Kendo nelle Marche

Agrodolce

11 commenti

Lo riconosciamo,  il diario dell’esame di Roma del 31 Ottobre scorso non è stato puntuale come al solito, ma leggendo il bel resoconto per il quale abbiamo coinvolto “L’avvocato”, il nostro caro Marco D’Agnolo, capirete un po’ il perchè…

“Agrodolce. Così definirei il sapore della trasferta romana del dojo Shingen, il 30 e 31 ottobre 2010, per gli esami CIK.

A me è andata bene; e pure ad Alessio e Diego; ma a Massimo, Giulio e Davide no. Dispiace molto, perché sono amici e sono bravi, ci mettono impegno e serietà, e hanno qualità. Siamo un gruppo, abbiamo lavorato e lavoriamo sempre uniti, ognuno dà il proprio contributo, aggiungendo un mattoncino a quelli degli altri. Crediamo che si cresca solo se si cresce all’unisono. E’ questa – ne sono sicuro – la nostra cifra, il nostro imprinting. E’ un vero peccato che non abbiamo raccolto i frutti tutti insieme, nello stesso momento.Sulla via del ritorno, gli equipaggi delle macchine si rimescolano rispetto all’andata. Dopo un po’ partono le telefonate per sapere come va il morale e si abbozzano i primi commenti. Mix di sensazioni. Prevalgono le negative: tristezza, delusione – soprattutto – ma anche incredulità e un po’ di rabbia; e si comincia a sentire la stanchezza, la tensione che cala. Le positive restano sottotraccia: penso che verranno, adesso non le avverto, non è il momento. In ogni caso la botta è ancora calda.

Chiamiamo i nostri maestri e loro ci richiamano, per complimentarsi e incoraggiare, per avere altri dettagli e sapere le impressioni. Lo spirito è comunque forte, e poi, per carità, i giudizi si accettano e – come si dice – pure le battute di arresto aiutano a crescere, anche se in questo momento le frasi di circostanza non servono granché. Più che capire cosa ha funzionato per gli uni, vorremmo capire cosa non ha funzionato per gli altri. Cerchiamo tutti di farcene una ragione, e guardare subito avanti, ma qualche perplessità resta: è normale che sia così, col dovuto rispetto, s’intende. Oggi questo è (e per di più piove ancora!), ma domani è un altro giorno – come si dice – e nel caso specifico è pure la festa di Ognissanti. Martedì riprenderemo gli allenamenti, ancora più determinati.

Flashback. Appuntamento a Fano al “solito parcheggio per andare all’autostrada”; è arrivato per primo S.E. Delise da Cattolica, adeguatamente “cattivo”, di nero vestito compresi cimiero e celata (berretto e occhiali). Per ultimo si aggrega Diego Breccia da Chiaravalle, portato dal suo fido scudiero. Trasbordi di borse, chiacchiere varie, c’é chi corre al bancomat “qui dietro, tanto ci mettiamo un attimo!”; la spedizione si sta per mettere in marcia, scattano gli ultimi controlli ad armi e bagagli.

Dovevo capirlo di essere sotto una buona stella in quei giorni. Prima che ci muoviamo mi accorgo assolutamente per caso di aver lasciato a casa la tessera CIK e insisto per andare a prenderla, attirandomi gli strali dei compagni: a sentirli, non serve, nessuno la chiede o in alternativa mi arrangio, così imparo. “Scusate, ma sto qui dietro, ci vuole un secondo, sennò mi viene l’ansia fino a domani e poi magari come minimo ci faccio una figura del cavolo… ”. Li convinco. E per fortuna! Sarà la prima cosa da esibire al momento della registrazione in palestra!

Inoltre, sabato sera ho vinto a sorte il diritto di dormire nel “lettone”, da solo. A Davide e Massimo – entrambi con molti centimetri più di me – erano toccati i due letti piccoli, e la loro propensione per la democrazia ha vacillato giusto appena appena. Adesso che ci penso… Diego aveva preso una camera doppia da solo… chissà Alessio e Giulio come si sono divisi quello matrimoniale e il singolo? Vuoi vedere che ho scoperto l’arcano degli esami non andati?

Marco & Davide, la prova scritta

Flashforward. Partenza comoda di sabato pomeriggio, per essere a Roma (Casalpalocco) prima di cena. I propositi sono bellicosi: il programma è di mettere giù le borse e ripartire a razzo per la città eterna; cena giapponese (o bucatini?) e poi serata a Trastevere o Piazza di Spagna. La tensione va e viene, si scherza, per non pensare a domani, ma prima o poi è inevitabile parlarne. E’ un modo per esorcizzare l’impegno; personalmente mi sento tranquillo; Diego è una rivelazione, lo pensavamo taciturno e invece tiene lui le redini di tutti i discorsi.

