Kendo nelle Marche

Kangeiko 2011

2 commenti

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Dopo il bellissimo feedback di Davide e Giulio riguardo il Winter Seminar, il programma per questo fine 2011 non poteva che prevedere la replica con l’aggiunta mia (Alessio) e di Roberto.

Questo non ci ha concesso di poter partecipare al Kangeiko di quest’anno dove la stessa delegazione dellABKF – Winter Seminar 2011 faceva tappa. Quindi, la nostra assenza è stata colmata dal reportage ricevuto da Francesco Paterlini, già nostro fido collaboratore.

Ecco il suo racconto…

Kangeiko di kendo Novara 9-10-11 dicembre 2011

Passo a prendere Chiara e Jacopo alle 7:30 di questo venerdì mattina tardo autunnale con la città che sonnecchia per il ponte dell’8 dicembre, sullo stereo della macchina gira un compilation fatta apposta per l’occasione: Janis Joplin, Hendrix, qualche pezzo dei Prodigy e degli Stooges per svegliarci un po’ e caricarci in vista di una due giorni che già dalla lista dei maestri presenti si preannuncia moolto intensa…

L’autostrada è sgombra e anche Milano si fa aggirare senza problemi, la nebbia che c’era ormai si è diradata completamente e dirigiamo a velocità sostenuta verso Novara. Arriviamo al palazzetto in orario per vedere gli ultimi kata dei ragazzi dello iaido. Prima nota positiva: la temperatura nel palazzetto è molto alta, ricordando che Hirakawa praticamente non fa fare riscaldamento durante i suoi stage è un sollievo sapere che non dovremo appoggiare i piedi su un parquet freddo.

credits – Cecilia Malacarne

Seconda nota positiva: tantissimi praticanti già dal venerdì mattina, con due file ci disponiamo per tutta la lunghezza dell’area di pratica, seiza, mokuso, rei, men-tsuke! Partiamo subito!

Iniziamo con varie serie di kirikaeshi grandi e poi vari esercizi sul taisabaki nella stessa esecuzione del kirikaeshi, spostare il corpo mantenendo sempre il centro con la punta e con la mano sinistra. Passiamo poi allo studio di molteplici semè da ura, da omotè, particolare attenzione viene posta sul riuscire a colpire utilizzando yoko-men sia uscendo a destra sia uscendo a sinistra. Altri esercizi poi riguardanti il “cambio” di ritmo nel combattimento, alternare semè morbidi a spazzate (arai) sullo shinai per destabilizzare motodachi e prendergli il centro, seguiti da esercizi sul suriage men. Hirakawa si è molto soffermato sul fatto di aspettare la risposta del motodachi al nostro semè e di lanciarsi nel punto in cui si crea Suki (apertura) essere sempre dinamici ed avere una strategia di attacco modificabile fino ad un attimo prima del colpo, in poche parole, avere il controllo della situazione, del proprio corpo e così dei nostri movimenti. Una buona mezzoretta di Jigaeko per file e poi 50 chaiaku men per concludere la mattinata. Nel pomeriggio si continua sullo stesso percorso: semè da urà e da omote per arrivare a colpire do, kote o kote-men, kote-do. Punti chiave, tenouchi molto morbido e attenzione nel mantenere sempre il centro. La seconda ora è dedicata all’uchikomi, al kakarigaeko con i vari maestri come motodachi. Concludiamo sempre con venti minuti di jigaeko per file e i 50 chaikumen al ritmo del fischietto di Hirakawa. Fine del primo giorno

Secondo giorno: “ragazzi qui non c’è spazio per fare do” tanta, tantissima gente, addirittura quattro file per il saluto. Negli esercizi si riprendono i concetti del taisabaki espressi il giorno prima, dai kirikaeshi agli yoko-men. Con i maestri e i loro allievi disposti per uno strano esercizio composito: Jigaeko con spirito di “san-bon shobu” kakarigeiko e kirikaeshi. Finale con jigeiko e choyaku-men. Pomeriggio dedicato quasi esclusivamente al jigeiko e allo shiai con motodachi i ragazzi della nazionale maschile e femminile.

Jigeiko libero nell’ultima mezz’ora. 

In conclusione: bellissimo Kangeiko (per me il terzo, mentre per i due ragazzi che mi hanno accompagnato il primo) partecipazione elevata, così come il livello generale. Grande mole di esercizi sul semè che (almeno per il sottoscritto) sono stati utilissimi per cavarsela nei jigaeko durante i due giorni. Sono un po’ dispiaciuto che non si sia dedicato un po’ di tempo ai kata visto la massiccia presenza di alti gradi giapponesi che potevano seguire bene i vari gruppi di lavoro e così soffermarsi su una parte del kendo che viene approfondita poco e rispolverata spesso e volentieri solo in occasione degli esami, ma questa ci tengo a precisarlo è la mia personalissima opinione. 

Per quanto riguarda gli esami c’è stata una buona percentuale dei promossi al terzo dan, mentre dei quarti dan solo uno è riuscito ad avere l’ok dalla commissione Giapponese e paradossalmente ci sono stati più promossi per il grado di godan (3).

Francesco Paterlini

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Autore: Ikendenshin - Kendo Pesaro

Scuola di Kendo a Pesaro (Pesaro Urbino) - www.kendopesaro.it

2 thoughts on “Kangeiko 2011

  1. Grazie per il racconto, che mi è piaciuto molto poichè mio malgrado non ho potuto partecipare.
    Condivido pienamente la tua ultima osservazione sui Kendo Kata.
    Sono molto importanti e per gli esami sono indispensabili, ma in tutti i dojo italiani sono poco praticati.
    Il risultato è che si ripassano solo un paio di settimane prima degli esami e poi ritornano del dimenticatoio.
    Secondo mè questa è una delle più importanti contraddizioni del kendo moderno, dove (tra l’altro) ormai conta di più la fisicità e la tecnica, ma non la coscienza con cui lo si pratica.
    Segno dei tempi che inesorabilmente cambiano?

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