Kendo nelle Marche

Stage ed Esami Primavera 2016 – Lucca

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Una mano ha cinque dita

Esami si, esami no, chi non ha mai pensato al perché dare l’esame di Kendo alzi la shinai.

Questa trasferta mi ha dato modo di riflettere sul Kendo e sulle sue singole parti.

Così, come una mano ha cinque dita e strette al palmo formano un pugno, anche il Kendoka per diventare tale ha bisogno tutte le dita per impugnare la spada.
Un dito fondamentale per la crescita di noi uomini di spada sia nella tecnica, sia nello spirito è, appunto, l’esame di Kendo.
Il mio esame “inizia” due mesi fa, nel dojo in cui pratico, allenamenti intensi, tanto kiai è ancora più cuore.
Penso a questo e l’esame inizia ad assumere un significato più profondo.
Tutti i Sempai e compagni di dojo ti offrono il loro massimo impegno a suon di “botte”.
A loro si aggiungono i Maestri, che con passione macinano chilometri di autostrada per verificare se il tuo Kendo rispetta i canoni richiesti.
E tu non puoi fare altro che crescere.
Se questo non è amore….
Già questo vale tutta la candela.
Ma c’è di più.
L’esame in quanto tale ti offre la straordinaria possibilità di combattere contro te stesso, contro le tue paure, di tagliare con un sol colpo i tuoi “demoni interiori” quali il tirarsi indietro nelle situazioni scomode,  non esprimere la propria energia in ogni situazione e la mancanza di Presenza.
Il Kendo ci offre tre spunti interessanti.
Con il Sutemi ci buttiamo nell’azione senza se e senza ma, un forte Kiai fa capire all’altro che noi ci siamo, siamo forti e pronti a tutto e Zanshin, lo stato (come diremmo noi occidentali) mentale focalizzato e attento, in una parola Presenza (a oltranza).
Questi 3 elementi sono stati il focus dello stage di sabato e domenica condotti da Bernardo Cipollaro.
Oltre a ciò molta enfasi è stata data ai Kendo no kata, al loro sviluppo in coppia.
Qui una mia piccola riflessione …
Specchiandosi nell’altro si ha modo di vedere se stessi nell’esecuzione.
Contatto visivo dunque,sempre.
Ma se gli occhi sono lo specchio dell’anima, allora il contatto con il mio compagno diventa spirituale. 
Forse, e dico forse, praticare i Kata con questa forma mentis può farci comprendere meglio noi stessi,può aiutarci ad andare più in profondità, a esplorare il nostro essere in sia nella forma che nella sostanza. 
La nostra essenza emerge praticando la via della spada.
A tutto ciò si aggiunge la gita fuori porta, che ti regala amicizie inaspettate e divertimento, la tensione pre-esame e le birrette per tutti i compagni di dojo.
Un ultima riflessione va ad un altro aspetto dell’esame.
La bocciatura.
Facile festeggiare la promozione, ma sentirsi promossi anche nella bocciatura è aver capito un principio del Kendo.
Non si vince e non si perde, si impara.
Così si cresce come uomini  e si migliora come kenshi.
La ricerca della perfezione implica, in quanto ricerca, il fallimento, che diventa tale solo se non lo comprendiamo come insegnamento.
Un Brindisi a tutti i Kendoka!
Alan de Paola
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Autore: Ikendenshin - Kendo Pesaro

Scuola di Kendo a Pesaro (Pesaro Urbino) - www.kendopesaro.it

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