Kendo nelle Marche


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Lezioni di Kote-men

Dopo quella sullo zanshin che abbiamo riportato qui, sfruttiamo un replay degli ultimi campionati per 8°dan al fine di azzardare una nostra interpretazione dell’utilità di kote-men.

Come vedete nel video della semifinale , sia Matsuda Sensei che Tani Sensei hanno eseguito e colpito contemporaneamente kote (aiuchi), ma Tani con il seguente men si è aggiudicato l’ippon.

Discorso molto analogo per Shimojima Sensi che esegue un kote men su Makita Sensei.

 

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Morishima Tateo – Il kendo dello spirito e il kendo moderno

La traduzione è decisamente lunga, ma vi consiglio di prendervi un po’ di tempo per leggerla. In queste parole è concentrata una vita dedicata al kendo. Forse tra qualche anno riusciremo a comprendere il senso profondo delle parole di Morishima tateo Sensei o forse no.

Tradotto inglese da George McCall di Kenshi 247. Traduzione in italiano Giulio Gabbianelli

Il discorso è stato pronunciato da Morishima Tateo Sensei nel dicembre 2007

Il kendo dello spirito e il kendo moderno: vincere al primo colpo / vincere colpendo simultaneamente.

Introduzione

Un sincero ringraziamento per essere così numerosi oggi. Quando parlo di kendo tendo ad esere un po’ formale…e oggi probabilmente lo sarò ancora di più, per cui rilassatevi e sedetevi comodi.

Il kendo si sta trovando oggi in un periodo di confusione. Essenzialmente il kendo giapponese è caratterizzato dalla propensione all’attacco, ma sembra che di recente stia emergendo come stile dominante un atteggiamento più difensivista. Per questo il tema del mio intervento oggi sarà ” Il kendo dello spirito e il kendo moderno “. Vorrei parlare specificamente di come poter affrontare questo problema: ad esempio come cambiare questo diffuso stile difensivista in uno stile d’attacco.

Il cambiamenti del kendo dopo la seconda guerra mondiale

Attenzione esasperata per lo shiai e per la vittoria ad ogni costo

Nel 1952 la nascente ZNKR decretò: “da ora in poi il kendo giapponese sarà insegnato come sport nelle scuole”. Forse per questo motivo, non saprei dirlo, il kendo è cambiato, preso dall’ossessione per lo shiai e la vittoria come aspetto più importante.

Non posso ricordare la data esatta, ma il prof. Nishiyama (a quel tempo professore dell’Università di Tokyo) scrisse in modo critico dello “sport kendo” su una rivista. Alla fine dell’articolo scrisse : “mi chiedo se il kendo giapponese rimarrà semplicemente una sorta di attività artistica (come l’ikebana, la cerimonia del tè etc… come qualcosa fatta soltanto di forma, privata del suo spirito originario). A quel tempo ero giovane e ricordo di aver pensato: ” mi chiedo se il kendo diventerà qualcosa di così semplificato?”. Ricordo distintamente quella sensazione anche 60 anni dopo.

La popolarità dei metodi sorprendenti

Essenzialmente l’obiettivo del kendo consiste in una consapevolezza profonda e in un affinamento dello spirito. Se ci preoccupiamo solo di vincere o di perdere con una shinai, il kendo sarà ridotto ad un metodo per poter acquisire delle competenze tecniche volte all’uso di una shinai; estremizzando il concetto, il kendo diverrà nient’altro che “un’attività artistico-sportiva”.

Circa 15 o 16 anni fa per la prima volta vidi persone che reagivano ad un attacco con Sanpomamori, alzando cioè le mani in modo da proteggere il loro men, il loro kote e il do. La scuola superiore che improvvisamente iniziò ad utilizzare questo metodo vinse l’All Japan Kendo High School Championship. Questo modo di parare, rapidamente acquistò popolarità dopo quell’evento e immediatamente si diffuse nel paese. Questa cosa ancora non è stata presa troppo in considerazione e attualmente è entrata a far parte del kendo.

Il passaggio tra in kendo di attacco e quello di difesa

A questo punto vorrei fare riferimento ad un paio di scritti di diversi sempai sulle caratteristiche del kendo giapponese.

Per primo vorrei citare Shimokawa Ushio Sensei. E’ noto per aver scritto “Lo sviluppo del kendo” che è stato usato per anni dalla nostra comunità come una sorta di dizionario del kendo.

“La scherma europea, sia nei kata che nelle competizioni, generalmente tende a rimanere sulla difensiva con attacchi (risposte) che partono dalla difesa. Anche quando si sta attaccando, la tendenza è di proteggersi  o di scappare dagli attacchi avversari nel modo più efficace possibile trovando l’opportunità per colpire. Nella nostra (giapponese) scherma  principalmente viene usato il “sen sen no sen“, all’esatto opposto dello stile Occidentale, che chiameremo “go no sen“. In altre parole la loro scherma (ndr. Occidentale) dà  un’enfasi molto forte alla protezione del corpo cosa che possiamo dire essere uno stile “in negativo” di combattimento. Rispetto a questa, la scherma giapponese è in genere uno stile in attacco, in  positivo, in cui lo scopo è di colpire per primi trascurando persino l’integrità del proprio corpo (sutemi).

Anche se ci troviamo sulla traiettoria della spada del nostro avversario scegliamo di sacrificare la nostra integrità fisica allo scopo di tagliare in due l’avversario con un solo colpo. Questo modo di attaccare può essere considerato come la caratteristica numero uno della scherma giapponese.”

Il prossimo brano è tratto dalle trascrizioni postume di una persona che tutti conoscono: Takano Sasaburo sensei.

