Kendo nelle Marche


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Intervista a Gianfranco Moretti – 2° ed ultima parte

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proseguiamo l’intervista con la 2° ed  ultima parte dell’intervista a Gianfranco Moretti, Presidente della Confederazione Italiana Kendo, iniziata qui.

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K.N.M.: Tra i pochi testi in lingua italiana sul kendo troviamo quello scritto da lei e pubblicato nel 1988. L’ha riletto recentemente? Cosa prova quando pensa al periodo in cui è stato scritto?

G.M.: Mi piacciono i disegni di Salvatore Bellisai e la foto in ultima pagina dove sono con gli amici (che ho rivisto lo scorso anno) della polizia di Kobe. Per il resto è un libro scolastico che allora andava bene perché quasi nessuno conosceva il kendo e , forse , poteva aiutare un minimo approccio. Sottoscrivo infine la mia pagina iniziale dove spiego sostanzialmente che il miglioramento della tecnica è direttamente proporzionale al numero di volte che si indossa il men come a dire che nessun libro di kendo ci può essere più utile di un buon allenamento nel dojo.

K.N.M.: Anche se non sono passati secoli ma solo pochissime decine d’anni, osservando video di Kendo di quel periodo notiamo che dal punto di vista tecnico sicuramente c’è stata un’evoluzione, o comunque un cambiamento. E’ stato perso qualcosa, tecnico e non, che secondo lei varrebbe la pena recuperare?

G.M.: Il mondo evolve e con lui , ovviamente anche il kendo. Quello che si è naturalmente perso è il legame diretto con i Maestri delle origini , quei noni e decimi dan che i nostri maestri attuali più anziani hanno avuto la fortuna di seguire direttamente ed erano ammantati di un’aura “marziale” che è quasi impossibile scovare oggi anche in Giappone.

K.N.M.: Ci parli dei suoi riferimenti, dei Maestri che l’hanno segnata maggiormente.

G.M.: Come ho detto ho iniziato con Kentaro Miyazaki e senza il primo mattone non si può costruire nulla. Tra l’altro vi comunico in anteprima che al prossimo Kyoto Taikai il mio Tachiai sarà proprio contro il mio primo Maestro (nessuno pensi che vi sia stata pressione sugli organizzatori…). (nd.r. qui il tachiai dello scorso anno)
Ho seguito poi Nobuo Hirakawa che è sempre stato con noi generosissimo di attenzioni ed insegnamenti.

Nei momenti comunque , soprattutto agli inizi , dove non vi erano Maestri giapponesi sempre mi era di grande aiuto l’insegnamento di Azeglio Babbini che forse anche voi avete potuto conoscere anche se ora è un po’ acciaccato.

credits – Shumpukan

Poi ho due cari amici delle cosiddette nuove generazioni che sono Masahiro Koyama e Kazuiko Tani : devo dire che sono molto fortunato nelle amicizie…
Come praticante, atleta della nazionale , responsabile tecnico federale e poi presidente ho comunque conosciuto, frequentato, apprezzato e stimato un innumerevole lotto di Maestri che qui non elenco ma con i quali ho rapporti di stima, spero reciproca, che vanno al di là della mera conoscenza e tutti mi hanno insegnato qualcosa perciò, quando li incontro, non manco mai di ringraziarli.

K.N.M.: Qual è tra tutti i Maestri di nuova generazione che più l’ha colpita e perché?

G.M.: Vi sono tantissimi giovani fenomeni soprattutto al top dell’agonismo in Giappone, passata una certa età alcuni un po’ si perdono ed altri, al contrario modellano le loro doti passando dall’essere un campione al diventare un Maestro: in generale ammiro chi riesce a fare questo passaggio che non è per niente facile e scontato.

K.N.M.: In rete abbiamo letto alcuni articoli e commenti su come manifestare la propria gioia a fine incontro in shiai, anche quando il risultato raggiunto è letteralmente storico come nel caso dell’Italia al 26° EKCQual è la sua opinione al riguardo?

