietato di filmare la lezione esortando tutti i presenti ad assorbire in prima persona, attimo dopo attimo, gli insegnamenti offerti.

Il “sen”, cosa difficile da capire, impossibile da riferire.

Innanzitutto facciamo chiarezza sui termini usati. Molto spesso su tali concetti si crea non poca confusione. Questo è dovuto a diversi fattori. Due in particolare: l’uguaglianza fonetica di diversi ideogrammi giapponesi e le diverse sfumature di tale concetto via via prese in considerazione dai maestri giapponesi . Questi ultimi sottintendendo, a volte, una quantità enorme di concetti (oserei dire di natura filosofica),  rendono difficile, a chi non ha dimestichezza con tali concetti, orientarsi agevolmente attorno al significato del termine “SEN”.

Innanzitutto bisogna capire cosa esprime il concetto di SEN (che letteralmente significa “essere antecedente a”). Si potrebbe definire come la tecnica per compiere il nostro colpo decisivo prima del colpo decisivo del nostro avversario. Esistono naturalmente diversi modi e tempi per attuare il SEN.

Per capire le diverse tipologie di sen dobbiamo rifarci alla terminologia della Ono-ha Itto-ryu, la base culturale e tecnica del kendo moderno.

Per questa antica scuola di spada esistono 3 tipologie di sen:

1. SEN SEN -no SEN

2. SEN ZEN _no SEN

3. SEN GO -no SEN

In ogni espressione il primo “sen” si riferisce al nostro avversario mentre l’ultimo si riferisce a noi stessi. Il termine “no” indica “appartenenza”. Il secondo termine di ogni espressione, invece, indica la proprietà che cambia il nostro SEN rispetto a quello dell’avversario.

Dobbiamo sempre tener presente che anche il nostro avversario attuerà un suo SEN allo scopo di prevalere.

Per il momento ci soffermiamo sulle prime due tipologie di sen, SEN SEN -no SEN  e SEN ZEN -no SEN.

I due termini che specificano la tipologia di SEN sono rispettivamente SEN e ZEN. In questo caso SEN indica una causa non immediata e ZEN una causa diretta immediata. L’esempio fatto da Takuya Murata è questo: una palla che tirata a caso nella stanza, dopo aver rimbalzato diverse volte, rovescia la pentola piena d’acqua è SEN. Una palla tirata volutamente sulla pentola per farla rovesciare è ZEN.

Questi concetti si traducono in una precisa scansione temporale, in una linea spazio-tempo. Nelle arti marziali spazio e tempo coincidono. Se ho tempo ho anche spazio e se ho spazio ho anche tempo.

Da A  a B  c’è la preparazione al colpo, da B a C il caricamento, D e E il colpo. In particolare B rappresenta il momento in cui dopo la preparazione al colpo (A) iniziamo a muoverci per il caricamento (C) e D il momento in cui finito il caricamento  decidiamo di abbassare la shinai per colpire (E).

SEN SEN -no SEN comprende il periodo A, quello della preparazione al colpo.

SEN ZEN -no SEN  comprende i periodi B e C. Appena iniziamo a muoverci per caricare è possibile attuare SEN ZEN -no SEN.

Non abbiamo finora parlato della terza tipologia di SEN, SEN GO -no SEN. Questo tipo di SEN viene attivato per rompere l’attacco di un avversario e poi colpire. Comprende i periodi D e E della linea spazio/tempo.

A questo punto sarà bene ritornare alle questioni terminologiche. Finora per indicare le diverse tipologie di SEN abbiamo utilizzato una terminologia specifica della Ono-ha Itto-ryu. Questa terminologia è stata assimilata e modificata in parte dalla Zen Nippon Kendo Renmei pur mantenendo la tripartizione e il suo significato.

I termini utilizzati dalla Zen Nippon Kendo Renmei costituiscono la terminologia ufficiale da utilizzarsi in tutti gli stage e le occasioni formali.

Ora il problema fondamentale diventa la scelta di una tipologia di SEN e la sua efficacia. Come facciamo ad applicare il SEN e portare il nostro colpo definitivo prima di quello del nostro avversario? Per iniziare a comprendere questo punto è necessario tener a mente diversi elementi.