“La scherma giapponese non ha tecniche di parata o di difesa. Contro un attacco nemico, possiamo spostarci, tagliare la sua spada (kiriotoshi) o deviare e colpire (ukenagashi). Queste trecniche non possono essere categorizzate come parate dal momento che queste azioni vengono portate con l’obiettivo di tagliare o colpire il nemico. Tutte queste tecniche vengono usate per metterci in una posizione più vantaggiosa. Per esempio, quando fate kiriotoshi lo scopo dovrebbe essere di tagliare il corpo del nemico e allo stesso modo, nello stesso tempo in cui eseguite ukenagashi dovete subito indirizzare la spada per colpirlo. Mentre fate questo, non dovete concedere al nemico  la minima opportunità di attaccarvi.

E’ inutile semplicemente bloccare o parare l’attacco dell’avversario. Deviando e ricevendo il colpo dobbiamo immediatamente trasformare l’azione in un attacco. Una semplice parata dell’attacco avversario non è di alcuna utilità (ai fini della sconfitta del proprio nemico).

Quindi il valore aggiunto del kendo è l’uso del “sen sen no sen” per prendere il sopravvento ed attaccare con decisione e forza schiacciante, sempre senza concedere al nemico alcuna occasione per attaccarvi. Questo ci porterà ad una superba vittoria.

Se ci pensate bene, questo metodo non significa semplicemente gettarsi alla cieca in un attacco; piuttosto significa passare molto tempo ad allenarsi sulla comprensione del giusto momento per attaccare, sulla comprensione di cosa è efficace in alcuni momenti e di cosa non lo è (i principi)… Solo dopo aver fatto questo possiamo ottenre la (vera) vittoria.

[Nota: il termine “spostarci” è riferito a nuki; “kiriotoshi” per Takano ha un significato più ampio di quello percepito da un moderno kendoka; “ukenagashi” si riferisce ai kaeshi waza].

Nell’ottica di una riforma del kendo giapponese, se noi promuoviamo un “kendo di attacco” le cose saranno presto riparate.

Con tutti voi oggi vorrei parlare proprio di come fare questo.

PARTE 2.

2. La via per rigenerare il kendo

(1) La formazione degli istruttori

Sanma no gurai

Per prima cosa fatemi parlare riguardo al tema pressante della crescita degli istruttori. Al riguardo c’è qualcosa chiamato “sanma no gurai”. Come saprete questo concetto deriva dagli insegnamenti segreti della Yagyu shinkage-ryu. Questo concetto è strettamente connesso con lo sviluppo degli istruttori, per questo l’ho tirato in ballo oggi.

La prima cosa è  習 (Shu – imparare) che vi indica la necessità di trovare autonomamente un buon insegnante e di imparare da lui. Il famoso filosofo zen Dogen disse:

” se non hai un buon insegnante faresti bene a non studiare affatto”

Certamente quello a cui si allude qui non è limitato solamente al kendo, altri ambiti di studio hanno lo stesso problema. Per il kendo essere in grado di trovarsi un buon maestro da cui imparare è la cosa più importante per progredire e voi dovreste attivamente perseguire questo fine. Fare kendo senza studiare con un buon maestro non fa parte della “Via”. Studiamo kendo per “forgiare il carattere degli individui”. Per questo motivo facciamo diversi tipi di keiko in diversi posti, ma senza un buon insegnante che ci insegni la strada corretta questa “modellatura” del carattere non avviene.

練(REN; Praticare, allenarsi, levigare) riguarda il keiko. Il kendo è qualcosa che dall’inizio alla fine non può prescindere dall’allenamento. Gli insegnanti in passato erano soliti dire: “Keiko! Keiko! Fate Keiko! La teoria verrà dopo”, tutto il tempo bastonandoti il di dietro con le loro shinai (ad esempio dicevano: “zitto e allenati”).

工 KO or KU (che significa progettare o costruire qualcosa si riferisce a KUFU (questa parola è alle volte utilizzata nel kendo e si riferisce alla comprensione di qualcosa  attraverso la pratica e la scoperta individuale. E’ un termine molto comune nell’ambito del kendo giapponese, ma è entrata a far parte anche del lessico di altri paesi. Senza kufu non potete fare passi avanti. Così come spiega la frase 一撃三省 (ichigekisansho), se il tuo attacco fallisce tu devi domandare a te stesso: “perché non ho avuto successo?”; e se il tuo attacco è buono dovresti chiederti: “cosa ho fatto per rendere questo attacco efficace?”. Questa riflessione è kufu

Perché il kendo di oggi ha la forma che ha? La ragione è che stiamo vedendo che le persone praticano kendo semplicemente per vincere. Questo strano kendo  (妙な剣道)  è diventato popolare sicuramente perché coloro che agiscono così stanno copiando i propri insegnanti. Gli istruttori dovrebbero riconoscere il vero carattere del kendo giapponese e insegnare questo kendo corretto. Se fanno questo, possiamo aggiustare la situazione velocemente. Per favore, trasformate questo kendo confuso e sporco in qualcosa di splendido.

Noi tutti siamo responsabili, me incluso. Da questo palco io oso chiedere a tutti gli istruttori di kendo del Giappone di farsi carico di questa responsabilità. Questo è il motivo per cui sono qui e vi sto parlando. Vorrei che tutti gli istruttori -sia i presenti che gli assenti- facessero proprio questo messaggio: “per educare buoni studenti, dovete diventare voi stessi dei buoni insegnanti”. E’ per questa ragione che ho introdotto il concetto di “sanma no gurai” prima. Questo è il punto più importante sulla strada della rigenerazione del kendo.

