Kendo nelle Marche


2 commenti

Viaggio in Giappone – T.Cambi – 2° parte

Dopo aver preso il treno (direzione Aeroporto del Kansai) in mezz’ora circa sono arrivato a Kumatori dove – in base all’ultimo scambio di mail – Kanzaki sensei in persona è venuto ad accogliermi.

Kumatori è una zona estremamente tranquilla, tradizionale e completamente diversa da Osaka.

Dalla stazione all’università sono circa 15 minuti in bicicletta in discreta pendenza, e molti dei 2500 ragazzi iscritti all’università usano questo mezzo di trasporto tutti i giorni: come ospite me ne è stata gentilmente fornita una, e grazie ad essa posso spostarmi con una discreta libertà di movimento nei momenti liberi.

L’appartamento in cui risiedo è la Guest House dell’Università a meno di due minuti dal complesso, un ambiente estremamente sobrio ma fornito di tutto il necessario per sopravvivere e vicino a due supermarket dove poter comprare quel che serve. Il costo è davvero irrisorio, l’ambiente tenuto pulitissimo, lavatrice e asciugatrice a disposizione… Un’ottima sistemazione davvero!!

L’Università è più piccola di quanto mi aspettassi visto il numero di iscritti ma riesce a concentrare negli edifici centrali qualunque genere di ambiente sportivo riesca a concepire, oltre che naturalmente ad un buon numero di aule universitarie.

Ma veniamo alla parte interessante, ovvero gli allenamenti: ci si allena una volta al giorno (due volte tre giorni a settimana ora che sono cominciati i corsi) per circa due ore e mezza ogni volta. Ci sono sui 30/40 ragazzi ed una ventina di ragazze provenienti da tutto il Giappone.

Altezza e corporatura medie sono notevoli, ma come si può ben immaginare sono tutti in possesso di un’agilità ben superiore a quella del tipico kendoka europeo! Inutile dire che il livello minimo all’interno del Dojo è Sandan o Yondan, e che ogni allenamento viene affrontato con la serietà di chi pratica quest’arte marziale sin dalla più tenera età.

Si arriva nel Dojo circa 30′ o 45′ prima dell’orario specificato, ci si veste (kendogi, hakama e bogu sono perfettamente asciutti, ancora caldi dalla stanza dedicata attigua al Dojo) e ci si medica mani e piedi.

DSCN0001

Già perché con questi ritmi è impensabile che qualcosa non si spacchi o si tagli, e confesso che i primi tempi riuscire ad effettuare medicazioni che resistessero all’allenamento si è rivelato un problema. Fortunatamente osservare questi studenti e le soluzioni che impiegano mi ha dato consigli preziosissimi che conto di portare in Italia se ne avrò l’occasione.

A questo immancabile rituale segue una mezz’ora circa di riscaldamento libero (suburi a piacere, studio personale del fumikomi, ecc…) quindi si parte.

Il menù è molto classico: suburi, saluto, vestizione dell’armatura e keiko.

Una volta messo il men si procede con un buon numero di Kirikaeshi, Kihon-waza, tecniche Oji e Hiki per poi arrivare al Jigeiko, in genere sui 45′-50′.
Può sembrare un tempo enorme, ma con figure del calibro di Kanzaki-sensei, Sakudo-sensei e Morioka-sensei allineati e pronti a trasmetterti consigli preziosissimi ad ogni occasione le lancette dell’orologio corrono sempre troppo veloci!

Ultima ma non trascurabile parte sono 15 minuti di Kakarigeiko… E con mio grande stupore ho visto un’energia e un ritmo tali da rendere estremamente sostenibile pure questa parte dell’allenamento!

L’affiatamento del gruppo è qualcosa di straordinario, un mondo diversissimo dalle realtà italiane.

Poche parole, punti momenti di pausa.

Si spreca poco tempo e appena finisce un esercizio si corre per mettersi in posizione per quello successivo… E se avanza fiato, lo si usa per incoraggiare chi sta faticando mentre si attende il proprio turno.

