Kendo nelle Marche

Elogio alla bocciatura

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Come affrontare l’esito di un esame lo sappiamo bene.
Conosciamo a menadito aforismi come:

“Non perdo mai. O vinco, o imparo.”

Abbiamo ascoltato più volte le indicazioni dei maestri che ci raccomandano di non dare al risultato dell’esame la concezione di successo/fallimento, ma di intenderlo come strumento di valutazione per il nostro livello.
Sagge parole, ascoltate alla fine di ogni sessione d’esame. Recentemente Moretti sensei ha addirittura preferito anticipare il discorso prima delle prove, affinché tutti fossero presenti e nello stato d’animo adatto per ascoltarlo e recepirlo.
Parole che abbiamo capito, alle quali crediamo, ma che lasciano sempre spazio a quel:

“Si però… se non perdessi sarebbe meglio!”

E così anch’io, prima e dopo che venissi bocciato (parola che il Presidente ci ha esortato a non usare) all’esame della scorsa primavera ho ignorato la visione “positiva” del fallimento che mi veniva proposta e ardivo alla promozione.
Oggi, ho capito qualcosa in più sul senso di quelle parole.

Procediamo con ordine.
Fino al conseguimento del 2° dan il mio approccio agli esami è stato questo: praticavo kendo, allenandomi in qualche maniera miglioravo, mi recavo agli esami e venivo promosso. 1° kyu, 1° dan, 2° dan. Tre esami fatti in questa maniera. Il 1° kyu nel 2011, il 2° dan nel 2014. Ho impiegato un anno in più rispetto al tempo minimo previsto a causa della fortunata nascita di mia figlia (E’ nata il 19, l’esame era il 22. Se fossi andato all’esame la madre non me lo avrebbe perdonato!).
Quindi, ammettiamolo, di consapevolezza ce n’è stata poca. 1° errore.
Immediatamente dopo il conseguimento del 2° dan, ho pensato che la prossima prova fosse lontana nel tempo. Talmente distante che valeva la pena rilassarsi un po’. Col senno del poi immagino questa scena: devo superare un dirupo ed ho la possibilità di prendere una bella rincorsa, invece mi trastullo fino in prossimità del salto, poi cerco di fare un gran balzo con solo due o tre passi di slancio. Vista così, è evidente che questo sia stato il 2° errore. A mia discolpa almeno, a differenza degli altri esami, questa volta mi sono convinto che la pratica non bastasse. Dovevo capire bene “come” praticavo e come invece avrei dovuto farlo. Partecipo quindi per la prima volta ad un seminario primaverile della CIK. E’ il 2015, esattamente un anno prima al mio futuro esame. La sfortuna ci mette del suo ed arrivo a Modena con un muscolo della gamba mal messo. Mi convinco che ce la posso fare comunque. Faccio in tempo a fare il saluto e quando mi alzo da seiza una fitta alla coscia mi avverte che il mio stage finisce lì. Con un bel rei e nulla di più. Oramai ci sono e partecipo come spettatore. Mi consola il fatto che questo abbia un nome giapponese “Mitori geiko”. Il gruppo di mio interesse è guidato da Castelli sensei e dalle sue parole mi accorgo che in effetti c’è molto da cambiare. Per la prima volta smetto di fare kendo divertendomi e basta e provo a farlo per bene. Partecipo a più stage di quanti famiglia e portafogli possano reggerne e mi convinco di aver fatto un buon lavoro. Passo una settimana di privazioni in un monastero zen (mi sarebbe piaciuto essere stato promosso subito dopo quell’esperienza, avrei avuto una bella storia da raccontare!). Infine esattamente un anno dopo quel seminario primaverile, provo il mio primo esame di 3° dan!

Bocciato.

Da buon italiano la prima reazione è quella di incolpare l’arbitro, poi le condizioni di contorno, il clima sfavorevole, gli astri, l’invasione della cavallette. I monaci zen! Tutta colpa dei monaci zen!
Tornato in me mostro i video degli esami a maestri e kendoka esperti. Mi indicano i miei errori e questi diventano evidenti anche ai miei occhi. Comprendo che è giusto che io sia stato bocciato e che non poteva essere altrimenti!
Ecco, nell’anno trascorso qualcosa avevo capito, ma tra il comprendere un concetto ed il farlo proprio, c’è un mondo!
Sono ben determinato e voglio riprovare alla prossima occasione. Ci sono solo 6 mesi, cerco di sfruttarli al massimo.
Arriva un giorno – “un preciso giorno” – in cui ti accorgi di qualcosa e lì avviene il cambiamento. E’ rimasto poco tempo, lavoro su questa “epifania” e qualche piccolo risultato non tarda a mostrarsi.
A dicembre dello stesso anno…

Promosso!

Ora, cosa sarebbe successo se fossi stato promosso al primo tentativo?
Sono sicuro che mi sarei rilasciato dopo la prova percependo l’obiettivo successivo come veramente lontano.
Non avrei dovuto scavare nel mio modo di praticare per cercar di migliorare qualcosa.
Non sarebbe stato di certo “gratis”, ma sarebbe stato il semplice risultato degli anni di pratica.
Avrei perso quei mesi di ricerca in cui è avvenuto il cambiamento più importante nel mio modo di pensare al kendo.

Quindi, non dico che alla prossima occasione io non speri di essere promosso al primo colpo, ma di certo posso affermare…

Per fortuna che al mio primo esame di sandan sono stato bocciato!

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Autore: Umi no Kenshi

Dojo di Kendo di Porto San Giorgio che accoglie praticanti da San Benedetto del Tronto, Pedaso, Porto Sant’Elpidio, Civitanova Marche ed altri paesi delle province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata. http://uminokenshi.wordpress.com/

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