Kendo nelle Marche


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I SAMURAI su “Storica”

Abbiamo appena acquistato la copia di Luglio del mensile “Storica“, rivista del gruppo National Geographic.

Nel numero in questione segnaliamo un’interessante articolo sui samurai, da leggere con calma sotto l’ombrellone in attesa del prossimo keiko ;-).

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“Research, Work and… Kendo!” a cura di F.Visentin – 2° puntata

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** Tokyo Murashino Chuo kendo-kai **

Urca, è già passato quasi un mese da quando ho scritto l’ultimo post. Vi avevo promesso un bel po’ di cose ma tra riunioni e impegni vari non sono riuscito a scrivere niente.

Ci siamo lasciati l’ultima volta con un’introduzione sul perché sono qui e di come sono divisi gli allenamenti all’Università di Tsukuba tra i vari club.

In questo post vi racconterò il mio primo allenamento dell’anno in Giappone.

Come alcuni di voi sapranno, mi trovo in Giappone da qualche mese (esattamente dallo scorso gennaio), quando sono partito non ho impacchettato il mio bogu nel bagaglio, ma l’ho spedito via posta per una questione di comodità (i chilogrammi del bagaglio in stiva erano un po’ pochi e ho preferito sfruttarli per portare con me altre cose). Mentre ne  aspettavo l’arrivo, non potevo fare altro che partecipare agli allenamenti come spettatore non regolare. Nelle mie varie visite, mi sono fatto un’idea sul come venissero strutturati gli allenamenti e ho avuto modo di conoscere alcuni membri dei vari club. La voglia di partecipare più attivamente era tanta, e continuavo a contare i giorni all’arrivo della mia armatura.

Finalmente mi chiama il postino per informarmi (rigorosamente in giapponese) che deve consegnarmi qualcosa. Era lei, finalmente era arrivata! Concordato l’orario di consegna (ovvero poco più tardi) mi è stato recapitato il pacco. Non ho perso tempo e mi sono subito messo in contatto con un Sempai (Gil) del Dojo per farmi dire dove potessi recuperare degli shinai. Il negozio che mi è stato indicato si trova a Tsuchiura, una cittadina a circa una mezz’oretta di bus da Tsukuba. Non mi sono fermato molto, la mia missione era quella di trovare il negozio (non semplice visto che al tempo non avevo un telefono locale e nessuna mappa a portata) e fare i miei acquisti. Fortunatamente il posto era abbastanza vicino alla stazione e facile da raggiungere.

Viottolo – – Foto di Francesco Visentin dell’ En Kei Kan Verona

Negozio – Foto di Francesco Visentin dell’ En Kei Kan Verona

Come potete vedere dalle foto, non si tratta di una grande azienda ma piuttosto di un negozio a conduzione familiare. All’interno dello 振武堂 (shinbudou), c’era una buona scelta di prodotti con prezzi più che buoni considerando la qualità del materiale che vendevano. Dietro il bancone c’era il padre che era intento nel riparare dei Kote mentre a servire i clienti c’era il figlio. Con un po’ di fatica sono riuscito a farmi capire e a comprare quello che mi serviva; preso dall’entusiasmo mi sono lanciato in una breve conversazione per ottenere informazioni sul quanto costasse sistemare i miei kote. Magari può non interessarvi, ma la sostituzione di due palmi con materiale di qualità “normale” viene sui 10.000Y (~70€), mentre di buona qualità si parla di poco più di 15.000Y (~100€). La cosa che risulta strana, però, è che spesso qui si tende a non riparare i kote perché se ne possono comprare di buona qualità per più o meno lo stesso prezzo. Ovviamente se la qualità dei vostri kote è buona, vi consigliano di ripararli.

