Kendo nelle Marche

Una scuola di altri tempi di Franco Sarra

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KI – Kendo iaido..on Line Numero 19 – Settembre 2007
KI 19 – Una scuola di altri tempi di Franco Sarra Pag. 1/2
Una scuola di altri tempi
di Franco Sarra
La leggenda di Yamaoka Tesshu, un grande Maestro di spade dell’Ottocento, si
mescola con quella del suo Dojo, lo Shumpukan. Eccone il racconto…
La storia dello Shumpukan, la Casa del Vento di Primavera, é quella di una
famosissima sala di allenamento di kendo costruita dal M° Yamaoka Tesshu.
E’ un racconto che vai le pena di essere narrato e che si identifica in quella del suo
fondatore, uno degli ultimi grandi Maestri guerrieri, e con le scuola da lui fondata, la Muto
Ryu (la scuola della spada senza spada).
Ono Tetsutaro -più tardi conosciuto come Yamaoka Tesshu- è una figura eminentissima nel
turbolento periodo che segnò la fine dell’era Tokugawa e l’inizio del Giappone moderno.
Personaggio eclettico, si dimostrò anche abile politico, lavorando con successo per il
passaggio pacifico dal vecchio al nuovo ordine; ebbe notorietà per la sua abilita come
calligrafo; fu uno dei più grandi Maestri di kendo della sua era. Ma andiamo con ordine.
Yamaoka Tesshu nasce a Edo il 10 giugno 1836 da famiglia di nobili origini; il padre
era uno dei dignitari di alto grado presso lo Shogun Tokugawa. Inizia la pratica marziale a
nove anni presso la scuola Shinkage Ryu per poi passare, seguendo gli spostamenti della
famiglia, sotto gli insegnamenti della Ono Ha Itto Ryu. Rientrato, ormai giovane adulto, a
Edo, si guadagna in breve tempo il soprannome di “rabbioso Tetsu” per la sua incredibile
foga e decisione nel combattimento. Alto oltre un metro e ottanta, poderosamente costruito
e dotato di forza straordinaria, veniva considerato il flagello delle sale d’allenamento della
Capitale. Con uno tsuki riuscì a bucare una parete al Kobukan. In molti dojo gli veniva
proibito di colpire kote per paura che rompesse le braccia agli avversari. Ovunque sentiva
rumore di shinai si precipitava, chiedendo di poter combattere. Forte e sicuro di sé, non
smetteva il suo atteggiamento guerriero neanche quando andava in bagno o a dormire.
Nessuno riesce a tenergli testa, finché, il nostro, ormai ventottenne, non incontra
Asari Simei, Maestro della Nakanishi Ha Itto Ryu. Tesshu lo sfida: il combattimento dura
mezza giornata con Tesshu sempre all’attacco e l’altro che lo manda continuamente a
vuoto. Finalmente, in un corpo a corpo, Tesshu sfrutta il proprio peso e butta l’avversario
per terra. Rialzatosi, Asari chiede all’avversario cosa ne pensasse del combattimento.
KI – Kendo iaido..on Line Numero 19 – Settembre 2007
KI 19 – Una scuola di altri tempi di Franco Sarra Pag. 2/2
Orgogliosamente Tesshu risponde che è stato duro, ma alla fine ha vinto. L’altro gli ribatte
che no e gli dice di guardarsi il do. Con grande disappunto, Tesshu scopre che tre canne di
bambù del suo do sono rotte: prima di cadere Asari Gimei lo aveva colpito. Yamaoka
capisce di essere stato sconfitto e, seguendo le usanze del tempo, diviene allievo di Asari
Gimei.
L’allenamento con il nuovo Maestro è durissimo, Tesshu subisce; una volta, usando
solo la forza della punta della spada e il kiai, Asari lo spinge fuori dalla sala d’allenamento,
in mezzo alla strada e gli chiude poi la porta in faccia.
Ogni volta che Tesshu chiude gli occhi vede Asari davanti a se, “grosso come una
montagna”. Turbato chiede aiuto a un Maestro Zen che gli risponde che, se un avversario lo
