Kendo nelle Marche


Lascia un commento

Esame 8°dan, c’è anche la CIK

wp-1493667826151.

Quella di oggi è una tappa storica della nostra federazione e soprattutto dei protagonisti della foto.

Come avevamo promesso qui, il M° Moretti ha iniziato quel percorso terribilmente difficile per ottenere l’8°dan. Assieme a lui anche Livio Lancini nella prima sessione di Kyoto che ha visto solo 8 promossi su 875 (0,9%…).

Non è andata bene, ma considerato l’eccezionale livello di selezione, è naturale considerare del tutto normale l’esito.

Bravissimi comunque!

Annunci


Lascia un commento

Stage di Kendo a Ravenna

credits - AIK Shinken Sui Kan Forlì Ravenna Rimini

credits – AIK Shinken Sui Kan Forlì Ravenna Rimini

Sta diventando ormai una tradizione il seminario organizzato dall’AIK Shinken Sui Kan, tenuto dal Maestro Lancini 7° Dan kyoshi; un seminario che ogni anno riapre la nuova stagione di allenamenti, e che quest’anno è iniziato portando l’attenzione sull’ reigi, l’atteggiamento che si deve tenere nel dojo, sottolineando l’importanza del saluto iniziale durante gli esercizi, del rispetto per il compagno con cui ci alleniamo e quanto questi gesti rappresentino le nostre qualità.

Ci siamo divisi in due gruppi, uno per i ragazzi e senza bogu, seguiti dal Maestro Ma Yunsook 6° dan e l’altro per gli adulti seguito dal Maestro Lancini, coadiuvato dai maestri Betti 6° dan, Scascheri 6°dan Renshi e Cipollaro 6° dan nel mostrare la corretta esecuzione dei diversi esercizi.

credits - AIK Shinken Sui Kan Forlì Ravenna Rimini

credits – AIK Shinken Sui Kan Forlì Ravenna Rimini

L’allenamento degli adulti si è concentrato per prima cosa sulle tecniche di men e kote, eseguite in vari step per permettere di allenare la correttezza del colpo, la scioltezza, e la coordinazione con il movimento del corpo (ki-ken-tai-ichi); nel pomeriggio c’è stato anche spazio per studiare i Nihon Kendo no Kata, mostrando come dopo aver appreso la base dei movimenti, ci sia anche qui, un livello superiore di studio ed esecuzione al quale puntare, ovvero facendo in modo di rendere reale l’attacco e contrattacco codificati nei kata.

Come ogni seminario che si rispetti, non è stato però solo un occasione di studio e allenamento sul Kendo, è stato anche l’occasione per conoscere nuovi amici e confrontarsi con loro. Il kendo è una disciplina che come poche riesce ad unire le persone anche fuori dal dojo e vorrei ringraziare per questo gli organizzatori per l’aperitivo e la grigliata post-allenamento, un momento conviviale che ci ha fatto rilassare dopo la fatica, scherzando e bevendo in allegria!

Il giorno seguente è stato dedicato allo studio delle tecniche di contrattacco, in particolare suriage-men, suriage-kote e nuki do, anche qui eseguendo le tecniche in diversi step, per permettere anche ai meno esperti di familiarizzare con movimenti più complessi.

Nel pomeriggio invece c’è stata una prova di shiai, volta a capire soprattutto quando e perché viene assegnato un ippon e le regole generali di una gara, sempre utile ed interessante per chi non ha molte occasioni per avvicinarsi a questo aspetto del kendo.

credits - AIK Shinken Sui Kan Forlì Ravenna Rimini

credits – AIK Shinken Sui Kan Forlì Ravenna Rimini

Molto apprezzato è stato il tempo concesso ai jigeiko con i motodachi e poi libero tra i vari presenti, dando moto a tutti di poter avere un keiko sia con i più esperti che con i pari grado.

Un grazie sincero a tutti i maestri presenti e ai tanti praticanti che come me si sono messi in gioco in questi due giorni di allenamento.

