Kendo nelle Marche


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Video didattico sull’arbitraggio

Nel canale youtube degli amici dello Shudokan di Roma guidati da Fabio Di Chio abbiamo trovato questo video che fornisce molti elementi sulle competizioni, sui termini usati e sui vari aspetti dell’arbitraggio.

Non si sostituisce ad un corso arbitri, ma è una buon punto di partenza per provare a fare qualche shiai nel vostro dojo ed addentrarvi nelle tante competizioni sparse in Italia.

Buona visione!

 

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IL MIO I° DAN

Oggi pubblichiamo il diario di una giornata molto intensa. Anzi, oseremmo dire mesi…

Da queste parti consideriamo il raggiungimento di un risultato, sia esso un esame superato che una vittoria in un trofeo, come risultato di un gruppo, oltre ovviamente del singolo. Nel kendo si cresce assieme agli altri, mai da soli.

Ma concedeteci di dire che per Filippo, la parte individuale ha una componente particolarmente importante. Solo chi l’ha visto allenarsi negli ultimi mesi, sa quanta dedizione ha avuto alla preparazione di quest’esame.

E’ il primo esaminando da quando ci pratichiamo sotto l’insegna IKENDENSHIN e non possiamo che essere particolarmente felici.

*** *** ***

L’attimo in cui sono entrato in macchina, alle 04:00 di domenica mattina, ho pensato a quando cominciai a praticare Kendo tre anni fa: provai per caso, trascinato da un amico in comune con il mio sempai Alessio, e adesso mi trovavo ad andare a Roma per sostenere l’esame da primo dan. Questione di un attimo e svaniscono i ricordi, giro di chiave e si parte.

Il viaggio dura circa 4 ore e alle 08:10 sono posteggiato in una via del quartiere Trieste a Roma, a poca distanza dal dojo dell’ARK (Accademia Romana Kendo) che ospita la sessione di esami. Considerato l’ampio anticipo (l’inzio delle operazioni di registrazione sarebbe cominciata alla 10:30) mi concedo una colazione in un bar, godendomi lo spettacolo di un mausoleo romano del II sec.d.C. che si ergeva solenne e solitario tra una selva di palazzoni moderni: Roma, come al solito, non ha mancato di stupirmi!

Mi avvio quindi verso il dojo e alle 09:10 entro, rassegnato ad attendere un ora in perfetta solitudine, quando invece alle 09:20 vedo spuntare i visi familiari di Raffaele Venturini e Massimo Cicchetti, amici del dojo di Rimini, che mi comunicano un fuori programma deciso la sera precedente: dalle 09:30 alle 10:30 ci sarebbe stata un’ora di allenamento focalizzata sui kata. L’anticipo che pareva destinato ad un lungo tempo morto si era trasformato in una inaspettata occasione!

Cominciamo quindi l’allenamento sui kata guidati dal M°Rigolio il quale, complice il numero ridotto di praticanti, ha la possibilità di seguire abbastanza agevolmente le varie coppie uchitachi/shitachi; al sottoscritto, non saprei se per simpatia o per disperazione, dedica qualche attenzione in più, correggendomi spesso e insistendo sulla corretta sequenza piedi/braccia nell’esecuzione del terzo kata. L’ora passa veloce ed è già tempo di procedere alla registrazione all’esame e alla consegna dei compiti scritti per poi subito cominciare le due ore di allenamento pre-esame. L’allenamento, sempre condotto dal M°Rigolio è tecnico, ripassa i fondamentali, mostra cose nuove e corregge gesti che parevano ormai acquisiti e consolidati, a perfetta dimostrazione di quanto nel Kendo si possa e si debba costantemente migliorare ogni più piccolo gesto. Ho Apprezzato il modo di condurre del M°Rigolio, sempre calmo, chiaro e comprensibile.

L’allenamento procede e dopo un giro finale di ji-geiko con i vari maestri presenti facciamo una pausa per poi entrare direttamente nel clima pre-esame.

