Kendo nelle Marche


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Kenzan Summer Camp 2016

Kendo ed estate di solito non sono un binomio molto apprezzato, anzi, la maggior parte dei dojo (italiani) sospende la propria attività di pratica nei mesi estivi per poi riprenderla alle porte dell’autunno.
Comincia quindi il periodo dei seminari estivi, o gasshuku, fatti apposta per coloro i quali non già sazi della stagione appena conclusa, vogliono praticare anche sotto il sol leone dell’estate italiana: Kendo nelle Marche ha parlato più volte del Bu-To-Ku-Mu-Kyo che si tiene ormai da diversi anni a Bedollo di Pinè (TN), mentre quello di cui mi accingo a parlarvi è un appuntamento relativamente recente, siamo alla seconda edizione, si tratta del Kenzan Summer Camp.

Convinto dai pareri positivi dei praticanti della prima edizione ho deciso di parteciparvi anch’io nei suoi 5 giorni di estensione.

La particolarità di questo seminario è che offre la possibilità di seguire gli allenamenti di tre delle quattro discipline della nostra federazione: Kendo (due allenamenti al giorno), Iaido (due allenamenti al giorno), Jodo (un allenamento al giorno).

Viene così data la possibilità di praticarne più di una, non essendoci sovrapposizioni di orari. Personalmente ho seguito Kendo e Jodo, ma ho visto tante altre persone che hanno scelto le altre combinazioni disponibili. Gli orari erano disposti in modo da permettere di giostrarsi fra palestra-albergo e spiaggia senza troppe difficoltà. La diffusa ricettività alberghiera di una città di mare ha permesso alla maggior parte dei partecipanti di trovare alloggio vicino alla palestra (e così anche alla spiaggia).

Gli allenamenti di kendo sono stati condotti dai maestri Asami e Ishi, entrambi ottavi dan coadiuvati da un terzo insegnante giapponese Yuga (quinto dan). La pratica è stata impostata in modo da lasciare nella seconda parte di ogni lezione ampio spazio al Jigeiko e al mawari geiko, mentre nella prima si alternavano esercizi di kihon, suburi e kata. La quantità di tempo a disposizione ha permesso infatti di dedicare l’ultima giornata di sabato allo shiai e alle prove d’esame. In entrambi i casi gli insegnanti hanno attivamente consigliato i vari kenshi illustrando loro difetti e pregi della pratica che avevano appena visto, donando quindi a ciascuno vari punti di miglioramento da poter approfondire nella stagione che verrà. Il mio giudizio su questa impostazione è stato più che positivo, infatti è stato molto bello avere la possibilità di ricevere in più punti del seminario numerosi feedback da parte dei maestri in modo da poter provare nell’arco dei 5 giorni a migliorare i propri difetti più evidenti.

Capitolo Jodo: diversamente da Iaido e Kendo, gli allenamenti hanno avuto cadenza di un solo appuntamento giornaliero, il che mi ha permesso di aggiungerla senza troppa difficoltà alla mia schedule.

È stato bello mettersi in gioco in qualcosa mai fatto prima ed è stata una scoperta più che piacevole. Il cambio di prospettiva (bastone contro spada) mi ha fatto “rompere” quelli che erano i miei schemi base di movimento e uso dell’arma, dopo ormai otto anni di Kendo infatti è stato stimolante mettere alla prova la capacità di adattamento in qualcosa da un lato vicino e dall’altro lontanissimo da quello che è l’uso di shinai e bogu.

Secondariamente è stato molto formativo rimettersi nei panni di un principiante assoluto: insegnando ci dimentichiamo fin troppo velocemente come sono stati i nostri primi mesi da praticante, le difficoltà affrontate, le cose e gli esempi di cui sentivamo necessità di avere e chiedere per poter progredire più velocemente. Tornare al punto di partenza mi ha dato molti spunti che cercherò di mettere in pratica con i nuovi principianti che arriveranno al dojo nella prossima stagione.