Arriviamo che piove; l’albergo (“Giuletta e Romeo”!) è in una specie di centro commerciale, ma entrando svela un inaspettato stile impero, falso come la moneta falsa, con grande profusione di stucchi dorati e velluti rossi. La receptionist è una ragazza straniera, gentile e molto carina e suscita qualche commento irriferibile; poi si sale in camera, non prima di aver fatto delle foto in posa napoleonica su dei troni sistemati per le scale (ma che albergo è?). Sono le otto di sera e i propositi bellicosi del pomeriggio svaniscono come neve al sole, data la stanchezza; alla fine optiamo per la pizzeria sotto l’albergo. La pizza è buona e c’è una cameriera spettacolare: altri commenti irriferibili e qualcuno dichiara addirittura il colpo di fulmine! In realtà la mente è già a domani; arriva a tutti un sms di Gabriele da Gabicce Mare che ci fa gli in bocca al lupo; ringraziamo, facciamo un breve giro dell’isolato (e di scongiuri), e torniamo subito in albergo.

Un breve passaggio in camera da noi dove mettiamo a punto le risposte scritte per l’esame (della serie speriamo che vada bene l’”orale”); qualcuno ripassa mentalmente i kata; qualcuno collauda un kiai fuori ordinanza per assalitori che arrivino alle spalle e viene cacciato con infamia! Incoraggiamenti reciproci. Ci salutiamo, si va a dormire.

Domenica mattina. Piove ancora. La colazione dell’albergo bisogna andare a farla in un bar poco distante. Si chiama “La casa del tramezzino” e promette bene per chi – come e me e Davide – predilige il salato (mi suona come “Il paradiso della brugola” di “Tre uomini e una gamba” di Aldo Giovanni e Giacomo!). Entriamo, ma dalle vetrinette dei banconi fanno bella mostra di sé montagne di cornetti con tutti i ripieni canonici, frane di krapfen e distese multiformi e multicolori di paste… di tramezzini neanche l’ombra (ma non era casa loro?). Chiediamo: la barista ci fa segno di aspettare, poi ci dice a mezza voce che ce li ha, solo che deve andare a prenderli “dietro” (a casa?) e vuole sapere come li vogliamo; resto perplesso… non saremo capitati in un giro losco? Sparisce… mi sento un po’ in apprensione… dopo un po’ torna con due involucri che ci passa senza farsi notare dagli altri avventori… una vera professionista… roba buonissima… tonno, gamberetti, uova, pomodori, carciofini, il tutto sapientemente alternato e abbinato… ce ne spariamo subito altri due!

E’ l’ora, bisogna andare!

Ho un piano preciso: arrivo, mi cambio, mi metto il bogu quando me lo dicono, lo tolgo quando me lo dicono, faccio gli esercizi che mi dicono quando me lo dicono, provo i kata quando me lo dicono, aspetto quando me lo dicono… della serie “tu mi dici quello che devo fare e io lo faccio, non c’è problema!”. Non guardo nessuno, non parlo con nessuno; intervallo quando me lo dicono… torno all’ora che ci hanno detto di tornare… mi metto dove mi dicono… faccio!

Per primo toccherà a Diego, alla prova del 1° kyu. Io e Davide siamo nella stessa pool e questo ci rassicura; anche Giulio e Alessio, al piano di sopra. Diego se la cava con onore.

Fine dei kyusha. Concentrazione (Davide scusami se non ti ho guardato tanto mentre aspettavo; comunque mi sei sembrato a posto, forse una piccola sbavatura in un men)! Spero di non andare in taiatari nel kirikaeshi, visto che la commissione ha detto di non farlo e sarebbe carino accontentarli. Vado! Spero anche di dare il massimo, me lo dico: “devi dare il massimo”; ma poi sul momento mi rendo conto che è un concetto senza senso…incommensurabile. Jigeiko. Torno a posto senza fiato! Guardo gli amici dopo di me. Massimo è un po’ contratto, ma ci sta; per il resto se la cava meglio dei suoi compagni di pool. Alessio e Giulio insieme sono grandi, belli, precisi, letali.

Fine del primo tempo. Ci dicono di alzarci (lo faccio), di andare a vedere dei fogli in fondo alla palestra (lo faccio), e di tornare a posto se c’è il nostro numero (faccio anche questo: in fondo mi sto attenendo al mio piano). Mi viene da pensare ai numeri che non ci sono, ma non posso, non adesso, scusate amici. Incrocio lo sguardo, sono a disagio, “mi dispiace”, passo, vado.

Secondo tempo. Kata. Sbaglio clamorosamente i passi di Uchi tachi nel terzo (è normale, no? li ho provati per due mesi perché non mi venivano bene e non volevo sorprese!); ma forse no, visto che non me lo fanno ripetere. Ho finito.

