Kendo nelle Marche


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​A scuola di Kendo con Leone Sensei

La presentazione del libro “A scuola di Kendo” nel forum CIK ci ha spinto a programmare una recensione in accordo con la casa editrice “Budo Books” (le altre le trovate qui).

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Abbiamo quindi consegnato il testo curato da Mauro Navilli (attuale Presidente della Confederazione Italiana Kendo) assieme alla consulenza di Giuseppe Piva, a Giulia Galeazzi che da qualche mese pratica a Pesaro presso il club Ikendenshin A.S.D..

Ecco a voi la sua recensione, e se siete interessati all’acquisto del libro non dovete far altro che cliccare qui per accedere al sito della Budo Books!

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Il manuale per giovani praticanti “A scuola di Kendo” pubblicato da Budo Books è un ottimo strumento per avvicinarsi alla teoria e all’insieme di regole che governano il Kendo. Da principiante di questa arte marziale, ammetto che inizialmente mi sono sentita sopraffatta dalla quantità enorme di informazioni contenute in questo testo, ma proprio per questo mi sento di dire che anche i praticanti un po’ più esperti potrebbero essere interessati a sfogliarlo, per scoprire qualche interessante curiosità. 
Ma partiamo dall’inizio. La nostra guida a questo manuale illustrato è “Shishi”, un kendoka con l’aria di essere un saggio Sensei il quale – come del resto suggerisce il nome in kanji sul suo zekken – ha le sembianze di un leone. Essendo un’appassionata di lingue e culture straniere, specialmente di quelle orientali, ho trovato particolarmente azzeccato l’approccio linguistico-storico dell’introduzione che, seppur limitato, rende bene l’idea del contesto culturale in cui nasce quest’arte marziale. 
A seguire vi è una descrizione dettagliata di tutte le parti del dojo, il luogo di pratica delle arti marziali, e della divisa del Kendo, il kendo-gi, che cambiando l’ultima vocale diventa kendo-gu e indica l’armatura, detta più comunemente bogu. Ho decisamente apprezzato, e penso che molti principianti come me faranno lo stesso, la pagina interamente dedicata ad una delle parti più temute e impegnative del Kendo: la piegatura dell’hakama. Sull’aspetto teorico, invece, nonostante da esperta di Aikido abbia già abbastanza familiarià con gi e hakama, sono rimasta positivamente stupita dalla spiegazione del significato delle sette pieghe dell’hakama, che ho scoperto rappresentare le virtù considerate essenziali dai samurai, come coraggio, umanità, correttezza e fedeltà. 
La parte riguardante l’etichetta e i vari tipi di saluto è altrettanto interessante perché passa in rassegna le regole di comportamento fondamentali nella pratica del Kendo, come l’ordine, la pulizia, la puntualità e soprattutto il rispetto, che penso marchino la netta differenza tra una disciplina marziale e un semplice sport. Inoltre, a dimostrazione di come un’arte marziale non si esprima solo attraverso l’attività fisica, viene illustrato il senso della breve meditazione che si svolge a inizio e a fine lezione, chiamata mokuso, letteralmente “pensare al silenzio”, che aiuta a liberare la mente per preparsi alla pratica e a rilassarsi e riflettere su quello che abbiamo imparato in seguito alla pratica. 
Tutta la seconda metà del manuale è dedicata alla descrizione dei concetti base del Kendo, come i diversi tipi di posizione dello shinai, la spada del Kendo composta da quattro stecche di bambù, le posizioni dei piedi e i diversi tipi di guardia, detti kamae. Si commentano anche i vari tipi di movimento, spiegati con dei pratici disegni, e le tecniche base tra cui i tagli men-uchi, kote-uchi e do-uchi. Viene inoltre data la giusta importanza al kiai, la voce, che esprime il proprio spirito e deve accompagnare ogni attacco con l’obiettivo di unire alla forza fisica l’energia vitale. Non a caso, infatti, il significato dei kanji che compongono kiai (気合) è rispettivamente quello di “energia vitale, spirito” e “unione, armonia”.
Infine, si spiegano nel dettaglio le regole del combattimento arbitrato, lo shiai, mostrando quali sono gli attacchi validi, le segnalazioni dei shinpan, gli arbitri, e ultima ma non per importanza l’etichetta da rispettare. Per chiudere in bellezza si parla anche dei kata, le forme che si eseguono con una spada in legno, generalmente di quercia o nespolo del Giappone, detta sia bokuto che bokken. 