Francesco Paterlini

Parma Kendo Kai

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Ishii Sensei a Rho

credits - Kendo Rho

credits – Kendo Rho

Il signor Ishii Katsuyoshi (Kendo 8°dan kyoshi, Jukendo 8°dan kyoshi, Tankendo 8°dan hanshi) è un uomo sulla sessantina, ben piazzato, con un viso gioviale e dalla forte stretta di mano, nonché solido e forte kendoka.

Visto il suo curriculum di grande rilievo (trovate un breve biografia sulle pagine del Kenzan Gallarate e per un po’ qui o qui) mi sembrava un’occasione da non perdere e così, la mattina di domenica, ho caricato bogu e shinai in macchina alla volta di Rho.

In aggiunta il seminario era incentrato sugli esami dal terzo dan in su (n.d.a. fra circa 7 mesi sarò ancora una volta sotto esame), motivo in più per accumulare ore con la mente ben concentrata su questo tema.

Lo dico subito, a me il seminario ha colpito positivamente: tanto uchikomi, tanto mawarigaeko e soprattutto pochi, ma essenziali, punti su cui lavorare.

Il pregio delle tre ore è stato quello di ridurre all’essenziale le parole semeru e ma-ai e dare degli strumenti da utilizzare ai praticanti per poterle studiare nel proprio dojo in modo da masticarle e digerirle con la dovuta calma.

Pressione – Quando vuoi attaccare non gettarti sulla guardia del tuo compagno di pratica come se fosse un manichino immobile, prima vinci (il kamae e il centro) mantenendo “pienezza” e “compostezza” di spirito poi colpisci.

In questo vediamo anche l’altro concetto che sempre si accompagna a semeru: tame.

Distanza – Ricorda che i tuoi (poveri) piedi, non sono solo carne da macellare sui parquet delle palestre, ma devono portare il tuo corpo alla corretta distanza per raggiungere l’obiettivo, possibilmente senza che il tuo opponente se ne accorga, in modo che quando si muoverà (o rimarrà immobile) tu sia sempre nel punto giusto al momento giusto.

In tutto sono stati proposti pochi esercizi, ma con numerose ripetizioni, in modo da sedimentare al meglio i concetti che il maestro voleva trasmetterci nel breve tempo a nostra disposizione.

Riassumendo: un seminario concreto ed essenziale nell’affrontare tematiche complesse, se avete l’occasione di partecipare ad uno dei prossimi allenamenti in programma del sensei Katsuyoshi, fatelo, saranno ore ben spese.

Francesco Paterlini

Parma Kendo Kai

parmakendokai.wordpress.com


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“Non vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso”

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Sono appena ripresi gli allenamenti del dojo Parma Kendo Kai, presso la palestra Squashinn di via Rapallo n.7.

Ci trovate tutti i martedì e giovedì dalle 21:00 – 22:30.

Per qualsiasi informazione potete scrivere all’indirizzo mail  parmakendokai@libero.it, telefonare al 3491595885, oppure ancora venire a trovarci in palestra.


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Uno zaino per il Kendo

Il Problema:

Avendo ordinato una nuova armatura per me, ho deciso di mettere a disposizione quella vecchia per l’associazione.

Sfortunatamente non avevo anche porta il porta bogu annesso da prestare e il principiante a cui sarebbe toccata ha la necessità di venire ad allenamento in motorino, quindi un classico borsone da viaggio sarebbe stato scomodo o di difficile collocazione sopra il due ruote.

L’opzione di fargli prendere uno zaino di quelli fatti apposta non mi pareva praticabile per la spesa da affrontare (il principiante in questione ha 17 anni) e ho preso l’occasione per fare un po’ di progetti su cosa usare in alternativa che fosse, compatto, con gli spallacci e già presente nell’armadio o in casa del ragazzo.

E la risposta si è subito presentata quando ho dato una occhiata nel mio armadio è ho rinvenuto il mio vecchio zaino Invicta.