G.M.: La Nazionale Italiana è universalmente riconosciuta tra le più rispettose dell’etichetta, fino all’ultimo chi era dietro alla squadra è stato composto. Quando abbiamo vinto hanno educatamente esultato considerando che, anche giustamente, erano sovrastati da un palazzetto in buona parte “casalingo”. Non vedo quindi nessun comportamento censurabile come non consono al nostro mondo.

credits – winnitravel

K.N.M.: L’Italia ha avuto l’onere o l’onore di ospitare la 15° edizione dei campionati mondiali: sono trascorsi quasi due anni e certe emozioni lasciano sicuramente spazio a maggior lucidità d’analisi. Cosa ha significato per lei quell’esperienza e che tipo di feedback a livello di crescita ha apportato alla nostra federazione quest’impegno di primissimo piano?

G.M.: Grazie anche a quell’evento che per noi organizzatori rimarrà come indelebile ricordo , la CIK gode ormai di un prestigio internazionale inattaccabile . Per quanto riguarda la crescita complessiva io mi auguro che l’aver potuto ospitare un campionato di quel calibro che, ricordo, ha avuto anche un record di presenze (leggi vendita di biglietti) sugli spalti abbia dato una nuova spinta di entusiasmo per chi tra i nostri associati desidera promuovere le nostre discipline.

K.N.M.: Qual è la sua opinione riguardo la possibilità che il Kendo diventi sport olimpico?

G.M.: Non credo che il kendo possa diventare disciplina olimpica e, onestamente, la cosa non mi preoccupa…

K.N.M.: Quale obiettivo si è dato come Presidente CIK e quale come kendoka?

G.M.: Come Presidente il mio obiettivo attuale è quello di lasciare la CIK in buone mani e quindi, insieme al Consiglio, dobbiamo sforzarci di creare una nuova e motivata classe dirigente che ci possa in fretta sostituire.

Come Kendoka mi piacerebbe sempre cercare di migliorare la tecnica e lo spirito ma il tempo passa inesorabile e questo obiettivo è sempre più difficile da perseguire.

Di sicuro almeno una volta proverò a fare l’esame per ottavo dan per poter raccontare ai nipoti di esserci stato.

K.N.M.: Chiudiamo con una curiosità prettamente tecnica di un nostro amico e collaboratore…
Dobari o Koto? E perché?!

G.M.: Dipende dalle tecniche che si prediligono , io uso Dobari , a Voi scoprire le mie tecniche.


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Intervista a Gianfranco Moretti – 1° parte

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Oggi abbiamo il piacere di ospitare su questo blog Gianfranco Moretti, attuale Presidente della nostra federazione, che ringraziamo sinceramente per la disponibilità dimostrataci.

Le domande che leggerete sono il frutto del nostro approccio al kendo ed alla sua divulgazione; abbiamo chiesto infatti ai nostri collaboratori quali curiosità volevano soddisfare grazie alla disponibilità del Presidente Moretti;  queste sono state raggruppate nella migliore sintesi possibile di un lavoro collettivo.

Grazie quindi a tutti voi che avete contribuito ;-).

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K.N.M.: Partiamo dal recentissimo successo degli Europei 2014! L’Italia non è nuova nel portare i suoi atleti in zona medaglie, soprattutto nell’ultimo decennio. Ma da quel che leggiamo nel’albo presente a questo link, non era mai successo di vincere la medaglia d’oro nella competizione a squadre. Ci siamo rifatti delle 25 edizioni passate “bissando” sia nel torneo maschile che femminile!

Qual è stato il suo primissimo pensiero da Presidente della Federazione quando abbiamo vinto la prima medaglia a squadre femminile e quale invece dopo il bis dei ragazzi?

G.M.: Quando un risultato si raggiunge per la prima volta come giustamente sottolineate, si può parlare effettivamente di “risultato storico” senza essere smentiti.
Eravamo partiti in sordina e, almeno con le femmine, non eravamo i favoriti, quindi alla prima vittoria, macinata con pazienza incontro dopo incontro, pur essendo consapevole della loro forza, oltre alla gioia vi è stato anche un piacevole senso di sorpresa come quando si riceve un regalo inaspettato. I giorni seguenti invece, forti proprio del risultato femminile e del riconoscimento del fighting spirit al nostro juniores, i risultati ci hanno fatto gioire ma eravamo più consapevoli di poterli raggiungere e quindi un piacere diverso, come quando ti arriva una ricompensa che tu giudichi giusta e meritata.

credits – CIK

K.N.M.: Quali sono stati gli ingredienti che hanno portato a questo successo e che in passato secondo lei sono mancati?