Sara Piagnani

Fudoshin Kai Perugia 

www.kendoperugia.onweb.it

 

*** *** ***

Il corso di Kendo a Perugia si svolge presso la Palestra Italy C.K.A. in via Piccolpasso 8 a Perugia il Martedì e Giovedì dalle 20:15 alle 21:45

Dal mese di Ottobre partirà inoltre anche il corso bambini le cui informazioni sono disponibili qui.

www.kendoperugia.onweb.it


1 Commento

Stage AIK Shinken Sui Kan – M°Lancini

  English version

Questo weekend ha avuto luogo lo stage curato dal M°Livio Lancini (Kendo 7°dan renshi) organizzato dall’AIK Shinken Sui Kan.

Il nome sicuramente non vi suonerà nuovo, anzi! Questa nuova realtà è frutto infatti dalla fusione di due scuole di Kendo, la riminese Hei Sui Kan e quella ravennate AIK Shinken.

E’ interessante vedere, in un periodo in cui diverse realtà (per motivi più più o meno fisiologici) si scindono in più scuole, che gli amici di Ravenna e Rimini hanno scelto la strada dell’unione fa la forza!

A breve sarà operativo il loro nuovo sito dove potete già trovare sin da ora tutte le informazioni sui sede ed orari dei corsi sia a Ravenna che a Rimini.

www.aikshinkensuikan.it

Il più grande augurio possibile parte da Pesaro e non solo per questo loro nuovo progetto!

Veniamo ora allo stage che per noi era il rientro nel mondo del kendo dopo la pausa estiva.

Abbiamo potuto frequentare solo per la giornata di sabato a causa di impegni lavorativi e familiari, ma di elementi su cui lavorare per i prossimi mesi (forse anni!) ne abbiamo trovati davvero tantissimi!

Dopo il riscaldamento condotto da Christian Filippi, la mattinata è stata guidata dal M°Lancini.

Suburi con movimenti ampi, soprattutto per quel che concerne lo spostamento del corpo in okuri-ashi.

A questo punto, indossato il men, ci siamo immersi nell’immenso mondo del kirikaeshi. L’esercizio padre di tutti gli esercizi di kendo.

L’attenzione posta dal M°Lancini era sulla fluidità dei colpi, su come porre l’attenzione al primo bersaglio libero,in questo caso yoko-men.

Ogni kaeshi (parata) di motodachi doveva spronare kakarite a colpire (kiri – tagliare) e muoversi fluentemente sull’altro bersaglio.

Passare quindi rapidamente da hidari-men a migi-men. La prima variante applicata per questo scopo è stata quella di limitare motodachi alla sola parata su hidari e, mantenendo lo shinai sul lato appena coperto, si riceveva il colpo di kakarite su migi.

Il passaggio successivo è stato quello di colpire a serie di tre yoko-men, facendo sì che solo i primi due fossero bloccati da motodachi e lasciandosi colpire sul terzo. Il tutto partendo sempre da hidari-men.

hidari-migi-hidari * hidari-migi-hidari * hidari-migi-hidari

L’ultima variante era simile alla precedente ma con la differenza che la sequenza di kakarite era sempre:

hidari-migi-hidari * migi-hidari-migi * hidari-migi-hidari

Uchikomi e mawarigeiko hanno chiuso la mattinata.

Nella parte pomeridiana siamo stati invece suddivisi in 2 macro gruppi, uno kyusha curati da Ma Yun Sook ed uno yudansha seguito da Livio Lancini.

Per tutti coloro che non sono riusciti a presenziare l’evento di Bedollo, Livio ha illustrato il men “piccolo” spiegato da Tani Sensei proprio in quella occasione su tre passaggi.

Il primo si basava su un piccolo caricamento delle sole braccia da distanza corta per poi colpire in suri-ashi. Sfruttare molto (e bene) i gomiti oltre ovviamente ai polsi era il focus di questo primo esercizio.

Il secondo livello consisteva nell’introdurre fumikomi muovendo braccia e gambe nello stesso istante.