Tornato a Tsukuba ero pronto per praticare. Quindi, contatto il mio amico Gil e ci accordiamo per il giorno e l’ora. Sfortuna vuole però che il budoukan fosse chiuso quel giorno e che rimanesse chiuso anche per le successive settimane. Entrambi eravamo all’oscuro del fatto che la pratica fosse stata sospesa causa vacanze primaverili (febbraio-marzo). In Giappone l’anno accademico, lavorativo e penso anche quello fiscale, inizia in Aprile e si conclude nel Marzo dell’anno successivo. Le scuole hanno dei periodi di pausa tra Febbraio e Marzo e tra Agosto e Settembre. Non sapendo che fare ho dovuto trovare un ripiego temporaneo, mi sono quindi messo in contatto con una nostra amica che ha sia il marito che la figlia che praticano in un Dojo pubblico a Tokyo.

Il Dojo, 武蔵野中央剣道会  (Musashino Chuo kendo-kai), si trova a Nishi-Tokyo un quartiere nella periferie (se si può chiamare cosi) di Tokyo. La struttura in cui si trova è un enorme complesso sportivo che ha palestre di ogni genere, piscine, campi da calcio/tennis e, ovviamente, tutto il necessario per le varie discipline locali (ad esempio Dojo di Kendo, Karate, Judo, Kyudo, ecc.).

Dojo di Kyudo – Foto di Francesco Visentin dell’ En Kei Kan Verona

Dojo di Kendo – Foto di Francesco Visentin dell’ En Kei Kan Verona


Gli allenamenti sono il mercoledì e sabato sera (18:45~21) e la domenica mattina (9~11:45). Per togliermi la voglia ho fatto il possibile per rimanere a Tokyo dal venerdì alla domenica e poter praticare il più possibile. Per fare questo ho approfittato della nota ospitalità Giapponese e sono quindi stato ospite di questi amici per quasi tutto il week-end. La loro generosità ed ospitalità è proverbiale e non saprò mai come sdebitarmi.

Ma torniamo agli allenamenti… questi sono divisi essenzialmente in due parti: una prima parte (~1:15) dedicata alle basi e all’allenamento dei bambini, ed una seconda parte dove praticano tutti assieme grandi e bambini. È bellissimo vedere questi piccoletti, che hanno anche 4-5 anni, picchiarsi e picchiarti come forsennati. Ovviamente sono bravissimi, velocissimi, e la cosa più importante, felicissimi.
Come dicevo, la prima parte degli allenamenti è focalizzata sulle basi. La presenza dei bambini porta ad un atteggiamento più giocoso nell’esecuzione degli esercizi, nonostante questo si cerca anche di mantenere un certo livello di serietà. Dopo un breve ma intenso riscaldamento — corse varie, scatti, stretching — si passa allo studio del movimento dei piedi (ashisabaki) muovendosi in suriashi, okuriashi, tsugiashi, ayumiashi, hirakiashi con e senza lo shinai in mano. Belli caldi, si inizia con i kihon: suburi, suburi, e ancora suburi. Molte volte vengono sottovalutati perché si pensa siano “noiosi” ed “inutili” ma nel farli (bene) si impara sempre qualcosa in più. So che è una cosa ovvia da dire, ma ogni volta è utile ricordarlo. Lo studio dei kihon poi continua con l’armatura; i piu piccoli che hanno l’armatura girano con tutto il gruppo, gli altri rimangono fermi in fila davanti ad uno degli adulti. Gli esercizi sono molto basilari: kirigaeshi, men, kote-men, kote-dou. Per finire il tutto un po’ di kakarigeiko con turni molto brevi, 4-6 azioni e quindi cambio di ruolo.

Finito l’allenamento dei bambini, cominciano ad apparire altri adulti che vengono a recuperare i più piccolini o ad unirsi alla pratica. Dopo una breve pausa, in cui tutti si salutano e commentano la pratica, inizia la seconda parte dell’allenamento.
Quella sera, nel Dojo ci saranno state circa una 30ina di persone con gradi di tutti i tipi fino al 7° Dan. Tutti molto disponibili e contenti di vedere stranieri interessati alla loro cultura. La struttura dell’allenamento non cambia di molto, si evita solamente la parte della corsa e degli scatti, e si aggiunge alla fine un mawarigeiko o un jigeiko libero. Com sempre, finita la pratica, ci sono i vari saluti e ringraziamenti seguita dai commenti sulla pratica e su cosa si possa fare per migliorare.