Questo fornisce carica e grinta non solo agli altri, ma anche a sé stessi.

DSCN0191

Una cosa che sinceramene non mi aspettavo è che tutti – quando me li trovo davanti – mi permettono di praticare al mio livello, senza pretendere una forza, un ritmo o una tecnica che in tutta onestà non avrei le capacità di offire loro. Sanno di trovarsi davanti uno Shodan e in base a questo mi permettono di crescere e di praticare efficacemente.

Data la frequenza degli allenamenti non ho tantissime occasioni per andare in giro come turista (al massimo per mezza giornata), ciononostante Kanzaki-sensei e sua moglie sono stati incredibilmente gentili e disponibili invitandomi fuori ogni qualvolta ne avevano l’occasione e permettendomi di vivere aspetti della realtà giapponese che come turista difficilmente sarei stato in grado di sperimentare.

Che altro posso dire? Dopo quest’esperienza mi auguro davvero di poter ripetere un viaggio del genere quanto prima, e consiglio un periodo di pratica universitaria a tutti coloro che hanno davvero interesse a divenire bravi Kendoka e persone migliori!
A mio parere si tratta di una tappa fondamentale per un praticante motivato: provando a vivere un ritmo del genere si comprende davvero bene quanto spirito di sacrificio e energie questa disciplina richiede.

Oltre a questo in un ambiente di alto livello e con alcuni tra i migliori docenti al mondo ad indirizzarti al meglio, si riesce a sentire con grande chiarezza cosa voglia dire “crescere” come Kendoka.

Tommaso Cambi – Ittoryukai Firenze

http://www.ittoryukai.it

 

Tommaso, che rientrerà tra pochi giorni, scriverà l’ultima parte del suo diario che pubblicheremo come chiusura a questo suo interessante diario.

V’informiamo sin da ora che abbiamo quasi pronto un altro diario. Un amico già in Giappone da qualche mese, ci racconterà diversi aspetti della sua permanenza in terra nipponica. Kendo sì, ma non solo…

Annunci


Lascia un commento

Viaggio in Giappone – T.Cambi – 1° parte

Aveva preannunciato sul nostro canale Facebook un contributo alla comunità di kendo italiana grazie ad un diario scritto da un nostro amico dell’Ittoryukai di Firenze che aveva programmato un bel viaggio nel nostro amato Giappone.

Non è la prima volta che ospitiamo questo tipo di racconto; fu infatti Francesco Paterlini, che ha da poco scritto un bel report sullo stage tenuto da Christian Filippi, a raccontarci ad esempio il suo viaggio in terra nipponica proprio qui e qui.

Il diario di Tommaso ha subito un po’ di ritardo a causa di alcuni problemi che però sembrano in gran parte superati.

Buona lettura.

E così eccomi in Giappone.

Premetto che sono stato fortunato, avendo avuto ad accogliermi all’aeroporto di Osaka non una, ma ben due persone.

La prima -Italiano e del mio stesso Dojo- Christian Cambi era in Giappone in questo periodo per motivi familiari mentre la seconda, Mari Hinamori, vive e lavora proprio qui. Prevedibilmente l’impatto è stato piuttosto forte, sebbene l’aver trascorso i primi 4-5 giorni a Namba ha mitigato parecchio la cosa. Namba è uno dei quartieri centrali di Osaka e probabilmente uno tra quelli meglio attrezzati per accogliere i turisti, come ho potuto apprezzare constatando la quantità di segnali e istruzioni in Giapponese e in Inglese.

