Kendo nelle Marche


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Intervista a Gianfranco Moretti – 2° ed ultima parte

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proseguiamo l’intervista con la 2° ed  ultima parte dell’intervista a Gianfranco Moretti, Presidente della Confederazione Italiana Kendo, iniziata qui.

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K.N.M.: Tra i pochi testi in lingua italiana sul kendo troviamo quello scritto da lei e pubblicato nel 1988. L’ha riletto recentemente? Cosa prova quando pensa al periodo in cui è stato scritto?

G.M.: Mi piacciono i disegni di Salvatore Bellisai e la foto in ultima pagina dove sono con gli amici (che ho rivisto lo scorso anno) della polizia di Kobe. Per il resto è un libro scolastico che allora andava bene perché quasi nessuno conosceva il kendo e , forse , poteva aiutare un minimo approccio. Sottoscrivo infine la mia pagina iniziale dove spiego sostanzialmente che il miglioramento della tecnica è direttamente proporzionale al numero di volte che si indossa il men come a dire che nessun libro di kendo ci può essere più utile di un buon allenamento nel dojo.

K.N.M.: Anche se non sono passati secoli ma solo pochissime decine d’anni, osservando video di Kendo di quel periodo notiamo che dal punto di vista tecnico sicuramente c’è stata un’evoluzione, o comunque un cambiamento. E’ stato perso qualcosa, tecnico e non, che secondo lei varrebbe la pena recuperare?

G.M.: Il mondo evolve e con lui , ovviamente anche il kendo. Quello che si è naturalmente perso è il legame diretto con i Maestri delle origini , quei noni e decimi dan che i nostri maestri attuali più anziani hanno avuto la fortuna di seguire direttamente ed erano ammantati di un’aura “marziale” che è quasi impossibile scovare oggi anche in Giappone.

K.N.M.: Ci parli dei suoi riferimenti, dei Maestri che l’hanno segnata maggiormente.

G.M.: Come ho detto ho iniziato con Kentaro Miyazaki e senza il primo mattone non si può costruire nulla. Tra l’altro vi comunico in anteprima che al prossimo Kyoto Taikai il mio Tachiai sarà proprio contro il mio primo Maestro (nessuno pensi che vi sia stata pressione sugli organizzatori…). (nd.r. qui il tachiai dello scorso anno)
Ho seguito poi Nobuo Hirakawa che è sempre stato con noi generosissimo di attenzioni ed insegnamenti.

Nei momenti comunque , soprattutto agli inizi , dove non vi erano Maestri giapponesi sempre mi era di grande aiuto l’insegnamento di Azeglio Babbini che forse anche voi avete potuto conoscere anche se ora è un po’ acciaccato.

credits – Shumpukan

Poi ho due cari amici delle cosiddette nuove generazioni che sono Masahiro Koyama e Kazuiko Tani : devo dire che sono molto fortunato nelle amicizie…
Come praticante, atleta della nazionale , responsabile tecnico federale e poi presidente ho comunque conosciuto, frequentato, apprezzato e stimato un innumerevole lotto di Maestri che qui non elenco ma con i quali ho rapporti di stima, spero reciproca, che vanno al di là della mera conoscenza e tutti mi hanno insegnato qualcosa perciò, quando li incontro, non manco mai di ringraziarli.

K.N.M.: Qual è tra tutti i Maestri di nuova generazione che più l’ha colpita e perché?

G.M.: Vi sono tantissimi giovani fenomeni soprattutto al top dell’agonismo in Giappone, passata una certa età alcuni un po’ si perdono ed altri, al contrario modellano le loro doti passando dall’essere un campione al diventare un Maestro: in generale ammiro chi riesce a fare questo passaggio che non è per niente facile e scontato.

K.N.M.: In rete abbiamo letto alcuni articoli e commenti su come manifestare la propria gioia a fine incontro in shiai, anche quando il risultato raggiunto è letteralmente storico come nel caso dell’Italia al 26° EKCQual è la sua opinione al riguardo?