G.M.: Non vi sono mancanze passate o ingredienti misteriosi altrimenti sarebbe troppo semplice.
Le gare singolarmente si svolgono in una giornata, in questa giornata occorrono una serie di congiunzioni astrali che vanno dall’essere in perfetta forma fisica ad avere un buon sorteggio, ad essere ben arbitrato ecc. ecc. Altri anni siamo stati ad un passo dalla vittoria a squadre ma, evidentemente, qualche situazione non si era volta a nostro favore come spesso può capitare.

K.N.M.: In che misura ha contribuito al risultato dei 26° EKC il nuovo metodo di “scrematura” della rosa adottato nell’ultimo periodo?

G.M.: Credo che il nostro staff tecnico abbia lavorato al meglio, sulla scrematura non entrerei nel merito perché, in particolare quest’anno, ho potuto presenziare ad un solo allenamento, peraltro condotto oltre che da Walter Pomero anche dal maestro Masahiro Koyama, grande amico della CIK.
Certo sono sicuro che lo staff tecnico non si siederà sugli allori ma per il prossimo anno dei Campionati Mondiali a Tokyo sta già pensando a nuove tipologie di allenamento per raggiungere altri storici risultati . (durante gli europei l’Italia ha trovato il tempo di allenarsi anche con la squadra USA al completo che ormai, posso dire si è gemellata con noi)

credits - Fabrizio Mandia

credits – Fabrizio Mandia

K.N.M.: Scendiamo vertiginosamente dai Campionati Europei e caliamoci verso le piccole realtà di provincia. Che suggerimenti si sente di dare ai dojo, soprattutto quelli meno strutturati, per poter “capitalizzare” quest’importantissimo risultato ai Campionati Europei per avvicinare nuovi praticanti?

G.M.: Come Federazione cercheremo di dare il maggior risalto mediatico possibile a questo evento anche se, come sappiamo, gli sport più in voga sono altri…
Quello che può forse interessare ed attrarre i praticanti è il sapere che la CIKè un’eccellenza europea in termini di organizzazione, di tecnica e soprattutto di “cuore.”

K.N.M.: L’Italia è tra le prime nazioni in Europa e non solo dal punto di vista agonistico. Nonostante ciò, il livello di visibilità sui media tradizionali e non, è abbastanza limitato. E’ una scelta voluta quella di non “confondersi” con sport più popolari così da mantenere un approccio più marziale possibile alla disciplina?

G.M.: Abbiamo da poco rinnovato il contratto con Rai Sport ed anche loro ci chiedono meno agonismo e più arte marziale intesa come filosofia e cultura: vedremo di accontentarli. Come primo appuntamento li porteremo direttamente al Kyoto Taikai per realizzare un importante e, speriamo , interessantissimo “speciale”.

K.N.M.: Nel nostro piccolo, come dojo privato, abbiamo cercato di allacciare rapporti con alcune strutture scolastiche ma l’impresa è davvero ardua. Le Scuole oltre ad avere risorse ridottissime, spesso privilegiano sport di massa, o comunque più conosciuti. Crede che un coordinamento a livello nazionale, se non addirittura un progetto mirato per promuovere il Kendo negli istituti scolastici, possa essere un veicolo efficace per divulgare la nostra amata arte marziale?

G.M.: Abbiamo persone che al nostro interno cercano di portare avanti un progetto scuola che possa essere poi utilizzato da tutti i dojo interessati, appena ci saranno notizie le divulgheremo.

K.N.M.: Usciamo un attimo dal ruolo federale che ricopre per trattare il suo rapporto con il Kendo. Quando ha iniziato ad avvicinarsi a questa disciplina e cosa l’ha spinta ad impugnare la shinai?

G.M.: Ero un judoka fin dalla tenera età e nel 1978 ho iniziato a praticare con il Maestro Kentaro Miyazaki all’epoca quinto dan; da allora non ho più smesso.

8 wkc kendo 1991 italy

K.N.M.: Com’è cambiato il suo approccio al Kendo nel corso degli anni?

G.M.: Vi sono state tante evoluzioni, al momento sto cercando di studiare il kendo delle persone anziane anche perché comincia a riguardare anche me. Sono molto interessato a conoscere i segreti di questi Maestri che anche in età pensionabile continuano a praticare con intensità ed efficacia straordinarie anche con la normale ed irreversibile diminuzione della forza fisica.
E’ su questo punto , credo , che si delinea più chiaramente la demarcazione tra sport ed arte marziale.