Dopo un po’ di tentativi su come sistemare tare e do ho inserito, men, kote, hakama, gi, un sacchetto con accappatoio (in microfibra), cambio di biancheria e ciabatte…. e ci stava tutto, abbastanza, comodamente.

Il Procedimento.

Ho fatto un po’ di foto per illustrare i vari passaggi:

Passaggio 1 Zaino, Hakama, Gi, sacchetto per la pulizia del corpo, tare, do men e kote.

Passaggio 1
Zaino, Hakama, Gi, sacchetto per la pulizia del corpo, tare, do men e kote.

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Passaggio 2 Metto il men in posizione laterale con la parte superiore a contatto con il fondo dello zaino

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Passaggio 3 Si inserisce l’hakama piegata in modo da occupare solo lo spazio sopra il men

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Passaggio 4 Si inserisce anche il gi, anch’esso piegato in modo da occupare il minor spazio possibile.

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Passaggio 5 Si chiude il primo scompartimento

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Passaggio 6 Si inserisce il sacchetto con accappatoio, sapone, ciabatte e cambio all’interno del secondo scompartimento

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Passaggio 7 Si inseriscono anche i kote.

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Passaggio 8 si fanno passare ai lati del mune in corrispondenza dell’apertura fra i kodare e gli odare le cinture per chiudere lo zaino.

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Passaggio 9 Stessa cosa dall’altra parte

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Passaggio 10 Lavoro finito!

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Spero che questo esercizio di packaging vi possa essere utile in futuro 🙂

Francesco Paterlini

Parma Kendo Kai


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“Sandojokeiko” ed il Kendo di prossimità

“Si fa di necessità, virtù”

 

San (tre), dojo (dojo), keiko (allenamento), è il ritrovo mensile delle società Sho Ryu Kan Piacenza, Cremona Kendo e Parma Kendo Kai.

In principio fu Bedollo 2012 dove con Elisabetta e Lorenzo ci conoscemmo meglio e parlammo dei nostri progetti per il kendo nelle rispettive città.

Parma e Piacenza erano appena nate con in dote già 6/7 principianti ciascuna, mentre Cremona aveva alle spalle anni di presenza sul territorio, ma in quel momento un numero esiguo di praticanti. Da noi tre responsabili, la necessità di dare ai nostri iscritti un momento di pratica comune, era vista come prioritaria, non era infatti possibile mettersi da subito a portare i propri ragazzi a stage ed eventi nazionali quando ancora non avevano messo il bogu e nemmeno programmare regolari visite ad altre palestre più lontane. Volevamo creare un’occasione di pratica regolare, una volta al mese, dove persone con le stesse esigenze potessero crescere insieme a poca distanza dalle proprie case (i collegamenti autostradali permettono spostamenti in 40 minuti da una città all’altra). Da qui l’idea del Sandojo.

Per il primo anno e mezzo la lezione veniva impostata a turno da uno dei tre insegnanti, quindi i metodi e la didattica erano quelli dei rispettivi allenamenti settimanali riproposti davanti ad una platea più ampia. Da ottobre 2014, invece, si è deciso di impostare la pratica con una divisione per gruppi:

  • Principianti
  • Sviluppo Tecnico
  • Shiai

Dedicando la seconda parte dell’allenamento al jigeiko con motodachi e a quello fra motodachi.

A quasi tre anni dall’inizio di questo progetto il mio giudizio non può che essere positivo e speranzoso per i prossimi appuntamenti. Quello che mi dà più soddisfazione è anche come tutti i nuovi iscritti nelle varie società sentano come fondamentale la loro partecipazione a questi eventi.

"Sandojo" di Gennaio -

“Sandojo” di Gennaio –

Questo mini articolo sul Sandojo mi permette di affrontare un tema che mi sta molto a cuore, ovvero quello del “kendo di prossimità”.

Viaggiare in questi anni su e giù per la penisola mi ha permesso di venire in contatto con un gran numero di praticanti e di affrontare con loro il tema della pratica dentro il dojo e quella presso eventi organizzati da federazioni o da singole società.