Questo e molto altro si trova all’interno di questo breve ma intenso manuale, che nonostante possa sembrare più adatto ai giovanissimi, in realtà potrebbe tornare utile a chiunque voglia scoprire o ripassare la teoria e le regole che danno vita al Kendo.

Giulia Galeazzi

IKEDENSHIN A.S.D. – Kendo Pesaro

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Informazioni sullo Stage dell’Adriatico di Gradara al seguente link:

https://kendonellemarche.wordpress.com/2016/12/11/lo-stage-delladriatico-2526-febbraio-2017/


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“Indaco” di Sara De Angelis

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Con il post di oggi cercherò di raccontare da semplice lettore un libro scritto da un cara amica conosciuta attraverso il Kendo, Sara De Angelis.

Ho avuto l’onore di poterlo leggere prima che fosse ufficialmente pubblicato e mi ci sono tuffato con  grande trasporto sin dalle primissime righe.

Sara con questo libro racconta il suo percorso nel mondo del Kendo, le sue impressioni, le fasi di alti e bassi che questa meravigliosa disciplina ci pone davanti inaspettatamente.

Non troverete esplicazioni su come portare colpi correttamente o su termini giapponesi sconosciuti.

Scoprirete quanto il Kendo, se pratica con dedizione e passione, influisca nella vita e viceversa.

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E’ un testo introspettivo dove l’autrice si “mette a nudo”, un libro molto forte a livello umano.

Nel leggerlo ho rivisto molte delle finestre che io stesso ho trovato aperte dinanzi a me nei tanti momenti di apprendimento: nei suggerimenti ricevuti dai compagni di pratica, correzioni di kenshi più esperti di me o parole di Maestri che ho avuto l’onore di conoscere.

Ritengo sia un libro per chi pratica kendo, per rivivere i momenti intensi della pratica e per prendere atto che tutti, chi più chi meno, hanno dovuto percorrere e scalare certi sentieri impervi.

Spaccati di vita intensi, colmi di passione, per il kendo è soprattutto vita (difficile spiegarlo a parole per chi non conosce questa disciplina da dentro il men).

All’interno si scoprono intime riflessioni che solo chi ha la forza di farsi fino in fondo ha il coraggio di rendere pubbliche.

In questa sorta di diario fatto di racconti di vita, troverete anche sprazzi di kendo attraverso aneddoti di Maestri conosciuti da Sara, citandone esclusivamente le parole e mai i loro nomi, come se fosse il messaggio l’unico elemento da cogliere, senza ulteriori distrazioni.

Un altro aspetto molto emozionante che attraversa trasversalmente tutti i capitoli sono i legami fortissimi che l’autrice svela  con i suoi compagni di pratica, con i suoi insegnanti e quindi con il suo club.

Ad intervallare quasi tutti i capitoli troverete delle belle poesie, anch’esse decisamente pungenti e che donano allo scritto un’aura misteriosa.

Il Kendo è bellissimo, raccontato attraverso esperienze di vita di una ragazza lo rende immensamente più affascinante.

Indaco è disponibile su Amazon al seguente link

http://www.amazon.it/Indaco-Sara-Angelis-ebook/dp/B015JEOQ7E/ref=dp_kinw_strp_1


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“Sotto il sole”

Una nuvola che non riesce a trattenere la pioggia, raccolte di fiabe tradizionali, storie di vario genere su gattini, cagnolini, pezzetti di carta, palloncini, nonnine, etc. ed infine Peppa Pig: che va al mercato, in campeggio, in gita, a teatro, nell’orto, in aereo, dai nonni… che insomma fa di tutto… tranne impugnare uno shinai!
A grandi linee questa è la libreria di mia figlia e, immagino, anche dei bimbi di vostra conoscenza. Un “kendopapà” quindi, per accendere la sacrosanta scintilla del bushido nella giovane menti dei “kendobambini”, è costretto a mistificare l’esistente: il principe azzurro affronta il drago in jodan, la bella lavanderina non lava fazzoletti ma tenugui ed il lupo abbatte la casa del pigro porcellino con un poderoso kiai.