Normalmente, l’allenamento della domenica è identico a quello del sabato sera a cui si aggiunge una mezz’ora libera per lo studio dei Kata. Quella domenica, per mia grande fortuna, avevano un ospite: il Maestro 下田先生 (Shimoda-sensei), 7° Dan Kyoshi, della polizia di Tokyo. Il Maestro è anche il responsabile di tutti i Dojo dell’area e di volta in volta va in visita per tenere degli allenamenti speciali (tipo stage). Gran parte dell’allenamento di quel giorno era impostato sui kihon senza armatura. Terminati gli esercizi si è messo il men, si è fatto un giro di kirigaeshi e quindi jigeiko libero. Inutile dire che la fila per il maestro era lunghissima, ma a differenza di quello che si vede fuori dal giappone qui non si perde tempo ad aspettare (spesso i Maestri ci rimproverano proprio per questo). Se ci sono troppe persone in fila semplicemente ci si sposta da un’altra parte dove non c’è nessuno o con un compagno e si inizia il jigeiko. La persona che è davanti a noi in maniera molto naturale ci tiene il posto e a volte ci avvisa quando sta per arrivare il nostro turno. In questo modo si hanno maggiori possibilita di praticare con tutti e non si blocca l’allenemanto.

Allenamento domenica – Foto di Francesco Visentin dell’ En Kei Kan Verona

Allenamento domenica – Foto di Francesco Visentin dell’ En Kei Kan Verona

Finito il tutto, me ne sono tornato a casa esausto, contento e del tutto soddisfatto.
Sono stati dei giorni molto intensi sopratutto perché i ritmi dell’allenamento erano diversi da quelli a cui ero personalmente abituato oltre per il fatto che ero un bel po’ fuori forma per la non pratica. L’allenamento e le parole dei Maestri sono stati molto utili, ho imparato molto e (forse) ho capito quello che dovrei fare per migliorare i miei molti difetti. Mi aspettavano ancora un po’ di settimane di pausa prima che gli allenamenti a Tsukuba riprendessero, ma per il momento avevo appagato la mia voglia di kendo.

Stay tuned!

Francesco Visentin – En kei Kai Verona 

www.ekkdojo.com


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“Research, Work and… Kendo!” a cura di F.Visentin – 1° puntata

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Con la puntata di oggi inauguriamo una nuova rubrica chiamata “Research, Work and… Kendo!” e curata da Francesco Visentin, un amico dell’ En Kei Kai di Verona che si trova in Giappone. Non aggiungiamo altro perchè sarà proprio lui a raccontare questa sua permanenza.

“Cerimonia di inizio anno” – Foto di Francesco Visentin dell’ En Kei Kan Verona

** Welcome to Japan (again) **

Ciao a tutti/e,
inizio oggi un progetto per Kendo nelle Marche per il quale terrò una sorta di diario (non credo giornaliero altrimenti potrebbe risultare troppo noioso per voi :-P) nel quale racconterò la mia vita, le mie avventure e impressioni durante il mio soggiorno in terra Nipponica.
Ovviamente ringrazio lo staff del blog per avermi dato la possibilità di occupare un po’ di spazio e mi scuso in anticipo se non sarò puntuale con la scrittura dei post. Spesso le giornate/settimane passano senza che me ne renda conto a causa dei ritmi che ci sono qui.
Prima di tutto, giusto per capire chi sono e che ci faccio qui, iniziamo con le presentazioni.

Mi chiamo Francesco, vengo da Verona, e pratico Kendo ormai da un bel po’. Questa non è la prima volta che vengo in Giappone, ma è sicuramente la volta in cui rimarro’ piu’ a lungo. La prima volta qui è stata nel 2008, io e i miei compagni di viaggio (la mia dolce meta’ e un senpai del nostro dojo) ci siamo fermati per circa un mese. Parte del soggiorno lo abbiamo dedicato esclusivamente al kendo visitando prima un nostro amico (il padre di Kengo Sakai del Dojo di Viareggio) e poi fermandoci nella “famigerata” Universita’ di Osaka, come l’amico Tommaso. Ricordo bene gli allenamenti e rileggendo il suo diario molti altri ricordi mi tornano in mente. L’altra parte del viaggio, invece, è stata di puro relax e abbiamo avuto modo di visitare e sperimentare la vita e le stranezze del Giappone.

