Kendo nelle Marche

L’essenza del 1° Dan di Kendo

13 commenti

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Stamattina mi sveglio e sono 1° dan di Kendo. Mi chiedo:” Cosa vuol dire?”

Non cerco la risposta nella rete o su qualche libro. La cerco dentro di me e quello che trovo è un senso di gratitudine nei confronti del mio Maestro Salvatore Bellisai che mi ha seguito come un leone fa con i suoi cuccioli prima di lasciarli andare per la loro strada nella foresta. Immediatamente dopo, penso alla gratitudine verso i miei compagni di pratica, vicini e lontani, perché non si raggiunge mai un risultato da soli.

Essere un 1° dan per me vuol dire prendere coscienza che si è al centro di un ponte, dove da un lato vi è la strada dalla quale si proviene e dall’altro quella dove si è naturalmente diretti. Non ha senso stare fermi, si può tornare indietro verso strade già note oppure volgere il proprio sguardo alla ricerca di nuove esperienze.

Per quel che riguarda la mia piccola storia è incredibilmente strano come il senso d’appagamento sia decisamemte in secondo piano e come la voglia di migliorarsi sia molto più grande del compiacersi per il risultato raggiunto.

E allora mi trovo incosciamente nell’altra sponda del ponte con un mano in avanti a cercare il mio maestro e tutti coloro che avranno la disponibilità nel farmi crescere e l’altra mano verso quelli che sono ancora nell’altro lato del ponte e che hanno voglia come me d’attraversarlo.

Alessio

A breve pubblicheremo il diario di questa meravigliosa avventura. Rimanete sintonizzati!

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13 thoughts on “L’essenza del 1° Dan di Kendo

  1. Molto bella questa riflessione Alessio! 🙂

  2. ciao trevor. COMPLIMENTI .
    E grazie per quello che scrivi , molto edificante.
    io sono uno di quelli che sono dietro di te e ti allungo la mano nella speranza di poter passare anch’io con il tuo aiuto prezioso il ponte …

  3. Ciao Alessio,
    mi hai chiesto un parere e ti rispondo volentieri. Leggendo il tuo articolo mi sembra di capire che tu sia sulla strada giusta ed abbia l’attitudine corretta per progredire. Nel kendo esiste un ideogramma: KEN-JO che vuol dire modestia. Qualsiasi sia il grado che otteniamo, i nostri maestri rimangono i nostri maestri e i nostri senpai rimangono i nostri senpai. E’ giusto rallegrarsi per il risultato ottenuto, ma non bisogna vantarsene. Una volta un maestro mi ha detto che l’autosoddisfazione è il peggior nemico del kendoka. Dobbiamo mantenere uno spirito puro da principiante per essere aperti ad impararare da qualsiasi direzione ci arrivi l’insegnamento. Complimenti per la tua promozione, hai fatto un bell’esame. Ora che il primo passo è fatto, prosegui su questa strada. Un abbraccio a te e a tutti gli amici delle marche. Livio Lancini

    • Grazie mille, farò tesoro delle sue parole.

      Spero di poterla rivedere di nuovo qui a commentare o magari anche solo a leggere le nostre storie, oltre che ovviamente all’incrociare i nostri shinai.

      Se poi trovasse il tempo e la voglia di concederci una sorta d’intervista sarebbe davvero meraviglioso 🙂

      Grazie ancora di cuore.

      Alessio.

    • Grazie maestro per come ci ha accolti durante tutto lo stage, per la sua disponibilità e per i preziosi insegnamenti.
      Spero di avere presto l’occasione di rincontrarci.

  4. Ho vissuto la stessa emozione la prima volta che praticando Shotokan ho superato l’esame di I Dan: un muro appena superato per vedere altri muri più alti, e indietro, mani amiche che aspettano un aiuto ed un incoraggiamento a raggiungere questa meta. Complimenti Alessio, per tuoi passi sempre più sicuri sulla Via.

  5. Grazie a te Alessio e per lo slancio che hai dato assieme agli altri per fare del nostro Dojo un gruppo di cui essere orgoglioso.

  6. Innanzitutto ti ringrazio di voler condividere questa parte di te. E’ una riflessione che mi colpisce per la sua profondità. Mi fa venire in mente alcune riflessioni.
    il Kendo è una disciplina di relazione. Uno spazio e un tempo relazionale.
    E la spada è come un ponte tra me e l’altro. Io non sono in grado di divenire un guerriero se davanti a me non c’è l’altro. Così come non c’è discepolo senza maestro.
    E la spada è come un ponte tra me e me. i miei stati interiori (l’autenticità e la forza) hanno l’opportunità di emergere fino alla superficie e manifestarsi. La spada è, tra le altre cose, il linguaggio interiore di un guerriero.
    Prendendo il discorso da un altro punto di vista, la via della spada è l’opportunità di prendere consapevolezza della propria separatezza tra sè stesso ( kikentai (?)), tra sè e gli altri e la realtà che ci circonda. E’ l’opportunità di comprendere quanto l’unità, l’essere integrato, la consapevolezza della propria forza, sia importante per la propria realizzazione umana.
    Io sono all’inizio e davanti a me vedo come tanti maestri. Vicini e lontani. Da ognuno posso cogliere qualcosa. e compiere i miei primi passi verso la via.

  7. Pingback: IL MIO I° DAN | Kendo nelle Marche

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