Ritorno alle origini

L’origine del kendo è costituita da “shinken shobu”. Le tecniche atte ad uccidere qualcuno con la spada per lungo tempo sono state pesantemente influenzate dall’educazione, dalla morale, dalla religione, dall’arte….a tal punto che il kendo moderno è stato trasformato in un “cammino” spirituale. Quando ti perdi lungo un percorso c’è un modo di dire “ritorna alle origini”. Il kendo di oggi è perso in un labirinto. Credo che sia essenziale per il kendo giapponese ritornare al principio e riconsiderare la situazione.

La nascita dello Scopo del kendo

Nel 1952 la nascente ZNKR dichiarò: ” da ora i poi il kendo diventerà uno sport studiato nelle scuole”. Forse è per questo che il kendo di oggi ha essenzialmente posto l’attenzione sulla vittoria ed è in confusione.

Perché questo non accadesse 11 autorevoli sensei furono riuniti insieme nel 1971 e  produssero il fantastico “Lo scopo del kendo” 「剣道は剣の理法の修練による人間形成の道である」
“Lo scopo del kendo è di disciplinare il carattere umano attraverso l’applicazione dei principi della katana”

Lo scopo del budo potrebbe essere espresso così:

「武術の練磨よって人間形成をする」

“Attraverso la disciplina dell’allenamento nelle arti marziali (bujutsu), potete levigare il carattere umano”

Il kendo è budo. Nel caso del kendo il “bujutsu”, di cui sopra, corrisponde ai “principi della katana”. Levigare sé stessi attraverso l’addestramento in questo è la dicsciplina ed è da qui che nacque lo “Scopo del kendo”.

La “disciplina” è il metodo usato per raggiungere il vostro obbiettivo, “il corretto sviluppo del carattere”. “Lo scopo del kendo” definisce chiaramente il metodo e l’obiettivo. “Keiko” e “shiai” sono una parte di questo metodo, e se fate confusione nel comprendere questo concetto, non potete raggiungere l’obiettivo di un “corretto sviluppo del carattere”. Come mostrato nella slide relativa al san ma no gurai, noi dobbiamo insegnare alla prossima generazione l’importanza di trovare un buon insegnante. Questo è il primo passo nel raggiungere il vostro obiettivo.

Non credete anche voi che il kendo moderno si preoccupa semplicemente di vincere gli shiai e di superare gli esami per il passaggio di grado? Se è così, il metodo che utilizziamo è sbagliato. Mi piacerebbe che voi tutti, in questa occasione, riusciste a capire “Lo scopo del kendo” e a diventare grandi istruttori.

Non sto dicendo che, in qualche modo lo “sport” è peggiore del “budo”. Lo sport ha sicuramente molti aspetti degni di nota. Lo sport, però non ha né un metodo né un obiettivo definito in modo chiaro. La maggior parte delle persone definisce lo sport come “hobby, competizione, allenamento fisico etc etc..” generalmente in termini di esercizio fisico finalizzato alla vittoria di una competizione. A fine giornata potrebbe anche esserci un momento dedicato allo “sviluppo del carattere”, ma il fatto che questo non sia fissato come l’obiettivo di quella attività è il punto che separa il kendo dallo sport.

La parte: “Per modellare le mente e il corpo, per coltivare uno spirito vigoroso e, attraverso un rigido addestramento, cercare di migliorarsi nell’arte del kendo, concedere la propria stima in cambio di cortesia e onore, stare con gli altri in modo sincero e perseguire per sempre la coltivazione del proprio sé” contenuta ne “Lo scopo del kendo” riguarda lo sviluppo del carattere. Il resto: “Questo renderà cacace l’individuo: di amare il suo paese e la società, di contribuire allo sviluppo della cultura e di promuovere la pace e la prosperità per tutti gli esseri umani” riguarda gli effetti del kendo sulla società in generale. E’ questo che dà al kendo le sue caratteristiche.

Sulla mentalità dell’insegnamento del kendo

Lo splendido “Lo scopo del kendo” è stato concepito con grande sforzo, ma di base si traduce oggi in nulla di più che semplici parole. Perché questo non accadesse recentemente è stato creato un nuovo documento: “la mentalità dell’insegnamento del kendo”. Lo “Scopo” riguarda gli studenti mentre la “Mentalità” riguarda gli insegnanti. Questo documento è veramente splendido. Ci sono 3 sezioni, la più importante è “Il significato della Shinai”. Nello “Scopo” è descritta “l’applicazione dei principi della katana” che ci porta naturalmente alla concezione “shinai=katana”. Questa è la tradizione del kendo giappopnese. Questo significa che il kendo – che iniziò come “shinken shobu”- deve, anche se lo facciamo alla maniera di uno sport da combattimento, sempre mantenere vivo lo “spitrito dello shinken shobu”. Se questo sparisce, con lui sparisce l’intero significato del kendo. Questo è ciò che credo

Fino ad ora “Lo scopo del kendo” non è stato compiuto. Vorrei che tutti gli istruttori lo comprendessero, nella speranza che essi capiscano e trasmettano il kendo come un bagaglio culturale da cui deriva questa nuova “Mentalità”.

(2) Dal kendo tecnico e di potenza al kendo dello spirito

Le fasi del percorso del kendo

Come possiamo, quindi, cambiare questo kendo “difensivo” in un kendo “d’attacco”? Ho parlato prima del problema degli istruttori. Questo è un punto su cui bisogna sicuramente riflettere. Un altro punto è il cambiamento dei contenuti del kendo: passare da un kendo basato sulla “tecnica” e sulla “potenza” ad un kendo “dello spirito”. Questo è molto difficile da fare, ma se siete ben preparati può essere fatto.

Ora vorrei presentarvi le 3 fasi per perseguire un kendo corretto.