Per spiegarci questo concetto Takuya Murata chiede a Livio Lancini di prestarsi ad una dimostrazione. Murata colpirà men mentre Lancini dovrà soltanto parare i suoi colpi. Chiaramente Lancini para tutti i men di Murata (tranne il primo ;)). A questo punto Takuya Murata chiede a Livio Lancini di colpire men, mentre Takuya Murata farà la stessa cosa. A quel punto il men di Murata inizia a “filtrare” nella guardia di Lancini.

La lezione: il cervello umano, da un punto di vista biologico non può gestire allo stesso tempo due azioni contrapposte. È molto facile parare un colpo, ma è molto difficile gestire qualsiasi altra cosa nell’istante preciso in cui decidiamo di colpire. In quel momento noi siamo come accecati. Entra in campo il concetto di KYOJITSU. La natura umana è  caratterizzata da successioni di kyo e di jitsu. Sono due termini che possono essere tradotti con termini diversi e che indicano concetti contrapposti. Jitsu può significare vero, pieno, consistente, mentre kyo,  falso, vuoto, inconsistente etc etc… Nella vita come nel kendo è preferibile emanare più Jitsu che Kyo, ma in quanto esseri umani non possiamo essere sempre attenti e vigili. A momenti di pienezza succedono inevitabilmente momenti di vuoto. “Quando siamo pieni, realizzati è lì che inizia la lacuna”. Nel momento esatto in cui sono nel pieno della mia intenzione di colpire (jitsu) sono accecato da questa pienezza e non riesco a vedere altro (kyo).

Dobbiamo cercare di sfruttare i momenti di kyo del nostro avversario, come ad esempio il momento di attivazione del movimento. L’esempio classico che ci è stato mostrato è il debana.

3 sono i momenti di kyo fondamentali da poter sfruttare, “tre momenti da non perdonare” o Mittsu-no Yurusanu Tokoro

1. Degashira (Debana)

2. Uketometa Tokoro (quando un avversario para il nostro colpo)

3. Waza-no Tsukita Tokoro (quando una serie di waza si esaurisce)

a questi tre se ne aggiungono altri due

4. Hiita Tokoro (quando l’avversario sta per indietreggiare)

5. Itsuita Tokoro (quando l’avversario si arresta)

Come sfruttare questi momenti di kyo? Attraverso quello che viene chiamato KAN KEN -no MESTUKE. Tale concetto rappresenta la fusione di “vedere” e “sentire” e consente di percepire una cosa prima che essa accada. Guardare fisicamente un’azione è una cosa necessaria, ma da sola non basta. Nel momento in cui io aspetto di vedere un momento di kyo, questo è già passato. Guardare significa essere passivi nei confronti dell’evento. Non bisogna assistere all’evento, ma bisogna partecipare all’evento. Questo è possibile perché colui che compie l’azione è un “uomo vivo” con cui posso entrare in contatto. Posso partecipare a ciò che lui sta per fare osservando la sua intenzione.

I momenti di Kyo possono essere determinati da diverse cause. Esistono diversi tipi di SUKI (letteralmente, lacuna, fessura).

1. KOKORO -no SUKI. Lacuna psicologica

2. WAZA-no SUKI. Lacuna tecnica (i colpi non vengono portati correttamente, la shinai non viene impugnata nel modo giusto etc etc)

3. KARADA-no SUKI. Lacuna di impostazione del corpo (postura, passi etc etc)

Con l’espressione KOKORO_no SHIKAI si intendono i 4 stati di KOKORO (la parte dell’anima animata da sentimento) da evitare nella pratica del kendo.

1. KYO: spavento, paura o condizionamento dovuto alle situazioni visibili (l’avversario, il contesto etc etc)

2. KU: la paura intrinseca dovuta ad uno stato mentale proprio

3. GI: il dubbio riguardo agli accadimenti. (C(men!!)osa sta succedendo??

4. WAKU: sottovalutare il proprio avversario

SEN SEN-no SEN colpisce questi 4 stati dell’animo.

Grazie a Takuya Murata e Livio Lancini. Veramente uno stage superlativo!!


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Stage Esami Lucca 25 Aprile 2010

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Già da un mese avevamo pianificato tutto, una settimana di ferie per trovare la giusta forma fisica e poi pronti a partire. Abbiamo deciso di affrontare il weekend non troppo di petto alzandoci a un orario decente, le 9 vanno più che bene, un oraio davvero inoltrato rispetto agli standard lavorativi. Partiamo alle 10, io e Gabriele da Cattolica e Marco e Massimo da Fano, la giornata non è delle migliori, pioggia a dirotto fino a Firenze, ma nonostante tutto il viaggio scorre fluidissimo, c’è un buono spirito e tanta vogli di confrontarsi col fatidico esame.