Ciò che colpisce un italiano come me è sicuramente l’ordine e la precisione che caratterizzano molti aspetti della vita di questo paese. Dalla viabilità (Treni e metropolitana, i bus sono un capitolo a parte… purtroppo) allo stato immacolato dei servizi igenici, agli occhi di un turista il Giappone costituisce sicuramente la terra dei sogni.
Anche il cibo, specialmente la facilità con cui reperirlo, si è rivelata una sorpresa molto positiva.
In qualunque posto dove ti trovi, non importa quanto sperduto esso sia, troverai sempre (a) distributori automatici di bevande fredde e calde di qualità tutto sommato accettabile (b) locali economici e non specializzati in un certo tipo di cucina e (c) Convenient Stores forniti di tutto l’occorrente per sopravvivere.
Se poi contiamo che esistono interi isolati come Tenma (consigliatissimo a tutti, scoperto grazie al suggerimento di un’autoctona qual è Mari!), un reticolo di vie composte solo da minuscoli locali ognuno con le proprie specialità è facile capire come mai il rischio maggiore sia quello di finire i soldi in cibo e bevande varie!
Al contrario, i negozi caratteristici e più specifici sono un incubo da trovare essendo gli indirizzi di qui composti da 4-5 nomi in media (quartiere, area, isolato, edificio e ogni tanto pure il piano!), quasi sempre in Kanji.
Non è un caso che TUTTE le persone cui ho chiesto informazioni erano dotate di navigatore… E non è detto che questo sia sempre un bene, vista la frequenza con cui la gestione dei locali tende a cambiare!
Se siete sicuri che un certo locale sia nei paraggi, trovate il classico “vecchino di quartiere”. Come tutti i Giapponesi sarà disponibilissimo ad aiutare un turista sperduto e le sue indicazioni saranno accuratissime!
Ve lo posso confermare per esperienza diretta.
Cambi Kendo Firenze Pesaro Fano
Per tutti i kendoka in ascolto, i negozi dedicati alla nostra disciplina ad Osaka si contano sulla punta delle dita e trovarli è un’impresa. Qui di seguito allego i dati di quello che sono riuscito a trovare (professionale come ogni buon giapponese, il proprietario viene spesso per lavoro a Milano e parla un buon inglese) con indirizzo aggiornato.
Il bogu me lo son portato da casa, ma l’acquisto di un paio di Shinai e di una borsa porta-bogu di dimensioni umane era d’obbligo.
Kameda Budogu
Tanimachi 4-9-6
Chuo-ku Osaka

www.kameda-budogu.jp/

Tommaso Cambi – Ittoryukai Firenze

http://www.ittoryukai.it

 

Rimanete sintonizzati per la seconda parte 😉


2 commenti

Seminario sullo Shiai

credits – Igor Novelli

Altro bel report di Marco Tabellini che ha sfruttato questo seminario per entrare con consapevolezza nel mondo shiai.

Come avrete sicuramente letto, marco ha portato a casa anche qualche ippon e sicuramente sono stato un po’ il frutto del lavoro di questo seminario tenutosi da C.Filippi.

Seminario “Allenamento per lo shiai” (Preparazione al Trofeo CIK e ai CCII kyu 2012)

Verona, 30 Settembre 2012

Il seminario tecnico condotto da Christian Filippi (5° dan, capitano della squadra nazionale italiana maschile e tecnico della squadra nazionale italiana juniores) è stato veramente stimolante, esigente dal punto di vista fisico (essendo strutturato in due parti di circa tre ore ciascuna) ma assolutamente appagante!
Giunto al palazzetto (grazie a Igor Novelli!), a un rapido colpo d’occhio conto più di 50 partecipanti; oltre ai kendoka del CUS Verona, vedo zekken di Modena, Genova, Ferrara, Alessandria, Roma… Arrivano anche i kendoka di Firenze, vecchie conoscenze del dojo Shingen!

credits – Igor Novelli

Un bel clima per tirar fuori il 200% delle proprie energie psichiche e soprattutto fisiche. L’allenamento del mattino, secondo il piano di lavoro ben congegnato da Filippi, è finalizzato a incrementare la reattività e la forza esplosiva – dopo un accurato riscaldamento e una intenso lavoro di ashi-sabaki, passiamo in rassegna diverse modalità di suburi, spronati da subito a tirar fuori il kiai e la convinzione degni di un ippon. La dimostrazione degli esercizi è affidata agli altri due validissimi nazionali del CUS Verona: Giacomo Pezzo e Serena Ricciuti. Segue lo studio approfondito di tecniche e contro-tecniche in diverse modalità di esecuzione – il ritmo è crescente, e sul finire della mattinata si arriva allo shiai in versione ippon-shobu, con i praticanti divisi in yudansha e kyusha.
Dopo poco più di un’oretta di pausa si riprende con la parte più carica dell’allenamento, mirata al potenziamento muscolare. I suburi proposti in questo frangente mettono a dura prova i muscoli delle gambe, ma l’impegno di tutti e la capacità di Filippi di motivare e spronare il gruppo aiutano a superare la fatica.

