Kendo nelle Marche


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Kendo Como in TV

Una bellissima intervista al nostro amico M° Bellisai accompagnato da Annamaria Peronese.

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Festival dell’Oriente di Roma – Intervista a Carlo Baldassari

In occasione del Festival dell’Oriente tenutosi a Roma a fine Maggio, i dojo romani Shudokan Roma Kendo,  Okami Kendo Roma e l’Accademia Romana Kendo si sono esibiti in dimostrazioni e lezioni aperte al pubblico.

Proprio a Carlo Baldassari dell’ARK è stata fatta un’intervista che riproponiamo oggi durante questo evento che ha visto tantissima affluenza!

Buona visione ed un saluto a tutti gli amici di Roma 😉


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Intervista di “Più” a Lorenzo Sperzaga

Il kendo entra sempre più nei media tradizionali e ne siamo ben contenti! Oggi vi proponiamo l’intervista fatta dalla rubrica “Più” del quotidiano “La Provincia”  a Lorenzo Sperzaga del Cremona Kendo.

 

L’intervista è disponibile anche al seguente link.

http://edicola.laprovinciadicremona.it/vnprovincia/books/140426piu/#/69/


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Intervista a Gianfranco Moretti – 2° ed ultima parte

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proseguiamo l’intervista con la 2° ed  ultima parte dell’intervista a Gianfranco Moretti, Presidente della Confederazione Italiana Kendo, iniziata qui.

*** *** ***

K.N.M.: Tra i pochi testi in lingua italiana sul kendo troviamo quello scritto da lei e pubblicato nel 1988. L’ha riletto recentemente? Cosa prova quando pensa al periodo in cui è stato scritto?

G.M.: Mi piacciono i disegni di Salvatore Bellisai e la foto in ultima pagina dove sono con gli amici (che ho rivisto lo scorso anno) della polizia di Kobe. Per il resto è un libro scolastico che allora andava bene perché quasi nessuno conosceva il kendo e , forse , poteva aiutare un minimo approccio. Sottoscrivo infine la mia pagina iniziale dove spiego sostanzialmente che il miglioramento della tecnica è direttamente proporzionale al numero di volte che si indossa il men come a dire che nessun libro di kendo ci può essere più utile di un buon allenamento nel dojo.

K.N.M.: Anche se non sono passati secoli ma solo pochissime decine d’anni, osservando video di Kendo di quel periodo notiamo che dal punto di vista tecnico sicuramente c’è stata un’evoluzione, o comunque un cambiamento. E’ stato perso qualcosa, tecnico e non, che secondo lei varrebbe la pena recuperare?

G.M.: Il mondo evolve e con lui , ovviamente anche il kendo. Quello che si è naturalmente perso è il legame diretto con i Maestri delle origini , quei noni e decimi dan che i nostri maestri attuali più anziani hanno avuto la fortuna di seguire direttamente ed erano ammantati di un’aura “marziale” che è quasi impossibile scovare oggi anche in Giappone.

K.N.M.: Ci parli dei suoi riferimenti, dei Maestri che l’hanno segnata maggiormente.

G.M.: Come ho detto ho iniziato con Kentaro Miyazaki e senza il primo mattone non si può costruire nulla. Tra l’altro vi comunico in anteprima che al prossimo Kyoto Taikai il mio Tachiai sarà proprio contro il mio primo Maestro (nessuno pensi che vi sia stata pressione sugli organizzatori…). (nd.r. qui il tachiai dello scorso anno)
Ho seguito poi Nobuo Hirakawa che è sempre stato con noi generosissimo di attenzioni ed insegnamenti.

Nei momenti comunque , soprattutto agli inizi , dove non vi erano Maestri giapponesi sempre mi era di grande aiuto l’insegnamento di Azeglio Babbini che forse anche voi avete potuto conoscere anche se ora è un po’ acciaccato.

credits – Shumpukan

Poi ho due cari amici delle cosiddette nuove generazioni che sono Masahiro Koyama e Kazuiko Tani : devo dire che sono molto fortunato nelle amicizie…
Come praticante, atleta della nazionale , responsabile tecnico federale e poi presidente ho comunque conosciuto, frequentato, apprezzato e stimato un innumerevole lotto di Maestri che qui non elenco ma con i quali ho rapporti di stima, spero reciproca, che vanno al di là della mera conoscenza e tutti mi hanno insegnato qualcosa perciò, quando li incontro, non manco mai di ringraziarli.

