Kendo nelle Marche

Shiai, quanto è importante per voi?!

16 commenti

E’ da molto che ci “tormenta” sapere l’opinione dei nostri lettori riguardo alcuni temi specifici temi. Per tale motivo, apriremo una sorta di rubrica attraverso la quale sonderemo la base di praticanti italiana che segue kendo nelle Marche mantenendo l’anonimato, così nessun maestro vi sgriderà per quel che pensate 😀

Ci siamo chiesti diverse volte come va interpretato il Kendo in gara.

Se infatti da un lato si perde pulizia nei movimenti, dall’altro emerge lo spirito che tanto i Maestri c’insegnano nel keiko quotidiano.

Ed allora?

Ognuno di noi, come semplice praticante segue un percorso di studio del Kendo attraverso stage, trofei ed ovviamente la pratica nel proprio dojo.

La domanda che ci e vi facciamo è…

Tra un mese renderemo pubblici i risultati…

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Autore: Ikendenshin - Kendo Pesaro

Scuola di Kendo a Pesaro (Pesaro Urbino) - www.kendopesaro.it

16 thoughts on “Shiai, quanto è importante per voi?!

  1. Lo shiai è sicuramente importante. Come sottolineato in uno degli ultimi articoli di kenshi247 (“the overall construction of modern kendo”), esso è uno dei 4 pilastri della pratica. Per me è però fondamentale lo spirito con cui ci si approccia allo shiai. Se il fine è “vincere ad ogni costo” (e ai mondiali abbiamo visto cosa voglia dire), allora a mio avviso si perde di vista lo scopo per cui si pratica Kendo. Io non faccio Kendo per vincere gli shiai, faccio gli shiai per migliorare il mio Kendo.

  2. La competizione può essere UN modo di migliorare, ma non IL modo.

  3. Dalla mia pur scarsa esperienza, ho avuto l’impressione che lo shiai sia insostituibile per mettere alla prova l’auto-controllo, la prontezza di spirito, la capacità di fare affidamento sulle tecniche studiate anche sotto la pressione di un avversario che fa di tutto per mirare ai nostri punti deboli (mentre il ji-geiko, per quanto “infiammato”, rimane un momento di studio fondamentalmente “amichevole”).
    Mi sembra che i maestri giapponesi, presi da tutti come esempio, si siano sempre misurati in competizioni e tutt’ora continuano a gareggiare, spesso tirando fuori un Kendo sempre più pulito ed essenziale. Vorrà dire qualcosa.

  4. Lo shiai e’ certamente un importante momento di confronto con noi stessi e l’avversario, ma a mio parere toglie molto allo stile e all’eleganza che devono caratterizzare una buona pratica. Nella gara intervengono fattori emotivi che possono condizionare sfavorevolmente il nostro rendimento…personalmente sono a favore di un kendo vissuto in maniera piu’ “intima” e alla ricerca di un proprio stile.
    Non dimentichiamo, se vogliamo fare il paragone con i giapponesi, che il loro kendo attinge alla loro cultura basata sul rispetto profondo per l’altro e l’altrui…ecco perche’ in genrale riescono a coniugare perfettamente agonismo e pratica individuale, poi certo, anche li’ (vedi Mondiali) vale il discorso che non sempre un buon atleta e’ un buon kendoka…

  5. Da più di un Maestro ho sentito l’espressione: “Fai i kata come se stessi combattento e combatti come se stessi facendo i kata.” Se è vero questo allora non avrebbe senso fare i kata se non si costruisce un bagaglio di esperienza nello shiai come non ha senso fare shiai senza un buono studio dei kata. Quindi, a mio avviso, lo shiai è uno dei componenti del kendo e, come gli altri componenti, è fondamentale.

  6. Non vorrei peccare di banalità, ma riporterei la classica frase che si sente un po’ dappertutto (anche in TV) a proposito delle arti marziali in genere e che condivido e cioè: “il combattimento serve a superare le nostre paure interne e a sconfiggere il vero nemico che siamo noi stessi”. Si deve fare shiai per completare la preparazione, non necessariamente vederlo come punto di arrivo. Partecipare a delle gare aiuta a reggere meglio le tensioni durante gli esami. Personalmente, ormai, ho un’età che mi impedisce di “puntare” seriamente sulle gare, ma qualcuna, all’anno, continuerò a farla finchè la Natura me lo permetterà.
    Solo una nota tecnica … personalmente non avrei inserito nel questionario a risposta multipla il paragone con i Kata, tra l’altro infilati tra il poco e il molto (che significa “appena sufficente), questo significa aver già espresso a priori un giudizio sui Kata. I kata, come lo shiai, hanno il loro ruolo e servono a cose diverse, credo si siano mischiati capra e cavoli. GAMBATTE !!!

  7. Invito alla lettura di questo articolo tratto dalla rivista della Federazione “Ki”.

  8. Non accettail link; mi riferivo all’articolo di Enrico Salvi dal titolo: Sull’uso improprio della Spada, tratta come dicevo dalla rivista federale Ki

  9. Ho votato “fondamentale”. D’altronde senza la necessità di far combattere/competere due sfidanti il kendo moderno non sarebbe mai nato – rimando qui ai volumi di Donn F. Draeger tradotti in Italia dalle Edizioni Mediterranee e a “A Bilingual Guide to the History of Kendo” di Sakai/Bennett. Ai giapponesi sarebbe bastato mantenere i koryu trazionali e le nascenti associazioni di studio e di pratica delle armi autentiche. Il kendo nasce invece proprio con finalità pedagogico-sportive nel contesto dei nazionalismi tardo ottocenteschi che si abbeverano alle suggestioni del Romanticismo, della concezione illuministico-giacobina della “nazione armata” e del “cittadino soldato” che va a sostituire quella del mero suddito.

    Condivisibilissimo il commento d’apertura di Riccardo, che con poche parole dice tutto quello che c’è da dire.

    A mio avviso bisogna sforzarsi di non lasciarsi ammaliare dai due estremi a cui ci può ricondurre il discorso: o l’eccesso agonistico che porta alla perversione del kendo in chiave esclusivamente sportiva; o il suo contrario, che ci porta a una concezione puramente (pseudo) filosofica e lontana dall’essenza e dalla natura precipua del kendo.

    -Maurizio ARK-

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