Rimanete sintonizzati per la 2° parte


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Una spada per la pace

 

Pubblichiamo oggi un’intervista fatta da “Il Ducato, Giornale on line dell’Istituto di Formazione al giornalismo di Urbino“.

L’intervista, integrata da alcuni spunti dalla redazione del giornale, è inserita nella rubrica “Donne e Sport” assieme ad una serie di articoli su Sport considerati generalmente “maschili”.

A tal proposito riproponiamo il link dell’articolo “Dell’agonia del kendo femminile italiano” tratta dal blog “Le Donne del Kendo” disponibile al seguente link

https://kendonellemarche.wordpress.com/2010/10/10/dell%E2%80%99agonia-del-kendo-femminile-italiano/

Il Kendo coniuga lotta e meditazione Zen

Una spada per la pace

Raffaella Uguccioni, di Morciola, a prima vista sembra essere una signora di 42 anni come tutte le altre, invece è un’esperta di arti marziali.

Dopo 13 anni di karate, da quattro ha trovato un’attività diversa: più volte alla settimana si copre con un’armatura il torace e le mani, sulla testa mette un casco che ha sul davanti una grata di ferro, imbraccia una “shinai” e pratica l’antica e nobile arte marziale del Kendo, la spada giapponese. Evoluzione rituale e artistica dell’arte della spada samurai, la katana, il kendo è un’arte marziale che ha quasi 900 anni, un connubio tra corpo e mente che ha affascinato Raffaella, ormai arrivata al grado di Primo Kyu (paragonabile a una cintura marrone nel karate). “Nel Kendo – spiega Raffaella – sia nell’armatura che nei colpi c’è uno spirito, è uno spirito di determinazione, di forza: attraverso gli urli che facciamo mentre portiamo i colpi facciamo capire agli altri e a noi stessi la nostra determinazione nel colpire il corpo dell’avversario”.

Il Kendo, il “cammino della spada”, è stato introdotto in giappone nel periodo del regno Kamakura, cioè alla fine del dodicesimo secolo. I suoi discepoli sono chiamati kendoka e, almeno durante la pratica, seguono principi vicini al buddismo zen, come quello della cosiddetta “mente vuota” (Mushin) o della “mente impassibile” (Fudoshin), le antiche pratiche psicologiche che consentivano ai Samurai del medioevo nipponico di recarsi in battaglia senza temere la morte, considerata, come la vita, una realtà puramente illusoria.

Il Kendo si pratica indossando un’armatura e impugnando una spada fatta di bambù o di legno massiccio. L’avversario può essere colpito con la lama o la punta della spada e, nelle competizioni, vince chi porta all’avversario due colpi puliti nei punti prestabiliti. Anche se esiste una federazione italiana e delle competizioni, Raffaella non crede nel gareggiare, vive il Kendo come una pratica meditativa che sportiva: “Anche se è un’arte la cui pratica è sempre stata prevalentemente maschile – spiega Raffaella – non c’è nessun motivo per cui una donna non debba praticarlo: è praticamente impossibile farsi male e insegna molte cose sulla vita.

Quando abbiamo portato il Kendo nelle scuole moltissime ragazzine se ne sono interessate (ndr il link del progetto qui) .

Ai genitori direi di non farsi convincere dagli stereotipi che vedono le arti marziali come sport violenti e inadatti alle donne, sono arti che rafforzano lo spirito e formano il carattere.

Il Kendo è una ricerca per trovare sè stessi”.

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Aggiornamento 6° Trofeo dell’Adriatico:

è in programma per il prossimo 12 Febbraio 2014 nella Sala Provinciale “Angelini” in via Gramsci, 4 di Pesaro, la conferenza stampa per l’inaugurazione del dojo ed il 6° Trofeo dell’Adriatico.

Info al seguente link:

http://ikendenshin.wordpress.com/2014/02/03/6-trofeo-delladriatico-conferenza-stampa/


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Intervistando Giuseppe Giannetto

Sul nostro canale Facebook l’avevamo preannunciato, e con grande piacere che oggi ci spostiamo nella bellissima Sicilia.