La cosa che mi facevano notare tutti era la mancanza di un elemento di raccordo fra queste due tipologie di organizzazione: un appuntamento di carattere regionale o addirittura provinciale che venisse fatto a cedenza regolare, in grado di aggregare tutte quelle persone che per motivi di tempo/lavoro/famiglia/soldi non erano in grado di muoversi per raggiungere quelle grandi concentrazioni di praticanti che sono i seminari federali, oppure stage privati di rilevanza nazionale. La cui caratteristica principale dovesse essere quella di prediligere la crescita tecnica dei partecipanti attraverso un allenamento con persone che vengono da realtà diverse, ma che si associano per un fine comune.

Inoltre, vorrei far notare come questi appuntamenti possano servire, non solo, ai praticanti appena iscritti per familiarizzare con propri parigrado e mettersi alla prova con loro, ma anche agli insegnanti che spesso non hanno persone con la loro stessa esperienza in palestra con cui confrontarsi per studiare in modo “avanzato” tecniche oppure preparare esami.

Tutto ciò però non dovrebbe essere posto dall’alto: non dovrebbe essere la C.I.K. ad organizzare questi eventi o a dire alle varie società “organizzatevi così”, deve essere frutto di una libera scelta dei responsabili dei dojo (e dei loro praticanti), è inutile infatti nascondere che in alcune aree della nostra penisola non corrono rapporti di buon vicinato e la cooperazione per essere efficacie deve essere spontanea e non indotta.

Perciò quello che mi sento è di suggerire a coloro che si allenano in aree lontane da quelle che sono le regioni dove si organizzano più eventi di guardarsi intorno e vedere se vicino a loro ci sono gruppi che hanno le stesse esigenze e voglia di collaborare. Ma anche a coloro che cercano semplicemente un’ulteriore occasione di pratica senza andare troppo lontano da casa propria.

Francesco Paterlini

Parma Kendo kai

parmakendokai.wordpress.com


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Kangeiko – Modena 6-7 dicembre 2014

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kangeiko kendo pesaro parma modena 2014

La domanda che mi faccio alla fine di ogni kangeiko, ma anche quella dopo ogni evento di kendo, è: “che cosa resta?”

In questo caso la risposta potrebbe essere riassunta da tante immagini, il kamae del Maestro Sakudo Masao e il suo modo di muoversi e porsi davanti a noi, le parole del Maestro Hanazawa Hiroo nella mattinata prima degli esami o nella pazienza e il viso sereno del Maestro Nasu Nobuo. Oppure ancora nella volontà di tutti e tre i maestri di trasmetterci qualcosa di più che fosse una conoscenza tecnica, ma qualcosa che andasse a incidere sulla “qualità” complessiva della nostra pratica.

Come ha giustamente ribadito Sakudo Sensei alla fine dei due giorni, il nostro non è propriamente un kangeiko come lo intendono in Giappone: sveglia all’alba: 50 minuti di kirikaeshi, 50 minuti di kakarigaeko/uchikomi, 50 minuti di jigeiko. Tutto questo per 15 giorni all’inizio di gennaio. Il poco tempo a disposizione ha portato i maestri a impostare il seminario in maniera differente.

Trovandosi di fronte un folto gruppo di persone adulte, è stato dedicato uguale tempo a insegnamento verbale, pratica di kata e allenamento in armatura. All’inizio dei tre blocchi in cui era stato diviso il week end si sono svolte delle vere e proprie lectiones magistrales.

credits - Emanuela Muratore

credits – Emanuela Muratore

Sono stati affrontati temi di grande attualità, come l’educazione dei bambini e di come anche la federazione giapponese si stia adoperando in questi ultimi anni al fine di suscitare il loro interesse nei confronti del kendo. In particolar modo si è parlato di come una corretta educazione sia all’interno del dojo che nella mura scolastiche porti alla formazione di cittadini che possono contribuire al miglioramento della società. In breve, partendo dalla postura, questa pone l’individuo in una condizione psicofisica diversa, molto più propensa all’ascolto e alla partecipazione. Così come lo sviluppo della voce come strumento di affermazione e rappresentazione della propria coscienza di se all’interno del contesto. Questi due aspetti li ritroviamo anche all’interno del kendo, una corretta shisei costruisce un kamae solido e forte, e una voce chiara pone l’individuo in una condizione di esprimere senza timore il proprio ki attraverso il kiai.