G.M.: La Nazionale Italiana è universalmente riconosciuta tra le più rispettose dell’etichetta, fino all’ultimo chi era dietro alla squadra è stato composto. Quando abbiamo vinto hanno educatamente esultato considerando che, anche giustamente, erano sovrastati da un palazzetto in buona parte “casalingo”. Non vedo quindi nessun comportamento censurabile come non consono al nostro mondo.

credits – winnitravel

K.N.M.: L’Italia ha avuto l’onere o l’onore di ospitare la 15° edizione dei campionati mondiali: sono trascorsi quasi due anni e certe emozioni lasciano sicuramente spazio a maggior lucidità d’analisi. Cosa ha significato per lei quell’esperienza e che tipo di feedback a livello di crescita ha apportato alla nostra federazione quest’impegno di primissimo piano?

G.M.: Grazie anche a quell’evento che per noi organizzatori rimarrà come indelebile ricordo , la CIK gode ormai di un prestigio internazionale inattaccabile . Per quanto riguarda la crescita complessiva io mi auguro che l’aver potuto ospitare un campionato di quel calibro che, ricordo, ha avuto anche un record di presenze (leggi vendita di biglietti) sugli spalti abbia dato una nuova spinta di entusiasmo per chi tra i nostri associati desidera promuovere le nostre discipline.

K.N.M.: Qual è la sua opinione riguardo la possibilità che il Kendo diventi sport olimpico?

G.M.: Non credo che il kendo possa diventare disciplina olimpica e, onestamente, la cosa non mi preoccupa…

K.N.M.: Quale obiettivo si è dato come Presidente CIK e quale come kendoka?

G.M.: Come Presidente il mio obiettivo attuale è quello di lasciare la CIK in buone mani e quindi, insieme al Consiglio, dobbiamo sforzarci di creare una nuova e motivata classe dirigente che ci possa in fretta sostituire.

Come Kendoka mi piacerebbe sempre cercare di migliorare la tecnica e lo spirito ma il tempo passa inesorabile e questo obiettivo è sempre più difficile da perseguire.

Di sicuro almeno una volta proverò a fare l’esame per ottavo dan per poter raccontare ai nipoti di esserci stato.

K.N.M.: Chiudiamo con una curiosità prettamente tecnica di un nostro amico e collaboratore…
Dobari o Koto? E perché?!

G.M.: Dipende dalle tecniche che si prediligono , io uso Dobari , a Voi scoprire le mie tecniche.

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15° WKC, i risultati!

Nei vari social network, tra pagine, gruppi o profili privati è stato già pubblicato di tutto, da foto caratteristiche come la mano tesa di Park nell’aiutare Shodai a rialzarsi che ha fatto notizia (il che dovrebbe far riflettere…) ai replay o incontri interi di qualità video più e meno buona. Noi quindi ci limitiamo a fare un po’ di ordine tra tutti questi video, dando la possibilità a chi non c’era di rivederseli con calma.

Dopo la tradizionale dimostrazione dei Kendo no Kata ha preso il via il campionato individuale maschile che ha visto il Giappone vittorioso con Takanabe Susumu.

Il tabellone diviso in due lo trovate a questo link 1 in cui vediamo la pool di Drago (Ita-6) negli incontri con HatakeyamaAuvert, quello di Mandia (Ita-2) con Brown e Allouche. In questa parte del tabellone Drago, dopo aver battuto Kang si è fermato con Bertout.  Mandia, appena superata la pool, ha dovuto affrontare Kim uscendo comunque a testa alta.

Nella parte bassa del tabellone troviamo Giannetto (Ita-4) e Pezzo (Ita-7). Giannetto che, dopo aver superato la pool con Minchenkov e Hickey, supera le eliminatorie con Sanchez e Karnadi e fermandosi con il giapponese Hatakenaka. Pezzo ha anch’egli superato la pool con Kindzulis e Bremer fermandosi poi con Yamada.