La prima fase è:

persone di livello elementare*” –  sono coloro che, dai principianti fino circa al 3 dan, dovrebbero concentrarsi unicamente sulla frequenza delle sessioni di allenamento e sul kihon. Se i praticanti a questo livello percorrono questa strada avranno basi solide su cui costruire. Oggigiorno le basi sono trascurate e i praticanti vengono improvvisamente gettati qua e là nello shiai. Gli insegnamenti sono una scocciatura per questi soggetti e – non importa quanto riescano bene nello shiai- arriverà il momento in cui si renderanno conto di non essere capaci di progredire senza enormi difficoltà.

*[in Giappone questo livello normalmente (ma non sempre) parte dai bambini delle scuole medie fino ad arrivare agli universitari. Guardate alcuni sihai di livello universitario per avere un’idea di come dovrebbe idealmente apparire il vostro kendo alla fine del livello elementare.]

Ascoltate le famose parole di Mochida Seiji:

Fino all’età di 50 anni dovete fare del vostro meglio per apprendere e costruire le vostre basi. Potreste pensare di aver già padroneggiato ed appreso le basi quando eravate principianti, ma questo è completamente sbagliato. Molti pensano che questo sia sbagliato. Sono stati necessari 50 anni al mio corpo per acquisire le basi.

Il famoso Mochida Seiji disse che gli ci sono voluti 50 anni per acquisire le basi del kendo. Sono stato fortunato ad aver avuto la posibilità di fare keiko diverse volte con Mochida Sensei al Keishiko e al Noma dojo. Dopo il keiko mi sono seduto nella stanza riservata ai maestri sorseggiando del tè mentra qualcuno più vecchio di me chiedeva: “Il mio piede sinistro era girato?”. Essere così umile ci permette di crescere. Senza dubbio, la parte più importante della vostro percorso nel kendo è quello in cui vi concentrate esclusivamente sulle basi.

La fase successiva è il:

“livello intermedio” –  a questo punto della vostra carriera potete progredire rapidamente. Normalmente questo avviene attorno al 4, 5 e 6 dan. Oltre ad allenare le basi, dovreste lavorare sull’utilizzo delle tecniche e della vostra forza e rafforzare la vostra fiducia con allenamenti duri e “fatti col cuore”. E’ la parte più faticosa e difficile del kendo. Proprio perché è la parte più difficile dovete fare kendo finché il vostro corpo non diventi snello e forte. Andate ovunque a fare keiko, ovunque a fare shiai, dovete farlo con tale forza che tutti dicano “wow, questo ragazzo è proprio forte!”. Quelli che fanno keiko così durante questa fase e coloro che invece sono stati negligenti a posteriori sono facilmente riconoscibili.

L’ultima fase è:

“Livello avanzato” – i settimi dan e oltre che hanno lo scopo di raggiungere il completamento sia dell’aspetto fisico (tecnica) e mentale (spirito) così come dei fattori umani dell’allenamento nel kendo. In questo periodo il kendo incentrato sulla tecnica, sulla potenza fisica e sulla velocità fatto fino a questo momento, deve essere mutato in un “kendo basato sullo spirito”. Quello che intendo con “kendo basato sull spirito” è l’abilità di “mostrare che avete vinto con lo spirito attraverso l’esecuzione delle tecniche”. Quando eravamo giovani c’erano molti sensei così, oggi giorno raramente vedo qualcuno con una simile abilità.

Il “kendo basato sullo spirito” dal punto di vista degli insegnamenti di Shirai, Mochida e Saimura sensei.

Nel periodo Bakamatsu visse un famoso kenshi di nome Shirai Toru. Egli aprì un dojo all’età di 28 anni con circa 300 studenti. Nonostante ciò egli ebbe sempre a cuore il suo kendo. Nel mondo della scherma all’epoca c’erano molti kenshi degli di nota sotto i 40 anni. Dopo i quaranta anni essi si indebolirono e divennero l’ombra di sé stessi. “Mi chiedo perché ciò accadde? Suppongo che succederà anche a me…” In ogni caso egli lascò il suo dojo e i 300 studenti, tornò nella sua città natale ,Edo, e andò alla ricerca del suo (itto-ryu) sempai Terada Goroemon. Terada sensei non usava una shinai per combattere, ma un bokuto. Terada fu un monaco buddista e Shirai studiò sazen sotto di lui. Egli passò sotto i severi metodi di addestramento di Terada e presto abbandonò. A quel tempo inaspettatamente scoprì la storia chiamata “Yasenkanna” (piccola conversazioni sulla barca della sera) del maestro zen Hakuin. Dopo averla letta, con ancora più convinzione, provò di nuovo a seguire gli insegnamenti sazen e i metodi di introspezione di Terada. “Introspezione” significa guardare in profondità dentro il vostro cuore. Dopo aver fatto del suo meglio dando tutto ciò che aveva egli divenne uno spadaccino tale che nemmeno il suo istruttore (ora Terada) avrebbe potuto lamentarsi di lui.

Mochida sensei disse:

Quando arrivi a 70 anni tutto il tuo corpo diventa stanco. A questo punto io mi sono concentrato sul mantenere il mio spirito imperturbabile. Se il vostro spirito è imperturbabile, lo spirito del vostro avversario si rifletterà in esso. Ho lavorato molto per mantenere il mio spirito tranquillo e imperturbabile.

Credo che Mochida sensei non iniziò improvvisamente a lavorare a questo obiettivo quando arrivò a 70 anni, ma molto prima. E’ sempre stato uno spadaccino superbo e oltre a questo egli lavorò per levigare il suo spirito. Per questo divenne uno spadaccino così famoso e considerato impareggiabile.