Com’è andata l’ho detto. Adesso ci aspetta Lucca, ad aprile, dove anche Gabriele si metterà alla prova per il 2° dan; andrò anch’io… un caddy per le mazze serve sempre!

Marco D’Agnolo”

A questo bel diario, vorrei aggiungere qualche foto low-fi scattate dalla nuova leva Filippo che ha ritratto la consegna del regalo che io e Giulio abbiamo fatto a Marco per il il suo 1°dan. Un piccolo take con le nostre congratulazioni per il risultato raggiunto 😉

Congratulazioni!!

Dobbiamo ringraziare soprattutto Nao, moglie di Roberto (anche lui di nuovo tra noi dopo qualche anno passato lontano dal Kendo), che ha contribuito in modo determinante alla scrittura del messaggio in lingua rigorosamente giapponese.

…e poi?!

Il bellissimo regalo personale fatto dallo stesso Giulio a me e Marco, una protezione da muro per studiare Tsuki!!  😀

Il trio

Caro Giulio San, sei semplicemente speciale! 🙂

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Autore: Ikendenshin - Kendo Pesaro

Scuola di Kendo a Pesaro (Pesaro Urbino) - www.kendopesaro.it

11 thoughts on “Agrodolce

  1. Bell’articolo!! 🙂 Gabriele.

  2. bene! aspettavo il vostro articoletto come sempre preciso e puntuale sulla trasferta romana, visto il precedente dell’anno scorso…complimenti a chi e’ passato e un “non mollare mai” agli altri ai quali auguro di avere costanza e pazienza in attesa della prossima occasione…
    la selezione sta diventando sempre piu’ dura…ma questo non dev’essere motivo di sconforto, semmai una ragione in piu’ per impegnarsi e crederci sempre!
    Vi mando un salutone da una Roma uggiosa e umida…(andro’ a fare una capatina alla casa del tramezzino che non conosco, ma mi avete messo curiosita’)…un abbraccione!

    Teresa

    • Ciao Teresa!!

      Su facebook non ti trovavo più e mi chiedevo che fine avessi fatto. Ti sono arrivati i nostri saluti da Antonio Amendola? 🙂

      Come va il Kendo all’ARK?

  3. Indipendentemente dall’ esito è sempre fico rileggere questi resoconti, impreziositi ulteriormente dalla penna dell’ Avvocato Illustre.
    🙂

  4. Grande Avvocato (aka Marco D’Agnolo). Bell’articolo! 😉

  5. dimenticavo….complimenti anche al cell di Filippo per le foto.

  6. bravi ragazzi!

    tanti auguri per il tuo I dan Avv!
    bell’art
    🙂

  7. Ciao ragazzi, ciao Ale, non sono piu’ su Facebook e non faccio piu’ parte dell’Ark, due scelte radicali ma non casuali in un momento di vita di quelli in cui o scegli o scegli, niente di personale, niente di grave…con facebook si e’ esaurito un ciclo, ho deciso di scegliere contatti umani piu’ diretti e mirati,
    con i ragazzi dell’ark amici come e piu’ di prima ma ho voluto dare una sterzata al mio kendo che, fino ad ora, dopo 4 anni e mezzo, e’ stato troppo proiettato all’agonismo e alla competizione, al punto che sono entrata in competizione con me stessa fino a stressarmi eccessivamente e a non divertirmi piu’…
    Il mio kendo continua ma a ritmi piu’ lenti e con risultati decisamente piu’ efficaci, ho ripreso praticamente da zero, come se il primo dan non l’avessi ancora conquistato, ho scelto un Maestro, Maurizio Palombi, a due passi da casa (e a Roma puoi immaginare quanto possa essere determinante ai fini pratici la vicinanza “fisica” del dojo!), e a due passi dalla mia indole, sempre guerriera ma in questo momento di vita piu’ bisognosa di piccoli passi e minor pressione psicologica. Insomma con grande umilta’, come il kendo ci insegna, ho voluto rimettermi in discussione, piu’ studio, piu’ applicazione, non importa quanto ci vorra’, non ho fretta, devo assecondare il mio cuore, solo voi kendoka lo potete capire bene. Non butto nulla di quello che ho fatto finora, solo lo metto un po’ da parte per tirare fuori un kendo piu’ simile a me, piu’ vero, piu’ sentito, e ancora piu’ formativo.
    E’ stata dura scegliere ma non ho alcun rimorso e sono sempre piu’ certa di aver fatto bene e di essere stata, soprattutto, molto onesta con me stessa. Con l’affetto di sempre vi abbraccio!

  8. Grazie a tutti!

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