Sono una persona emotiva e  pensavo che avrei temuto il  momento, ma, forse complice la stanchezza della levataccia mattutina, mi sento stranamente calmo e rilassato , faccio battute con i compagni di pratica e ho modo di salutare a nome di tutto il dojo Ikendenshin l’amico Dado Brivio, che mi tranquillizza ulteriormente dandomi alcuni consigli.

Ok, mi hanno dato il numero, numero 110, sono nella penultima pull, si comincia. Guardo scorrere le numerose sessioni di esame per il I kyu e quando l’ultima ha ancora luogo, noi esaminandi per il I dan riceviamo l’ordine di indossare il men. Vedo attraverso il men gane gli esami dei miei compagni ed all’interno del men mi sento completamente solo, percepisco forte il sibilo del mio respiro mentre i kiai che si susseguono mi giungono come suoni ovattati; il men è un ambiente intimo, una stanza dove raccogliere i pensieri, una finestra da dove poi guardare solo avanti; da qui, rilassato, assisto e attendo. “110 preparati!”  Ok, si va.

Saluto, sonkyo e si parte con kirikaeshi con me come motodachi. Dopo i primi 4 yoko-men il mio primo compagno si fa sopraffare dall’emozione e si blocca; rimaniamo così immobili per un tempo che sembra infinito, poi cerco di spezzare la situazione dicendogli attraverso il men: “cinque indietro” e riesco nell’intento facendogli completare l’esercizio. Dopo ji-geiko cambio di compagno e ora è il mio turno. Valutare la propria prestazione è sempre difficile, ma posso dire che non mi sentivo completamente soddisfatto, tanto che al momento dell’esposizione dei candidati promossi ho esitato alcuni minuti prima di risolvermi ad andare a vedere. Questo è stato il momento più duro: tra me e un foglio appeso alla parete c’erano le ore di allenamento, le parole, i consigli e le facce di chi mi ha sostenuto; c’erano le ore tolte alla famiglia, c’erano tutti i sacrifici e le ore di viaggio. Era tutto lì, ma mi decido e scorro i numeri: 110, 110, 110…c’è! Nessuna emozione, primo pensiero i kata, tanto che non riesco a godermi appieno gli esami per II dan che stanno avendo luogo in quegli istanti.

A differenza degli esami con armatura i kata sono rapidissimi e in rapida sequenza li eseguiamo e li eseguiamo tutti bene visto che alla fine risulteremo tutti promossi!

Non appena terminati gli esami ci comunicano che la palestra deve essere liberata entro un’ora, i tempi quindi si accelerano, le persone corrono qua e là, molti vanno subito a fare la doccia. Io rimango alcuni istanti seduto con il bokken fra le mani e non riesco bene a realizzare che da oggi sono I dan di Kendo: cerco di ricordare quando ho cominciato, perché l’ho fatto, cerco di rammentare tutte le sere passate al dojo e tutte le persone che hanno praticato con me, gli esami kyu, cerco di mettere insieme tre anni di pratica per poter comprendere cosa sono da oggi, ma riesco solo a sorridere, di quei sorrisi stanchi che si fanno dopo un lavoro venuto bene. Shinai a posto, bokken a posto, armatura a posto: domani si ricomincia.

Filippo Tonelli

…ed allora abbiamo festeggiato a dovere! 😉

http://ikendenshin.wordpress.com/2013/10/28/filippo-promosso/

PS:  a distanza di tempo è bello rileggere anche queste due riflessioni scritte anni fa da Alessio e Giulio

https://kendonellemarche.wordpress.com/2009/11/03/lessenza-del-1%C2%B0-dan-di-kendo/

https://kendonellemarche.wordpress.com/2009/11/03/lessenza-del-1%C2%B0-dan-di-kendo-2/


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Stage Esami Lucca 25 Aprile 2010

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Già da un mese avevamo pianificato tutto, una settimana di ferie per trovare la giusta forma fisica e poi pronti a partire. Abbiamo deciso di affrontare il weekend non troppo di petto alzandoci a un orario decente, le 9 vanno più che bene, un oraio davvero inoltrato rispetto agli standard lavorativi. Partiamo alle 10, io e Gabriele da Cattolica e Marco e Massimo da Fano, la giornata non è delle migliori, pioggia a dirotto fino a Firenze, ma nonostante tutto il viaggio scorre fluidissimo, c’è un buono spirito e tanta vogli di confrontarsi col fatidico esame.

