Kendo nelle Marche

L’essenza del 1° dan di kendo

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Sono diventato un 1° Dan e non riesco proprio a capire cosa ci sia di bello nell’essere 1° Dan.
Essere 1° Dan mi fa capire soltanto quanto sono indietro, quante cose forse non potrò fare o raggiungere, quanti maestri non potrò conoscere o a quanti allenamenti non potrò partecipare.
 
Mi fa capire che sarà sempre più dura, sempre più faticoso e forse tutto appeso all’alchimia del momento.
Mi fa capire l’importanza del gruppo, senza il quale tutto si perderebbe in un attimo, e di una guida come Salvatore Bellisai, senza il quale mi ritroverei ad agitare bastoni in aria per scacciare le mosche.
Essere 1° Dan mi fa capire che bisogna correre e che non so se ne sarò capace.
 
A pensarci bene però tutte queste cose già le sapevo. Quindi riflettendoci il 1° Dan non conta proprio niente. È solo un promemoria che attraverso il confronto (con me stesso) mi ricorda cosa non sono.
Il 1° Dan è un contorno (nel bene o nel male) a qualcosa d’altro, qualcosa di più profondo.
 
Ciò che conta sono gli allenamenti fatti in due la domenica mattina, i piedi rotti, le cene, il confronto con altri kendoka, la volontà di tenere duro anche nei momenti bui, la voglia di imporsi obiettivi sempre nuovi e soprattutto la consapevolezza di dover praticare, praticare e praticare sempre!!
Ciò che conta è il sentirsi “accuditi” dal nostro Maestro Salvatore Bellisai e ancora di più è potergli dimostrare che i suoi insegnamenti non sono stati vani. I commenti di Salvatore nei miei confronti, considerando il suo carattere severo, da soli valgono anni di kendo. Ciò che conta è l’aver saputo mostrare quello che sono quando mi è stato chiesto di farlo.
 
Ciò che conta è poter incontrare Maestri come Livio Lancini che ti dicono che hai fatto un bel lavoro.
Se questo è il 1° Dan, vorrei avere la possibilità di dare l’esame di 1° Dan una volta a settimana.
Il resto non conta niente.
 
Giulio
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18 thoughts on “L’essenza del 1° dan di kendo

  1. Molto bello e profondo anche il tuo commento Giulio! 🙂

  2. caro Giulio, hai completato in meglio la mia riflessione :-).
    Ti considero un amico oltre che un compagno di pratica. Siamo cresciuti assieme ed insieme stiamo cercando con tutti i nostroi mezzi e con tante difficoltà di migliorare. Questo è quello che conta.

    Stavo proprio ieri pensando ai complimenti ricevuti di Salvatore.
    Devono essere motivo d’orgoglio e so per certo che ne farai tesoro nel modo migliore.

    Ora si deve passare dalle parole ai fatti!

  3. Grazie ragazzi. Alle volte penso che senza di voi smetterei di fare kendo. Credo proprio che sia la verità.

  4. Intorno al 1600, Newton decise di catalogare la luce.
    Avvalendosi di non so quali congegni, iniziò a studiare e descrivere il comportamento dei fotoni.
    Dopo secoli di controversie, più o meno si è arrivati a dire che il nostro occhio vede i fotoni che oscillano da 380 nm (nanometri) a 750 nm e che, ad esempio, se il fotone oscilla tra 620 e 750 nm, allora è Rosso.

    Le gote, le fragole ed il rubino erano rossi anche prima che Newton, o chi per lui, ne misurasse l’oscillazione ed i fotoni continueranno a portare la luce senza dar troppo peso all’uomo che ha voluto assegnargli un valore numerico.