Il terzo ed ultimo livello era invece il più difficile in quanto il movimento di braccia doveva avvenire dopo quello delle gambe, il tutto mentre ci si spostava verso il bersaglio!

Sono seguiti poi esercizi su kote e kote-men con il medesimo approccio per poi chiudere la giornata con un keiko libero per dare sfogo a tutta la voglia di jigeiko dei presenti.

Anche se abbastanza faticoso riprendere dopo la pausa estiva, è stato bellissimo rivedere vecchi amici e poter farne di nuovi soprattutto in questa bellissima e storica location del Kendo a Ravenna!

Rinnoviamo di cuore l’augurio per tutte le attività dell’AIK Shinken Sui Kan ed a tutti i presenti un buon kendo per la stagione 2014-2015 che per noi riprenderà dal prossimo 16 Settembre!

 


4 commenti

BU-TOKU-MU-KYO 2014 – Bedollo (TN) 20 – 24 agosto 2014

  English version

Ormai sono 4 anni che partecipo a questo seminario e ogni volta porto a casa sempre qualcosa di nuovo, qualcosa in più. Non soltanto mi viene permesso di fare una full immersion di 5 giorni nella pratica con maestri di altissimo livello, ma anche di entrare in quel clima da “gita scolastica” con persone insieme alle quali partecipo a gare e a stage per tutto l’anno o ho un rapporto più stretto perché praticano in dojo vicini al mio.

Rispetto allo scorso anno con i ragazzi di Cremona e Piacenza decidiamo di fare una vera e propria operazione di guerra lampo: arrivare prima di tutti e riempire un’aula della scuola dove si svolge il seminario, onde evitare russatori molesti, elicotteri, sottomarini e cetacei (del perché di queste definizioni chiedete a Sara De Angelis (ARK) e a Luca Barbalace (Zenkenyu) ).

Ci accampiamo con materassini e lettoni gonfiabili e organizziamo quella che sarebbe stata la nostra casa per i seguenti giorni predisponendo anche un piccolo angolo cucina…si, ci siamo anche portati fornellini e armamentario vario, cosa non si fa per risparmiare e lasciarsi i soldi per i giri di grappa all’hotel Pineta e all’Imbarcadero?

credits - Lorenzo Sperzaga

credits – Lorenzo Sperzaga

Gli allenamenti si sono svolti tutti con un pattern comune di circa due orette e mezzo di pratica.

Suddivisi in questo modo:

  • Riscaldamento
  • Vasche e/o suburi
  • Kihon di tecniche – Men, Kote, Kote-men, Tsuki e Kirikaeshi.
  • Pausa
  • Jigeiko con motodachi dal quinto dan in su
  • Divisione della palestra in due parti: da una parte terzi dan motodachi per i gradi dal secondo dan in giù e dall’altra Jigeiko libero fra praticanti dal quarto dan in su.
  • Uchikomi con motodachi (Men grande e piccolo)

Prima degli allenamenti pomeridiani dal giovedì al sabato è stato possibile praticare liberamente kata divisi per gradi, scelta corretta vista la grandissima affluenza di quest’anno.

credits – Lorenzo Sperzaga

La grande quantità di tempo a disposizione ha permesso ai maestri giapponesi mostrare minuziosamente l’esecuzione di tutti gli esercizi proposti. Dal movimento dei piedi Okuri-ashi, Suri-ashi, hiraki-ashi e fumikomi-ashi per poi passare allo studio del kamae, di come trovare una posizione che ci consenta di essere rilassati e nello stesso tempo pronti a muoverci per attaccare.

Il maestro Negishi si è prodigato nel disegnare su una lavagnetta la corretta postura della schiena da mantenere, prima del colpo, durante il colpo e dopo il colpo.

Durante i suburi e il kihon è stato sottolineato il modo corretto di eseguire furikaburi (il movimento della shinai sopra la testa) quindi arrivare con il gomito all’altezza dell’orecchio e fare accelerare la punta fino a colpire il bersaglio con le braccia e i polsi correttamente stesi.

