Kendo nelle Marche

4th Dan

15 commenti

Probabilmente è dal 1964 dall’ uscita di “Ken“, il capolavoro di Kenji Misumi che non si vedeva un film interamente dedicato alla nostra arte marziale preferita, e finalmente l’attesa è giunta al termine, 4th Dan, il film sul kendo di George Perrin è online in un HD mozzafiato completamente gratuito, in ungherese con dei generosissimi sottotitoli in inglese. (vedi fondo pagina).

Present day, siamo nel dojo del Főnix Kendo Club di Budapest, un apparentemente anonimo Sensei impersonato dal 6th Dan Zsolt Vadadi si sta allenando, è a mani nude e senza men e nonostante questo affronta dignitosamente un misterioso avversario. Chiusa la scena ci troviamo a casa del kendoka 3th Dan (Szabolcs Gasparin) che si rivela il protagonista del film il  il quale si prepara a uscire di casa per il suo ultimo allenamento prima del fatidico esame di 4th Dan.

Inutile dirlo, mentre venivano assegnati gli innumerevoli Oscar a The Hurt Locker e Avatar, noi tutti eravamo qui ad aspettare 4th Dan, non so voi, ma per me le aspettative erano alte, merito anche di un trailer confezionato davvero bene.

Una piccola premessa, consiglio di leggere questa parte dell’ articolo solo dopo la visione dell’ opera. Sulla pellicola nulla da ridire, perchè bisogna ammettere che nel suo piccolo di durata e di fondi a disposizione il regista è stato in grado di creare un prodotto dignitoso sotto tutti gli aspetti, basti vedere che nel film non ci sono attori professionisti a eccezione di Tamàs R. Rèvi (il padre del protagonista).  Secondo me, il punto forte del film è questo. Senza prolissi monologhi e inutili dialoghi, ma  grazie a un sapiente montaggio, Perrin è riuscito a trasmettere un forte messaggio con la sola potenza delle immagini. Lo studente che ci viene dipinto come un umile bravo ragazzo qualunque, in pieno contrasto con sè stesso quando decide di provare l’ esame, consapevole del fatto di non essere pronto. Bella anche la parte del padre al suo ritorno, che malgrado all’ inizio definisca il kendo come un banale “gioco di spade” capisce l’ importanza della cosa, e poi il finale, se vogliamo il fulcro del film dove lo studente consapevole dei propri limiti affronta il kendo come il suo sensei all’ inizio del film, battendosi a mani nude contro l’ avversario più temibile, sè stesso.

Recensione di Swatnero http://www.gentedirispetto.com/forum/

Godiamoci il film!!

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15 thoughts on “4th Dan

  1. L’esperto di cinema ha colpito ancora!!! Grazie della consulenza caro Davide 😉

    Effettivamente il “film” ( ma non è più un cortometraggio che un film?) mi ha un po’ deluso.

    Ci sarà un seguito secondo voi?

  2. mmm….anche io mi aspettavo di più. Bella la fotografia e la resa dell’immagine, ma tutto il resto…è noiaaaaa no no ho detto gioia, ma noia noia noiaaaaa(tranne le parti che riguardano il rapporto col padre ovviamente).
    Come ogni racconto taglia una parte del tutto e sarebbe pretenzioso aspettarsi altro. Un film sul kendo non può mostrare cosa sia il kendo in toto. Per forza di cose deve trattarsi di una mistificazione. Possiamo discutere (pour parler), però, sulla scelta della mistificazione e sul suo effetto nei confronti dell’immaginario collettivo. Il film in sostanza è la storia di uno che ha dei problemi e in più fa anche kendo (che peraltro è un ulteriore problema). Secondo me le parti relative al kendo sono un po’ scontate e già viste:
    Il taglio dei capelli min 1:56

    Per la lotta contro sé stesso cito Dragon: The Bruce Lee Story

    Per la delusione alla bocciatura questo al min 5:12

    voto 6 per l’impegno (criticare è molto più facile che fare le cose 😉

    • Parlare di “Già visto” nel cinema è tutto un dire, stavo scrivendo di Dragon ma poi lo cancellai, nel cinema tutto è già visto, faccio il banale esempio di Tarantino, che di tasca sua non è stato in grado di fare neanche un singolo film. Il già visto che tu dici è a mio parere una naturale fonte di ispirazione, cosa inevitabile al giorno d’ oggi data l’ enorme mole di input ai quali siamo sottoposti.

      • chiaramente anche io ho preso in considerazione il concetto di “fonte di ispirazione”,ma poi ho deciso che il corto fosse un po’ troppo… ispirato. 3 momenti topici (in 15 min.) presi quasi pari pari da altri lavori (per di più stra-noti) mi è sembrato un po’ stucchevole. Tarantino mi sembra ad un livello leggermente diverso. Copia, ma copia bene.

  3. Buongiorno ragazzi, anche io mi aspettavo qualcosa in piu’dal film, ma ho trovato geniale la figura del kendoka fantasma…per il resto parecchie cose non mi hanno convinta, ma poi provando ad immedesimarmi in un profano che lo guarda mi sono chiesta cosa arrivi davvero allo spettatore, ed ho concluso che di spunti utili ce ne sono; per noi che pratichiamo forse molte cose sono scontate, ma dobbiamo pensare anche al messaggio da trasmettere a chi non pratica ed e’ magari solo incuriosito. Quindi mi sento di essere piu’ indulgente verso chi ha realizzato questo progetto. Ciao.