credits – Igor Novelli

Segue lo studio più tecnico di situazioni ricorrenti nello shiai (utilissimo quello in tsuba-zeriai). Iniziamo a osservare un leggero sfoltimento del gruppo: la mole di lavoro inizia a farsi notevole, e le pause per riprendere fiato, dar tregua alle gambe e soprattutto reidratarsi sono sempre più preziose! La fase finale dell’allenamento si svolge attraverso varie modalità di keiko, in un crescendo che culmina con la sessione finale di shiai (sempre ippon-shobu).
Al di là dei preziosi insegnamenti tecnici, la grande capacità comunicativa e il carisma di Christian Filippi hanno contribuito a trasmettere una fortissima motivazione e voglia di praticare, chiarendo anche le idee di molti riguardo l’approccio allo shiai (pensiamo alle controversie fra purismo agonismo): è in effetti possibile mirare a un kendo in cui competizione e perfezionamento tecnico procedono di pari passo, avvicinandosi gradualmente verso quell’unità che possiamo ammirare ad esempio negli hachidan giapponesi (che sono arrivati ai massimi livelli continuando a misurarsi in campionati e gare a tutti i livelli).
Una grande esperienza di confronto e crescita – massima stima per Filippi e il Kendo CUS Verona – grazie, e al prossimo incontro!

Il sondaggio sulla Shiai è ancora aperto nell’attesa del vostro voto. Cliccate al seguente link.

https://kendonellemarche.wordpress.com/2012/10/25/shiai-quanto-e-importante-per-voi/


21 commenti

CCII Kendo a squadre da 3 open – Firenze 2010

E’ già passato un anno da quel bellissimo giorno che personalmente ebbi modo di vivere solo per la gara riservata ai Kyusha.

E’ passato un anno ed al tempo avevamo presentato “solo” una squadra da 3, con il nostro storico Senpai Roberto Cittadini, “Il Presidente” Alessandro Aguzzi e Giulio Gabbianelli, mentre per la gara Kyu avevamo venduto la pelle molto cara Io, lo stesso Giulio e Gabriele Gennari. Ricordo ancora bene l’avanzata di Giulio di gara in gara, ci fece bollire il sangue… Bellissimi ricordi…

Sono successe tante cose in quest’anno e le trovate tutte qui, una dietro l’altra. Alcune sono cambiate ma c’è un denominatore comune che le sostiene tutte. La voglia di divertirsi, di crescere singolarmente ma soprattutto come gruppo, il nostro valore aggiunto.

Fino all’ultimo abbiamo sperato di poter schierare 2 squadre al completo, ma il forfait di Davide ci ha costretto a scegliere quale squadra doveva partire dallo 0 a 1.

La logica avrebbe detto quella con meno esperienza, cercando di portarne almeno una il più avanti possibile, ma abbiamo preferito mettere la nostra punta di diamante Giulio Gabbianelli assieme a Massimo e Diego che esordivano proprio in questa occasione. Coccolati come dei cuccioli 🙂 .

Quindi le squadre erano:

Shingen 1 – AGUZZI, NICOLINI
Shingen 2 – GABBIANELLI, BRECCIA, CARUBA

Altra nota in comune con la precedente edizione è stato il supporto morale di chi non partecipava all’evento e s’è fatto comunque l’alzataccia! Se l’anno scorso è stato Giacomo ad essersi offerto volontario, quest’anno si è proposto l’Avvocato Marco “Caddy” D’Agnolo che ci ha fatto da balia nonostante non gareggiasse affatto!