“Gruppo medicina” – Foto di Francesco Visentin dell’ En Kei Kan Verona

Ma torniamo ai giorni nostri. Al momento mi trovo a Tsukuba, una ridente cittadina che si trova a circa 70 Km da Tokyo. La città è nata e cresciuta intorno agli anni 70 del secolo scorso (1970) e si sviluppa intorno agli innumerevoli centri di ricerca e alla sua Università. La zona è molto tranquilla e immersa nel verde, poco traffico, la gente sembra molto disponibile ed amichevole… insomma posso dire che è proprio un bel posto dove vivere. Se invece cercate altri tipi di divertimento è sempre possibile prendere il treno e in 45min — quindi dietro l’angolo per gli standard giapponesi — si è ad Akihabara un quartiere molto famoso di Tokyo dove potete sperimentare tutti gli eccessi del Giappone.

Mi trovo qui per motivi di studio/lavoro all’Università grazie ad una borsa di ricerca offerta dal Governo Giapponese che mi consente la permanenza per i prossimi tre anni (anche se penso tornerò prima causa altri impegni in Italia). Quindi se vi capita di essere in Giappone e volete venirmi a trovare avete ancora un po’ di tempo 😛
Il mio obbiettivo qui, oltre a quello lavorativo, è quello di riuscire a praticare il più possibile e con in maggior numero di persone, cosi da poter correggere i vari difetti che ho e quindi poter migliorare e aiutare altri a migliorare condividendo queste esperienze. Speriamo di riuscirci!

“Gruppo staff” – Foto di Francesco Visentin dell’ En Kei Kan Verona

L’università è enorme, tra le varie facoltà c’è anche quella di “Salute ed Educazione Fisica” (scusate la “barbara” traduzione ma non ho trovato termini migliori in Italiano) che a quanto pare sembra molto quotata a livello nazionale. Infatti, oltre a molti atleti olimpionici, illustri Maestri della nostra amata disciplina — il Kendo — si sono laureati qui. A quanto pare, da informazioni ottenute dal M° Hanazawa (Hiroo Kanazawa, Kendo Kyoshi 8dan – Osaka) durante lo scorso Memorial Ficuciello, qui si sono laureati Maestri del calibro di Hiroshi e Satoko Kanzaki (Osaka), Yutaka Asami (Morioka), Katsuhiko Tani (Gunma) e Takahiro Nabeyama (Tsukuba). Sicuramente ce ne sono molti altri ancora ma questi sono quelli che ho avuto modo di conoscere personalmente (e quindi di cui mi ricordo bene il nome) e che, con molta probabilità, avete avuto modo di incontrare anche voi nei vari stage organizzati in Italia. In aggiunta, parlando con vari altri Kendoka giapponesi di mia conoscenza, l’Università di Tsukuba mi è sempre stata indicata come la “Mecca” del Kendo… quindi che dire, il posto promette proprio bene 😀

Oltre al Kendo vengono insegnate e praticate anche altre discipline più o meno diffuse, come il Judo, Karate, Kyudo e Sumo. Non sono molto sicuro riguardo al Sumo ma è stato interessante scoprire che c’è un Dojo dedicato a quello. Vengono forniti, ad una modica cifra (~70€), anche corsi introduttivi che hanno una durata di qualche mese e dove si possono imparare bene le basi delle varie discipline. Se invece si è già un po’ pratici, ci si può unire direttamente all’allenamento senza alcun costo aggiuntivo.

Budokan – Foto di Francesco Visentin dell’ En Kei Kan Verona

Per quanto riguarda il Kendo, a Tsukuba ci sono 4 Dojo che si allenano nelle due palestre situate tutte nella stessa struttura (Budokan): c’è il gruppo dell’università di “Salute ed Educazione Fisica”, quello dell’Università di Medicina, quello che comprende gli studenti di tutte le altre facoltà e per finire quello dello staff universitario (ed esterni).