Arriviamo alle 13 in perfetta sincronia coi Fanesi come prestabilito in tabella di marcia, troviamo l’ albergo subito fuori dal Casello, l’ Hotel Eurostars Toscana un dignitoso 4 stelle, come piace a me, dev’ essere un piacere, non facciamoci mancare nulla! Il tempo di distendere un attimo le gambe e via che si parte verso la palestra di S. Concordio, incontriamo facce vecchie e nuove,  pronto ad accoglierci il simpaticissimo Maurizio, responsabile del Dojo di Lucca, colui che poi si rivelerà il Virgilio del nostro weekend.

Ci cambiamo in tempo zero e tutti pronti per la pratica, ci vengono concessi 5 minuti di riscaldamento individuale, tare, do e si parte subito con l’ allenamento a cura Livio Lancini il quale non necessita presentazioni, assistito da Pier Bruschieri di Torino, una bella mezz’ora intensa di suburi individuale poi passiamo a coppie per un approfondito studio del kirikaeshi, ottimo per scremare gli ultimi dubbi pre-esame, poi si passa al Jigeiko coi IV dan e superiore, a nostra disposizione ci sono anche Bernardo Cipollaro di Firenze, Elio Caroppo di Torino, c’è anche uno Yondan giapponese di un dojo limitrofo a Lucca del quale non ricordo il nome, non fanno in tempo a schierarsi che già si formano le fittisime file di praticanti, personalmente sono riuscito a praticare in modo costruttivo con tutti a eccezione di Lancini, vedremo di recuperare il giorno successivo e per finire, come in ogni stage dello spensierato Jigeiko libero.

A spasso per le mura

Terminate le tre intense ore di pratica, il tempo di una doccia, che Maurizio aveva già organizzato la serata, stendiamo al meglio gi, hakama e bogu in albergo ci dirigiamo verso il centro della città travestiti da turisti, la mia prima volta a Lucca, come ogni citta toscana la storia e l’ arte regnano sovrane, un giro per le mura e ci dirigiamo verso il centro dove il resto dei kendoka ci attendono per un aperitivo nella suggestiva piazza dell’ Anfiteatro pervasa da una gradevole fragranza floreale dato che vi aveva luogo una mostra mercato di piante e fiori.

La suggestiva Piazza Dell’ Anfiteatro

E finalmente arriva il momento più atteso della giornata di sabato: “LA CENA!” credo che gli amici di Lucca non potevano scegliere meglio, siamo andati alla rinomata trattoria da  “Giulio In Pelleria” che come ho avuto modo di constatare in seguito con la Guida Michelin, tra le mura non poteva che essere il top! Una cena squisita in ottima compagnia, accanto a noi i simpaticissimi ragazzi di Cagliari tra risate e innumerevoli bicchieri di vino rosso, abbiamo intrapreso un viaggio culinario senza precedenti assaporando le indicibili specialità culinarie di Lucca, su tutte la farinata, inotlre zuppa di verdure, di lenticchie, pollo al mattone, tartara di cavallo e i dolci non son stati da meno, se non era il buon senso per l’ esame il giorno dopo, mi sarei mangiato tranquillamente 4/5 piatti di farinata, peccato, sarà per la prossima volta, andiamo in hotel a riposare che ne abbiamo bisogno!

La farinata, il piatto forte!