…e per me un po’ s’è pentito 🙂

La truppa Shingen s’è mossa in 3 mezzi, con la famiglia di Massi al gran completo e Alessandro con Diego. Io nella Volvo mobile con Giulio e Marco ;-).

Arriviamo al Mandela Forum!

Il palazzetto è grande, accogliente, ma il fondo non è assolutamente paragonabile a quello di Gradara che sembra nato per il Kendo  🙂

Rivediamo tanti amici tra cui i ragazzi di Roma 🙂

con Teresa ed Enrico dell’Accademia Romana Kendo

con Enzo dell’Associazione Shudokan Roma

ed il M°Betti che s’intrufola simpaticamente nella nostra foto di gruppo 🙂

Eravamo già a conoscenza dei sorteggi e sapevamo che la (s) fortuna ha fatto sì che noi di Shingen 1 avessimo in pool Kendo FC Messina 1 e Kodokan 2, cioè quelle che sarebbero diventate poche ore dopo la 2° e la 3° squadra classificata.

Noi, poco abituati all’atmosfera in Shiai, paghiamo un po’ la poca esperienza, forse siamo anche incosciamente scoraggiati dall’essere in un uomo in meno. Diamo tutto quello che abbiamo e cerchiamo di giocarcela fino in fondo, ma purtroppo non ce la facciamo. Usciamo dalla pool ma con onore. Nell’altro shiai-jo c’è però Shingen 2 che riesce a passare la pool, sconfiggere Kendo Club Roma per noi fermarsi contro Kendo CUS Verona.

Bravi Bravi Bravi!! 🙂

Io, Giulio e Marco rientriamo a casa sfatti, decisamente sfatti. Ale rimane invece assieme a Massimo e Diego che si cimenteranno nel Campionato per Kyusha. Siamo aggiornati costantemente da Ale e come si ascoltano le partite alla radio, noi ci manteniamo in contatto via sms :-). Massimo passa la pool e Diego vince addirittura il primo incontro ad eliminazione diretta:-).

Verrà poi sconfito subito dopo…

Alessandro, che ha potuto vedere entrambe le giornate di gara, ci dice che molti arbitri sono rimasti maggiormente soddisfatti dal Kendo espresso dai Kyusha piuttosto che quello mostrato nei CCII Open e forse capisco anche il perchè…

Nonostante personalmente non abbia visto le gare di domenica, sento comunque di dover dire che in alcuni incontri ho notato un Kendo fin troppo fisico… dove la shinai era poco presente, incontri quasi al limite della regolarità. Molti taiatari, molti spintoni per far uscire l’avversario dallo shiai-jo e poca tecnica.

E’ altresì vero che chi la tecnica ce l’aveva, l’ha usata a tratti in modo sopraffino e ci ha fatto anche divertire dagli spalti 🙂

Vedi ad esempio quest’incontro tra Mizuta Kendo Venezia e Kodokan Alessandria.

Sul sito CIK trovate sia i risultati dei CCII a squadre che gli individuali 😉

Niente da dire, partecipare ai CCII è una bellissima esperienza 😉


11 commenti

Intervista ad Angela Papaccio

  English version

Con questo post  iniziamo (almeno questa è la nostra intenzione) la pubblicazione di una serie di interviste a personaggi di spicco del kendo italiano. Ci sembra una cosa positiva e nuova provare a far conoscere il kendo  attraverso le esperienze, i racconti e gli insegnamenti di coloro che ne rappresentano l’esempio più alto in Italia.

In occasione dell’imminente inizio del 14° campionato mondiale di kendo (domani iniziano gli individuali maschili), come augurio e stimolo, ci è sembrato giusto iniziare con un’intervista ad Angela Papaccio. Per chi si interessa un po’ di kendo è superfluo dire chi è e che cosa rappresenta Angela Papaccio in Italia, per tutti gli altri posso dire che si tratta di uno dei personaggi più significativi (e simpatici) del kendo moderno in Italia. Sei volte campionessa Italiana (di cui 5 negli ultimi sei anni), atleta di punta della nazionale italiana femminile, il presente e il futuro del kendo in Italia.

angela papaccio

Ci puoi raccontare il tuo primo approccio al kendo? Quando hai iniziato e cos’è che ti ha spinta a praticare questa arte?

