Kendo nelle Marche


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Kote o non kote?

credits – kenshi247

Rimane il fatto che urge un chiarimento. A cosa ci riferiamo? Ovviamente ai molti kote non assegnati alla Korea in finale quando Shodai, lasciando la mano destra dalla guardia Jodan veniva colpito a nostro avviso con tutti requisiti per yuko datotsu da Park.

Guardate il video qui di seguito dell’incontro n°3 tra tra Shodai e Park e vedrete che ripetutamente quest’ultimo colpisce il kote in questione ed almeno nel primo un arbitro alza la bandierina.

La premessa rimane sempre la stessa, non mettiamo in discussione le decisioni degli arbitri ma il nostro obiettivo è quello di capire, solo capire.

A Gennaio avevamo pubblicato un video dove questo tipo di colpo veniva assegnato all’unisono da tutti e 3 gli arbitri. Pochi giorni fa abbiamo trovato un altro video di tutt’altra caratura dove Chiba Sensei veniva colpitp al kote destro posizonato sotto il munè da Takahashi sensei in occasione del primo 8-dan Kendo taikai del 2003.

 

In rete abbiamo letto che “il kotè è buono fintanto che la mano è in aria anche mentre lascia la shinai, ma nel momento in cui si appoggia al do e preclude la linea di taglio della shinai che colpisce non è più buono.

Tutto chiaro?

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Chiba vs Migi-Jodan no Kamae

Abbiamo visto il M°Chiba confrontarsi sia contro kendoka in guarda chudan che in hidari-jodan. Trovare video in rete di kendoka che utilizzano la guarda migi-jodan è molto arduo. Nel nostro dojo abbiamo un amico che cause problemini fisici sta studiando con tenacia la guardia migi-jodan e quindi ci sentiamo di dedicare a lui questo post. Il video in questione , che non è un pesce d’Aprile (anche se datato 01/04/2000), risulta essere molto interessante per vedere come uno dei più grandi esponenti del Kendo moderno affronta questo modo non molto diffuso di praticare il Kendo.


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Chiba Sensei a Roma

Credits | Antonio Amendola (ARK Roma) http://www.antonioamendola.com

Spesso mi chiedono: “Sensei, come faccio a passare l’esame di 5° dan?” La risposta è semplice: “Devi allenarti finché non superi l’esame di 5° dan”. Allo stesso modo mi chiedono: “Come posso riuscire a vincere L’All Japan Kendo Championship”. Semplice: “Devi allenarti molto duramente, 5 volte più degli altri, anche se il gomito, il polso e le ginocchia ti fanno male, fino a che non riesci a diventare un campione”.

E’ un fiume in piena Chiba Sensei, mentre si mette a disposizione dei praticanti per rispondere alle loro domande. Ci fa capire che non esistono scorciatoie o inganni, ciò che conta è soltanto il keiko e nient’altro.

Cercheremo di raccontarvi più che altro quello che di essenziale abbiamo potuto cogliere durante i due giorni (venerdì e sabato) in cui abbiamo avuto l’onore di partecipare all’allenamento e allo stage condotti da Chiba Sensei. Purtroppo la domenica, dedicata ai kata, ce la siamo persa, ma a questo cerchiamo di sopperire mostrandovi le bellissime foto di Antonio Amendola.

Tutto il seminario è stato incentrato sulle basi e tra queste sulla cosa più importante secondo Chiba Sensei, la morbidezza dei polsi e della mani. E’ necessario che ognuno, prima ancora di concentrarsi sulla parte bassa del corpo, sugli spostamenti, sul fumikomi e sul kikentai ichi, si concentri sulla morbidezza del colpo e  sul tenouchi.

Il suburi è una parte fondamentale dell’allenamento -dice Chiba Sensei- che ci permette di correggere gran parte dei nostri errori e di sviluppare quella morbidezza delle mani necessaria per portare un colpo corretto.