Tuttavia è una corretta respirazione che ci consente di costruire tutto quello detto in precedenza. Prima di iniziare la parte dedicata ai kata nella mattinata di sabato Sakudo ha mostrato come impostare una respirazione “addominale” che ci permette di rilassare la parte superiore del corpo e convogliare la tensione nella parte inferiore, in modo da “tagliare con il corpo” e non con le braccia.

Si sono formati poi tre gruppi in base al grado: 1°kyu, 1° e 2°Dan (a sinistra), 3° e 4°Dan (al centro), 5°e 6° Dan (a destra), ciascuno seguito da un Maestro.

Nel pomeriggio stessa divisione dei gruppi, ma con un focus sulla parte in armatura e un programma diverso a seconda dei gradi. Infine uchikomi e jigeiko con motodachi e poi combattimento libero.

Nella mattinata di domenica ha preso la parola il Maestro Hanazawa illustrando i punti focali del giudizio espresso dagli esaminatori durante gli esami:

  • Indossare correttamente vestiario e attrezzatura.
  • Eseguire rei in modo corretto.
  • Avere un kamae solido e pieno di energia.
  • Entrare in relazione con il proprio opponente.
  • Mostrare ri-ai, ovvero logica nell’attaccare.
  • Esprimere seme costruendo l’azione.
  • Colpire con ki-ken-tai e dare sae al colpo.
  • Esprimere zanshin.

Dopo questa spiegazione (molto più articolata di quelle che possono essere queste poche righe di cronaca) si è di nuovo praticato kata divisi per gruppi e infine men in testa e via di kirikaeshi e jigeiko con i motodachi. Per finire con venti minuti di jigeiko libero.

Nel pomeriggio si sono poi svolti gli esami di passaggio di grado dal terzo al quinto dan; rivolgete i vostri occhi ai tabelloni della CIK o alle vostre bacheche di facebook per vedere chi è passato o meno.

Mi vorrei invece soffermare su una cosa rara e di grande importanza avvenuta alla fine di tutto il seminario, una volta esposti tutti i fogli con i risultati e (ahimè) con alcuni degli esaminandi non promossi che erano già andati via, il maestro Hanazawa ha fornito un resoconto su quello che la commissione giapponese aveva visto durante gli esami, spiegando i motivi che li avevano portati a bocciare e quelli invece (già spiegati al mattino) che hanno riscontrato nei promossi. Con una raccomandazione per tutti: migliorare il ki ken tai, spiegando come sia molto difficile svilupparlo correttamente e di come anche lui abbia fatto fatica a consolidarlo nei suoi anni di pratica.

Concludo il resoconto con una frase di Sakudo:

“Il duro lavoro si riflette nel risultato”


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BU-TOKU-MU-KYO 2014 – Bedollo (TN) 20 – 24 agosto 2014

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Ormai sono 4 anni che partecipo a questo seminario e ogni volta porto a casa sempre qualcosa di nuovo, qualcosa in più. Non soltanto mi viene permesso di fare una full immersion di 5 giorni nella pratica con maestri di altissimo livello, ma anche di entrare in quel clima da “gita scolastica” con persone insieme alle quali partecipo a gare e a stage per tutto l’anno o ho un rapporto più stretto perché praticano in dojo vicini al mio.