Ho iniziato a praticare kendo a 22 anni dopo tanti anni di soli sport occidentali a livello agonistico ed in particolare mi ha spinta l’idea che oltre l’aspetto puramente sportivo dietro alla pratica di una disciplina così antica vi fosse una ricerca interiore e culturale, insomma un approccio totalmente nuovo al modo di fare “sport”. Il mio primo incontro vero e proprio con la pratica è stato abbastanza sconvolgente… devo dire che mi ha colpita in particolar modo la “ristrutturazione fisica” cui un corpo allenato ai nostri sport deve sottostare: imparare a camminare (nel vero senso della parola), l’utilizzo della muscolatura ed infine il modo di relazionarsi in palestra tra i praticanti. Fin dalla prima lezione ho percepito che sarebbe stata un’impresa ardua e questo mi ha stimolata moltissimo.

Quali sono stati nel tempo e quali sono ora i tuoi Maestri, i tuoi punti di riferimento?

Certamente il mio primo insegnante, Paolo Vanelli di Bologna insieme al collega Arturo Tagliavini di Carpi meritano una menzione speciale, loro mi hanno insegnato proprio i primi passi. Però, senza nulla togliere all loro impegno, i miei riferimenti sono due: il mio primo Maestro giapponese, Nishino Goro 8°dan di Kochi ed il mio attuale Maestro e riferimento principale, Sumi Masatake 8°dan di Fukuoka. A loro devo tutto anche il mio spirito!

Dal passato al presente. Quante volte a settimana ti alleni? Puoi illustrarci un tuo allenamento standard? In occasione di gare fai una preparazione particolare? C’è differenza tra un allenamento classico e un allenamento finalizzato alle gare?

Mi alleno tre volte la settimana, di recente sono arrivata a 4 con l’apertura di un nuovo corso fuori Firenze, ma poiché il livello del nuovo corso è base diciamo 3 volte.

Un allenamento standard nel nostro club inizia con il riscaldamento circa 8 minuti, facciamo subito il saluto e poi suburi per circa 20 minuti. Poi mettiamo il bogu e facciamo kihon tecniche singole e doppie con grande caricamento e poi ripetiamo con caricamento piccolo. Infine kirigaeshi e/o Uchikomi geiko. Generalmente finiamo con 20 minuti di jigeiko. Ovviamente all’interno del kihon a seconda dei livelli dei praticanti presenti si studia le varie tecniche Ohji waza, hiki waza etc., ma idealmente se i praticanti sono costanti il kihon evolve con loro.

Per le gare non cambio molto, inserisco un lavoro più atletico e un maggior carico di esercizi “faticosi”, piccole variazioni su kirigaeshi e kakarigeiko con lo scopo di lavorare sull’elasticità del movimento e sciogliere bene la muscolatura. Soprattutto lavoro sulla testa e la corretta mentalità necessaria per affrontare una competizione. Ovviamente inserisco qualche shiai al posto di jigeiko, ma solo poco prima della competizione.

Differenza tra allenamento classico o da gare? Nella pratica vera e propria non molta, quel che deve invece cambiare è la mentalità, lo spirito e la concentrazione. Durante l’anno si pratica tanto e spesso ci sono le serate dove ci pare di fare tutto male, diciamo che la preparazione ad una gara è una scusa per arrivare in palestra con lo scopo di sconfiggere per primi noi stessi anche in quelle serate storte.

Ci puoi raccontare uno degli allenamenti che la nazionale sta facendo in questo periodo di preparazione ai mondiali?