Se il tuo spirito è imperturbabile i tuoi avversari saranno riflessi in esso…. Ricordo quando mi trovavo di fronte a Mochida sensei e pensavo queste cose inutili:  “Mi chiedo se posso vincere….forse perderò…”. La cosa era già stata decisa prima del combattimento. Quante volte sono stato sconfitto da Mochida sensei !?!? Avevo probabilmente 2 o 3 volte la sua forza fisica ( a causa della differenza d’età) e venivo battuto da “quest’uomo così anziano!”.  Certamente, sbagliavo a pensare in quei termini. Lo spirito di Mochida sensei era come uno specchio pulito: se pensavi di colpirlo, la cosa si rifletteva nel suo cuore e in quel momento lui avrebbe attaccato. Questo avveniva perché lui praticava kendo col suo spirito.

L’ultimo sensei con cui ho parlato di questo argomento è stato Saimura Goro. Disse che:

Se il tuo spirito è stato perturbato, anche senza essere colpito, tu devi ammettere la sconfitta.

Le tecniche devono essere studiate finché non diventano parte di noi e riusciamo a colpire in modo istintivo nel momento in cui appare un’apertura.

Oggi, sensei così sono rari. Anche oggi scommetto che ci sono parecchi di voi che pensano “Vorrei poter diventare come il sensei X”. Ora, molti sensei credono che ciò che stanno facendo sia corretto, ma c’è un livello di kendo più elevato a cui ambire; questi non hanno mai visto i sensei di cui parlavo prima e nemmeno ne hanno sentito parlare, non possono capire. Per questo motivo sono pessimista riguardo le generazioni più giovani.

Non scappare dal primo colpo (shotachi)

Uno dei metodi principali che possiamo usare per cambiare in kendo difensivo in un kendo d’attacco e di concentrarsi sulla vittoria al primo colpo. Questo è stato parte della pedagogia del kendo per molto tempo e tutti l’abbiamo imparato. Il kendo giapponese nacque da “shinken shobu”. In un combattimento reale con le spade non c’è un secondo colpo, ma solo uno. Nel kendo moderno cerchiamo di fare la stessa cosa con le shinai. “Shotachi ippon” non è poi tanto difficile da richiedere tutta la vostra energia, e in ogni caso confrontarsi con cose difficili fa parte del cammino del kendo. Se inizi ad allenarti duramente per disciplinare te stesso nella ricerca di shotachi anche provando diversi metodi (kufu) noterai un cambiamento: ciò che hai fatto fin’ora, cioè colpire a caso senza ragionare, senza un’apertura, portando tecniche che non si traducono in ippon…questo mudachi (colpire senza senso) diventerà sempre più raro.

I principi del kendo

In concreto i “principi del kendo” costituiscono un metodo per massimizzare l’efficienza sulla base degli elementi a disposizione “postura, respiro, vigore, contatto visivo, senso dello spazio, opportunità, movimenti del corpo, tenouchi, colpire i punti giusti, zanshin e quant’altro. “Il metodo per tirare fuori questa massima efficienza è SHIN-KI-RYOKU-ICCHI (mente, spirito e forza in tutt’uno). Questo è il principio più importante del kendo. shin-ki-ryoku-icchi. Se separiamo shin-ki-ryoku-icchi in tre parti, avremo “controllo mentale/spirituale”   (心法), “il brandeggio della spada” (刀法) e “il movimento fisico”. Se suddividiamo ulteriormente questi elementi avremo gli elementi appena menzionai: postura, respiro, vigore etc etc” Quando tutti questi fattori vengono trasmessi nello stesso tempo abbiamo finalmente raggiunto Shin-ki-rokyu-icchi. Una volta raggiunto questo obiettivo, la naturale evoluzione sarà “shotachi ippon” (il primo colpo) e “vincere colpendo simultaneamente” (guarda la parte finale)

1. Postura e respirazione.

Nel kendo diciplinare il proprio spirito attraverso un duro allenamento è importante. E’ quello che viene chiamato shin-gi-ittai  (心技一体). La tecnica (技) è importante, ma ciò che rende la tecnica viva è lo spirito (心). Come allenare il proprio spirito? Beh, attraverso la “respirazione”. La respirazione nel kendo è chokoki-tanden-kokyu (長呼気丹田呼吸):: usando il tanden potete espirare a lungo e inspirare brevemente. Facendo così si riduce il numero totale di respirazioni. In situazioni in cui una persona normale compierebbe 15 respirazioni, questo metodo consente di farne 4 o 5. Lasciatemi spiegare i benefici di questo tipo di respirazione. Al di sotto del plesso solare si concentra parte del sistema nervoso autonomo. Respirando con la pancia (tanden) il vostro diaframma si sposta su e giù stimolando questi nervi, in modo specifico il sistema nervoso simpatico e parasimpatico. L’ascesa dei nervi parasimpatici determina il mantenimento di uno spirito calmo. In questo modo, il vantaggio della respirazione fatta col tanden è uno stato di calma.

2. Ki

L’universo si dice sia stato creato da “ki”. Quando respiriamo, inspiriamo ed espiriamo questa energia dentro e fuori dal nostro corpo. Ho parlato prima di Terada e Shirai sensei. Si dice che dal bokuto di Terada sensei si sprigionasse del fuoco e da quello di Shiari dei cerchi. Questo significa, dipende sempre da quanto è avanzato il vostro controllo della respirazione, che questa energia può essere trasportata dal vostro diaframma, attrverso le vostre mani, nella vostra shinai e finalmente questo “ki” può esere espresso nel kensaki.