Rispetto allo scorso anno con i ragazzi di Cremona e Piacenza decidiamo di fare una vera e propria operazione di guerra lampo: arrivare prima di tutti e riempire un’aula della scuola dove si svolge il seminario, onde evitare russatori molesti, elicotteri, sottomarini e cetacei (del perché di queste definizioni chiedete a Sara De Angelis (ARK) e a Luca Barbalace (Zenkenyu) ).

Ci accampiamo con materassini e lettoni gonfiabili e organizziamo quella che sarebbe stata la nostra casa per i seguenti giorni predisponendo anche un piccolo angolo cucina…si, ci siamo anche portati fornellini e armamentario vario, cosa non si fa per risparmiare e lasciarsi i soldi per i giri di grappa all’hotel Pineta e all’Imbarcadero?

credits - Lorenzo Sperzaga

credits – Lorenzo Sperzaga

Gli allenamenti si sono svolti tutti con un pattern comune di circa due orette e mezzo di pratica.

Suddivisi in questo modo:

  • Riscaldamento
  • Vasche e/o suburi
  • Kihon di tecniche – Men, Kote, Kote-men, Tsuki e Kirikaeshi.
  • Pausa
  • Jigeiko con motodachi dal quinto dan in su
  • Divisione della palestra in due parti: da una parte terzi dan motodachi per i gradi dal secondo dan in giù e dall’altra Jigeiko libero fra praticanti dal quarto dan in su.
  • Uchikomi con motodachi (Men grande e piccolo)

Prima degli allenamenti pomeridiani dal giovedì al sabato è stato possibile praticare liberamente kata divisi per gradi, scelta corretta vista la grandissima affluenza di quest’anno.

credits – Lorenzo Sperzaga

La grande quantità di tempo a disposizione ha permesso ai maestri giapponesi mostrare minuziosamente l’esecuzione di tutti gli esercizi proposti. Dal movimento dei piedi Okuri-ashi, Suri-ashi, hiraki-ashi e fumikomi-ashi per poi passare allo studio del kamae, di come trovare una posizione che ci consenta di essere rilassati e nello stesso tempo pronti a muoverci per attaccare.

Il maestro Negishi si è prodigato nel disegnare su una lavagnetta la corretta postura della schiena da mantenere, prima del colpo, durante il colpo e dopo il colpo.

Durante i suburi e il kihon è stato sottolineato il modo corretto di eseguire furikaburi (il movimento della shinai sopra la testa) quindi arrivare con il gomito all’altezza dell’orecchio e fare accelerare la punta fino a colpire il bersaglio con le braccia e i polsi correttamente stesi.

Durante gli esami di passaggio di grado siamo attentissimi a come siamo vestiti, ad aver indossato correttamente hakama, gi e bogu. Dobbiamo esserlo anche nella pratica di tutti i giorni. Il maestro Kasahara ha fatto una piccola lezione su “come-indossare-cosa”: dal gi che deve essere steso sulla schiena al’hakama goshi che deve essere all’altezza corretta sotto agli himo del tare, al do che non deve essere all’allacciato troppo alto tanto da scoprire l’hara-obi del tare. Al monomi del men, che deve essere appunto all’altezza degli occhi, così come l’allacciatura dei men-himo.

Tutto ciò non solo per una questione estetica, ma anche per la nostra sicurezza.

Passiamo quindi agli esercizi su men; men, in okuri-ashi, men con fumikomi sul posto, men con fumikomi passante, sayu men in okuri-ashi ecc.. Tutto con alle spalle gli insegnamenti sul kamae, sul caricamento e l’estensione delle braccia e dei polsi sul colpo visti nei suburi in precedenza.

Stessa cosa per il Men-piccolo e poi per il kote nei giorni successivi.

Altro blocco di esercizi sulla parte “materiale” del seme, vincere PRIMA il centro e POI colpire.

Tutta questa parte del seminario è stata guidata dal maestro Tani in persona: per prendere il centro è sufficiente il diametro della punta dello shinai e poi mantenere la traiettoria ideale per andare a colpire tsuki e da lì men oppure sollevare lo shinai e andare a kote calibrando l’ampiezza del passo in base al bersaglio scelto.