Budokan – Foto di Francesco Visentin dell’ En Kei Kan Verona

Di questi, 3 su 4 hanno un loro sito internet:

[dojo principale – educazione fisica] 筑波大学剣道部 (Tsukuba Daigaku Kendobu)

http://www.stb.tsukuba.ac.jp/~kendo/

[dojo medicina] 医学剣道部 (Igaku Kendobu)

http://www.stb.tsukuba.ac.jp/~medical_kendo/

[dojo altre facoltà] 体育会剣道同好会 (Taiikukai Kendo Doukoukai a.k.a. Doukoukai)

http://www.geocities.co.jp/CollegeLife-Library/5634/

Il primo gruppo si allena giornalmente (lun-sab) per due ore al giorno, gli altri si alternano durante la settimana (2/3 volte a seconda del gruppo) con allenamenti che durano circa 1-2 ore. La divisione non è così netta e volendo si può praticare giornalmente per più di 3 ore tutte filate, ma per incompatibilità di orari riesco solo a praticare con due dei gruppi: quello dello staff (diretto dal M° Wada) e in parte a quello del gruppo “misto” (diretto dal M° Koda).

Spero di aver detto tutto, almeno per quanto riguarda la presentazione, e di aver lasciato la giusta suspense per i prossimi articoli. Nelle prossime puntate vi racconterò un po’ riguardo al come vengono gestite qui le lezioni (nei vari gruppi), di alcune uscite fatte presso altri Dojo e, visto che ci siamo, anche di un paio di eventi a cui ho partecipato. Ovviamente se avete domande o siete interessati a particolari informazioni vedrò di produrre materiale per saziare la vostra curiosità.

Stay tuned!

Francesco Visentin – En kei Kai Verona 

www.ekkdojo.com

 

 


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Missione del Partito Nazionale Fascista nel Giappone (1938)

Marzo 1938, missione diplomatica del Partito Nazionale fascista in nome del Duce, priore al “Patto tripartito” che sarebbe stato stipulato il settembre del 1940. Un gruppo di camerati guidati dal Gerarca Farinacci, (il famigerato Ras di Cremona) arriverà a Nagasaki, per un soggiorno che durerà circa un mese, accompagnati dal Primo Ministro Konoye attraverso le principali città, avranno modo di apprezzare le qualità e le grandi doti dell’ Impero Giapponese, nel filmato che segue viene esaltato l’ entusiasmo verso la cultura marziale del paese, si parla con enfasi delle arti marziali in genere e soprattutto del “KENSOO, la tradizionale scherma Giapponese”, delle tradizioni, dell’ arte e della grande fiducia riposta dal Partito nel suo futuro alleato.

Il filmato che segue è stato trovato praticamente per caso su archive.org, non abbiamo potuto fare a meno di condividerlo con voi, buona visione 🙂


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Diario di un primo viaggio in Giappone – 2° ed ultima puntata

segue dalla puntata precedente.

…Con shinai, bogu e un sacchetto di vestiti per pochi giorni lasciamo Kyoto a bordo dello Shinkansen diretti a Numazu (prefettura di Shizuoka ). Alla stazione ci accoglie il Maestro Koyama che ci carica sul suo pulmino da nove posti per portarci all’albergo.

Prima tappa, tour al negozio di articoli per il Kendo del maestro (ebbene sì, Koyama Sensei oltre ad essere uno stimato insegnante di kendo è anche il proprietario di una fabbrica di armature). E’ il paese dei balocchi: cestoni pieni di shinai, vetrine con all’interno esposti bogu per tutte le tasche, cassetti pieni di kote, Gi e Hakama di tutte le qualità,  un esperto artigiano che lavora in negozio pronto a riparare kote e men usurati…Inutile dirvi che la mattinata è stata spesa a dare fondo alle carte di credito prepagate in nostro possesso.