Oddio! Sto male al pensiero… Dunque, il riscaldamento già è parecchio intenso circa 15/20 minuti tra corsa, saltelli e allunghi. Il suburi dipende da chi lo conduce, proprio di recente il nostro Coach Pomero ha inserito un suburi estremamente duro per velocità e tecnica. Poi mettiamo il men e qui inizia il kirigaeshi: infinite serie di kirigaeshi con varianti men/men-do/do e tsuki do/do-do/do. Poi kihon varie tecniche singole e doppie con grande e piccolo caricamento, fino ad arrivare alle ohji waza a piacere anche qua in lunghissime successioni – la difficoltà dell’allenamento, oltre l’oggettivo sforzo fisico, nasce dall’esigenza di esercitare sempre e correttamente yuko-datotsu – a questo punto è passata circa 1 ora e mezzo e facciamo un piccolo break. In quest’ultimo anno abbiamo poi inserito moltissimo jigeiko, spesso con motodachi prestabiliti dal coach che dovevano tener testa a tutti i selezionati senza sosta (di norma circa 30 minuti) ed infine divisi in gruppi abbiamo fatto shiai ippon shobu, chi vince rimane in posizione e cerca di resistere il più a lungo possibile battendo tutti gli avversari. In generale le cose che facciamo sono poi sempre le stesse il coach di volta in volta cambia il metodo di esecuzione per finalizzare il lavoro in modo diverso. In chiusura facciamo una sorta di tutti contro tutti mischiando uomini e donne, sempre a coppie e sempre ippon shobu, finché non ne restano solo due che si affrontano per la vittoria finale.

Spesso si sente parlare di kendo “da gara” in modo spregiativo. Come se l’arte del kendo potesse essere intaccata da un estremo agonismo. Per altri versi il kendo è, ancora, una disciplina in cui l’aspetto sportivo è subordinato all’arte (basti guardare i requisiti per yuko datotsu). Che ne pensi?

Ho due risposte, una politicamente corretta ed una personale… scegli tu quale pubblicare o se vuoi entrambe.

La mia risposta personale: il kendo da gara NON esiste esistono solo persone che fanno kendo e vincono anche le gare e coloro che non vincendo mai una gara si chiedono se stanno davvero facendo kendo e poiché non gradiscono che questa domanda gli “picchi” in testa decidono di porsi il problema di questa differenza per cercarsi un alibi.

La risposta politicamente corretta: i giapponesi vivono un dilemma in questi ultimi anni, come incentivare i praticanti di kendo quando sono in costante competizione con sport più alla moda e popolari? La risposta più facile è stata stimolare i giovani con le gare che uniscono i praticanti come squadra e fortificano il carattere per l’intensità emotiva che richiedono. D’altra parte questo ha portato ad una naturale involuzione estetica a favore del risultato ed all’abbandono di molti praticanti in età post universitaria. Da qui, dunque, se vogliamo, la nascita della dicotomia kendo e kendo “da gara” che in quest’ottica ha tutta un’altra valenza. Infatti come mi ha ben fatto capire il mio Maestro, sta all’insegnante insegnare il miglior kendo possibile, che comprende anche le competizioni, senza le quali la crescita caratteriale di un individuo è incompleta, così come il suo kendo. La competizione è quell’unico attimo cruciale nell’esperienza di un kendoka dove si percepisce la paura della morte, della sconfitta, che altrimenti ristretta al solo jigeiko sarebbe un vaghissimo sentire destinato ad estinguersi nel mero gesto estetico.

A che livello è, secondo te, il kendo Italiano in ambito internazionale? Quali sono le differenze rispetto alle nazioni più forti?

Il livello medio è piuttosto interessante, abbiamo ottimi sesti e settimi dan che già da tempo sono invitati in giro per l’Europa ad insegnare il loro kendo e quindi il kendo italiano, possiamo essere sereni sulle potenzialità ulteriori del nostro sviluppo interno. Non credo che siano tante le nazioni più forti di noi, forse nazionali più forti ma nazioni non ne vedo tante che sanno fare quel che la CIK ha fatto in questi anni… ma anche sulle nazionali più forti di noi avrei da dirne… grazie mille

Angela Papaccio