Altre note tecniche che sono state fornite “colpire tsuki con i polsi stesi nella stessa posizione di quando si finisce l’arco durante Joge-buri” e “preferibilmente impattare a 45°sugli yoko-men durante kirikaeshi”

Non mi stancherò di ripeterlo in questo piccolo resoconto, ma una dei pregi di questo seminario è la grande disponibilità di tempo che può essere dedicata, non solo al keiko, ma anche all’ascolto di esperienze e riflessioni portate dagli insegnanti.

La particolarità del kendo di essere una disciplina che può essere praticata attraverso tutte le età ci mette di fronte (come la vita stessa) a momenti di stallo ad esempio una crescita tecnica che ci sembra interrotta, oppure a ostacoli difficili come competizioni che non riusciamo a vincere, esami che non riusciamo a superare.

Tani sensei ci ha parlato della sua esperienza in merito. Qui di seguito cercherò di riportare i punti salienti del discorso:

 “Non sono mai stato un praticante da un palmarès invidiabile, al liceo e all’università ho vinto molto raramente delle gare e non sono mai stato il membro più forte della mia squadra, i miei successi nella shiai li ho raggiunti dopo quasi cinquant’anni di pratica vincendo 2 anni fa il campionato degli 8°dan, l’anno successivo sono arrivato in finale, mentre quest’anno sono uscito al primo turno. Quello che posso dirvi è di tenere duro e continuare ad allenarvi al di là dei risultati, concentrandovi sull’andare avanti con continuità impegnandovi con tutto voi stessi,  se non mi credete o secondo voi mi sbaglio aspettate di esservi allenati con questo spirito  per cinquant’anni e poi potrete darmi torto. Quindi se venite sconfitti o se non riuscite a superare immediatamente un ostacolo, non preoccupatevi, continuate a praticare, tenete duro…”

Tani Bedollo 2014

A tutti i partecipanti è stato poi consegnato un tenugui in ricordo del seminario: Jiki shin kore michi: cuore sincero è la via, questi i kanji impressi sulla stoffa.

Sabato sera arriva velocemente e ci troviamo nella stessa baita dell’anno scorso, prenotata solo per noi, con una grande novità per la serata, abbiamo una piccola competizione musicale.

Alle chitarre Giuseppe Piva e Sara de Angelis accompagnano Kasahara con “my way” in giapponese, Tani con una canzone sulle gesta di Takeda Shingen, per poi passare al gruppo dei tedeschi con una canzone popolare (di cui cerco ancora una versione su you tube, appena la trovo la linko) E due gruppi italiani fra cui un duetto Rigolio-Piva su una canzoni di Nanni Svampa “La Dona Biunda” e il gruppo misto dei fiorentini con “La Lallera” di Marasco.

Potete trovare tutte le performance filmate e documentate sulla pagina dell’evento su Facebook, chiude il tutto Negishi con una sua versione della canzone della “Marcia dei 365 giorni” riguardo a come è bello fare kendo (anche di questa trovate il video sulla stessa pagina delle altre).

Questi 5 giorni sono passati fin troppo velocemente, ma mi hanno dato la carica giusta per iniziare la stagione con il botto e con tante cose da mostrare ai miei ragazzi non appena ricominceremo i corsi.

Ringrazio ancora tutta l’organizzazione per aver reso ancora una volta possibile questo seminario, ringrazio i maestri Tani, Negishi, Kasahara, Shiriichi  e a tutti gli alti gradi che si sono fatti in quattro per farci entrare nella zucca come si deve cercare di fare kendo nel miglior modo possibile.

kendo Bedollo 2014

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Il corso di Kendo a Parma riprenderà il 2 Settembre nella palestra di Sorbolo (PR). Da Ottobre torneremo poi nella nostra palestra di Parma.

Tutte le informazioni su parmakendokai.wordpress.com/dojo-info/