spaventa, vuol dire che gli manca la vera penetrazione.
Per tredici anni Tesshu si dedica alla meditazione Zen per cercare di superare questo
incubo che lo scuote. Finché una mattina, durante la pratica di zazen, capisce; la paura
della spada di Ginmei svanisce. Immediatamente si reca al dojo per provare con il Maestro.
Questi, appena incrocia la spada, capisce che Tesshu ha raggiunto l’illuminazione. Glielo
dice e dopo qualche tempo lo nomina suo successore della Nakanishi Ha Itto Ryu.
Qualche tempo dopo Tesshu decide di fondare la Muto Ryu, la scuola della “non
spada”. Non avendo un luogo adeguato per la pratica, utilizza un fondo donatogli dal
Governo per costruire sala d’allenamento che chiama Shumpukan, la casa del vento
primavera, nome derivante da una poesia del monaco cinese del XIII secolo Bukko
Kokushi, venuto in Giappone per insegnare agli Shogun Kamakura.
Lo Shumpukan entra rapidamente nella leggenda per la durezza dei suoi
allenamenti: per i primi tre anni i praticanti dovevano fare solo uchikomi: attaccare
continuamente senza esitazione con una sola tecnica, il men (il colpo alla testa). Non veniva
data alcuna spiegazione, ma un solo ammonimento: “allenatevi più forte!”.
Ci si allenava dalle sei alle nove di ogni mattina, ma bisognava arrivare almeno
un’ora prima per pulire la palestra e preparare il materiale. Nonostante questo, o forse
proprio per questo, lo Shumpukan era frequentatissimo; quotidianamente erano presenti
all’appello almeno 60 praticanti.
La regola per cui lo Shumpukan diventò leggenda era però il “Seigan”: “Seigan” è un
termine buddista che vuol dire giuramento solenne. Per Tesshu stava a indicare un tipo di
esame per i suoi allievi. Tre erano i livelli di Seigan stabiliti allo Shumpukan: il primo si
poteva affrontare dopo mille giorni consecutivi di allenamento; consisteva nel sostenere
duecento combattimenti consecutivi contro avversari sempre freschi nell’arco di una
giornata a cominciare dalle sei del mattino; unica concessione: un frugale pasto a
mezzogiorno. Chi riusciva a sostenere la prova o comunque non soddisfaceva Tesshu veniva
allontanato dalla scuola. Superato positivamente il primo Seigan, dopo un ulteriore periodo
di allenamento, si passava al secondo: seicento combattimenti nell’arco di tre giorni. Anche
qui un risultato negativo portava all’esclusione dalla scuola. Il terzo e ultimo Seigan durava
una settimana e prevedeva millequattrocento combattimenti consecutivi! Le cronache
riportano che solo in otto superarono il primo Seigan, tre il secondo e solo due, Kominami
Yasutomo e Sano Jisaburo, il terzo.
Tesshu rimase solo otto anni a insegnare allo Shumpukan, ma oltre quattrocento
furono i suoi allievi,nonostante l’incredibile durezza della scuola. Tra essi numerosi i talenti
che negli anni seguenti divennero i padri del kendo moderno.
Le tecniche e i metodi della Muto Ryu insegnati da Tesshu allo Shumpukan non sono
mai stati diffusi, seguendo i dettami del suo fondatore che pensava che un buon praticante
era meglio di 10000 mediocri. Oggi, ad esempio, i seguaci di questa scuola sono solo una
quindicina, ma il segno lasciato da Yamaoka Tesshu e dallo Shumpukan nella storia del
kendo è ancora ben visibile. Lo Shumpukan e il suo fondatore sono ormai una leggenda.
A proposito di scuole antiche vi propongo un articolo di Franco Sarra su un personaggio di cui abbiamo già discusso nel blog e di cui discuteremo ancora in futuro… Yamaoka Tesshu..