Ecco, potete immaginare quindi la gioia nel trovare “Under the Sun” di Jason Scott Moore: un libro illustrato per ragazzi sulla storia di Musashi.

Nei minuti successivi alla scoperta ho messo soldi sulla prepagata, ho effettuato l’accesso ad Amazon ed infine contattato l’autore domandando come mai non trovassi il link per la versione in italiano. Tutto con l’espressione nota sul web come: “Shut up and take my money!”

Incredibile! Per qualche strano motivo l’Italiano, che si piazza al 21° posto tra le lingue parlate nel Mondo (al 19° abbiamo il Tamil, al 20° il Vietnamita) non era stata scelta per la traduzione!

Il mio sogno in cui la bimba, ormai grande e nanadan, raccontava di aver approcciato il kendo grazie al padre che ogni sera le leggeva la storia di Musashi stava svanendo.
Fortunatamente, forse, in quel momento Jason stava sognando di battere il record di Pinocchio, che si piazza al 2° posto nella classifica dei libri più tradotti al mondo. Al primo c’è La Bibbia ma non credo che Jason voglia sfidare la Bibbia. Non si sa mai.
Insomma, questa convergenza di sogni ha portato rapidamente all’unica conclusione possibile: tradurre “Under the sun” in Italiano!

Non sono assolutamente uno scrittore, ho un curriculum prettamente tecnico e sono del tutto nuovo in questo campo. Tuttavia mi è sembrata una sfida interessante, ho pensato che un libro per ragazzi non fosse “Guerra e Pace” di Tolstoj” e ho deciso che ce l’avrei fatta!

Non è stato proprio banale, molte espressioni (a partire proprio dal titolo “Under the sun”) andavano stravolte se si voleva che assumssero un senso pieno in Italiano ed alle volte era possibile, in altre (come per il titolo) era necessario mantenere la forma scelta dall’autore. L’Inglese poi ha un ritmo completamente diverso dall’Italiano e bisognava rispettarlo, utilizzando le forme della nostra lingua e contando le parole per restare nello spazio del testo concesso per ogni immagine.

Per concludere in alcuni casi mi sono trovato veramente in difficoltà. Un esempio: la spada di Kojiro si chiama “Monohoshi Zao” (in inglese, da wikipedia, “Drying Pole”) come renderlo in Italiano?

Sono uscito dall’empasse scovando che manga aveva già risolto il problema scegliendo per tutti: “Stendipanni” (banale si, ma se avessi usato “stendino”? Se il mondo della lavanderia avesse un’altra parola che io, poco incline ai lavori domestici, non conosco?)

Finita la traduzione, ho chiesto il parere di due esperti: un’insegnante delle elementari ed un appassionato del genere. Entrambi sono stati generosi in consigli e correzioni, anche troppo! Per raccontarvi un aneddoto: l’autore usa: “shugyoshi, or student of the sword.” che letteralmente sarebbe: “shugyoshi, o studente della spada.” Beh, il mio esperto mi ha contestato “studente”: dal momento che Musashi era un autodidatta avrei dovuto utilizzare “studioso”! – Di certo mi ero affidato ad occhi attenti!! (poi però, ho lasciato “studente”).