Arriviamo alle 13 in perfetta sincronia coi Fanesi come prestabilito in tabella di marcia, troviamo l’ albergo subito fuori dal Casello, l’ Hotel Eurostars Toscana un dignitoso 4 stelle, come piace a me, dev’ essere un piacere, non facciamoci mancare nulla! Il tempo di distendere un attimo le gambe e via che si parte verso la palestra di S. Concordio, incontriamo facce vecchie e nuove,  pronto ad accoglierci il simpaticissimo Maurizio, responsabile del Dojo di Lucca, colui che poi si rivelerà il Virgilio del nostro weekend.

Ci cambiamo in tempo zero e tutti pronti per la pratica, ci vengono concessi 5 minuti di riscaldamento individuale, tare, do e si parte subito con l’ allenamento a cura Livio Lancini il quale non necessita presentazioni, assistito da Pier Bruschieri di Torino, una bella mezz’ora intensa di suburi individuale poi passiamo a coppie per un approfondito studio del kirikaeshi, ottimo per scremare gli ultimi dubbi pre-esame, poi si passa al Jigeiko coi IV dan e superiore, a nostra disposizione ci sono anche Bernardo Cipollaro di Firenze, Elio Caroppo di Torino, c’è anche uno Yondan giapponese di un dojo limitrofo a Lucca del quale non ricordo il nome, non fanno in tempo a schierarsi che già si formano le fittisime file di praticanti, personalmente sono riuscito a praticare in modo costruttivo con tutti a eccezione di Lancini, vedremo di recuperare il giorno successivo e per finire, come in ogni stage dello spensierato Jigeiko libero.

A spasso per le mura

Terminate le tre intense ore di pratica, il tempo di una doccia, che Maurizio aveva già organizzato la serata, stendiamo al meglio gi, hakama e bogu in albergo ci dirigiamo verso il centro della città travestiti da turisti, la mia prima volta a Lucca, come ogni citta toscana la storia e l’ arte regnano sovrane, un giro per le mura e ci dirigiamo verso il centro dove il resto dei kendoka ci attendono per un aperitivo nella suggestiva piazza dell’ Anfiteatro pervasa da una gradevole fragranza floreale dato che vi aveva luogo una mostra mercato di piante e fiori.

La suggestiva Piazza Dell’ Anfiteatro

E finalmente arriva il momento più atteso della giornata di sabato: “LA CENA!” credo che gli amici di Lucca non potevano scegliere meglio, siamo andati alla rinomata trattoria da  “Giulio In Pelleria” che come ho avuto modo di constatare in seguito con la Guida Michelin, tra le mura non poteva che essere il top! Una cena squisita in ottima compagnia, accanto a noi i simpaticissimi ragazzi di Cagliari tra risate e innumerevoli bicchieri di vino rosso, abbiamo intrapreso un viaggio culinario senza precedenti assaporando le indicibili specialità culinarie di Lucca, su tutte la farinata, inotlre zuppa di verdure, di lenticchie, pollo al mattone, tartara di cavallo e i dolci non son stati da meno, se non era il buon senso per l’ esame il giorno dopo, mi sarei mangiato tranquillamente 4/5 piatti di farinata, peccato, sarà per la prossima volta, andiamo in hotel a riposare che ne abbiamo bisogno!

La farinata, il piatto forte!