A differenza delle altre interviste che trovate qui, questa volta abbiamo ulteriormente aperto il blog ai lettori. Abbiamo infatti chiesto a tutti coloro che avessero delle domande o delle curiosità da soddisfare, d’inviarci il contenuto. Dobbiamo dire che, nonostante il popolo del Kendo sia un po’ timido, questa volta ha tirato fuori un bello spirito di condivisione, e ne siamo molto molto felici! 🙂

credits – kendodigital

Ciao Giuseppe,

innanzitutto complimenti!!! E’ stato davvero emozionante il tuo cammino agli ultimi EKC di Berlino. Attraverso il racconto redatto da Daniel Turner abbiamo poi avuto modo di respirare virtualmente l’aria frizzante di tutto il weekend.

Veniamo subito alle numerose domande…

Sappi che per la prima volta del blog, un’intervista si apre alla comunità del kendo, e le domande alle quali hai gentilmente accettato di rispondere, sono state raccolte tra gli appassionati di tutta l’Italia e non solo…

KNM: Partiamo dall’inizio. Raccontaci come e quando ti sei avvicinato al kendo.

G.G.: E’ iniziato tutto per puro gioco circa vent’anni fa, all’inizio praticavo solo judo successivamente il mio maestro volle farmi provare il kendo e diciamo che da quel giorno, tranne per un breve periodo, non smisi più di praticarlo.

KNM: nel confrontarci con altri kendoka, abbiamo sempre notato che esiste una figura alla quale si fa riferimento. Nel tuo caso c’è una guida, un maestro, un amico, insomma, una persona specifica nel Kendo alla quale sei particolarmente legato?

G.G.: Sicuramente la persona alla quale ho fatto sempre riferimento anche adesso che non c’è più è il mio unico maestro F.C.

KNM: Veniamo alla parte pratica. Da più versanti ci è stato chiesto d’illustrarci a grandi linee qual è il tuo allenamento tipo. Come ti prepari nell’arco dell’anno ad eventi importanti e se ci sono differenze di preparazione durante l’anno.

G.G.: Pratico Kendo tre volte a settimana, durante l’anno tendenzialmente seguo lo stesso tipo di allenamento, molto concentrato in termini di tempo, eseguendo tutte le tecniche su ritmi elevati e senza pause.

KNM: Ora una domanda che è ci hanno suggerito due amici, Raffaele Martini del Muganokai di Livorno e Danilo Lucantoni dello Shudokan Roma.

Hai dimostrato d’essere in grado di gestire livelli di tensioni altissimi, soprattutto nell’encho. Noi, con la formula ippon shobu adottata nel Trofeo dell’Adriatico, abbiamo proprio voluto spingere su qest’aspetto. Hai un approccio mentale e/o fisico mirato alla gestione di quella particolare fase di gara?

G.G.: Come ho sottolineato nella risposta precedente il mio allenamento è mirato principalmente sui ritmi, penso che il segreto da adottare in quella fase di gara sia quello di mantenere la stessa concentrazione adottata nel tempo regolamentare e soprattutto avere pazienza, attendere il momento migliore.

KNM: Gianni Gaspa del Mugen Como e Laura Formiga dell’EKK Verona ci hanno sottoposto una domanda su un argomento che qui, nel nostro blog è stato trattato diverse volte. La differenza tra il kendo espresso dentro lo shiai-jo e fuori. Alla luce delle tue esperienze anche internazionali che ti hanno visto protagonista assieme ai tuoi compagni, c’è spazio per l’unione di un kendo cosiddetto di “qualità” con quello tipicamente da gara, quindi se vogliamo più esasperato per certi aspetti?

G.G.: La qualità non esclude il comportamento puramente agonistico, anzi direi che per arrivare ad ottenere importanti risultati non debbano mancare queste due caratteristiche.

KNM: Daniel Turner, che ha scritto per noi il bellissimo diario degli ultimi EKC, ci pone una domanda da aspirante arbitro. Spesso durante le competizioni nascono dibattiti ed incomprensioni riguardanti l’assegnazione o meno di alcuni ippon. E’ sentimento diffuso che oggi come oggi vi sia una disparità tra la veloce crescita del livello dei competitori rispetto alla capacità di giudizio delle terne arbitrali. Condividi questa riflessione? Se sì, cosa pensi si potrebbe fare per appianare tale disparità? E se no, cosa ne pensi al riguardo?