K.N.M.: Qual è tra tutti i Maestri di nuova generazione che più l’ha colpita e perché?

G.M.: Vi sono tantissimi giovani fenomeni soprattutto al top dell’agonismo in Giappone, passata una certa età alcuni un po’ si perdono ed altri, al contrario modellano le loro doti passando dall’essere un campione al diventare un Maestro: in generale ammiro chi riesce a fare questo passaggio che non è per niente facile e scontato.

K.N.M.: In rete abbiamo letto alcuni articoli e commenti su come manifestare la propria gioia a fine incontro in shiai, anche quando il risultato raggiunto è letteralmente storico come nel caso dell’Italia al 26° EKCQual è la sua opinione al riguardo?

G.M.: La Nazionale Italiana è universalmente riconosciuta tra le più rispettose dell’etichetta, fino all’ultimo chi era dietro alla squadra è stato composto. Quando abbiamo vinto hanno educatamente esultato considerando che, anche giustamente, erano sovrastati da un palazzetto in buona parte “casalingo”. Non vedo quindi nessun comportamento censurabile come non consono al nostro mondo.

credits – winnitravel

K.N.M.: L’Italia ha avuto l’onere o l’onore di ospitare la 15° edizione dei campionati mondiali: sono trascorsi quasi due anni e certe emozioni lasciano sicuramente spazio a maggior lucidità d’analisi. Cosa ha significato per lei quell’esperienza e che tipo di feedback a livello di crescita ha apportato alla nostra federazione quest’impegno di primissimo piano?

G.M.: Grazie anche a quell’evento che per noi organizzatori rimarrà come indelebile ricordo , la CIK gode ormai di un prestigio internazionale inattaccabile . Per quanto riguarda la crescita complessiva io mi auguro che l’aver potuto ospitare un campionato di quel calibro che, ricordo, ha avuto anche un record di presenze (leggi vendita di biglietti) sugli spalti abbia dato una nuova spinta di entusiasmo per chi tra i nostri associati desidera promuovere le nostre discipline.

K.N.M.: Qual è la sua opinione riguardo la possibilità che il Kendo diventi sport olimpico?

G.M.: Non credo che il kendo possa diventare disciplina olimpica e, onestamente, la cosa non mi preoccupa…

K.N.M.: Quale obiettivo si è dato come Presidente CIK e quale come kendoka?

G.M.: Come Presidente il mio obiettivo attuale è quello di lasciare la CIK in buone mani e quindi, insieme al Consiglio, dobbiamo sforzarci di creare una nuova e motivata classe dirigente che ci possa in fretta sostituire.

Come Kendoka mi piacerebbe sempre cercare di migliorare la tecnica e lo spirito ma il tempo passa inesorabile e questo obiettivo è sempre più difficile da perseguire.

Di sicuro almeno una volta proverò a fare l’esame per ottavo dan per poter raccontare ai nipoti di esserci stato.

K.N.M.: Chiudiamo con una curiosità prettamente tecnica di un nostro amico e collaboratore…
Dobari o Koto? E perché?!

G.M.: Dipende dalle tecniche che si prediligono , io uso Dobari , a Voi scoprire le mie tecniche.


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Intervista a Gianfranco Moretti – 1° parte

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Oggi abbiamo il piacere di ospitare su questo blog Gianfranco Moretti, attuale Presidente della nostra federazione, che ringraziamo sinceramente per la disponibilità dimostrataci.

Le domande che leggerete sono il frutto del nostro approccio al kendo ed alla sua divulgazione; abbiamo chiesto infatti ai nostri collaboratori quali curiosità volevano soddisfare grazie alla disponibilità del Presidente Moretti;  queste sono state raggruppate nella migliore sintesi possibile di un lavoro collettivo.

Grazie quindi a tutti voi che avete contribuito ;-).