Durante gli esami di passaggio di grado siamo attentissimi a come siamo vestiti, ad aver indossato correttamente hakama, gi e bogu. Dobbiamo esserlo anche nella pratica di tutti i giorni. Il maestro Kasahara ha fatto una piccola lezione su “come-indossare-cosa”: dal gi che deve essere steso sulla schiena al’hakama goshi che deve essere all’altezza corretta sotto agli himo del tare, al do che non deve essere all’allacciato troppo alto tanto da scoprire l’hara-obi del tare. Al monomi del men, che deve essere appunto all’altezza degli occhi, così come l’allacciatura dei men-himo.

Tutto ciò non solo per una questione estetica, ma anche per la nostra sicurezza.

Passiamo quindi agli esercizi su men; men, in okuri-ashi, men con fumikomi sul posto, men con fumikomi passante, sayu men in okuri-ashi ecc.. Tutto con alle spalle gli insegnamenti sul kamae, sul caricamento e l’estensione delle braccia e dei polsi sul colpo visti nei suburi in precedenza.

Stessa cosa per il Men-piccolo e poi per il kote nei giorni successivi.

Altro blocco di esercizi sulla parte “materiale” del seme, vincere PRIMA il centro e POI colpire.

Tutta questa parte del seminario è stata guidata dal maestro Tani in persona: per prendere il centro è sufficiente il diametro della punta dello shinai e poi mantenere la traiettoria ideale per andare a colpire tsuki e da lì men oppure sollevare lo shinai e andare a kote calibrando l’ampiezza del passo in base al bersaglio scelto.

Altre note tecniche che sono state fornite “colpire tsuki con i polsi stesi nella stessa posizione di quando si finisce l’arco durante Joge-buri” e “preferibilmente impattare a 45°sugli yoko-men durante kirikaeshi”

Non mi stancherò di ripeterlo in questo piccolo resoconto, ma una dei pregi di questo seminario è la grande disponibilità di tempo che può essere dedicata, non solo al keiko, ma anche all’ascolto di esperienze e riflessioni portate dagli insegnanti.

La particolarità del kendo di essere una disciplina che può essere praticata attraverso tutte le età ci mette di fronte (come la vita stessa) a momenti di stallo ad esempio una crescita tecnica che ci sembra interrotta, oppure a ostacoli difficili come competizioni che non riusciamo a vincere, esami che non riusciamo a superare.

Tani sensei ci ha parlato della sua esperienza in merito. Qui di seguito cercherò di riportare i punti salienti del discorso:

 “Non sono mai stato un praticante da un palmarès invidiabile, al liceo e all’università ho vinto molto raramente delle gare e non sono mai stato il membro più forte della mia squadra, i miei successi nella shiai li ho raggiunti dopo quasi cinquant’anni di pratica vincendo 2 anni fa il campionato degli 8°dan, l’anno successivo sono arrivato in finale, mentre quest’anno sono uscito al primo turno. Quello che posso dirvi è di tenere duro e continuare ad allenarvi al di là dei risultati, concentrandovi sull’andare avanti con continuità impegnandovi con tutto voi stessi,  se non mi credete o secondo voi mi sbaglio aspettate di esservi allenati con questo spirito  per cinquant’anni e poi potrete darmi torto. Quindi se venite sconfitti o se non riuscite a superare immediatamente un ostacolo, non preoccupatevi, continuate a praticare, tenete duro…”

Tani Bedollo 2014

A tutti i partecipanti è stato poi consegnato un tenugui in ricordo del seminario: Jiki shin kore michi: cuore sincero è la via, questi i kanji impressi sulla stoffa.

Sabato sera arriva velocemente e ci troviamo nella stessa baita dell’anno scorso, prenotata solo per noi, con una grande novità per la serata, abbiamo una piccola competizione musicale.