G.G.: Effettivamente in brevissimo tempo il livello dei competitori è cresciuto tantissimo forse non parallelamente con quello arbitrale, direi che un ricambio generazionale o l’innesto di leve più giovani aiuterebbe a ridimensionare questo leggero dislivello.

credits – kendodigital

KNM: molti dei kendoka, sono affascinati dall’approccio interiore che il Kendo riserva, e che cresce sempre più, allenamento dopo allenamento, stage dopo stage e gara dopo gara. Ora, dalla lontana Colombia, Daniel Kogan, curatore di My Kendo comics che invitiamo assolutamente a visitare, ci ha inviato una domanda più intima. Che tipo di beneficio senti che il Kendo sta portando alla tua crescita come essere umano?

G.G.: Sicuramente la pratica del Kendo ha contribuito molto alla mia crescita soprattutto quella caratteriale, ho saputo coltivare la pazienza e la sicurezza in me stesso, due doti che contribuiscono alla qualità della mia vita quotidiana.

KNM: Veniamo al nostro caro Francesco Paterlini del Parma Kendo kai. Lui ci ha invece chiesto di sottoporti un’altra domanda molto dibattuta. Qual è secondo te la differenza di approccio tra il kendo praticato in Giappone e quello in Korea. Ed inoltre, in quale dei due ti riconosci meglio?

G.G.: Direi che in korea il kendo è uno sport, praticato con molto dinamismo e agonismo, più fisico a differenza che in Giappone che viene studiato più come stile di vita che come puro sport a tal proposito mi riconosco di più in quello coreano, poiché anche per merito loro e dei loro insegnamenti che sono riuscito a creare il mio stile.

KNM: Giovanni Barbagli del Koshikan di Firenze ha una domanda relativa all’organizzazione federale del Kendo in Italia. Cosa è significato per voi il passaggio dalla F.I.K. alla C.I.K.? Quali sono stati gli elementi che vi hanno portato a questa scelta?

G.G.: Il nostro passaggio ha significato sicuramente un salto di qualità, gli elementi che ci hanno portato a fare questa scelta sono stati diversi ma l’elemento fondamentale è stata la voglia di entrare a far parte di palcoscenici sia nazionali che internazionali di grande prestigio.

KNM: In quest’intervista siamo partiti dai tuoi riferimenti, ma ora anche tu credo che in qualche modo senti sulle spalle una sorta di responsabilità verso i più giovani su cosa vuol dire essere un campione di Kendo. Claudio Santagati dalla bellissima Sardegna desidera chiederti: cosa desideri che i giovani vedano in te, nel tuo kendo, nelle tue vittorie e sconfitte?

G.G.: Desidererei che potessero vedere in me un punto di riferimento, un consigliere, un amico con qualche esperienza in più da poter condividere.

KNM: un tuo caro amico che ormai ti ha chiesto di tutto, vuole sapere… “quanto si diverte ancora?” :D. Antonio Amendola

G.G.:Antonio sa benissimo quanto posso ancora divertirmi, è proprio questo il motivo che mi fa continuare ad essere un agonista, sentire tutte quelle emozioni, quelle paure, prima di ogni gara non ha prezzo.

KNM: la Sicilia è una terra bellissima ed almeno una volta nella vita va visitata, possibilmente portandosi il bogu in valigia :D.

Dove possiamo trovare te ed i tuoi compagni di pratica?

G.G.: Si, confermo che la Sicilia è una terra stupenda e sicuramente va visitata, e se vi portate con voi il bogu possiamo divertirci insieme a Messina, non esitate a contattarmi, a me ed ai miei compagni può farci solo un immenso piacere.

Kendo Messina F.C. . – kendomessina@gmail.com

http://www.facebook.com/groups/kendomessinafc/384894694953787/

Palasport UniMe (Centro Sportivo dell’Università di Messina)

Un saluto a tutti i lettori

Grazie mille Giuseppe, da tutti i kendoka d’Italia. 😉


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Ishiyama Sensei: Intervista a Leonardo Brivio

Amicizia. Ma anche piacere di fare Kendo assieme. Ecco cosa ci ha spinto a dare seguito alla serie di interviste iniziata con gli amici dell’Accademia Romana Kendo riguardo il seminario del M°Chiba e proseguita con Livio Lancini per la presentazione dello stage con il M°Tani.