Per quanto potete “il vostro spirito dovrebbe essere corretto e calmo e il vostro ki forte”. C’è un modo di dire “fai pressione col tuo ki, sopraffai l’avversario, rompi il suo kamae e il suo spirito e cogli l’opportunità che hai creato”. In questi insegnamenti lo spirito e il ki giocano il ruolo più importante. Il miglior modo per coltivare il ki è il seiza (sazen). Attraverso questa pratica è possibile anche allenare la respirazione. Se avrete il controllo della vostra respirazione il vostro spirito sarà calmo e la vostra postura corretta. Se la vostra postura sarà corretta il vostro spirito diventerà corretto e sarete capaci di portare le tecniche correttamente. Su questa strada potete vedere che ci sono parecchie cose legate tra loro, ma la cosa comune a tutte è la repirazione.

[Seiza si riferisce alla tecnica di meditazione da seduti, da non confondersi con seiza che si riferisce al modo di sedersi nel budo. Stessa pronuncia, ma ideogrammi diversi.]

Il miglior modo per raggiungere un kendo praticato con lo spirito è di praticare il seiza (sazen). Non potete praticare sazen senza l’aiuto di un esperto, ma tutti lo possono fare. Se non vi approcciate a questa pratica seriamente non avrete benefici. Questa potrà darvi una corretta postura, una corretta respirazione e l’ordine nel vostro spirito. Se respirate col tanden riuscirete a coltivare il potere del tanden. Questo porta alla concentrazione mentale e all’abilità di isolare l’ego. Da queste frontiere sconfinare potete acquisire notevoli abilità. La pratica del seiza vi renderà liberi dalle “cose inutili e dalle delusioni” e vi permetterà di “colpire in modo naturale da uno stato di vuoto”.

3. Mai (間合) and ma ()

Mai è lo spazio fisico tra voi e il vostro avversario quando siete in kamae. MA è sempre presente quando i confrontate con un’avversario – la distanza fisica, il tempo, Kyojitsu (“verità e menzogna, 虚実. Se siete pronti per un attacco o avete un calo di concentrazione questo è ;il contrario è ) ad esempio: “quando questo stato è favorevole per voi “quando siete lontani dal vostro avversario, già il vostro avversario sarà alla vostra portata”. Scientificamente parlando questo è impossibile. E’ chiaramente un problema mentale. Se il vostro spirito è calmo, ma il vostro avversario è travolgente, egli vi sembrerà più vicino a voi; nella situazione contraria egli vi sembrerà sempre più distante – questo è MA al lavoro. Possiamo spiegare come raggiungere questo stato vantaggioso attraverso 6 fattori:

1. Kamae. Utilizzando la naturale postura di chudan no kamae potete rispondere ed adattarvi alle azioni dei vostri avversari.

2. Mai. “Issoku itto no mai” è la distanza dalla quale potete raggiungere e copire il vostro avversario con un singolo passo. Le persone hanno differenti conformazioni del corpo, differenti abilità, differenti generi etc et…diverse cose influiscono su questa distanza.  Man mano che si diventa più anziani si tende a colpire da distanza più ravvicinata quindi il vostro Mai diventerà via via più corto. Allo stesso modo “issoku itto no mai” sarà una distanza molto maggiore per i più giovani. Le distanze cambiano in base alle circostanze individuali. Lavorare per colpire con la migliore distanza e tempo viene chiamato MATZUMORI (間積り).

3. I principi di attacco e difesa in un tutt’uno (攻防の理合). Importante per il raggiungimento di Matzumori è il Sansappo (“i tre metodi per uccidere”三殺法) e Kyojitsu. Trovare la giusta distanza e tempo dipende dal modo di usare la shinai e dal modo di spostarsi avanti e dietro a sinistra e a destra.

4, 5 e 6. Kiai, Waza e Movimenti dello spirito. Questi tre fattori sono di notevole importanza nel creare la tanto desiderata “posizione di vantaggio”. Il movimento dello spirito fa riferimento a “Mushin”. Mentre state pensando a qualche tipo di pensiero ideale o terreno non potete muovervi spiontaneamente e liberamente. Se il vostro spirito, invece è come uno specchio sarete capaci di rispondere ai movimenti dei vostro avversari ed eseguire le tecniche spontaneamente.

Se combiniamo tutti questi fattori, comparando te stesso al tuo avversario potrai sentirti più vicino a lui di quanto lui si senta vicino a voi. In termini specifici questo si chiama NORU   (乗る). Ci sono differenti spiegazioni di “Noru”. Non ci sono fraintendimenti sul significato, ma il vero “noru” è quello che ho appena spiegato. Quando vi trovate in una posizione più vantaggiosa del vostro avversario possiamo dire di essere dominanti nei suoi confronti.

4. Il meccanismo essenziale per colpire

Infine vorrei parlare del meccanismo per colpire. Non importa quanto siete abili tecnicamente, quanto siete forti fisicamente o quanto siete veloci. Se non capite qual è l’occasione giusta per attaccare non potrete avere successo. E’ una regola aurea del kendo di non attaccare quando l’avversario è totalmente concentrato e non ci sono aperture, ma al contrario di attaccare quando perde concentrazione e si scopre (虚実 Kyojitsu). Se non applicate questa regola non potete battere il vostro avversario. Durante il keiko, quando siete scoperti questo è kyo (虚),, quando è scoperto il vostro avversario questo è jitsu  (実). La situazione muta rapidamente tra voi e il vostro avversario. Durante i cambiamwenti dei vostri movimenti e di quelli dell’avversario appaiono piccole aperture per attaccare. Se vi lasciate sfuggire queste aperture queste potrebbero non ripresentarsi. Durante un’intenso scontro in cui siete concentrati al massimo e non ci sono aperture  (実) se appare l’apertura del vostro avversario dovete colpire immediatamente   (虚). Chiba Shusaku definì questo come 「剣は瞬息、心気力一致」(ken wa shuniki, shinkiryoku itcchi. “devi usare la tua spada in un istante con mente, spirito e corpo all’unisono”).