Chiba Sensei ci spiega che: Quando si è giovani non si riesce a non mettere troppa forza nelle proprie braccia, soprattutto nella mano destra. Per questo, quando a 22 anni sono entrato nella Polizia, ci allenavano facendoci fare 4000 suburi di fila. Quando non avevamo più nemmeno un briciolo di forza allora gli istruttori ci dicevano che il colpo andava bene perché c’era quella morbidezza che loro richiedevano. Chiaramente il giorno dopo eravamo distrutti.

Io ho raggiunto questi risultati attraverso questo tipo di allenamento, chiedo a voi di fare lo stesso, di tenere duro come ho fatto io.

Iniziando dalle basi, appunto, l’allenamento si è svolto aumentando via via la complessità degli esercizi proposti, partendo da suburi in coppia, fino ad arrivare, durante l’ultima parte dello stage del sabato all’esecuzione dei vari oji waza.

Chiba Sensi ha consigliato, soprattutto ai principianti, di fare suburi in coppia, colpendo sulla shinai del proprio compagno. Questo serve a sentire meglio la correttezza del colpo e aiuta l’esecuzione di un corretto tenouchi.

Credits | Antonio Amendola (ARK Roma) http://www.antonioamendola.com

Chi vuole diventare bravo può fare questo tipo di suburi anche a casa, prima di andare al lavoro o quando ha un po’ di tempo libero. Io stesso quando ero piccolo avevo appeso orizzontalmente una canna di bambu  che usavo come bersaglio.

Dopo di che con un allenamento che in piccolo ha riprodotto il percorso di apprendimento di un’intera vita di kendo si sale passo dopo passo, difficoltà dopo difficoltà a livelli sempre più avanzati. Fumikomi, kikentai ichi, oji waza e jigeiko.

Credits | Antonio Amendola (ARK Roma) http://www.antonioamendola.com

Riguardo all’atteggiamento da tenere: Mai tirarsi indietro, mai parare o schivare il colpo. Quando si arriva a distanza ravvicinata questa è la zona della morte o della vita, in quel momento non si deve aver paura di morire, ma si deve scegliere di vivere con coraggio, andando avanti e affrontando serenamente il nostro avversario. Solo così è possibile fare un kendo corretto ed efficace. La tecnica viene utilizzata nel momento in cui dobbiamo combattere per la vita. La tecnica viene fuori un istante prima di morire, se non pensi che stai per morire: allora rimani vivo. Se pensi che stai per morire, muori.

Ed ancora dopo il jigeiko di venerdì che Chiba ha fatto prevalentemente con i gradi più alti: Voi siete contenti se riuscite a colpire Chiba Sensei? E’ cosa di poco conto e personalmente sarei molto più contento se riuscissi a colpire in modo corretto. Come vedete io ho sempre cercato di rispondere ai vostri colpi perchè so che gli altri mi guardano e devo essere d’esempio. Voi dovete fare lo stesso. 

Credits | Antonio Amendola (ARK Roma) http://www.antonioamendola.com

Dopo due giornate veramente intense terminiamo la pratica di sabato (quasi 8 ore di allenamento) con un kirikaeshi infinito fatto veramente male da quasi tutti per la grande stanchezza accumulata:

Quando ero giovane ci facevano fare mezz’ora di yokomen di fila. Ognuno di noi solitamente tira fuori il 50% della propria energia, un buon istruttore riesce a tirarci fuori il 60%. Tirare fuori il 100% della nostra energia significherebbe morire. Il vero stimolo però viene dagli altri. Probabilmente se fossimo stati da soli ci saremmo stancati dell’allenamento dopo appena un’ora di tempo. Io ringrazio voi perchè siete parte dell’allenamento che senza l’apporto di tutti non potrebbe essere svolto. Per questo nessuno deve mollare, perché tutti hanno la responsabilità della riuscita di un buon allenamento. I più deboli hanno bisogno dei più bravi, ma anche i più bravi hanno bisogno dei più deboli. Il kendo non si può fare da soli.


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Chiba Sensei back to Italy – Intervista con Accademia Romana Kendo

In una situazione difficile come quella giapponese non si poteva dare per scontata la presenza del M° Chiba Masashi al Seminario di metà giugno a Roma.