Oggi parliamo con Leonardo “Dado” Brivio del III° seminario del Chianti tenuto dal M° Ishiyama che si terrà il prossimo 13 e 14 Aprile.

Dado lo abbiamo conosciuto grazie al nostro tutor Stefano Betti.  E’ stato ospite sin dalla 3° edizione del Trofeo dell’Adriatico e da lì in avanti ci siamo visitati a vicenda più volte. Ricordiamo con grandissimo piacere l’inaugurazione del dojo Ittoryukai Valdelsa avvenuta a Giugno dello scorso anno, ed ovviamente il precedente stage del M° Ishiyama.

Addentriamoci virtualmente nella bellissima Toscana per sapere cosa ci aspetta e da dove nasce questo seminario.

KNM: Ciao Dado, partiamo dal vostro dojo! Raccontaci un po’ dove praticate e da dove nasce l’Ittoryukai Valdelsa.

Dado: Allora prima di tutto permettetemi di ringraziare tutto il vostro blog per l’opportunità offertami. Siete GRANDI!! Il nostro dojo si chiama ITTORYUKAI VALDELSA, e l’avventura è cominciata nel 2010, un anno dopo il mio rientro in Italia da Tokyo. La cosa è cominciata quando sono stato contattato per fare una dimostrazione nelle scuole medie di Poggibonsi (SI), da lì mi hanno offerto di aprire un corso di kendo per bambini, che è cominciato in 2 bambini, di cui uno mio figlio Taro… Io nel frattempo mi allenavo a Firenze, all’Ittoryukai Firenze con Maurizio Biondi e Bernardo Cipollaro, poi dopo un anno circa le richieste di alcuni adulti mi mi hanno spinto ad aprire un corso adulti, cosa che si e` rivelata ben presto positiva. Infatti in breve tempo si è creato un gruppetto di persone che praticano e contribuiscono ad allargare questa nostra grande famiglia che è il kendo. Abbiamo fondato la nostra associazione mantenendo il nome Ittoryukai dato appunto dal Maestro Ishiyama tanti anni fa, in altri contesti, e aggiungendo “Valdelsa” che è la zona appunto dove viviamo. Pratichiamo presso il centro Equinox di Poggibonsi, sia per il corso bambini che per quello adulti, e per nostra  fortuna c’è un bellissimo parquet ottimo per il kendo e spazio a sufficienza.

KNM: L’amicizia che ci lega è frutto di uno scambio continuo, di viaggi attraverso gli Appennini, di sudore a suon di fumikomi ma anche semplicemente di voglia di vedersi e passare del tempo assieme. Siamo venuti a trovarvi diverse volte e voi siete ospiti fissi del nostro appuntamento più importante, il Trofeo dell’Adriatico. Cosa ne pensi di questi rapporti tra dojo?

Dado: La risposta e` semplice. Penso che sia il sale del kendo, o meglio quello a cui il kendo dovrebbe portarci naturalmente; amicizia e stima reciproca sono il giusto nutrimento. Poi se manca un pò di tecnica per fare debana men o kaeshi do la studieremo insieme….ognuno con i suoi tempi e modi, ma reputo l’amicizia come base primaria per fare qualsiasi altra cosa.

KNM: Addentriamoci ora al mondo giapponese in senso stretto…Hai vissuto per un po’ di tempo in Giappone dove hai praticato ovviamente kendo. Vuoi raccontarci qualcosa di quest’esperienza? E soprattutto come ha conosciuto il M°Ishiyama e quando hai capito che era lui il tuo Maestro?