*** *** ***

K.N.M.: Partiamo dal recentissimo successo degli Europei 2014! L’Italia non è nuova nel portare i suoi atleti in zona medaglie, soprattutto nell’ultimo decennio. Ma da quel che leggiamo nel’albo presente a questo link, non era mai successo di vincere la medaglia d’oro nella competizione a squadre. Ci siamo rifatti delle 25 edizioni passate “bissando” sia nel torneo maschile che femminile!

Qual è stato il suo primissimo pensiero da Presidente della Federazione quando abbiamo vinto la prima medaglia a squadre femminile e quale invece dopo il bis dei ragazzi?

G.M.: Quando un risultato si raggiunge per la prima volta come giustamente sottolineate, si può parlare effettivamente di “risultato storico” senza essere smentiti.
Eravamo partiti in sordina e, almeno con le femmine, non eravamo i favoriti, quindi alla prima vittoria, macinata con pazienza incontro dopo incontro, pur essendo consapevole della loro forza, oltre alla gioia vi è stato anche un piacevole senso di sorpresa come quando si riceve un regalo inaspettato. I giorni seguenti invece, forti proprio del risultato femminile e del riconoscimento del fighting spirit al nostro juniores, i risultati ci hanno fatto gioire ma eravamo più consapevoli di poterli raggiungere e quindi un piacere diverso, come quando ti arriva una ricompensa che tu giudichi giusta e meritata.

credits – CIK

K.N.M.: Quali sono stati gli ingredienti che hanno portato a questo successo e che in passato secondo lei sono mancati?

G.M.: Non vi sono mancanze passate o ingredienti misteriosi altrimenti sarebbe troppo semplice.
Le gare singolarmente si svolgono in una giornata, in questa giornata occorrono una serie di congiunzioni astrali che vanno dall’essere in perfetta forma fisica ad avere un buon sorteggio, ad essere ben arbitrato ecc. ecc. Altri anni siamo stati ad un passo dalla vittoria a squadre ma, evidentemente, qualche situazione non si era volta a nostro favore come spesso può capitare.

K.N.M.: In che misura ha contribuito al risultato dei 26° EKC il nuovo metodo di “scrematura” della rosa adottato nell’ultimo periodo?

G.M.: Credo che il nostro staff tecnico abbia lavorato al meglio, sulla scrematura non entrerei nel merito perché, in particolare quest’anno, ho potuto presenziare ad un solo allenamento, peraltro condotto oltre che da Walter Pomero anche dal maestro Masahiro Koyama, grande amico della CIK.
Certo sono sicuro che lo staff tecnico non si siederà sugli allori ma per il prossimo anno dei Campionati Mondiali a Tokyo sta già pensando a nuove tipologie di allenamento per raggiungere altri storici risultati . (durante gli europei l’Italia ha trovato il tempo di allenarsi anche con la squadra USA al completo che ormai, posso dire si è gemellata con noi)

credits - Fabrizio Mandia

credits – Fabrizio Mandia

K.N.M.: Scendiamo vertiginosamente dai Campionati Europei e caliamoci verso le piccole realtà di provincia. Che suggerimenti si sente di dare ai dojo, soprattutto quelli meno strutturati, per poter “capitalizzare” quest’importantissimo risultato ai Campionati Europei per avvicinare nuovi praticanti?

G.M.: Come Federazione cercheremo di dare il maggior risalto mediatico possibile a questo evento anche se, come sappiamo, gli sport più in voga sono altri…
Quello che può forse interessare ed attrarre i praticanti è il sapere che la CIKè un’eccellenza europea in termini di organizzazione, di tecnica e soprattutto di “cuore.”

K.N.M.: L’Italia è tra le prime nazioni in Europa e non solo dal punto di vista agonistico. Nonostante ciò, il livello di visibilità sui media tradizionali e non, è abbastanza limitato. E’ una scelta voluta quella di non “confondersi” con sport più popolari così da mantenere un approccio più marziale possibile alla disciplina?