La leggenda di Yamaoka Tesshu, un grande Maestro di spade dell’Ottocento, si mescola con quella del suo Dojo, lo Shumpukan. Eccone il racconto…
La storia dello Shumpukan, la Casa del Vento di Primavera, é quella di una famosissima sala di allenamento di kendo costruita dal M° Yamaoka Tesshu. E’ un racconto che vai le pena di essere narrato e che si identifica in quella del suo fondatore, uno degli ultimi grandi Maestri guerrieri, e con le scuola da lui fondata, la Muto Ryu (la scuola della spada senza spada).
Ono Tetsutaro -più tardi conosciuto come Yamaoka Tesshu- è una figura eminentissima nel turbolento periodo che segnò la fine dell’era Tokugawa e l’inizio del Giappone moderno.
Personaggio eclettico, si dimostrò anche abile politico, lavorando con successo per il passaggio pacifico dal vecchio al nuovo ordine; ebbe notorietà per la sua abilita come calligrafo; fu uno dei più grandi Maestri di kendo della sua era. Ma andiamo con ordine. Yamaoka Tesshu nasce a Edo il 10 giugno 1836 da famiglia di nobili origini; il padre era uno dei dignitari di alto grado presso lo Shogun Tokugawa. Inizia la pratica marziale a nove anni presso la scuola Shinkage Ryu per poi passare, seguendo gli spostamenti della famiglia, sotto gli insegnamenti della Ono Ha Itto Ryu. Rientrato, ormai giovane adulto, a Edo, si guadagna in breve tempo il soprannome di “rabbioso Tetsu” per la sua incredibile foga e decisione nel combattimento. Alto oltre un metro e ottanta, poderosamente costruito e dotato di forza straordinaria, veniva considerato il flagello delle sale d’allenamento della Capitale. Con uno tsuki riuscì a bucare una parete al Kobukan. In molti dojo gli veniva proibito di colpire kote per paura che rompesse le braccia agli avversari. Ovunque sentiva rumore di shinai si precipitava, chiedendo di poter combattere. Forte e sicuro di sé, non smetteva il suo atteggiamento guerriero neanche quando andava in bagno o a dormire. Nessuno riesce a tenergli testa, finché, il nostro, ormai ventottenne, non incontra Asari Simei, Maestro della Nakanishi Ha Itto Ryu. Tesshu lo sfida: il combattimento dura mezza giornata con Tesshu sempre all’attacco e l’altro che lo manda continuamente a vuoto. Finalmente, in un corpo a corpo, Tesshu sfrutta il proprio peso e butta l’avversario per terra. Rialzatosi, Asari chiede all’avversario cosa ne pensasse del combattimento. Orgogliosamente Tesshu risponde che è stato duro, ma alla fine ha vinto. L’altro gli ribatte che no e gli dice di guardarsi il do. Con grande disappunto, Tesshu scopre che tre canne di bambù del suo do sono rotte: prima di cadere Asari Gimei lo aveva colpito. Yamaoka capisce di essere stato sconfitto e, seguendo le usanze del tempo, diviene allievo di Asari Gimei.
L’allenamento con il nuovo Maestro è durissimo, Tesshu subisce; una volta, usando solo la forza della punta della spada e il kiai, Asari lo spinge fuori dalla sala d’allenamento, in mezzo alla strada e gli chiude poi la porta in faccia. Ogni volta che Tesshu chiude gli occhi vede Asari davanti a se, “grosso come una montagna”. Turbato chiede aiuto a un Maestro Zen che gli risponde che, se un avversario lo spaventa, vuol dire che gli manca la vera penetrazione. Per tredici anni Tesshu si dedica alla meditazione Zen per cercare di superare questo incubo che lo scuote. Finché una mattina, durante la pratica di zazen, capisce; la paura della spada di Ginmei svanisce. Immediatamente si reca al dojo per provare con il Maestro. Questi, appena incrocia la spada, capisce che Tesshu ha raggiunto l’illuminazione. Glielo dice e dopo qualche tempo lo nomina suo successore della Nakanishi Ha Itto Ryu.
Qualche tempo dopo Tesshu decide di fondare la Muto Ryu, la scuola della “non spada”. Non avendo un luogo adeguato per la pratica, utilizza un fondo donatogli dal Governo per costruire sala d’allenamento che chiama Shumpukan, la casa del vento primavera, nome derivante da una poesia del monaco cinese del XIII secolo Bukko Kokushi, venuto in Giappone per insegnare agli Shogun Kamakura.
Lo Shumpukan entra rapidamente nella leggenda per la durezza dei suoi allenamenti: per i primi tre anni i praticanti dovevano fare solo uchikomi: attaccare continuamente senza esitazione con una sola tecnica, il men (il colpo alla testa). Non veniva data alcuna spiegazione, ma un solo ammonimento: “allenatevi più forte!”. Ci si allenava dalle sei alle nove di ogni mattina, ma bisognava arrivare almeno
un’ora prima per pulire la palestra e preparare il materiale. Nonostante questo, o forse proprio per questo, lo Shumpukan era frequentatissimo; quotidianamente erano presenti all’appello almeno 60 praticanti. La regola per cui lo Shumpukan diventò leggenda era però il “Seigan”: “Seigan” è un termine buddista che vuol dire giuramento solenne. Per Tesshu stava a indicare un tipo di esame per i suoi allievi. Tre erano i livelli di Seigan stabiliti allo Shumpukan: il primo si poteva affrontare dopo mille giorni consecutivi di allenamento; consisteva nel sostenere duecento combattimenti consecutivi contro avversari sempre freschi nell’arco di una giornata a cominciare dalle sei del mattino; unica concessione: un frugale pasto a mezzogiorno. Chi riusciva a sostenere la prova o comunque non soddisfaceva Tesshu veniva allontanato dalla scuola. Superato positivamente il primo Seigan, dopo un ulteriore periodo di allenamento, si passava al secondo: seicento combattimenti nell’arco di tre giorni. Anche qui un risultato negativo portava all’esclusione dalla scuola. Il terzo e ultimo Seigan durava una settimana e prevedeva millequattrocento combattimenti consecutivi! Le cronache riportano che solo in otto superarono il primo Seigan, tre il secondo e solo due, Kominami Yasutomo e Sano Jisaburo, il terzo. Tesshu rimase solo otto anni a insegnare allo Shumpukan, ma oltre quattrocento furono i suoi allievi,nonostante l’incredibile durezza della scuola. Tra essi numerosi i talenti che negli anni seguenti divennero i padri del kendo moderno. Le tecniche e i metodi della Muto Ryu insegnati da Tesshu allo Shumpukan non sono mai stati diffusi, seguendo i dettami del suo fondatore che pensava che un buon praticante era meglio di 10000 mediocri. Oggi, ad esempio, i seguaci di questa scuola sono solo una quindicina, ma il segno lasciato da Yamaoka Tesshu e dallo Shumpukan nella storia del kendo è ancora ben visibile. Lo Shumpukan e il suo fondatore sono ormai una leggenda.

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One thought on “Una scuola di altri tempi di Franco Sarra

  1. Come si dice, forgiare l’uomo.

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