La prima notizia è quindi che nonostante le difficoltà, Chiba Sensei tornerà comunque in Italia!

Credits - A.R.K.

Il rapporto che ci lega ai ragazzi dell’A.R.K.  di Roma (che ci hanno fatto visita anche nell’ultima edizione del Trofeo dell’Adriatico) assieme alla voglia di far trovare a Chiba Sensei quanti più partecipanti possibili, ci ha spinto a realizzare un’intervista con Maurizio Ricci, che assieme agli altri  istruttori Enrico Banchetti, Carlo Baldassarri e Mauro Battaglioni, curano la pratica e lo sviluppo del kendo nel loro Dojo.

Il Maestro Chiba Masashi può vantare un curriculum impressionante la cui storia è ben raccontata già nella pagina del sito dell’Accademia Romana Kendo.

Pensate ad esempio che avrete l’occasione di vedere uno dei componenti della squadra giapponese ai primi mondiali del 1970!!

Veniamo alle domande…

KNM: Come avete conosciuto il M°Chiba, raccontateci la storia del vostro incontro.

ARK: Tutto inizia cinque anni fa, avevo da poco ricominciato a fare kendo e mi ero messo in testa di studiare la guardia jōdan. Purtroppo ho una spalla sinistra operata a seguito di una “slap lesion” causata da precedente attività sportiva, e ritenevo lo studio di questo particolare kamae non solamente utile per il progresso del mio kendō, quanto piuttosto una sfida contro la malasorte, per dimostrare a me stesso che ero più forte degli infortuni che mi avevano funestato recentemente. Così, grazie alla cortesia e ai buoni servigi di una mia amica giapponese addentro alle istituzioni locali, sono entrato in contatto con il M° Chiba che mi invitò ad andarmi ad allenare presso di lui e a insegnarmi i rudimenti del jōdan no kamae. Era il settembre 2007. Feci al volo il biglietto per il primo aereo disponibile e mi catapultai a Tōkyō, esattamente all’Università di Hitotsubashi, dove il M° Chiba insegna attualmente. Inutile dire che da subito il M° Chiba, se pure da un lato prodigo di spiegazioni e di consigli, non ha mai smesso di scoraggiare il mio entusiasmo per il jōdan no kamae, esortandomi piuttosto a continuare nel chūdan no kamae – e realizzando l’estrema bruttezza del mio jōdan, non mi sento di dargli torto…, ma è anche vero che questo è l’atteggiamento che ci si aspetta da un Maestro del genere; e che sarebbe onestamente troppo pretendere che l’autorità massima riconosciuta in questo particolare kamae non abbia di meglio da fare che aspettare l’ultimo disperato gaijin per insegnargli con dovizia di particolari e incoraggiamento qualcosa che lui ha imparato a padroneggiare in oltre cinquanta anni di pratica. Qualcosa che può invece essere concesso a piccole preziose stille, da cogliere con attenzione, solamente a quanti realmente meritevoli. Da qui nasce l’amicizia col Maestro, amicizia che si consolida a seguito di altri miei viaggi in terra nipponica e che sfocia poi nell’idea di invitarlo in Italia a tenere un seminario.

KNM: Possiamo ormai considerare il seminario di metà Giugno come un appuntamento da non perdere costruito a piccoli passi. Giusto?

ARK: Il M° Chiba non è un gran giramondo, non sono molti infatti i seminari all’estero a cui ha partecipato, ci riteniamo quindi fortunati di poterlo avere con regolarità in Italia ogni anno. Cosa di cui gli siamo grati. La prima edizione del seminario ha avuto luogo a Petritoli (Ascoli Piceno) nel febbraio 2009 – e fu una prova generale dai cui errori organizzativi molto si è imparato – alla fine del quale abbiamo convinto il Maestro ad aiutarci a migliorare il nostro disastroso kendō. Questi si è infatti gentilmente offerto di fare da Shihan per la nostra Accademia, che proprio in quei giorni stava nascendo, nonché di rinnovare con cadenza annuale la sua presenza in Italia per aiutare la crescita del kendō italiano. La seconda edizione del seminario ha avuto luogo a Roma nel giugno 2010, e ha visto una buona partecipazione da praticanti di tutta Italia e una logistica finalmente adeguata all’importanza dell’evento. La terza edizione del seminario, questa all’oggetto, avrà luogo sempre a Roma l’11 e 12 giugno prossimi.