Prima di augurarvi una buona lettura (perché lo leggerete tutti, vero?) voglio scusarmi con i kendoka seri (non quelli che si mettono a tradurre libri per bambini) per un quiproquo avvenuto tra me e l’autore: appena consegnata la traduzione, Jason ha iniziato a fare un po’ di pubblicità proclamando la traduzione in Italiano a cura di “Sensei Marco Papetti”. Credo di essere intervenuto in tempo per far rimuovere quel “Sensei” prima che qualcuno lo leggesse, spiegando che ero tutt’altro che tale e che, per dirla tutta, nemmeno il mio Maestro ama che ci si rivolga a lui con questo titolo. “Uno a caso tra i tanti kendoka italiani” tuttavia non era abbastanza altisonante per la promozione del libro, siamo scesi a compromessi: “senpai”. Lo stesso giorno (fatalità) leggevo in “Tan Po Ki” del M° Rigolio (che non ringrazierò mai abbastanza per il dono 😉 ) che in un keiko in Giappone con Tani sensei, lui sedeva tra i senpai. Alla luce di questo, anche per il titolo “senpai” sono stato chiaramente un usurpatore!

Finalmente sono al promo finale, il libro sarà disponibile su Amazon da Dicembre. Credo sia un’altra buona occasione per far conoscere il nostro Mondo e per avvicinarci anche ai più giovani. Questo è lo spirito che mi ha spinto ad approcciare una sfida in un settore nel quale non sono un professionista e che mi auguro spinga anche voi a supportare iniziative come queste.

http://www.amazon.it/Sotto-Sole-Storia-Miyamoto-Musashi/dp/1505226120/


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Hagakure – La critica costruttiva

La stagione di pratica è ripresa praticamente in tutti i dojo sparsi nell’Italia del Kendo.

Ci è sembrato allora interessante andare a rileggere un testo che potrebbe essere utile a chi in qualità d’istruttore deve introdurre la nostra disciplina a nuovi appassionati.

“E’ importante rimproverare e correggere chi commette errori. Questo atto è la manifestazione della compassione e il primo dovere del samurai. 

Ma è necessario sforzarsi di farlo in modo corretto. In effetti è facile trovare qualità ed imperfezioni nella condotta di un’altra persona così come criticarla. Molti si immaginano che sia un atto di gentilezza dire agli altri ciò che non desiderano sentire e, se le critiche non sono ben accolte, li considerano irrecuperabili.

Un simile modo di ragionare è irragionevole e dà gli stessi risultati negativi che derivano dal mettere intenzionalmente qualcuno in imbarazzo o all’insultarlo.

Spesso è solo un cattivo modo di liberarsi la coscienza.

Prima di esprimere una critica si deve essere certi che la persona sia disposta ad accettarla, ed è necessario esserle diventati amici, aver condiviso i suoi interessi ed essersi comportati in un modo tale da ottenere la sua piena fiducia, così che presti fede alle nostre parole. Poi è necessario il tatto: bisogna scegliere il momento opportuno ed il modo appropriato per formulare la critica, magari con una lettera o dopo un incontro particolarmente piacevole, parlando prima dei propri difetti per condurre l’interlocutore a comprendere, senza sprecare più parole del necessario.

Occorre lodare i suoi meriti, sforzarsi di incoraggiarlo, fargli assumere l’umore giusto, renderlo desideroso di osservazioni come l’assetato lo è per l’acqua.

A quel punto bisogna correggere i suoi errori.

La critica costruttiva è una operazione delicata. So per esperienza che le cattive abitudini radicate sono difficili da estirpare.”

Accanto a questo bellissimo passaggio dell’ Hagakure segnaliamo l’interessante commento che siamo andati a rivedere nel sito “Ki on Line” scritto da Luigi Rigolio che trovate qui.


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“Il Kendo che vorrei”

Mentre stavamo organizzando l’inaugurazione del nostro dojo ed il 6° Trofeo dell’Adriatico siamo venuti a conoscenza dell’uscita di questo libro. “Il Kendo che vorrei. Proposta per una nuova forma di shiai“.

Il testo è stato scritto da Otsuka Tadayoshi Sensei e tradotto in lingua italiana da Ornella Civardi, con la collaborazione di Lorenzo Zago e di Marco Dal Zovo, colui che ha dato lo spunto nell’iniziare il lavoro di traduzione e che ha soprattutto messo a disposizione il testo in lingua giapponese.

Conosciamo il nome di Otsuka Sensei dal tradizionale seminario organizzato dall’Heki Sui Kan, che è giunto proprio quest’anno alla decima edizione, ed al quale abbiamo partecipato cinque anni fa.