Nel kendo moderno non esiste né kyo né jitsu. Le persone attaccano indiscriminatamente. In alcuni shiai ho sentito pronunciare “hajime!” e già i contendenti stavano saltanto in aria per colpire. Non ci può essere il pensiero: “il mio avversario ha qualche apertura?”. Coloro che subiscono l’attacco utilizzano semplicemente sanpomamori per bloccare i colpi (vedi la prima parte). In verità, se qualcuno vi attacca senza che ci sia un’apertura espone sé stesso ad un attacco; voi dovete contrattaccare in questa situazione. Invece semplicemente parate l’attacco e le shinai rimangono ferme.

Prima cosa, “se non c’è un’apertura, non attaccate”. Se cnon c’è un’apertura ed attaccate vi esponete e rischiate di essere colpiti. Inoltre, “se non c’è un’apertura, dovete procurarvela rompendo la guardia (KUZUSHI) e in quel momento dovete attaccare. Nel kendo oggi non c’è kuzushi [avviene quando creiamo un’apertura rompendo il kamae, lo spirito o la tecnica dell’avversario. Molte persone conoscono il concetto come sansappo].

Ci sono molti modi di fare kuzushi, ma quello di oggi non è un seminario e non voglio addentrarmi nell’argomento. In ultimo ” se vedete un’apertura, afferratela”. Come accennato nella citazione di Chiba Shusaku, quando pensate “devo attaccare ora!” potreste già essere attaccati. E’ difficile vedere l’apertura e attaccare contemporaneamente.

Dobbiamo pensare a come cogliere le opportunità. Un’opportunità è un “sintomo”. “Crearsi un’opportunità significa rompere il proprio avversario (zukushi) e poi attaccare. Quando vedete un’apertura dovreste dare tutto voi stessi. Se volete cambiare il kendo dovete riflettere sui principi citati ora e praticare un “kendo razionale” e un “kendo senza sprechi”. Se seguirete questi principi sarete capaci di mettere a segno shotachi. In altre parole: per essere capaci di mettere a segno shotachi dovreste lavorare sui principi attraverso un duro allenamento e una dura ricerca (kufu), eliminando a poco a poco gli attacchi inutili. Oggi non siamo soliti interrompere i nostri avversari durante il keiko per dirgli “questi erano attacchi inutili” perché gli attacchi inutili fanno parte del kendo di oggi. Eliminando gli attacchi inutili dal vostro kendo a poco a poco il vostro kendo crescerà. Non sarà soltanto una crescita tecnica, ma anche umana. Non è una cosa buona? Il nostro scopo è di effettuare shotachi, ma è altresì importante eliminare gli attacghi inutili. Cercate, per favore di seguire queste indicazioni.

Vincere colpendo simultaneamente (aiuchi no katchi)

I punti più importanti nel kendo sono “shotachi ippon” e “aiuchi no katchi” (vincere colpendo simultaneamente). Sono punti essenziali anche nelle koryu come Itto-ryu e Yagyu shinkage-ryu, etc… Se riuscite a compiere shin-ki-ryoku-icchi sarete capaci di portare a compimento shitachi e vincere con aiuchi. In altre parole comprendere i principi è estremamente importante.

C’è un vecchio insegnamento nel kendo che dice:

いずれかを勝ちと定めん、いずれを負けと申さん

Guardare dal di fuori non ti dirà chi ha vinto, ad esempio quando il colpo viene deciso con margini ristrettissimi (dello spessore di un foglio di carta).

Lasciatemi fare un esempio. Molto tempo fa Yagyu Jubei stava facendo visita ad un signore terriero quando, per caso, incontrò un ronin. “Per favore sensei, un combattimento. Onegaishimasu.” Il combattimento fu deciso in favore di Jubei con un aiuchi. “Un’altra volta” chiese il ronin e ancora il combattimento fu deciso allo stesso modo. “Ho fatto molta fatica per trovarvi, datemi un’altra opportunità, onegaishimasu.” A questo punto Jubei chiese: “Ho vinto. Sembra che tu non riesca a capirlo quindi non c’è motivo di combattere ancora”. A quel punto il ronin si arrabbiò e disse: “se è così usiamo le spade vere e vedrai”. Jubei replicò: “No. Abbiamo una sola vita, non sprecarla” Il ronin, ignorando le sue parole, estrasse la spapa pronto al combattimento. Il ronin attaccò e Jubei lo finì con un singolo colpo. Sebbene il ronin fosse morto e il vincitore ormai decretato, la manica di Jubei fu tagliata.

Di certo quest è l’origine della frase ” lascia che tagli la tua pelle, ma taglia la sua carne”. Questo è aiuchi. Colpire nel momento in cui parte il sentimento di attacco del vostro avversario (avere l’abilità di percepire questo e di colpire per primi) è il significato di aiuchi. Questo è il vero “aiuchi no katchi”. Le abilità tecniche vanno di pari passo, ma dovete avere uno spirito imperturbato quando siete in kamae. Questo è mushin. Se fate questo il sentimento di attacco del vostro avversario sarà riflesso nel vostro cuore. Shotachi ippon è la via che conduce ad aiuchi no katchi. Aiuchi no katchi è il punto più alto del kendo giapponese. In altre parole, non dovremmo soltanto bloccare gli attacchi degli avversari.

Pensare ai punti importanti del kendo

Questa è l’ultima cosa di cui vorrei parlarvi. Quelle che seguono sono le parole del precedente capo della giustizia del Giappone e 2° Presidente della ZNKR,  Ishida Kazuto.[fu anche 5° Caposcuola Itto-shoden muto-ryu, 18° Caposcuola di Takeda-ha hozoin-ryu sojutsu e ricevette il menkyo-kaiden della Ono-ha itto-ryu da Sasamori Junzo].