    (ogni riferimento scientifico è grossolonamente casuale)

    • Scusa Marco, ma non vedo il nesso 🙂

      • In effetti sono stato un pò confusionario… quello che volevo dire è che la Strada, la Via è lì e va percorsa e vissuta, poi abbiamo il vizio di dare i nomi alle cose, di misurare le montagne, di calcolare le distanze. Il monte bianco sarebbe stupendo e maestoso anche se non sapessimo che è alto 4800 metri, così il vostro percorso è unico e maestoso anche senza sinterizzarlo con un grado. (ed il rosso è un bel colore anche senza sapere a quanti nanometri corrisponde – forse sono stato più confusionario di prima)

    • Veramente bello Marco!! Però non riesco a non guardare le cose in prospettiva. é come se Newton potesse vedere il laboratorio del CERN e dovesse iniziare a costruirselo in casa. Non credo si considererebbe unico e maestoso, ma uno che, come gli altri, se dà tutto, al massimo arriva a fare la metà delle cose che deve. Questo non toglie che lo sforzo di farlo sia piacevolissimo e appagante (altrimenti meglio suicidarsi :))

  5. il 1° dan è un riconoscimento formale al lavoro fatto fino a qui da parte di giulio e alessio.
    poi c’è un riconoscimento sostanziale, del quale mi faccio portavoce a nome di tutti gli altri kendoka, di gratitudine perchè siete stati quelli che hanno preso in mano il gruppo e fatto crescere molti di noi.
    e non esistono dan – purtroppo – per misurare la gratitudine.
    però ce n’è un livello smisurato.

    • sai che ogni tanto, specialmente nell’ultimo periodo, vi guardo e penso che veramente senza di voi smetterei…quindi il ringraziamento è reciproco

  6. Come ho già fatto con Alessio, ringrazio te Giulio, ma anche Gabriele ed Alessandro per lo slancio che avete dato per fare del nostro Dojo un gruppo di cui essere orgoglioso.

    • Grazie Massimo!! Ti ricordo che ci sono stati tempi (nemmeno corti) in cui il kendo è stato tenuto letteralmente in piedi da te e da Alessandro ;). Ogni commento è superfluo…
      Piuttosto… ad aprile m’hanno detto che la commissione ti aspetta!!

  7. Vedi Marco, ritengo sia molto importante sapere se la strada intrapresa sia quella giusta.
    Questo per dirti che, per quel che mi riguarda, mi sottopongo ad un esame per sapere se la strada che sto percorrendo è quella corretta.
    A che punto mi trovo nella salita verso la cima della montagna.
    Se sto facendo il percorso corretto.
    Non vorrei mai trovarmi improvvisamente a valle senza sapere nemmeno il perchè.

    Mi sottopongo con umiltà ad un giudizio di kendoka molto più esperti che ritengo siano quelli giusti per indicarmi la strada che a più mi appaga.

    C’era un tipo che diceva che s’impara molto di più da esami in cui si è bocciati che da quelli in cui si è promossi :-).

    • Nel mio ciarlare forse è emerso che io sia contrario a gradi ed esami. Non è assolutamente così, anzi! La mia era una risposta a Giulio che diceva che con il 1°dan non era cambiato niente, ed io rispondevo che se chiami le gote di una ragazza rosse o se non lo fai non cambia niente, sono sempre uno splendore. Poi abbiamo iniziato una digressione che ci ha portato chissà dove.
      Prove e confronti sono sempre i benvenuti!!

      • Bene!!!! Allora ad Aprile t’accompagnamo 😉

      • io avevo capito bene 😉 bravo marco, bella la discussione…il mio discorso era un altro (si fa per parlare del più e del meno tra amici come spesso ci capita). Secondo me si sbaglia nel considerare il 1° Dan degno di nota proprio come livello, figuriamoci come traguardo. è come se parlassimo della prima volta in cui abbiamo praticato kendo: sicuramente un giorno che si ricorda con piacere, un giorno in cui sono iniziate amicizie, un giorno in cui è scattato qualcosa in noi. ma comunque un giorno in cui abbiamo avuto la consapevolezza di non saper fare assolutamente niente.
        Io sono ASSOLUTAMENTE A FAVORE degli esami!! Chiunque voglia fare kendo seriamente DEVE (sempre secondo me) misurarsi con gli esami, perché senza non si cresce o si cresce poco…Alessio ha detto già tutto al riguardo

  8. complimenti giulio!
    come ho già detto a trevor spero che anche tu mi tenderai la mano per attraversare insieme il ponte!

  9. Pingback: IL MIO I° DAN | Kendo nelle Marche

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