Come dicevamo il materiale è davvero tanto quindi vi consigliamo di fare una ricerca in rete se volete approfondire ulteriormente tutte le fasi. Noi vi lasciamo comunque qui di seguito l’intensissima finale tra Takanabe e Kim vinta dal giapponese con un bellissimo tsuki che tanto ricorda quello storico di Eiga che tra l’altro abbiamo ovviamente visto tra il pubblico assieme a tanti altri big del Kendo mondiale…

 Ed ora le nostre ragazze che hanno difeso a denti stretti la nostra bandiera! Ricciuti (Ita-4) ha superato la pool con Bellivier e Wragg per poi uscire poi con Lee. Stessa cosa per Orizio che si è dovuta arrendere a Blanchard dopo aver superato la pool con Romeral e Lee. Papaccio e Imperiale invece non sono riuscite a superare la pool rispettivamente con Rincon e Lyu, e Ling e Yung.

La finalissima individuale femminile tutta made in Japan tra Kurokawa e Sakuma la trovate nel seguente video.

Chi ha potuto ammirare dal vivo la “giornata femminile” del torneo ci ha riportato che è stata molto intensa e in generale molto bella.

La fase a squadre femminile ci ha fatto tremare i polsi, ma ripercorriamo i passi di questa traversata.

La pool 8 era durissima ma le ragazze sono state superdeterminate come vedete nei video a questo link e si sono “arrese” solo alle brasiliane ai sedicesimi.

Al seguente link la finale tra Korea e Giappone vinta da quest’ultime.

Noi di Shingen siamo riusciti ad assistere ai mondiali solo domenica per le competizione a squadre maschili…ma ce la siamo goduta a palla!

Partenza alle 6.30 per essere in tempo a Novara, ma durante il viaggio scopriamo che  qualcuno sposta questa città sempre più a nord ed arriviamo un po’ tardi. Entriamo subito in clima mondiale rivedendo vecchi amici e conoscendo fisicamente alcuni che sentivamo solo attraverso il web.

Bellissimo! Palazzetto sold out e noi abbiamo i biglietti. Osserviamo tutte le gare ed attendiamo la nostra nazionale. Scopriamo poi che seguire le gare di kendo su 4 shiai-jo fa venire il mal di testa 😀

L’italia supera la pool con Irlanda ed Argentina e deve confrontarsi con gli Stati Uniti. Attendiamo.

All’improvviso escono i nostri ragazzi, chi con le cuffie chi in disparte, iniziano a fare un po’ riscaldamento e stretching. Le ragazze che hanno combattuto il giorno prima sono a appena fuori dall’area di gara a fare il tifo. Dobbiamo incontrare gli USA che a guardarli di americano hanno ben poco, forse qualcuno solo la stazza 🙂

Ci vengono consegnate delle bandierine per supportare i nostri atleti. Ci Siamo.

Orlando, Filippi, Mandia, Soldati, Giannetto.

Arriviamo con il cuore  che sta per esplodere. Orlando, per noi che non lo conoscevamo è stata una piacevolissima sorpresa. Al secondo men di Soldati sembra che venga giù tutta Novara! Quando Soldati esce vincente dallo shia-jo il nostro coach Walter Pomero lo abbraccia come se fosse tornato vivo da una guerra. Bellissimo. Tocca a Giannetto, uno dei protagonisti di questo mondiale. Il suo avversario è maledettamente forte, quel forte che non è solo rapido, ma una forza che lo salda a terra quasi fosse avvitato. Siamo in parità e ci tocca l’encho. Tocca sempre a loro due. Lo sguardo da lupo affamato di Pomero verso Giannetto prima di rientrare nello shiai-jo fa venire i brividi solo a ripensarci. Quell’encho ci deve 10 anni di vita. Usciamo per un maledetto men, ma con la testa più che alta. Gli americani sono molto forti e lo dimostreanno anche ai koreani che hanno rischiato grosso con loro.