THE DAY AFTER

Non so se è la pancia piena o la tensione, ma alle 7 siamo già svegli, si comincia a zombificare per la camera d’ albergo, sono le 8 e decidiamo di agire, Gabriele nonostante la mangiata della sera precedente sente l’ impellente necessità di fare colazione, io approfitto per preparare le borse con calma, abuso anche della mia solitudine (fare kendo in mutande non è mai un gran spettacolo) e dell’ ottimo parquet dell’ albergo per mettere in pratica qualche consiglio sul jigeiko appreso il giorno prima, poi si va a fare colazione, così lascio la camera e il pavimento libero al mio coinquilino per preparare gi e hakama.
E siamo di nuovo al Palazzetto di S. Concordio, scorgiamo tra le facce alcuni volti noti tra cui Enrico Banchetti coi ragazzi dell’ ARK e i nostri cugini stretti dal dojo di Rimini dell’ Hekisuikan: Paolo e Massimo, scorgo tra la folla un altro volto noto, il Maestro Basile! Chiunque si sia interessato un minimo di arti marziali sa sicuramente di chi sto parlando, di corsa agli spogliatoi il clima di allegria e di amicizia che si era creato il giorno prima è un po’ smorzato dalla tensione pre-esame, tanti sorrisi d’ intesa ma poca voglia di distrarsi, ci schieriamo nel dojo di fronte alla commissione completata dei due elementi mancanti, Piero Pizzamiglio da Genova Kendo e Fabio Di Chio dal Shudokan di Roma. Mokusoooooooo!!!!!

Per la mattinata di domenica Livio ci ha proposto un allenamento breve ma intenso, a mio avviso assolutamente propedeutico per l’ imminente esame, in primis una suddivisione per gruppi in base al grado di appartenenza per un approfondito studio dei kata,  kirikaeshi e ovviamente jigeiko, sono le 12:30, trenta minuti all’ ora X, mentre noi tutti si cerca di rilassarci, i Dan della commissione approfittano per “divertirsi” un po’ fra di loro con del sano jigeiko, è ora, nel frattampo prende forma il tavolone verde della commissione d’ esame, sul quale spiccano a caratteri cubitali i nomi dei cinque. L’ atmosfera dell’ attesa era oserei dire metafisica, con la tensione che c’era ci si poteva tranquillamente fare tameshigiri, i 32 esaminandi vagavano per la palestra in un silenzio surreale, chi cercava di chiarire gli ultimi dubbi, chi aggiustava l’ attrezzatura, chi si limitava a stare fermo fissando nel vuoto ascoltando i terrificanti kiai che riecheggiavano nella palestra alternati da sinistri boati sul parquet di potentissimi piedi destri.

Foto di gruppo

Finalmente ci siamo, Elio e Maurizio ci schierano in ordine di grado, pronti entrare nello shiai jo e dare il meglio di noi stessi per ottenre quello che ci spetta di diritto, queste le parole di Livio che mi hanno particolarmente colpito. Siamo tutti in Seiza, Maurizio da Virgilio diventa Caronte, è il nostro traghettatore verso la commissione, Caronte ovviamente in senso amichevole, ha controllato ogni kendoka con perizia certosina assicurandosi che tutti fossero al meglio con abbigliamento e attrezzatura, eravamo tutti pronti, fortunatamente per lui c’è stato poco lavoro, e via che si parte, a Enrico Banchetti il compito di coordinare l’ esame, la mia pull è la seconda ero con un due volti amici e la cosa mi ha dato non poca sicurezza, come ogni cosa che si attende con ansia, passa tutto in attimo, finiti i jigeiko vengono chiamati i numeri che eseguiranno i kata, io e i miei compagni di dojo ci siamo! Che sollievo, primo giro di boa, eseguiamo, ippon-me, nihon-me e sanbon-me… è fatta? Non lo so, ho realizzato la cosa solo dopo aver preso il diploma in mano, non sono uno che da le cose per scontato. E’ sempre un peccato vedere qualcuno, specialmente se si sa che ci ha messo dell’ impegno non riuscire a superare l’ esame, ma non vorrei aggiungere altro alle parole di Livio a fine esame, chi era presente sa a cosa mi riferisco.

Saluti, convenevoli, ringraziamenti e soprattutto tanti arrivederci alle splendide persone che abbiamo avuto modo di conoscere in questa grandiosa esperienza.

Davide D.


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Esami da 1° Kyu fino a 2° dan – 05/04/2009

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Un breve racconto o forse meglio dire un breve diario tutto al presente della prima esperienza di un esame federale di Kendo.

Dopo anni più o meno discontinui nella pratica del Kendo, io ed il mio caro compagno d’avventura Giulio, decidiamo di sottoporci all’esame della CIK (Confederazione Italiana Kendo) per conseguire il grado di 1°kyu ma non vogliamo provare a dare l’esame, vogliamo passarlo. Quest’approccio ci spinge a studiare moltissimo attraverso allenamenti spesso in coppia o con altri pochi aficionados, a macinare molti km in giro per l’Italia ed a spendere parecchi soldini. Ma ne siamo contenti!