    • premetto che faccio tanto di cappello a chi ha realizzato il corto, ce ne fossero. Ammetto anche che in puro stile italiano siamo tutti c.t. della nazionale quando parliamo di calcio….lo so. Però ci divertiamo tanto 😉
      Hai sollevato un aspetto Teresa, quello del messaggio trasmesso al pubblico di curiosi, che avevo volutamente evitato per il semplice fatto che è anche più personale e opinabile delle cose dette finora.
      Ti posso riportare i commenti di alcuni “curiosi” a cui ho fatto vedere il corto. L’opinione comune è stata che il kendo appare come una cosa “pesante” e noiosa. Beninteso…il kendo è pesante e noioso 😉 però ha anche un sacco di altre caratteristiche poco rpese in considerazione.
      Ultima considerazione: non si può pretendere che un film sul kendo sia fatto con la finalità di diffondere la disciplina, è semplicemente un film.

  4. Salve a tutti, commento questo breve film che swatnero mi ha piacevolmente “obbligato” a vedere.
    Inizio col dire che sono un profano totale per quanto riguarda il kendo (non avevo neanche capito subito cosa si intendesse per “men”) e quindi la mia opinione è da ignorante totale in materia.
    Il film è sicuramente ben confezionato e fotografato bene, con dialoghi concisi ed essenziali, però la storia non è riuscita a convincermi ed appassionarmi. Non sono riuscito a cogliere il significato del kendo, il valore dell’esame, la tristezza per la bocciatura e la sfida verso sè stessi alla fine. Sono tutte cose che immagino ci siano nel kendo, così come di sicuro ci saranno una grandissima passione, un totale impegno ed una vera dedizione, ma il film non è riuscito a trasmettermi tutto ciò. Penso che se fosse stato girato in maniera diversa (attraverso una storia scritta e girata meglio) avrebbe avuto il merito di coinvolgere maggiormente anche un non addetto ai lavori come me.
    Un saluto a tutti!

    • grazie Federico per il tuo intervento che dimostra chiaramente che il film in questione non può aiutare a divulgare il kendo. E’ un “film” per addetti, nulla di più…

      Ciao e a presto 😉

  5. Lo sapete che c’e’ ragazzi? E’ vero, e’ un film per addetti ai lavori…ma io non volevo dire che avesse la pretesa di convincere qualcuno a iniziare la pratica, solo che potesse dare uno spunto…c’e’ anche da dire che da parte di chi guarda ci vorrebbe un po’ di empatia, nel kendo lo sappiamo: non e’ tutto cosi’ evidente anzi…la parte migliore e’ nascosta dietro il men, e’ quel kendoka fantasma che ti sfida… e dunque quasi impossibile trasmettere cio’a chi non ha mai praticato…ma lo spettatore dovrebbe anche fare un po’ atto di fede…come ho fatto io la prima volta che sono entrata nel dojo…nessuno nasce “imparato”…poi la noia, la pesantezza ci stanno tutte, per carita’, in sostanza sono daccordo con voi, ma, detto questo mi chiedo: se e’ solo per kendoka a che e’servito realizzarlo? Comunque mi avete dato un’idea, provero’ anch’io con qualche “cavia” a vedere gli effetti.

  6. Il mediometraggio in genere è insidioso, perchè essendo più articolato di un corto fa sì che lo spettatore a volte si crei delle aspettative impossibili da soddisfare. In questo caso, il kendoka avrebbe esigenze e interessi che sicuramente non coincidono con quelli di un regista; il regista bada a questioni filmiche e narrative più che alla documentazione ideale (soprattutto quando ha circa una ventina di minuti a disposizione), e per di più si rivolge a un pubblico generico, non di soli “addetti ai lavori”.
    Detto questo, il film è ammirevole come dimostrazione di capacità tecniche di Perrin (a tratti esercizio di stile), con pochissime sequenze superflue o che mi hanno lasciato perplesso (1- cosa c’entra il falò da barbone? 2- chiedo ai più esperti: è credibile che un 3° dan lasci cadere lo shinai in quel modo?).
    Comunque, al di là dei pregi e dei limiti, credo sia un’opera utile anche nell’ottica di una filmografia sul kendo, come un tassello o spunto che magari potrebbe portare altri registi ad affrontare e approfondire questo mondo in modo più accurato.

    • Ciao Marco, grazie del tuo intervento. Io sono dell’opinione che “l’importante che se ne parli”. E’ stata un’operazione interessante che sicuramente poteva essere realizzata meglio, ma va benissimo così.

  7. Una cosa che mi ha fatto pensare, riguardandolo, è questa: se invece che un kendoka il protagonista fosse stato un tennista o un sassofonista jazz o un giocatore di scacchi, il film nel complesso sarebbe stato molto diverso?
    Voglio dire che forse Perrin si è servito del kendo per contestualizzare e veicolare una storia di crescita personale, presa di coscienza dei propri limiti, voglia di superarsi, ecc… Il dojo insomma funge da cornice.

  8. Pingback: Kangeiko 2015 ed esami fino al 5°dan |

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