G.M.: Abbiamo da poco rinnovato il contratto con Rai Sport ed anche loro ci chiedono meno agonismo e più arte marziale intesa come filosofia e cultura: vedremo di accontentarli. Come primo appuntamento li porteremo direttamente al Kyoto Taikai per realizzare un importante e, speriamo , interessantissimo “speciale”.

K.N.M.: Nel nostro piccolo, come dojo privato, abbiamo cercato di allacciare rapporti con alcune strutture scolastiche ma l’impresa è davvero ardua. Le Scuole oltre ad avere risorse ridottissime, spesso privilegiano sport di massa, o comunque più conosciuti. Crede che un coordinamento a livello nazionale, se non addirittura un progetto mirato per promuovere il Kendo negli istituti scolastici, possa essere un veicolo efficace per divulgare la nostra amata arte marziale?

G.M.: Abbiamo persone che al nostro interno cercano di portare avanti un progetto scuola che possa essere poi utilizzato da tutti i dojo interessati, appena ci saranno notizie le divulgheremo.

K.N.M.: Usciamo un attimo dal ruolo federale che ricopre per trattare il suo rapporto con il Kendo. Quando ha iniziato ad avvicinarsi a questa disciplina e cosa l’ha spinta ad impugnare la shinai?

G.M.: Ero un judoka fin dalla tenera età e nel 1978 ho iniziato a praticare con il Maestro Kentaro Miyazaki all’epoca quinto dan; da allora non ho più smesso.

8 wkc kendo 1991 italy

K.N.M.: Com’è cambiato il suo approccio al Kendo nel corso degli anni?

G.M.: Vi sono state tante evoluzioni, al momento sto cercando di studiare il kendo delle persone anziane anche perché comincia a riguardare anche me. Sono molto interessato a conoscere i segreti di questi Maestri che anche in età pensionabile continuano a praticare con intensità ed efficacia straordinarie anche con la normale ed irreversibile diminuzione della forza fisica.
E’ su questo punto , credo , che si delinea più chiaramente la demarcazione tra sport ed arte marziale.

Rimanete sintonizzati per la 2° parte


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WCG 2013

credits – Sportaccord Combat Games

E’ il giorno d’inizio del Kendo all’interno della manifestazione World Combat Games.

credits – Sportaccord Combat Games

I nostri atleti Mirial Livolsi e Giuseppe Giannetto rappresenteranno l’Italia in questo evento di portata mondiale.

http://www.worldcombatgames.com/en/news/425/Kendo-athletes-qualified-for-2013-World-Combat-Games

Il canale ufficiale dove poter seguire la diretta è il seguente.

http://www.youtube.com/watch?v=02kzi7kskxc

Cogliamo l’occasione per segnalarvi l’intervista che Alessio ha rilasciato a Radio Esmeralda per il progetto “Kendo a scuola” del nostro dojo Ikendenshin.

http://ikendenshin.wordpress.com/2013/10/21/in-radio/


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Intervista a Walter Pomero

Ogni promessa è un debito e noi siamo qui per saldarlo 🙂

Dopo le interviste ad Angela Papaccio e Fabrizio Mandia, è la volta che del M°Walter Pomero 7°dan Renshi di Kendo e 5° dan di iaido nonchè attuale Direttore Tecnico della Nazionale, che ha gentilmente accettato il nostro invito e per il quale lo ringraziamo di cuore.

Non perdiamo tempo allora! 😉

Partiamo direttamente dagli esordi. Uno degli aspetti che più ci incuriosce nell’intervistare kendoka esperti come lei, è quello di sapere come si sono avvicinati al Kendo. Nonostante lei sia ancora giovane immaginiamo che quando ha intrapreso questa Via non c’era una diffusione così “ampia”.

Può svelarci come e quando ha conosciuto il Kendo?

In effetti nel 1985 quando ho iniziato, la diffusione del Kendo non era ancora così ampia come lo è oggi. Praticando Karate ho iniziato a frequentare una palestra ed un mese dopo l’inizio di questa altra arte marziale ci è stato proposto il Kendo grazie al M. Mauro Navilli uno dei pionieri di questa disciplina. Andando avanti nella pratica di queste due attività mi sono trovato un giorno davanti ad una scelta tra le stesse e chiaramente scelsi il Kendo che consideravo più completo per la formazione della mia persona e quindi più adatto per me.