Credits - British Kendo Association

KNM: Ci potete dare qualche piccola anticipazione su cosa ci riserverà questa 3° edizione del seminario?

ARK: L’evento si dipanerà sulle giornate di sabato 11 e domenica 12 giugno, consterà di otto ore giornaliere così ripartite: 09:00-09:30 iscrizione; 9:30-13:30 prima parte del seminario; 13:30-14:30 pausa pranzo; 14:30-18:30 seconda parte del seminario. Così entrambi i giorni. Riguardo più specificatamente i contenuti del seminario, si partirà da uno studio dei fondamentali per poi passare ai waza e allo studio dello shiai. D’altronde il M° Chiba è stato un grande agonista e, fatta salva la giusta attenzione per la pulizia e la forma, non mancherà di certo di infondere queste sue conoscenze ed esperienza nell’insegnamento dei due giorni. Si era anche pensato di dedicare una giornata esclusivamente allo studio del jōdan no kamae, ma si è poi ritenuto meglio sopprassedere sulla cosa almeno per quest’anno. L’anno prossimo vedremo.

KNM: Quale struttura avete scelto come location dell’evento?

ARK: Trattasi del “Salaria Sport Village” (www.salariasportvillage.it), un enorme centro sportivo che si estende su una superficie di 75.000 mq lungo la via Salaria, a qualche minuto dal centro di Roma. Un vero e proprio villaggio dello sport completo di tutto, anche di bar e ristorante, dove avranno luogo le cene conviviali per quanti vorranno partecipare.

KNM: “voci di corridoio”  dicono già che l’affluenza sarà notevole e quindi sarà anche occasione per conoscere nuovi praticanti co i quali confrontarsi. Questo significa che saranno necessari degli assistenti/traduttori. Avete pensato anche a questo?

ARK: Il seminario è diretto dal M° Chiba con l’assistenza logistica dell’Accademia Romana Kendō. A ciò dobbiamo aggiungere la presenza del prezioso M° Leonardo Brivio, in veste di traduttore, nonché della partecipazione di diversi altri nomi noti del kendō italiano come il M° Livio Lancini da Brescia, il M° Stefano Betti da Bologna, il M° Christian Filippi da Verona e altri.

KNM: Spesso ci domandiamo come Maestri siano al di fuori del dojo. In che modo il Kendo viene portato nei rapporti umani extra dojo da Chiba Masashi?

ARK: Il M° Chiba, a dispetto del ruolo di comando che ha avuto negli anni all’interno del Keishichō di Tōkyō e che ancora ha oggigiorno all’interno del Zen Nippon Kendō Renmei, è una persona di estrema affabilità e gentilezza, nonché capace di grande allegria. E questo secondo me è un grande insegnamento che ci viene da una persona che ha dedicato tutta la propria esistenza allo studio del kendō e che ci fa capire ancora una volta di più quanto, non di rado nella disciplina del kendō che come tale va ben oltre l’aspetto meramente agonistico dello sport e ben oltre la fossilizzazione museale di alcune arti marziali tradizionali, la grandezza agonistica e umana vadano sovente di pari passo.

Questo è quanto, grazie agli amici di Kendo nelle Marche per la bella idea di questa intervista e un saluto a tutti i praticanti che leggeranno questo scritto.

Credits - A.R.K.

Speriamo d’aver stimolato la curiosità di coloro che erano ancora indecisi nel partecipare a questo bellissimo evento.

Qui trovate tutti i dettagli relativi al seminario.

Buona pratica e grazie all’A.R.K. per averci concesso quest’intervista!