生くべくして生き、死すべくして死す

Vivi mentre stai vivendo e muori quando devi morire. Il senso profondo è “la vita e la morte insieme”. (死生一如 da Confucius). “Vivi mentre stai vivendo” significa utilizzare tutte le tue forze per vivere le vita in pieno e “muori quando devi morire” significa avviarsi verso la fine in pace.

La capacità di mostrare forza e risolutezza e di giudicare correttamente lungo tutto il corso della propria vita:  la mia convizione è che in ciò, alla fine dei giorni, risieda il vero significato del budo giapponese.

Il punto essenziale è la rimozione degli inutili sentimenti che puntualmente vengono generati da dentro di noi, con la mente/cuore mai fermi o stagnanti; in altre parole dalla coltivazione di mushin (libertà dalle idee che ci ostacolano) e muga (rimozione dell’ego) e attraverso la libertà dall’idea di possesso, potete arrivare alla condizione in cui il vostro cuore e la vostra mente sono come uno specchio pulito.

Io non sono già arrivato a  questo punto, quindi da parte mia spiegare questo a voi è arrogante e irrispettoso. Discuterne bei dettagli è superfluo, ma un giorno vi troverete davanti al vostro avversario in kamae e sarete arrivati “nella situazione in cui il vostro cuore e la vostra mente sono come uno specchio pulito”: Questa è l’essenza del kendo.

Con alcune riserve lasciatemi parlare della parte ” dalla coltivazione….come uno specchio pulito” Lo specchio pulito riflette i soggetti così come sono e se il soggetto si allontana lo specchio ritorna ad essere pulito. Lo specchio non si chiede chi o cosa il soggetto è o è stato. L’essenza/cuore del kendo è così. Yamaoka Tesshu disse:

晴れてよし、雲ってもよし、富士の山

Con il tempo sereno è meraviglioso, con il tempo nuvoloso è meraviglioso, il Monte Fuji.

In altre parole, a prescindere dalla situazione l’essenza o la forma della montagna non cambia. Per favore pensate che il Monte Fuji sia il vostro cuore e supponete che sia il vostro vero io. “Vincere va bene, perdere va bene”, “le avversità vanno bene, le situazioni favorevoli vanno bene”. Se estendiamo questo insegnamento potremmo arrivare al punto di dire “morire va bene così come vivere”. Oggi non possiamo pensare di arrivare così in profondità nella comprensione, ma persone famose ed esperti in passato hanno avuto questo, come fine del proprio arduo allenamento.

Se consideriamo i tempi moderni, c’è soltanto un kendoka che posso prendere ad esempio senza esitazione: Yamaoka Tesshu.

Nel paragrafo precedente ho parlato del raggiungimento del livello profondo di comprensione. Tesshu arrivò a questa destinazione finale. Una volta un suo studente gli si avvicinò domandandogli: “Sensei, qual è il segreto, l’essenza del kendo?” Egli rispose: “Vai è chiedi al Kannon (Divinità buddista) di Asakusa”. Ho sentito questa storia quando ero giovane e andai ad offrire una preghiera al Kannon di Asakusa. Se guardate in alto nella sala principale c’è un grande quadro appeso. È stato scritto da Tesshu. Si legge  施無畏 (semui). Il segreto di Tesshu era “l’eliminazione della paura”. Se puoi raggiungere quel luogo in cui “vita e morte si congiungono” (死生一如), non hai più niente da temere. Alla fine è questo che penso.

La ragione per cui rispetto Tesshu è che durante l’attacco ad Edo (restaurazione Meji) ci fu un famoso episodio in cui “seguendo i nemici della corte ( lo shogunato Tokugawa), Yamaoka Tesshu”, addestrato per agire in incognito dentro le linee nemiche solo e senza aiuto, continuò a darsi da fare finchè non riuscì a negoziare con i loro capi. Il risultato fu di fermare il pianificato attacco ad Edo. Non soltanto salvò i civili residenti nella città, ma rischiò la propria vita per il suo paese e per lo Shogunato. Questo è lo spirito del kendo, aiuchi. Questo è bushido. Questo esiste all’interno del kendo. Il kendo non si riduce a vincere i perdere. Voglio far capire a tutti che questo meraviglioso spirito fa parte del kendo, specialmente a voi che insegnate kendo con orgoglio. Se volete seguire la disciplina rishiesta per l’ addestramento del cuore, anche se i vostri progressi saranno lenti, dovrete sempre essere in questo stato mentale. Se facciamo questo possiamo arrivare vicino ad avere un cuore come uno specchio pulito, non pensate? Questo è “lo scopo del kendo”: “disciplinare il carattere umano attraverso i principi della katana”. Se quello che ho detto è vero allora dovete chiedervi: stai mettendo KIAI (tutte le tue forze) nel tuo percorso giornaliero? Se stai facendo del tuo meglio in ogni istante sicuramente lo specchio nel tuo cuore si aprirà.

Oggi ho parlato di come cambiare il kendo difensivo in un kendo offensivo. Se non facciamo questo cambiamento, non ci sarà futuro per il kendo giapponese. Questo è il rischio a cui andiamo incontro oggi. Vi assicuro che non ho esagerato su questo punto. Prego tutti di fare molta attenzione a questi aspetti.

Il punto di partenza per la strada del kendo è “sutemi” (l’atto di attaccare con tutte le proprie forze senza paura o esitazione) e il punto di arrivo è “aiuchi”. Dovete fare keiko con sutemi. Offrite il vostro corpo ai vostri nemici.

Mi scuso per aver parlato così a lungo, grazie per avermi ascoltato. Abbiate un buon anno e fate del vostro meglio.

Grazie.