Purtroppo non ci sono video in rete, troppo presi dalla gara 😀

La competizione scorre e vediamo all’opera il Giappone che dimostra fino alla finale grande tecnica e grande potenza. La squadra coreana non è da meno e per dìcerti versi propone un kendo meno “sporco” di quel che si vede in rete e si sente dire in giro. Sappiamo ahinoi com’è la shiai, quindi non possiamo aspettarci un kendo a mo’ di kata…

Bella sorpresa anche l’Ungheria che riesce a portare un pezzo d’Europa raggiungendo il podio 😀

Finite le semifinali c’è una dimostrazione di Iaido da parte della squadra italiana guidata dal M°Amoruso. Piano piano tutte le macchine fotografiche e gli assistenti si avvicinano ai bordi dello shiai-jo B. Korea e Giappone, eternamente rivali, si confrontano in 5 incontri che di Kendo come gli stessi maestri coreani e giapponesi ci insegnano hanno ben poco. Ostruzionismo, spintoni,  posture completamente squilibrate, mancanza di rispetto verso gli arbitri e chi più ne ha più ne metta. Una grossa delusione. L’arbitraggio ci lascia perplessi ed il Giappone vince i mondiali. Approfondiremo però l’argomento in un post apposito.

I video della finale li trovate nel canale youtube di Kendo World al link http://www.youtube.com/user/KendoWorld

Fa un certo effetto vedere il pubblico applaudire la squadra coreana quando perdente va negli spogliatoi…

A noi però ci piace ricordare questo mondiale con una delle tante e belle foto del nostro amico Antonio Amendola. Grazie ragazzi!


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“Che ve pozzino!!”

…avrebbe detto Alberto Sordi! 😀

credits – AJKF

Reduci da una bellissima giornata ai 15°WKC di Novara possiamo dire che il Kendo italiano è uscito decisamente a testa alta.

Questi simpatici americani, che ci hanno battuto in un encho all’ultimo sangue nell’incontro a squadra maschile, hanno dovuto sudare 7 kendogi ognuno per passare il turno. Bellissimo Kendo il loro, a tal punto che anche i koreani hanno trovato serie difficoltà nel superarli.

La squadra italiana è stata magnifica e fa ben sperare per il futuro.

La carne al fuoco è davvero tanta. Riordinare le idee e poi vi faremo avere  un report il più preciso possibile di tutto, le nostre impressioni sull’evento e quelle raccolte tra gli amici che abbiamo incontrato nello Sport Village.

Stay tuned…


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Kangeiko 2011

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Dopo il bellissimo feedback di Davide e Giulio riguardo il Winter Seminar, il programma per questo fine 2011 non poteva che prevedere la replica con l’aggiunta mia (Alessio) e di Roberto.

Questo non ci ha concesso di poter partecipare al Kangeiko di quest’anno dove la stessa delegazione dellABKF – Winter Seminar 2011 faceva tappa. Quindi, la nostra assenza è stata colmata dal reportage ricevuto da Francesco Paterlini, già nostro fido collaboratore.

Ecco il suo racconto…

Kangeiko di kendo Novara 9-10-11 dicembre 2011

Passo a prendere Chiara e Jacopo alle 7:30 di questo venerdì mattina tardo autunnale con la città che sonnecchia per il ponte dell’8 dicembre, sullo stereo della macchina gira un compilation fatta apposta per l’occasione: Janis Joplin, Hendrix, qualche pezzo dei Prodigy e degli Stooges per svegliarci un po’ e caricarci in vista di una due giorni che già dalla lista dei maestri presenti si preannuncia moolto intensa…