Alla sera primo allenamento con i ragazzi delle medie (dai 12 fino ai 15 anni).

credits- Valentina Barbieri

Kihon tutti insieme per allenare corpo e kiai e poi tanto kakarigeiko con noi italiani come motodachi, infinite file di demoni blu che ci hanno suonato come taiko in un giorno di festa (anche se per quanto mi riguarda  alla fine dell’allenamento avevo l’avambraccio e il gomito neri per la quantità infinita di do e kote fuori bersaglio).

credits – Valentina Barbieri

Piccola pausa per dissetarci con acqua e zucchero e poi via Kirikaeshi, più un’ora e mezzo di Jigeiko con i padri dei ragazzini che ci eravamo lasciati alle spalle poco prima. Anche qui Taiko style, solo che qui le mazzate arrivano con una potenza “leggermente” superiore. Ripetiamo il medesimo allenamento la sera seguente.

Sospendiamo un giorno gli allenamenti per seguire la squadra della “Junior Highschool” allenata dal maestro ai campionati nazionali. Dove? Niente poco di meno che al Budokan di Tokyo!

credits- Valentina Barbieri

Arriviamo giusto in tempo per vedere la finale degli individuali e l’inizio della gara a squadre, sotto di noi si stendono sedici shiaijo e più di 700 ragazzini provenienti dalle selezioni svolte al livello delle varie prefetture. I combattimenti sono molto tirati (stiamo parlando di ragazzini di 15 anni che si allenano per due ore al giorno tutti i giorni), shikake-waza a non finire e un’aggressività e uno spirito travolgenti.

credits- Valentina Barbieri

Ci spostiamo sulle gradinate cercando di stare più vicini agli shiai-jo dove stanno combattendo i nostri amici. Sarebbe valsa la pena girare con una telecamera a spalla per le gradinate e le scale che collegano i piani: decine e decine di bancarelle che vendono cibo, tenogui, bogu, shiani, magliette dell’evento, ragazzini in hakama e gi che girano aspettando il loro turno o addirittura si vedono intere squadre che fanno riscaldamento nei sottoscala, gli insegnanti che incoraggiano i loro studenti prima della gara, le madri e le nonne che fanno la spola fra le bancarelle che vendono i “bento” e la zona degli spalti dove è acquartierata la squadra dei figli. Le bandiere delle scuole di provenienza con relativi stemmi e motti che scendono dagli spalti, spettacolare!

Per la cronaca, i nostri superano le pool e vincono il primo incontro delle eliminatorie per poi perdere l’incontro successivo. Un particolare che mi sono dimenticato prima: ogni squadra ha un do con il colore della scuola e ne abbiamo visti di tutti i colori: dal grigio metallizzato, al fluo multicolor (e non sto scherzando! )

Il giorno dopo, per l’allenamento serale, siamo ospiti di un dojo di fabbrica (esatto avete capito bene! Un dojo in una fabbrica di componentistica di precisione per motori). La stanza, con un bellissimo parquet elasticizzato, si trova al secondo piano di fianco agli uffici e alla sala mensa. Arriviamo poco dopo la fine dell’orario di lavoro e saliamo le scale con gli operai e gli impiegati che si tolgono tute e camice per prendere i loro kendogi e bogu appesi nella palestra. Veloce riscaldamento con suburi e subito men-tsuke, veloci serie di kirikaeshi e tanto uchikomi per poi passare al jigeiko per tre quarti d’ora buoni.

credits – Valentina Barbieri

Ultimo giorno di allenamenti a Numazu. Arriviamo in questo centro sportivo polivalente verso le 8 di sera, una grande struttura su più piani con una parete vetrata che da sul parcheggio, dalla quali si vedono, vari ambienti: in uno praticano Aikido, in un altro judo, poi basket nella sala più grande. Entriamo e scendiamo le scale per accedere al piano interrato dove si trova la palestra di kendo. In questo allenamento sono presenti vari maestri e vari praticanti della città di Numazu che per la chiusura estiva dei dojo delle scuole si ritrovano qui per allenarsi tutti insieme. Qui non c’è riscaldamento o un orario preciso di inizio e fine, qui si viene per fare jigeiko libero.

Ci sono una quindicina di settimi dan che fanno da motodachi fissi e poi il restante spazio è per chi vuole aggiungersi o per chi vuole fare a sua volta da motodachi. Il pavimento di parquet è vuoto sotto, qui anche il più timido dei fumikomi sembra il rombo di un tuono. Una piacevole nota, le tavole di legno hanno le venature e il grip del piede è perfetto (io che di solito in Italia mi fascio i piedi, non ho avuto alcun problema di vesciche o di calli rotti).