Alle chitarre Giuseppe Piva e Sara de Angelis accompagnano Kasahara con “my way” in giapponese, Tani con una canzone sulle gesta di Takeda Shingen, per poi passare al gruppo dei tedeschi con una canzone popolare (di cui cerco ancora una versione su you tube, appena la trovo la linko) E due gruppi italiani fra cui un duetto Rigolio-Piva su una canzoni di Nanni Svampa “La Dona Biunda” e il gruppo misto dei fiorentini con “La Lallera” di Marasco.

Potete trovare tutte le performance filmate e documentate sulla pagina dell’evento su Facebook, chiude il tutto Negishi con una sua versione della canzone della “Marcia dei 365 giorni” riguardo a come è bello fare kendo (anche di questa trovate il video sulla stessa pagina delle altre).

Questi 5 giorni sono passati fin troppo velocemente, ma mi hanno dato la carica giusta per iniziare la stagione con il botto e con tante cose da mostrare ai miei ragazzi non appena ricominceremo i corsi.

Ringrazio ancora tutta l’organizzazione per aver reso ancora una volta possibile questo seminario, ringrazio i maestri Tani, Negishi, Kasahara, Shiriichi  e a tutti gli alti gradi che si sono fatti in quattro per farci entrare nella zucca come si deve cercare di fare kendo nel miglior modo possibile.

kendo Bedollo 2014

*** *** ***

Il corso di Kendo a Parma riprenderà il 2 Settembre nella palestra di Sorbolo (PR). Da Ottobre torneremo poi nella nostra palestra di Parma.

Tutte le informazioni su parmakendokai.wordpress.com/dojo-info/


Lascia un commento

Stage Calcinato (BS)

  English version

Il 19 ed il 20 luglio si è tenuto a Calcinato (BS) uno stage condotto dai M° 7 Dan Reshi Lorenzo Zago e Livio Lancini.

Tutto è iniziato con una introduzione del M° Zago sul tema del seminario, con la relativa spiegazione. Il SUKI, inteso come “un’apertura fisica e/o mentale nell’avversario”.

Tutti gli esercizi del seminario erano volti a metterci in grado di poter riconoscere suki nell’esatto momento in cui si “manifesta”, in modo da poterne approfittare e fare ippon.

E’ stato sottolineato che per “ottenere” suki non bisogna aspettare in maniera passiva ma avere un atteggiamento propositivo in modo da andare a creare “un disagio” nell’avversario che si trasformerà in una chance da sfruttare.

Ci hanno diviso in 2 gruppi il primo fino a 2 dan ed il secondo da 3 dan a salire. I maestri si sono alternati nella conduzione.

Sabato con il M° Lancini abbiamo studiato come far reagire motodachi e creare quindi suki attraverso il nostro seme, per poi adattarci e di conseguenza colpirlo (questo necessitava di poter passare in maniera fluida da omote a ura oppure cambiare “al volo” tecnica di attacco).

Domenica con il M° Zago nella mattinata abbiamo studiato i Kendo no Kata curando molto nella parte finale la respirazione facendo delle “vocalizzazioni” durante la fase di avvicinamento.

Questo rendeva tutto più difficile e faticoso dato il maggior utilizzo di hara. Nel pomeriggio invece abbiamo studiato le oji waza non più come un uchikomi ma come se fosse una parte del jigeiko costruendo l’azione insieme al compagno per portarlo poi ad attaccare.

E’ stato un seminario molto impegnativo dove i maestri hanno puntato sulla qualità degli esercizi a  mio parere cercando di insegnarci il modo in cui poter andare a relazionarsi con il compagno e di vincerlo prima di averlo colpito.

Ringrazio i Maestri Lancini e Zago colonne portanti del Kendo Italiano per gl’insegnamenti e per la preziosa esperienza che è stato per me questo evento, spero di poterli vedere in maniera così “sinergica” presto.

Paolo Molinaro – Resp. Kendo Perugia Fudoshin Kai

www.kendoperugia.onweb.it


4 commenti

Lo Stage CIK

  English version

Crediamo che “Lo stage CIK” sia il titolo migliore per questo articolo.