La prima volta che l’ho vista dal vivo era in occasione dei CCII Kyu a Monza dello scorso anno durante la dimostrazione con bellissimi bimbi. Le confesso che è stato davvero emozionante. E’ stato suggestivo vedere i più esperti che si prestavano a fare da motodachi a bambini delle elementari o poco più. Uno spettacolo davvero unico! Le vorrei sottoporre una domanda riguardo l’aspetto ludico del Kendo per bambini. Qual’è la strada per coinvolgere giovani praticanti e rendere “meno pesante” la pratica quotidiana? Ed inoltre, come vede lo sviluppo fisico di un bimbo attraverso la pratica del kendo?

Il Kendo per i bambini deve essere un gioco, bisogna trovare il modo di farli divertire ma sempre all’interno del lavoro standard per far sì che nel futuro possano meglio comprendere alcune cose quando praticheranno il Kendo vero e proprio. Quindi il gioco deve sempre essere un’alternanza  ad esercizi di base per evitare che gli stessi possano pensare praticando con gli adulti di fare qualcosa di diverso. Per quel che riguarda lo sviluppo fisico di un bambino attraverso la pratica del Kendo, direi che ogni attività fisica è utile al nostro e quindi anche al loro corpo, se praticata bene e con regolarità.

Tralasciando l’espressione dello spirito con il kiai, che è già di per sé un bell’ostacolo per chi non conosce il messaggio che il Kendo vuole dare, non crede che la postura e l’asimmetria del corpo nel praticare questa bellissima arte possa in qualche modo essere un deterrente per tutti quei genitori che devono aiutare (e non imporre) a scegliere uno sport per i propri figli?

I genitori di norma sono portati a far fare ai figli qualcosa che loro stessi conoscono o hanno provato in qualche modo o ancora stanno facendo. Mi riaggancio alla risposta di prima, se per i bambini il Kendo è un gioco ed attraverso il gioco si lavora sulla postura del corpo allora il genitore vedendo il figlio divertirsi non penso avrà nulla da obiettare se si lavora in questo senso. L’insegnante fa la differenza nel trasmettere il tutto ai bambini ed ai genitori.

Praticando ed osservando grandi Maestri di Kendo ho sempre pensato che la parte agonistica, accanto a quella di keiko e kata, fosse fondamentale per coltivare un certo tipo d’atteggiamento e di spirito.
Tempo fa avevamo trattato con animo critico, ma soprattutto curioso questo tema; desideravamo capire come mai in shiai, il Kendo che con tanto sforzo studiamo assieme a voi istruttori, andasse a volte in secondo piano per lasciar spazio a tecniche “poco ortodosse”.
Vorremmo una sua opinione sull’argomento. Il suo stesso “curriculum” recita un palmares davvero consistente coronato dal suo attuale ruolo di direttore tecnico della nazionale italiana. Secondo lei come vanno intrepretate le gare?

Nel momento in cui si parla di competizione le opinioni al riguardo sono varie. La mia è che innanzitutto per una gara bisogna che esista un avversario, che esista fisicamente e che sia reale, non immaginario. Il Kendo ha la fortuna e la difficoltà quindi, di essere praticato sempre con almeno un’altra persona. Interagire con gli altri è sempre difficile, già lo è a parole e quindi figuriamoci quando siamo di fronte a qualcuno con cui siamo obbligati ad avere uno scambio, bardati di Armatura e brandendo uno Shinai. Nessuno penso riesca a fare al 100% in uno Shiai quello che è capace di fare nel Kihon proprio per questo motivo. Più facile sarebbe una Competizione di Kata dove ci si troverebbe di fronte unicamente a se stessi, non dico sia facile fare ciò ma sicuramente nel Kendo oltre a trovarsi di fronte al proprio io ci si trova di fronte ad un avversario reale che non fa quello che vuoi tu, che potrebbe sì muoversi in un certo modo ma potrebbe farlo anche in un altro…

Una delle caratteristiche più evidenti del suo stile nel praticare il Kendo è la guardia jodan. Abbiamo avuto modo di conoscere il M°Chiba che a detta di molti è uno dei più grandi in circolazione. Leggendo l’intervista riportata su A.R.K. il Maestro diceva che era stato spinto ad adottare questo tipo di guardia. E’ stato lo stesso anche per lei? Quando ha capito che era il modo a lei più congeniale per esprimersi nel Kendo?