Sono rappresentate tutte le età: dagli studenti delle medie ai pensionati tutti che praticano insieme con i più anziani che correggono e spronano i più giovani. Rimaniamo due ore, poi sentiamo il rullo del Taiko che segna la fine della pratica e ci disponiamo su tre file per il saluto. Ringraziamo i maestri e ci avviamo verso il pulmino per tornare in albergo, cambiarci e partecipare al sayonara party.

Qui si conclude la parte del viaggio riguardante gli allenamenti, la settimana seguente la dedicheremo solo al turismo, a parte una puntatina al Kyoto Butokuden per fare mitori geiko.

In conclusione: che cosa ha cambiato del mio kendo questa esperienza in Giappone? Certamente non ho imparato nuove mirabolanti tecniche o segretissimi metodi di allenamento, ma ho imparato a crederci al 100% quando vado a cercare l’ippon,  quando faccio uchikomi, quando faccio suburi,  ma soprattutto che il kendo non è una disciplina individuale; certo, quando facciamo jigeiko siamo noi e motodachi, in shiai abbiamo di fronte un avversario, ma se in dojo c’è l’impegno di tutti nell’allenamento settimanale,  negli esercizi, nei kata allora si cresce veramente, si migliora e cosa ancora più importante, ci si diverte.

Perché solo facendo una cosa che ci piace con persone che condividono con noi la stessa passione possiamo riuscire a tirare fuori il meglio di noi stessi e diventare “ esseri umani di cui essere orgogliosi” (citazione di Hirakawa sensei).

Grazie Francesco per aver condiviso con noi questa tua bellissima esperienza ed aver dato un contributo importante a Kendo nelle Marche.

Per tutti coloro che come Francesco desiderano raccontare un’esperienza di Kendo ed entrare nel team di Kendo nelle Marche, non esitate a contattarci a kendonellemarche@gmail.com !!

V’informiamo sin da ora che il kendo.viaggiatore Raffaele ci ha già fatto avere un bel report sul suo viaggio in USA! Il progetto DOJO continua…


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Diario di un primo viaggio in Giappone – 1° puntata

Il progetto DOJO prosegue grazie al contributo del nostro amico Francesco Paterlini che ringraziamo sin da ora per la disponibilità e la cura del diario che ci ha donato  ;-).

Dopo il report di Raffaele Calogero sul suo viaggio a Singapore, rimaniamo in Asia per leggere un report in due puntate riguardo un viaggio nel paese in cui il Kendo è nato e si è sviluppato fino ad essere ancora oggi il riferimento per lo studio e la pratica, il Giappone!!

Buona lettura.

Un ringraziamento al team di Kendo nelle Marche per avermi dato la possibilità di scrivere del mio primo viaggio in Giappone nelle vesti di praticante di kendo e di turista. Per ovvi motivi non vi parlerò della bontà della cucina di Kyoto o della maestosità dei templi del parco di Nara, ma solamente della parte del viaggio riguardante la pratica del kendo.

Ok partiamo! Gli allenamenti hanno caratterizzato solo la prima settimana di viaggio per un totale di 6 serate di allenamento di cui: 2 a Nara nella palestra del Maestro Inoue, 4 a Numazu ( pref. Shizuoka) di cui 2 nella palestra del liceo dove il Maestro Koyama è responsabile della classe di Kendo, uno in un dojo di una fabbrica e  un altro in un dojo situato in un centro sportivo polivalente.