Dado: La domanda rischia di andare per le lunghe…..riguardo alla mia esperienza in Giappone ti dirò che sono andato là a 21 anni per fare kendo, senza tecnica, conoscenza della lingua, senza biglietto di ritorno, senza soldi e con pochi e sparuti contatti (che fra l’altro non ho mai usato!). Il resto lo raccontiamo davanti a qualche birra…. 😉 Ringrazio infinitamente il Giappone per il bene che mi ha voluto e per tutto quello che mi ha dato, in primis Naomi e i miei figli Taro e Daigo! Riguardo al Maestro Ishiyama, l’ho conosciuto in Italia, durante il suo primo stage nel 1998, e me ne sono innamorato subito: un kendo al 100% dell’impegno, rapido e così potente da poter sembrare violento; mi ricordo che sudava molto più di noi e attaccava men a tutti, chiunque avesse di fronte. L’impressione quando subivi men era quella che ti staccasse la testa, letteralmente. A quel tempo avevo una minima esperienza di Giappone, ero stato là solo 6 mesi e biascicavo qualcosina… ma lui mi invitò ad andare dove insegnava, presso la Polizia di Tokyo, se volevo migliorare. Andai a fare asageiko al Keishicho Budokan (indimenticabile la prima volta) e chiesi se potevo praticare qualche giorno lì. Si arrabbiò e dandomi dello stupido mi disse che mi sarebbero occorsi un paio di anni per farmi una buona base. Dopo un anno mi disse che mi aveva scelto come allievo. Ricordiamoci che in Giappone il rapporto è reciproco, ossia non è solo l’allievo che sceglie il maestro, ma anche il maestro che sceglie l’allievo. Non ho parole per ringraziarlo per tutto ciò che ha fatto per me.

KNM: Guardando la locandina del prossimo seminario, notiamo subito dei “grandi kote”. Chi segue questo blog ricondurrà il tutto facilmente all’Itto-Ryu che abbiamo trattato con una certa frequenza. Sappiamo che ci sono tantissime scuole d’Itto-Ryu e non è poi così anomalo vedere maestri di kendo praticare queste scuola di spada. Secondo la tua esperienza, quanto sono propedeutiche per la pratica del kendo ed in che modo il M°Ishiyama rapporta l’Itto-Ryu al kendo?  Dado:Il Maestro Ishiyama è responsabile per l`Ittoryu all’interno della Polizia di Tokyo, e quindi la sua Ittoryu è finalizzata alla tecnica del kendo, non è fine a sè stessa. Riguardo alla propedeutica, direi che tramite l’Ittoryu s’imparano dei fattori fondamentali per il kendo: forza sulla punta della spada, potenza d’impatto, tai sabaki, senso del tempo e molto altro. E` ovvio che essendo praticata con i soli bokuto, per ragioni di sicurezza non è consigliabile a chi è proprio novizio, ma comunque può aiutare a correggere tanti problemi del kendo anche a chi ha poca esperienza.

Credits – Leonardo Brivio

KNM: Puoi anticiparci qualcosa su quale sarà il programma di pratica del seminario della prossima edizione? Dado: Ishiyama sensei di solito basa i suoi seminari su 3 fattori: 1) jigeiko (mawarigeiko, jigeiko libero) 2) uso e pratica del bokuto (kendo kata, Ittoryu, Bokuto ni yoru kihon geiko, suburi e altro) 3) grandi vasche di kakarigeiko e kirikaeshi Queste le componenti che solitamente fanno parte del suo allenamento standard. Non so ancora se ci saranno delle divisioni in gruppi, Ishiyama sensei quest’anno sara` accompagnato da Yoneyama sensei, un 7 dan anch’egli della Polizia di Tokyo e suo partner di Ittoryu da sempre. Abbiamo conosciuto il Maestro Yoneyama lo scorso anno ed è stato davvero un bell’incontro: una persona disponibile e molto ferrata nell’insegnamento (oltre ad avere due polsi che sembrano quelli di un muratore…) KNM: Vogliamo fare anche a te la stessa domanda che abbiamo fatto agli amici dell’ARK. “Spesso ci domandiamo come Maestri siano al di fuori del dojo. In che modo il Kendo viene portato nei rapporti umani extra dojo da Ishiyama Matsunori?” Dado: In Polizia tutti dicevano che Ishiyama Mutsunori dentro al dojo era il più cattivo, e fuori dal dojo il più buono. Penso che questa sia la miglior definizione del Maestro! La sua umiltà fuori dal dojo è rinomata così come la sua disponibilità: non guarda affatto l’etichetta o l’aspetto, ma l’essere umano. Non ha interessi particolari oltre al kendo ed allo stare in compagnia. La sua più grande gioia è praticare duro tutti insieme e poi….tutti a bere!! Una persona veramente umile come poche ne ho incontrate durante i miei anni in Giappone. Grazie per l`intervista e…vi aspettiamo!!! KNM: Grazie a te! Rinnoviamo quindi l’invito a tutti coloro che vogliono abbinare ad un’interessantissimo stage di kendo anche una piacevole giornata in una bella location ;-).