Kendo nelle Marche

Roma – Stage ed Esami CIK

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I volti negli spogliatoi ormai sono più che noti e non serve andare a sbirciare nello zekken per riconoscersi.

Oltre al marchigiano, i dialetti che risaltano sono il toscano, il barese, il lombardo, il veneto, il romagnolo e, ovviamente, il romano.

“Ovviamente” perchè siamo ospiti dell’Accademia Romana Kendo in occasione del seminario CIK e degli esami dal 1°kyu al 2°dan.

Gli animi sembrano rilassati e, salvo qualche eccezione, non si coglie affatto quell’agitazione che ci si potrebbe aspettare nelle ore che precedono una prova.

Forse è normale che sia così, certo è che chi scrive al suo ultimo esame era molto teso (appunto per me!).

Senza troppe formalità si inizia con lo studio dei kata: dal primo al terzo per gli aspiranti 1°kyu e 1°dan, fino al quinto per i futuri 2°dan. Ogni praticante ha dettagli da correggere e, di certo, ne scoprirà di nuovi alla prossima occasione. I kata, come il resto del kendo, sono così: un’inesauribile materia di studio.

Pronti al saluto ci schieriamo difronte ai Maestri che oggi ci seguiranno nel seminario e che poi andranno a comporre la commissione, sono: M° Lugi Rigolio (6° dan del Kenzan Gallarate), M° Angela Papaccio (6° dan del Koshinkan Firenze), M° Fabio Di Chio (5° dan dello Shudokan Roma), M° Carla Liberto (5° dan del Accademia Romana Kendo), M° Enrico Banchetti (5° dan dell’Accademia Romana Kendo) e M° Andrea Li Causi (5° dan dell’Okami Kendo Roma).

A fare gli onori di casa sarà Mauro Battaglioni (4° dan, ovviamente dell’Accademia Romana Kendo).

Il primo argomento del seminario consiste nello studio della costruzione del kirikaeshi. Mentre pratico penso a quanti modi diversi di proporre questo esercizio fondamentale del kendo ho visto.

Anche in questo caso la materia di studio sembra vasta e l’espressione “dal kirikaeshi emerge tutto il tuo kendo” acquista sempre più concretezza.

Riceviamo i complimenti del M° Rigolio che guida la pratica (forse più per l’impegno che per i risultati) e procediamo allo studio del Men uchi.

Proviamo il debana men: prima su un movimento palese di motodachi, poi su uno spostamento meno ampio ed infine sul suo attacco di men. Tra le altre cose è interessante l’attenzione posta alla “rilassatezza” richiesta prima dell’esecuzione ed ai ritmi d’esecuzione.

Questa serie di men ci porta direttamente al Jigeiko finale. Prima i motodachi si prendono il loro dovuto spazio con un mawarigeiko tra di loro (un occasione per noi per riprender fiato e per goderci un po’ di bel kendo) poi tocca a noi. Qui, come ho già fatto in precedenza, le parole scritte sono vane: ogni praticante ha avuto l’occasione di studiare e mettere in pratica il suo kendo e di ricevere consigli: detti o trasmessi.

La pausa pranzo ci porta all’esame.

Paolo Verolini (Umi no kenshi) - promosso 1°kyu

Paolo Verolini (Umi no kenshi) – promosso 1°kyu

 

Rubando le parole ad uno scritto del M° Giorgio Zoly:

Se vinciamo o passiamo l’esame, cerchiamo almeno di ricordarci che abbiamo vinto una gara tra nostri pari o superato una prova, e che questo non ci rende migliori o peggiori di chiunque altro. Detto questo, andiamoci pure a bere una birra in compagnia per festeggiare il successo.
Se perdiamo o siamo bocciati, nell’ovvio dispiacere cerchiamo di trarre insegnamento e stimolo a migliorarci, ricordandoci sempre che ci fanno crescere molto di più le prove fallite che quelle superate (e beviamoci la stessa birra in compagnia per consolarci).

Salutiamo quelli che ormai vanno alla voce “vecchi amici”, ringraziamo i maestri per il tempo dedicatoci (ed io ho molto da ringraziare), cerchiamo di carpire gli ultimi consigli e riprendiamo la strada verso casa.

Ci aspetta una birra in compagnia!

Marco Papetti – Umi No Kenshi

uminokenshi.wordpress.com

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Autore: Umi no Kenshi

Dojo di Kendo di Porto San Giorgio che accoglie praticanti da San Benedetto del Tronto, Pedaso, Porto Sant’Elpidio, Civitanova Marche ed altri paesi delle province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata. http://uminokenshi.wordpress.com/

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