Il tradizionale stage federale di Giugno ha sempre visto la presenza di almeno due Maestri giapponesi come guide del seminario e delle commissioni d’esame.

Con il weekend scorso la federazione ha invece assegnato entrambi i compiti ai suoi 7°dan:

Zago Lorenzo

Lancini  Livio

Murata Takuya

Moretti Gianfranco

Pomero Walter

Bolognesi Arialdo

credits – Sarah Bertozzi

credits – Sarah Bertozzi

Le pratica delle due giornate di Kendo è stata organizzata suddividendo i kenshi presenti a Modena in tre gruppi seguiti da tre coppie d’insegnanti.

Bolognesi e Pomero per praticanti fino al 2° dan, Moretti e Murata per kenshi 3° dan ed infine dal 4° dan in poi nel gruppo guidato da Lancini e Zago.

Lo stage che ho personalmente vissuto da vicino è stato quello curato da Murata Takuya, coadiuvato dal Presidente Moretti Gianfranco, che abbiamo personalmente rigranziato per l’intervista concessaci e pubblicata in due puntate qui e qui.

Nel rivedere Murata Sensei torna vivo in me il bellissimo ricordo del 1° seminario tecnico culturale in cui lo stesso Murata (al tempo 6°dan) assieme a Livio Lancini, illustrarono il concetto di SEN e l’enorme universo che vive dietro quelle tre lettere… Un seminario memorabile il cui racconto lo trovate qui e che vi confessiamo siamo soliti rileggere regolarmente.

Anche per questo racconto, come per lo stage sul SEN, cercheremo in punta di piedi di raccontare quello che abbiamo vissuto in questi due giorni.

La partenza del seminario è con i suburi, facendo molta, moltissima attenzione sul timing. Se in alcuni casi questo tipo di esercizio viene usato come fase di riscaldamento per i muscoli più sollecitati nel keiko, sabato è stato invece sottolineato quanto sia importante l’esecuzione del taglio subito dopo il comando del Maestro.

“Pensate che il mio comando sia il men dell’avversario”. Con questa semplice spiegazione l’intera fase dei suburi ha immediatamente assunto un sapore diverso.  Non un ritmo cadenzato ma veri e propri fendenti!

La seconda fase dell’allenamento di sabato mattina è stata concentrata sui kata, in particolare il primo. Il più difficile. Nel praticare Kendo spesso si ha la sensazione di vedere la parte dei kata e quella in bogu come due realtà legate solo per concetti astratti, in alcuni casi filosofici. Questo è parzialmente vero.

Nel rivedere e cercare di migliorare la nostra pratica dei kata, Murata Sensei non ha esitato a sottolineare sempre con dovizia di dettagli tecnici e culturali quanto il mondo del bokuto e quello dello shinai siano così vicini.

Considerando che l’intero stage era effettivamente mirato alla miglior preparazione possibile per gli esami di domenica, non sono mancati di certo i richiami ai requisiti necessari per il superamento del grado.

Se il taglio nel suburi doveva essere eseguito pensandolo come un controattacco, lo stesso doveva a maggior ragione avvenire nei kata: shi-dachi, nel rispondere all’attacco di uchi-dachi, deve immediatamente chiudere l’azione. Il M°Moretti ha inserito una nota davvero significativa che vogliamo condividere riassumendo brutalmente il concetto così: un buon kata lo si ascolta senza vederlo. Se il kiai “To” di shi-dachi non è una pronta risposta al kiai “Ya” di uchi-dachi, possiamo dire con certezza che non è stato ben eseguito.

Tantissime sono state poi le annotazioni fatte kata dopo kata, su moltissimi dettagli. Per non parlare poi di storia vera e propria, del percorso che il kendo, inteso come arte, ha vissuto per generare le 10 forme che pratichiamo ai giorni nostri. La profondissima sintesi delle oltre 150 scuole di spada giapponese, cercando di racchiudere quanti più elementi in modo di poterle rappresentare tutte, deve responsabilizzarci su quanto sia importante la corretta esecuzione nella loro interezza, Non solo forma, ma anche una tradizione da rispettare profondamente in ogni dettaglio, senza lasciare nulla al caso. Con consapevolezza.

