Kendo nelle Marche

Lo spirito

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Inizio la pratica del kendo, anche se sono abbastanza “anziano” per cominciare.
trovo sulla mia strada persone fantastiche con le quali condivido ore di allenamento, chilometri in macchina, tensioni, risate.
pratico, pratico appena possibile, cercando di non risparmiarmi.
vesciche sotto i piedi, male alle ginocchia, qualche livido dovuto a colpi andati fuori bersaglio.
però mi piace.
quando indosso hakama e kendogi mi sento un’altra persona; quando indosso l’armatura mi trasformo, al punto che un giorno – durante una seduta di scatti fotografici – in una mia foto appaiono dietro l’armatura degli occhi che faccio fatica a riconoscere, quasi che ci fosse un’altra persona al mio posto.
dopo un anno i miei amici di pratica mi dicono che sono pronto per il primo esame importante.
io non lo so, non mi sembra di esprimermi come vorrei, avrei bisogno di conferme.
ma ho anche voglia di accompagnare Alessio, Giulio e Gabriele nel loro esame.
non so.
anzi meglio di no, meglio lasciar perdere.
la riflessione dura qualche giorno, poi mi dico che solo il nostro maestro può decidere se sono pronto o meno.
per cause impreviste non posso partecipare allo stage, quindi perdo l’opportunità di farmi vedere.
rinuncio… però mi sento pronto…
parlo con il maestro Bellisai e gli esprimo i miei pensieri.
mi invita ad una sessione di allenamento a Como, durante la quale mi dirà se sono idoneo o meno.
durante l’allenamento mi sento male, mi manca il respiro, sto per svenire.
il maestro mi sprona a continuare.
ho la bocca impastata, non riesco a respirare, lui mi incita, io non capisco più niente.
braccia e gambe e resto del corpo se ne vanno per conto loro.
se svengo mi raccoglieranno.
oltrepasso senza saperlo i miei limiti, entrando in zone di sopravvivenza che non avevo mai toccato prima.
non so da dove venga l’energia che mi fa stare in piedi, ma c’è.
alla fine il maestro mi dà l’ok, dicendomi che in quei frangenti mi ha visto usare lo spirito: “hai fatto kendo con lo spirito, sei pronto”.
durante il ritorno a casa ripenso alle sue parole…
lo spirito…
vuoi vedere che al momento opportuno, quando stava per morire, il guerriero ha tirato fuori tutte le sue energie?
non solo quelle del fisico, ma – soprattutto – quelle del cuore e dell’anima?
una settimana dopo parto insieme al maestro, a Giulio, Gabriele e Alessio alla volta di Roma.
un veloce allenamento e poi 400 km. da percorrere nel più breve tempo possibile.
durante il viaggio parlo poco, concentrato come sono alla guida, e penso a come sia cambiato il mio kendo da quando ho scoperto che lo spirito è fondamentale.
Bellisai lo ripete spesso: usate lo spirito e tutto andrà bene, siete pronti.
non dice di fare questo o quello, non dice di fare men, kote, ma dice di metterci lo spirito, fare un kiai forte e andare.
la notte non dormo; mi fa male la gamba e il letto corto non aiuta di certo a riposare.
mi dico che l’importante è arrivare a domani, poco prima dell’esame, lì dovrò veramente fare affidamento sul cuore, sulla forza di volontà, sullo spirito per riuscire a fare bene.
lo stage del mattino è una tortura: la gamba fa male, sono teso, troppo teso.
mi sciolgo solo quando inizio a fare jigeiko con Salvatore: mi dice che sono pronto.
vedo il livello degli altri e mi sembrano alla mia portata.
lo stage finisce, facciamo una breve pausa, giusto il tempo di mangiare e bere qualcosa.
mi sento pronto, piano piano mi rassereno, mi calmo.
è giunta l’ora di liberare lo spirito del kendoka.
mi chiedo cosa possono aver provato i samurai prima di un combattimento, che sensazione possono aver vissuto.
è come quando devi affrontare un intervento chirurgico: prima una gran fifa, poi subentra una calma irreale.
succeda quel che deve succedere, sono pronto.
mi conforta ulteriormente un piccolo gioco di numeri: è l’esame per 1° kyu, si tiene il 1 novembre, del 2009 e se sommo 2 e 9 ottengo 11, sono il numero 1 della lista di iscritti, mi viene affidato il numero 11 per l’esame.
l’1 è presente ovunque; coincidenza, un segnale, non so… ma mi piace.
controllo l’armatura, stringo il men, aspetto il mio turno in seiza.
sono pronto, anzi non vedo l’ora.
è ora di mettermi alla prova, è ora di liberare lo spirito del guerriero.
saluto il mio avversario e mi metto in guardia davanti a lui.
dal mio stomaco parte il kiai e parte il mio corpo, la mia shinai, il mio spirito.
non esiste più nessuno attorno, solo io e lui.
l’esame finisce, provo un senso di appagamento.
l’ho passato? non l’ho passato?
non mi interessa.
so solo che mi sono sentito come non mai.
so che ero puro spirito.
la tecnica ancora non c’è e ci vorrà tempo per tirarla fuori.
ma lo spirito – lo spirito del guerriero, lo spirito del kendo – l’ho trovato.
ps: un doveroso ringraziamento a Salvatore Bellisai, Maestro che mi ha consentito di scoprire lo spirito del kendo, agli amici di avventura Alessio, Giulio e Gabriele, a tutti i ragazzi e le ragazze del dojo Shingen, insostituibili compagni di pratica.
Alessandro
estratto da “Lo spirito” http://alessandrobarulli.wordpress.com/2009/11/04/lo-spirito/
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4 thoughts on “Lo spirito

  1. Bellissima storia, la tua storia.

    Si arriva al Kendo attraverso strade diverse che poi diventano comuni.

    Riporto qui una piccola riflessione di cui purtroppo non ricordo l’origine.

    “La pratica regolare di una disciplina marziale e paragonabile allo spazzare il pavimento.

    Non è qualcosa che fai una volta, ottieni il risultato e non te ne occupi più. Ogni giorno la polvere torna a depositarsi e presto coprirà nuovamente il pavimento. Soltanto una pratica regolare può tenere la polvere lontana. La forza delle arti marziali è nella ripetizione: “Kihon”.

    Il corpo ricorda anche quando la mente è annebbiata”

  2. Mi ricordo una affermazione simile di Salvatore Bellisai in uno degli stage fatti assieme a Stefano Betti. Togliere la polvere ogni giorno…

  3. A me piace ricordare un’altra affermazione, che ben si sposa con il kendo, ma anche con la vita di tutti i giorni; in entrambi i casi serve a migliorare: “ogni giorno qualcosa di meno, non qualcosa di più”.
    liberi dai tanti condizionamenti possiamo esprimerci liberamente e lasciare che il nostro io, il nostro spirito (per qualcuno la nostra anima), si manifestino nel loro aspetto più basilare ed essenziale.

    la polvere di cui parlate può anche corrispondere a tutto ciò che mettiamo in ciò che facciamo, kendo compreso, pensando che più cose si fanno, meglio è.
    io dallo stage di marzo sono tornato a fare solo men… 🙂

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