L’autostrada è sgombra e anche Milano si fa aggirare senza problemi, la nebbia che c’era ormai si è diradata completamente e dirigiamo a velocità sostenuta verso Novara. Arriviamo al palazzetto in orario per vedere gli ultimi kata dei ragazzi dello iaido. Prima nota positiva: la temperatura nel palazzetto è molto alta, ricordando che Hirakawa praticamente non fa fare riscaldamento durante i suoi stage è un sollievo sapere che non dovremo appoggiare i piedi su un parquet freddo.

credits – Cecilia Malacarne

Seconda nota positiva: tantissimi praticanti già dal venerdì mattina, con due file ci disponiamo per tutta la lunghezza dell’area di pratica, seiza, mokuso, rei, men-tsuke! Partiamo subito!

Iniziamo con varie serie di kirikaeshi grandi e poi vari esercizi sul taisabaki nella stessa esecuzione del kirikaeshi, spostare il corpo mantenendo sempre il centro con la punta e con la mano sinistra. Passiamo poi allo studio di molteplici semè da ura, da omotè, particolare attenzione viene posta sul riuscire a colpire utilizzando yoko-men sia uscendo a destra sia uscendo a sinistra. Altri esercizi poi riguardanti il “cambio” di ritmo nel combattimento, alternare semè morbidi a spazzate (arai) sullo shinai per destabilizzare motodachi e prendergli il centro, seguiti da esercizi sul suriage men. Hirakawa si è molto soffermato sul fatto di aspettare la risposta del motodachi al nostro semè e di lanciarsi nel punto in cui si crea Suki (apertura) essere sempre dinamici ed avere una strategia di attacco modificabile fino ad un attimo prima del colpo, in poche parole, avere il controllo della situazione, del proprio corpo e così dei nostri movimenti. Una buona mezzoretta di Jigaeko per file e poi 50 chaiaku men per concludere la mattinata. Nel pomeriggio si continua sullo stesso percorso: semè da urà e da omote per arrivare a colpire do, kote o kote-men, kote-do. Punti chiave, tenouchi molto morbido e attenzione nel mantenere sempre il centro. La seconda ora è dedicata all’uchikomi, al kakarigaeko con i vari maestri come motodachi. Concludiamo sempre con venti minuti di jigaeko per file e i 50 chaikumen al ritmo del fischietto di Hirakawa. Fine del primo giorno

Secondo giorno: “ragazzi qui non c’è spazio per fare do” tanta, tantissima gente, addirittura quattro file per il saluto. Negli esercizi si riprendono i concetti del taisabaki espressi il giorno prima, dai kirikaeshi agli yoko-men. Con i maestri e i loro allievi disposti per uno strano esercizio composito: Jigaeko con spirito di “san-bon shobu” kakarigeiko e kirikaeshi. Finale con jigeiko e choyaku-men. Pomeriggio dedicato quasi esclusivamente al jigeiko e allo shiai con motodachi i ragazzi della nazionale maschile e femminile.

Jigeiko libero nell’ultima mezz’ora. 

In conclusione: bellissimo Kangeiko (per me il terzo, mentre per i due ragazzi che mi hanno accompagnato il primo) partecipazione elevata, così come il livello generale. Grande mole di esercizi sul semè che (almeno per il sottoscritto) sono stati utilissimi per cavarsela nei jigaeko durante i due giorni. Sono un po’ dispiaciuto che non si sia dedicato un po’ di tempo ai kata visto la massiccia presenza di alti gradi giapponesi che potevano seguire bene i vari gruppi di lavoro e così soffermarsi su una parte del kendo che viene approfondita poco e rispolverata spesso e volentieri solo in occasione degli esami, ma questa ci tengo a precisarlo è la mia personalissima opinione. 

Per quanto riguarda gli esami c’è stata una buona percentuale dei promossi al terzo dan, mentre dei quarti dan solo uno è riuscito ad avere l’ok dalla commissione Giapponese e paradossalmente ci sono stati più promossi per il grado di godan (3).

Francesco Paterlini