Dopo aver provato i primi 7 kata, indossiamo il bogu ed entriamo nel mondo dello shinai.

A parte il gran caldo nell’indossare il bogu a Giugno, non si nota un’enorme differenza tra la pratica con bokuto e quella con shinai, quasi a conferma che il mondo dei suburi, dei kata e del keiko in bogu sono magicamente elementi presenti in un unico contenitore.

Il come preparare la base per questo tipo di approccio è come sempre nella parte inferiore del corpo.

Se qualcuno aveva infatti ancora dei dubbi sull’importanza dell’uso delle gambe per poter esprimere un buon kendo, ha avuto modo di capire quanto il movimento corretto delle gambe, ma soprattutto delle anche, sia una condizione basilare.

L’uso della gamba sinistra finalizzato a costruire il riferimento per un ma-ai corretto a seconda del tipo d’azione che si vuol costruire.

Non cadere quindi nel “tranello” che la distanza tra noi e l’avversario sia tra i due men, ma metabolizzare il fatto che la vera distanza è tra il nostro piede sinistro e quello del nostro compagno.

Non scaricare il peso del corpo sul piede destro così da esser più dinamici possibile.

Avere l’intera gamba sinistra ben distesa, non flessa e non bloccata.

Pensare ad okuri-ashi come un movimento di un unico tempo.

E tanto altro…

Dopo aver costruito una buona base fisica, con gambe ed anche pronte, si è iniziato a lavorare sugli arti superiori, sull’eseguire il caricamento del colpo affinchè il nostro shinai non si distaccasse da quello del nostro avversario od al massimo solo nell’ultimissima fase del movimento. E’ qui che il tema ricorrente dell’intero seminario s’inizia a far largo. La condizione imprescindibile per un kenshi 4°dan è voler a tutti i costi comunicare con il compagno/avversario anche per mezzo dello shinai. Saper ascoltare attentamente quello che “prova” il kendoka che abbiamo di fronte, scuotere in lui delle reazioni attraverso un seme forte, non esclusivamente fisico.

Il livello d’attenzione che il gruppo riversa nelle parole di Murata e Moretti è altissimo.

Nel programma generale dello stage, rientrava anche il mawarigeiko all’interno di ognuno dei tre gruppi. Uno dei veri punti di forza dell’intero seminario. Il potersi confrontare in jigeiko con compagni di un livello non troppo distante dal nostro, mettendoci in condizione di mettere in pratica tutti i suggerimenti avuti nel corso dello stage, è stato molto utile, anche in vista dell’esame.

La giornata di sabato si è conclusa con un jigeiko libero dove Maestri 6° e 7° dan fungevano da motodachi per tutti i presenti allo stage.

Tra l’attesa in fila per poter fare almeno un paio di jigeiko con i Maestri e sfruttare il tempo a disposizione cercando praticanti disponibili per avere quante più opportunità di jigeiko possibile, giunge al termine la primo giornata del weekend.

I feedback a fine stage, i commenti negli spogliatoi e gli sguardi che vediamo tra i vari presenti fanno traspirare una piacevole soddisfazione, ma siamo solo a metà!

Ci aspetta un’altra intensa giornata domenicale di kendo…

Gli impegni familiari mi costringono a rientrare a casa immediatamente, e nel rientro con Davide concordiamo sul fatto che sono tantissimi gli aspetti positivi di questa prima parte del seminario.

Domenica mattina si riprende dai kata ed in particolare dalle tre forme con kodachi. Alcuni di noi non le conoscono bene, e quindi Murata e Moretti devono mettere in campo tutte le loro capacità didattiche, di sintesi e di “pronto soccorso” per far sì che almeno coloro che si sottoporrano alla commissione d’esame abbiano i requisiti minimi per il superamento del grado.