Allenamenti a Nara

La prima cosa che notiamo scesi dall’autobus è la grandezza del Dojo, situato appena fuori Nara nelle vicinanze di un lago artificiale. Il M° Inoue ci guida attraverso la struttura verso lo spogliatoio, che merita di essere descritto nel dettaglio, uno stanzone climatizzato con tatami sul pavimento, le pareti completamente occupate da loculi dove sistemare l’armatura dopo la pratica e un grande attaccapanni con una fila interminabile di grucce dove appendere hakama e gi fradici per lasciarli asciugare. Una volta pronti entriamo nella sala di allenamento per assistere al riscaldamento e alla prima parte dell’allenamento dei bambini delle scuole elementari ( dai 6 agli 11 anni). 

credits – Francesco Paterlini

Iniziano con già indosso tare e do e nei primi 10 minuti fanno suburi, per poi passare al kihon di tecniche di base tutte portate con uno spirito tremendo e un kiai assordante. Finita la parte di kihon entriamo noi per fare da motodachi nel kirikaeshi e nel kakarigeko. Fare da motodachi ai bambini non è per niente facile: infatti per permettere loro di colpire dobbiamo muoverci molto velocemente accovacciati sulle ginocchia ( i bambini delle elementari sono schegge con indosso hakama e gi e  non è per niente banale riuscire a stargli dietro ; )  ). Finite le serie ci facciamo da parte e osserviamo i piccoli campioni nel jigeiko fra di loro, le tecniche lasciano un po’ a desiderare in quanto a pulizia, ma lo spirito è fortissimo aiuchi men fino allo sfinimento e poi ogni colpo, anche quelli fuori bersaglio, tirati con l’energia di un ippon da mondiale.

credits – Francesco Paterlini

Con la seconda parte dell’allenamento, alla quale partecipiamo per intero, subentrano una decina di settimi dan, i ragazzi del liceo e alcuni universitari. Suburi, kirikaeshi, kihon con tecniche passanti e poi via verso un’ora buona di Mawarigeiko.

credits – Francesco Paterlini

Stessa cosa il giorno dopo, ma con un’oretta di kata con il maestro Inoue in persona ( una sorta di lezione privata) che ci mostra uno ad uno i punti da migliorare o cambiare radicalmente nella nostra esecuzione delle figure, in particolare le spiegazioni si sono soffermate sullo spirito con cui eseguire i kata: sempre pieno, come se si stesse affrontando un vero combattimento. In seguito indossiamo il bogu per compiere un breve riscaldamento seguito da serie da 5 di tecniche di base passanti. Concludiamo con un’ora di Mawarigeko con i settimi dan presenti. Alla fine del Jigeiko ogni motodachi dedicava un minuto per spiegare i punti da rivedere e da migliorare nel combattimento appena fatto. In generale più spirito e più zanshin (che sono le cose più difficili da modificare), per quanto riguarda l’aspetto tecnico il consiglio si può riassumere in tre parole: “keiko, keiko, keiko”.

Qualche parola sul maestro Inoue. Nel nostro periodo di permanenza a Nara ci ha fatto da guida fra i vicoletti della città vecchia e la zona dei templi, portandoci anche a mangiare in un paio di ristorantini niente male. Abbiamo avuto anche il tempo di farci raccontare un po’ della sua vita: avvocato per una grande azienda, Inoue è uno dei pochissimi ottavi dan (e penso l’unico Hanshi) a non far parte delle due istituzioni che sfornano maestri e campioni di kendo, ovvero le università e le forze di polizia, e nonostante ciò è riuscito ad arrivare ai vertici del kendo. Un “civile” come tutti noi insomma ; )

to be continued… 😉


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Mi-Japan 2010

Per quelli di voi che tra un paio di settimane si troveranno a gironzolare dalle parti di Milano segnaliamo il Milano Japan Festival. Si tratta di un evento patrocinato dal Comune di Milano e dal Consolato Generale del Giappone a Milano, che, come avrete astutamente capito dal nome, ha l’ambizione di riunire alcune delle più note espressioni della cultura giapponese.

La tre giorni è stata preceduta da Aspettando Mi Japan, una serie di eventi estivi di “avvicinamento”.

All’appuntamento è legata una iniziativa parallela, il progetto Sakura e Momiji, la donazione alla città di Milano di alcuni spazi verdi caratterizzati dalle piante giapponesi più significative: il ciliegio e l’acero rosso, in modo di unire le due culture celebrandole con la bellezza.

Per tutti coloro che volessero cimentarsi nel torneo di sudoku o nella creazione di origami ecco il programma dettagliato della manifestazione!!