THE DAY AFTER

Non so se è la pancia piena o la tensione, ma alle 7 siamo già svegli, si comincia a zombificare per la camera d’ albergo, sono le 8 e decidiamo di agire, Gabriele nonostante la mangiata della sera precedente sente l’ impellente necessità di fare colazione, io approfitto per preparare le borse con calma, abuso anche della mia solitudine (fare kendo in mutande non è mai un gran spettacolo) e dell’ ottimo parquet dell’ albergo per mettere in pratica qualche consiglio sul jigeiko appreso il giorno prima, poi si va a fare colazione, così lascio la camera e il pavimento libero al mio coinquilino per preparare gi e hakama.
E siamo di nuovo al Palazzetto di S. Concordio, scorgiamo tra le facce alcuni volti noti tra cui Enrico Banchetti coi ragazzi dell’ ARK e i nostri cugini stretti dal dojo di Rimini dell’ Hekisuikan: Paolo e Massimo, scorgo tra la folla un altro volto noto, il Maestro Basile! Chiunque si sia interessato un minimo di arti marziali sa sicuramente di chi sto parlando, di corsa agli spogliatoi il clima di allegria e di amicizia che si era creato il giorno prima è un po’ smorzato dalla tensione pre-esame, tanti sorrisi d’ intesa ma poca voglia di distrarsi, ci schieriamo nel dojo di fronte alla commissione completata dei due elementi mancanti, Piero Pizzamiglio da Genova Kendo e Fabio Di Chio dal Shudokan di Roma. Mokusoooooooo!!!!!

Per la mattinata di domenica Livio ci ha proposto un allenamento breve ma intenso, a mio avviso assolutamente propedeutico per l’ imminente esame, in primis una suddivisione per gruppi in base al grado di appartenenza per un approfondito studio dei kata,  kirikaeshi e ovviamente jigeiko, sono le 12:30, trenta minuti all’ ora X, mentre noi tutti si cerca di rilassarci, i Dan della commissione approfittano per “divertirsi” un po’ fra di loro con del sano jigeiko, è ora, nel frattampo prende forma il tavolone verde della commissione d’ esame, sul quale spiccano a caratteri cubitali i nomi dei cinque. L’ atmosfera dell’ attesa era oserei dire metafisica, con la tensione che c’era ci si poteva tranquillamente fare tameshigiri, i 32 esaminandi vagavano per la palestra in un silenzio surreale, chi cercava di chiarire gli ultimi dubbi, chi aggiustava l’ attrezzatura, chi si limitava a stare fermo fissando nel vuoto ascoltando i terrificanti kiai che riecheggiavano nella palestra alternati da sinistri boati sul parquet di potentissimi piedi destri.

Foto di gruppo

Finalmente ci siamo, Elio e Maurizio ci schierano in ordine di grado, pronti entrare nello shiai jo e dare il meglio di noi stessi per ottenre quello che ci spetta di diritto, queste le parole di Livio che mi hanno particolarmente colpito. Siamo tutti in Seiza, Maurizio da Virgilio diventa Caronte, è il nostro traghettatore verso la commissione, Caronte ovviamente in senso amichevole, ha controllato ogni kendoka con perizia certosina assicurandosi che tutti fossero al meglio con abbigliamento e attrezzatura, eravamo tutti pronti, fortunatamente per lui c’è stato poco lavoro, e via che si parte, a Enrico Banchetti il compito di coordinare l’ esame, la mia pull è la seconda ero con un due volti amici e la cosa mi ha dato non poca sicurezza, come ogni cosa che si attende con ansia, passa tutto in attimo, finiti i jigeiko vengono chiamati i numeri che eseguiranno i kata, io e i miei compagni di dojo ci siamo! Che sollievo, primo giro di boa, eseguiamo, ippon-me, nihon-me e sanbon-me… è fatta? Non lo so, ho realizzato la cosa solo dopo aver preso il diploma in mano, non sono uno che da le cose per scontato. E’ sempre un peccato vedere qualcuno, specialmente se si sa che ci ha messo dell’ impegno non riuscire a superare l’ esame, ma non vorrei aggiungere altro alle parole di Livio a fine esame, chi era presente sa a cosa mi riferisco.

Saluti, convenevoli, ringraziamenti e soprattutto tanti arrivederci alle splendide persone che abbiamo avuto modo di conoscere in questa grandiosa esperienza.

Davide D.