Sentiamo inoltre anche la responsabilità di portare avanti il nome del nostro Dojo per dare più sostegno ai futuri praticanti.  Dopo stage, gare, lezioni presso altri dojo, arriviamo al fatidico 5 Aprile 2009. In quel giorno si esaminano anche i kendoka per il 2° dan e sia io che Giulio otteniamo un bel risultato prima ancora di partire per Bergamo…. Il nostro caro M° Roberto Cittadini, kendoka di lunga data, ex nazionale che ha preferito la pratica e la shiai agl’esami federali, anch’egli nostro compagno di molte esperienze nel kendo, si aggregherà a noi. Questa notizia ci inorgoglisce, avere al proprio fianco una guida come Roberto, è per noi un onore.

Purtroppo, come già accaduto per i CCII tenutosi a Roma un mese prima, siamo costretti a fare un’alzataccia. La partenza è fissata per le 6.15.

Roberto che ha oltre 1 ora e mezza di strada in più di noi, scopriremo poi che non ha dormito quasi tutta la notte per il timore di non svegliarsi e quindi è stremato. Al casello si presenta con il mazzo di chiavi in mano ed mi metto alla guida.  Con Giulio chiacchieriamo per utto il tragito mentre Roberto cerca di dormire, arriviamo a Bergamo e troviamo tantissimi partecipanti e pochissimo spazio per cambiarci.

Lo stage della mattina diretto dal M° Lancini ci da ulteriori spunti per acquisire maggior sicurezza nei nostri mezzi ed affrontare l’esame del pomeriggio con più serenità. Le 2 ore scorrono rapidamente e si entra subito in clima esame…

Forse presi da un’inaspettata tensione, o forse solo perchè poco organizzati, non pranziamo.

In compenso socializziamo con nuovi kendoka e salutiamo alcune nostre vecchie conoscenze, ma all’improvviso c’è l’assegnazione dei numeri per dare l’esame. I gruppi  sono formati da 4 kendoka che faranno un kirikaeshi da kakarite ed uno da motodachi con 2 rispettivi jigeiko. Il destino vuole che io e Giulio San siamo insieme, io sono il 25 e lui il 27.

Dopo una lunga attesa in seiza arriva il mio momento ed un collaboratore della CIK mi dice: ” Alzati, tocca a te!”.

Sento le gambe durissime, sono freddo, ma sento anche che devo staccare il pensiero per soli 5 minuti.

Parto con un kiai deciso e sento che il kirikaeshi da kakarite è forte, sono contento e fiducioso, il jigeiko verrà da solo… Cenni degl’altri kendoka della mia pool mi rassicurano, torna il relax.  Assisto ora all’esame kirikaeshi di Giulio ed anche lui se la cava bene! Il suo jigeiko sarà invece un pò sotto il suo solito standard, ma comunque molto buono! Attendiamo l’esito di tutti i praticanti e nel tabellone dei promossi ci siamo entrambi!!  E’ l’ora dei kata che eseguiamo con un buon spirito, siamo promossi!!!

Ora la nostra attenzione si sposta su Roberto che è pronto per dare il suo esame. Il suo jigeiko in un primo momento ci sembra troppo d’attesa, ma all’uscita del palazzetto, ad esame finito, verremo puntualmente smentiti dal M°Lancini che, in presenza anche del nostro direttore tecnico M°Bellisai, si congratula con lo stesso Roberto  per la qualità del suo kendo. Siamo stanchi ma euforici.  L’aver assistito anche l’esame di 1° dan di fornisce addirittura altri stimoli!

Il rientro è  andante, ci meritiamo un rientro rilassato e quindi un trancio di pizza in autogrill e 2 sane risate con la cassiera che ci regala acnhe un trancio sono il giusto premio per una giornata molto intensa, soprattutto a livello umano. Abbiamo messo nella nostra valigia un’altra piccola esperienza per proseguire il nostro viaggio…

Ringrazio Roberto Cittadini per le perle di saggezza che coronano ogni esperienza fatta assieme.

Ringrazio Giulio che è un fedele compagno, un ragazzo vero e per il quale provo stima ed affetto.

Ringrazio tutti i praticanti di kendo (e non solo ) del nostro dojo nel quale pratico tutte le settimane.

Ringrazio anche il dojo di Rimini e Cremona che c’aiutano a crescere ogni volta di più.

Ringrazio il kendo…