Il libro è stato scritto dal Maestro nel 2004, mentre le sue condizioni di salute si stavano aggravando, e crediamo questa sua condizione fisica abbia in qualche modo accentuato l’urgenza e la necessità di lasciare un messaggio così forte sul futuro e l’evoluzione del kendo a tutti gli appassionati.

 

Nell’affrontare le varie tematiche, Otsuka Sensei riporta in numerosi passaggi la sua convinzione circa il fraintendimento del principio per cui “lo shinai è  la spada dei samurai”.

“La spada del samurai è fatta per ferire ed uccidere, e la tecnica con cui è usata a quello deve mirare. Lo shinai al contrario non deve servire a far del male all’avversario, perciò la sua tecnica è fatta di colpi indirizzati a punti prefissati”

Secondo il Maestro lo spirito con cui si maneggia lo shinai pensandolo appunto come “spada dei samurai” rischia di scatenare in alcuni casi comportamenti violenti, ed è per questo che si augura un ripensamento verso un “un kendo dello shinai”. E’ sì affascinante pensarsi guerriero, ma “che senso ha nella società attuale pensare lo shinai come spada del samurai”?

Di fronte a tali interrogativi è difficile avere una visione chiara e precisa, ma leggendo come il Maestro Otsuka sviscera gli argomenti nel più minuzioso dettaglio, non mancano di certo le riflessioni che il lettore si trova a farsi.

Attorno a questo profondo dibattito, Otsuka Sensei affronta argomenti attualissimi come ad esempio la possibilità che il Kendo diventi disciplina olimpica, od il dibattito tra praticanti riguardo l’assegnazione del punto a fronte di un sistema di valutazione troppo articolato e per il quale propone soluzioni inedite!

Da lettore si rimane colpiti dall’urgenza comunicata dal Maestro nell’evolvere il Kendo. Molti di noi rivedono questa meravigliosa arte marziale come cassaforte di tradizioni culturali e non solo, mentre Otsuka Sensei evidenzia chiaramente la necessità di far evolvere il kendo evitando il rischio che “questo si trovi in una situazione di stagnazione”.

Altro tema forte del libro è il desiderio di modificare la gestione del kendo a livello federale. Secondo l’autore, un sistema piramidale basato sul grado non va nella direzione di riforma del regolamento, soprattutto se i parametri di valutazione durante gli esami non sono affatto chiari.

E’ quindi abbasta chiaro che Otsuka Sensei, affianco a tantissimi spunti di riflessione profondi ed interessanti, voglia un cambiamento radicale. Non mancano poi valutazioni di tipo economico. A titolo di esempio vengono riportati gli introiti per la federazione giapponese derivanti dagli esami. Fondi che rappresentano il 70% delle entrate complessive della federazione. Secondo Otsuka Sensei queste somme non vengono reinvestite adeguatamente per la divulgazione del kendo.

“Non esiste un altro sport in cui, dopo trent’anni e undici Campionati moniali, lo stesso paese continua a monopolizzare le prime posizioni. Una situazione di questo tipo rivela gravi problemi strutturali (Kendo Jidai giugno luglio 2002).”

Sono considerazioni molto forti quelle di Otsuka Sensei. Non troviamo infatti solo affermazioni di carattere tecnico o filosofico, ma una visione molto ampia di quello che dovrebbe essere il Kendo secondo il suo punto di vista.

Vista la delicatezza dei temi trattati ed il nostro consueto approccio da “elefante in un negozio di cristalli” ci asteniamo nel fare alcuna valutazione di merito, ma siamo assolutamente certi che questo è un testo che non lascia indifferente il kendoka moderno. Lo stuzzica costringendolo a farsi domande, a trovare anche delle risposte che non sapeva di avere. Un testo con diverse citazioni di Maestri che conosciamo grazie ai seminari federali e privati.

A tutti gli effetti, un must per un appassionato di kendo.

Se siete interessanti all’acquisto contattate via mail Jacopo Grandi alla mail jacopograndi@libero.it