Dopo cinque anni che praticavo Kendo ero arrivato ad uno stallo, non ero più sicuro di avere la voglia di continuare, non mi ricordo neppure bene il motivo di questo stato ma era così. Mi sono ricordato allora di alcuni Seminari dove avevo visto un paio di Maestri praticare con questa guardia e quindi ho deciso di provare, la cosa mi ha entusiasmato e quindi ho continuato la pratica del Kendo sviluppando la conoscenza di questo tipo di Guardia. Tutto qui, ho capito che per me era più congeniale perché mi ha fatto continuare.

Inoltre, molti reputano questo kamae una sorta di mancanza di rispetto per il compagno di pratica. Cosa ne pensa? Ipotizza uno studio di questa guardia sin dai primi passi oppure suggerisce di adottarla solo ad uno stadio avanzato?

D’accordissimo. Chi lavora con questa guardia normalmente si considera superiore alla persona che è di fronte e questa in effetti è una mancanza di rispetto anche se è l’unico modo di porsi a mio parere per fare Kendo in Jodan, guardia unicamente di attacco e mai di difesa, l’aspetto psicologico è importantissimo. Per lo studio di questa guardia bisogna almeno aver fatto, fatto bene, 3 o 4 anni Kendo dopo aver impostato il lavoro di base, il movimento del corpo deve essere quasi perfetto altrimenti lavorando principalmente con un braccio solo, ad esempio si è soggetti ad epicondiliti nel migliore dei casi ed anche le ginocchia, cambiando l’impatto con il terreno vengono maggiormente sollecitate.

Cerchiamo ora di scorrere velocemente la sua la sua vita da kendoka. Spesso sentiamo dire da Maestri che col passare della pratica si aprono “nuove finestre” e sicuramente il punto di vista rispetto al Kendo cambia inevitabilmente. Come ed in cosa ha visto mutare il suo approccio al Kendo e che cosa le stando ora a differenza del passato?

Sotto questo aspetto non posso dirvi un granché, faccio Kendo e lo intendo e mi muovo come e quando ho iniziato, forse questo è proprio il mio limite. Non cerco nulla di più che essere felice mentre pratico, questo succede e quindi sono soddisfatto. Sono come un bambino che ha chiaramente tutti i suoi limiti ma che quando ha il suo giocattolo preferito è sempre contento.

Credits | Luca Navaglia

Da circa 2 anni lei ricopre il ruolo di Direttore Tecnico della Nazionale, e crediamo che a fronte dei risultati ottenuti si sarà tolto sicuramente moltissime soddisfazioni.
Le competizioni sono sicuramente una, se non la più importante, occasione per mostrare il livello del Kendo italiano, quindi c’è da pensare che le scelte che fa sulle convocazioni hanno una valenza non solo strettamente agonistica. Giusto?
Quali sono quindi i parametri che un Direttore Tecnico di una nazionale come Lei prende in considerazione per definire se un atleta può essere pronto ad’indossare lo Zekken “ITALY”?

Le competizioni sono sicuramente uno dei modi migliori per farci meglio conoscere all’esterno dell’Italia ma anche la presentazione di una Federazione solida come è la C.I.K. aiuta non poco, anzi penso che più solida sia la posizione federale del paese dove si pratica, più solida è la posizione e soprattutto più tranquilla è la posizione della Nazionale. Per essere selezionati non basta essere dei bravi atleti, sicuramente questo è il parametro iniziale ma poi ne subentrano degli altri. Quali sono gli altri? Questa è una risposta che tutti quanti noi conosciamo o che dovremmo conoscere. Non dico che molto c’è scritto sui principi fondamentali del Kendo, ma sicuramente un buon agonista deve riconoscere che se è arrivato a certi risultati è anche merito delle altre persone che con lui hanno praticato negli anni tanto per iniziare…