Anche qui non mancano di certo gli elementi per vivere la pratica con bokuto con spirito pieno e ricco d’attenzione.

Il M° Moretti ed il M°Murata concordano sul fatto che è molto più utile evitare la pausa prevista da programma dopo i kata a favore invece di prove d’esame tra i presenti. Siamo tutti entusiasti della scelta!

La voglia di sfruttare al meglio quest’opportunità è tale che in pochissimo tempo tutti coloro che devono sostenere l’esame nel pomeriggio trovano un compagno per potersi sottoporre a questo test.

Le raccomandazioni sono pochissime, ma di una chiarezza lampante. Massima attenzione per l’etichetta, in particolar modo il saluto. Oltre ad assicurarsi di essere vestiti in modo impeccabile, viene posta altissima attenzione al rei-ho. Se non si entra in contatto con il nostro compagno sin dal saluto iniziale, è inutile proseguire con il jigeiko. Si è già bocciati. Riguardo invece ai jigeiko, si torna sull’argomento centrale, per non dire centralissimo, di questo weekend. Entrare in contatto con chi abbiamo di fronte. Il 4° dan è la porta per un kendo che va oltre la tecnica. Questa deve ovviamente rimanere! A tutto ciò che si è appreso finora dal punto di vista tecnico va aggiunto un approccio mentale e spirituale che porta a costruire l’azione in modo attivo. Non attaccare mai nella speranza di raccogliere nell’azione che si sta per compiere tutte le condizioni di yuko-datotsu, ma creare l’opportunità. Far emergere questa ricerca nel modo più chiaro possibile. Anche il ridurre il numero di azioni da eseguire è un elemento da non sottovalutare. Attaccare a ripetizione può essere spesso un segno che denota scarsa disponibilità al dialogo.

Arriva il momento del jigeiko finale.

Noto con profondo piacere il desiderio di tutti i motodachi di volersi concedere a quanti più kenshi possibile, anche a costo di ridurre la durata di ogni jigeiko.

E’ caldo, ma la stanchezza lascia il posto alla voglia di non sprecare neanche un secondo del tempo che abbiamo a disposizione. Soprattutto perchè si ha la consapevolezza che siamo quasi alla fine. Ed allora, dopo un rapido sguardo all’orologio, ci si rende conto che non c’è tempo per aspettare il proprio turno in fila e ci si butta in mischia con altri praticanti. Fino allo scoccare dell’ultimo secondo delle 13:00.

E’ finito lo stage.

Ci togliamo il men e Livio Lancini, a nome di tutti e sei gli insegnanti,  si alza in piedi per ringraziare i tanti presenti.

In quel preciso istante parte un applauso spontaneo, un lunghissimo applauso che arriva al cuore di tutti.

Si rompe l’equilibrio tra forma e sostanza.

Da popolo mediterraneo quale siamo, quando ci troviamo ad esprimere la gratitudine col cuore lo facciamo in modo evidente, quasi per poter avere la certezza che il senso di riconoscenza arrivi in modo inequivocabile.

Senza nemmeno pensare lontanamente che il kendo italiano possa fare a meno di guide provenienti dal Giappone, credo di poter dire a nomi di tanti che un’occasione di portata nazionale in cui il Kendo viene tramandato in modo più vicino alla nostro metodo inconscio ed alla nostra tradizione di apprendimento, è sicuramente un’esperienza da ripetere.

Non so quando o con quale cadenza, ma da semplice praticante quale sono, credo sia un aspetto che va almeno considerato.

Che dire poi delle sessioni d’esame…

Davide, il mio compagno di quest’avventura, ha superato brillantemente l’esame di 3° dan consolidando quindi le fondamenta del nostro dojo.

http://ikendenshin.wordpress.com/2014/06/09/3-dan-modena/

Alcuni amici superano gli esami ed altri purtroppo no, ma vogliamo chiudere questo racconto con una foto che a nostro avviso racchiude appieno lo spirito presente in questi due giorni di Kendo.

Lo stage CIK per me è stato questo. E per voi?